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C’è ancora domani: recensione del film di Paola Cortellesi

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In un cammino in sala che dopo l’Italia ha toccato anche diverse nazioni europee, C’è ancora domani di Paola Cortellesi ha ormai raggiunto l’impressionante quota di 40 milioni di euro di incasso. Un risultato impensabile fino a pochi mesi fa, che dona lustro all’intero cinema italiano e certifica la nascita di una nuova autrice nostrana, già una certezza davanti alla macchina da presa.

Solitamente non è una buona scelta compiere un’analisi critica a partire dal mero risultato al botteghino, ma in questo caso può essere un’operazione utile a comprendere meglio un fenomeno che nel frattempo ha debuttato anche su Now e Netflix. Un risultato del genere, in un contesto difficile per le sale e ancora di più per il cinema italiano, ha una sola spiegazione, ovvero un entusiastico passaparola. Un passaparola figlio della qualità del film, ma anche del fatto che C’è ancora domani tocca con intelligenza e tatto un sentimento comune a molte persone e in particolare alle donne, che raramente hanno potuto contare su un prodotto audiovisivo in tale elegante equilibrio fra ironica commedia e doloroso dramma, privo di eccessi retorici e in grado di parlare davvero a chiunque, nonostante l’ambientazione nell’Italia del 1946 devastata dalla Seconda Guerra Mondiale.

Una dinamica che da sola basterebbe per mettere almeno per una volta da parte il cinismo e lo snobismo, completata però da una messa in scena di sorprendente solidità, nonché da qualche notevole guizzo registico di Paola Cortellesi, alla sua opera prima da regista.

C’è ancora domani: Paola Cortellesi firma uno dei film più importanti del cinema italiano contemporaneo

C'è ancora domani

Ci troviamo nella Roma del 1946, che nelle macerie postbelliche e sotto il controllo delle forze statunitensi si prepara alla votazione per il referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente, fissata per il 2 e 3 giugno e aperta per la prima volta anche alle donne. Qui seguiamo la tormentata esistenza di Delia (Paola Cortellesi), che subisce quotidianamente le percosse e le ingiurie del marito Ivano (Valerio Mastandrea) ma nonostante tutto riesce a prendersi cura della famiglia, ad assicurarsi qualche entrata con vari lavori e a mettere anche da parte qualche soldo per la primogenita Marcella (Romana Maggiora Vergano), prossima al matrimonio. Le uniche piccole consolazioni arrivano dagli incontri fugaci con la sua vecchia fiamma Nino (Vinicio Marchioni), dalle confidenze con la fruttivendola Marisa (Emanuela Fanelli) e dall’amicizia con il soldato americano William (Yonv Joseph). Determinata a non arrendersi allo squallore, Delia decide di imprimere una svolta alla propria vita.

C’è ancora domani inizia con uno schiaffo e finisce con un atto di orgogliosa e vitale ribellione, è ambientato nel passato ma esaltato da pregevoli anacronismi musicali (M’innamoro davvero di Fabio Concato, La sera dei miracoli di Lucio Dalla, A bocca chiusa di Daniele Silvestri, ma anche il rock con Calvin e l’hip hop con B.O.B.– Bombs Over Baghdad), strizza l’occhio al neorealismo con un elegante bianco e nero ma lo scuote con ralenti e con uno struggente pestaggio danzato. Contraddizioni che contribuiscono a determinare il personaggio di Delia, che ha gli occhi animati del coraggio e della disperazione dei personaggi di Anna Magnani ma con l’ironia e il disincanto di Paola Cortellesi, da sempre co-autrice dei suoi ruoli ma in questo caso capace di superare se stessa, oltre ogni più rosea aspettativa.

C’è ancora domani: la doppia formidabile prova di Paola Cortellesi

C'è ancora domani

Con il prezioso contributo in sceneggiatura di Furio Andreotti e Giulia Calenda, la regista tratteggia un quadro umano e sociale tanto raggelante quanto veritiero e purtroppo familiare a molte donne, in cui la moglie è una mera appendice del maschio, ridotta al ruolo di serva, di lavoratrice sottopagata (emblematico il momento in cui Delia scopre di essere pagata meno dell’apprendista impegnato nei suoi primi giorni di lavoro) e di compagna costretta a sopportare i plateali tradimenti del marito, senza alcuna possibile via di fuga, dal momento che il divorzio verrà introdotto solo il 1º dicembre 1970. Un ritratto impreziosito dalla prova della stessa Paola Cortellesi, che rappresenta il dramma con piccoli e fondamentali gesti (strazianti i momenti in cui Delia si ritrae per paura del marito), stemperandolo allo stesso tempo con una comicità amara e verace, figlia della grande tradizione della commedia all’italiana.

Si ride ma a denti stretti, fra bizzarre riunioni di famiglia (e di famiglie), funerali trasformati in farsa, dialoghi impossibili fra romani e americani e momenti di abbagliante bellezza, come il movimento di macchina circolare su Delia e Nino, che trasforma un attimo di dolcezza in una vita intera di rimpianto. Un lavoro completato dalla disarmante umanità di Emanuela Fanelli (un appello: datele il prima possibile un ruolo da protagonista assoluta) e da un formidabile Valerio Mastandrea, capace di dare vita a uno dei personaggi più disgustosi e detestabili del cinema recente italiano.

Fra speranza e foschi presagi

Stretta fra il passato della guerra e un presente mortificante, a Delia n0n resta che guardare al futuro (l’unico tempo che esiste, come dice Chiara Valerio), rappresentato dalla figlia (minacciata dagli stessi fantasmi della madre) e soprattutto dal cruciale voto con suffragio universale, che anche grazie al voto delle donne sancì la nascita della Repubblica Italiana. Un evento che nel travolgente finale si intreccia con la parabola di Delia, dando vita a sentimenti contrastanti: C’è ancora domani si trasforma così nello speranzoso monito per un futuro migliore, all’insegna dell’uguaglianza e della libertà, ma anche in un inquietante presagio sul prossimo futuro della protagonista, in un tragico parallelo con i tanti casi di cronaca nera che quotidianamente riempiono le pagine dei giornali.

C’è ancora domani: dove vederlo in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.

C’è ancora domani in Home Video

Overall
8.5/10

Valutazione

Paola Cortellesi firma uno dei film più importanti del cinema italiano contemporaneo, tratteggiando il doloroso ritratto di molte donne del Dopoguerra e inserendosi con tatto e senza eccessi retorici nel dibattito sull’inclusività.  

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Scissione: il teaser trailer della seconda stagione della serie Apple TV+

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Scissione

È online il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, inquietante distopia thriller sul mondo del lavoro distribuita su Apple TV+, acclamata dalla critica e vincitrice di un Emmy. Diretta e prodotta esecutivamente da Ben Stiller e creata, scritta e prodotta esecutivamente da Dan Erickson, la seconda stagione, composta da 10 episodi, farà il suo debutto su Apple TV+ il 17 gennaio 2025 con il primo episodio, seguito da nuove puntate ogni venerdì fino al 21 marzo.

La seconda stagione riunisce il cast del primo ciclo di episodi, tra cui Adam Scott, Britt Lower, Tramell Tillman, Zach Cherry, Jen Tullock, Michael Chernus, Dichen Lachman, John Turturro, Christopher Walken e Patricia Arquette. Debutta inoltre nella serie Sarah Bock. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, dal 17 gennaio su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale della serie:

In Scissione, Mark Scout (Adam Scott) guida un team di lavoro della Lumon Industries i cui dipendenti sono stati sottoposti a una procedura di scissione, che divide chirurgicamente i loro ricordi professionali da quelli personali. Questo audace esperimento di “equilibrio tra lavoro e vita privata” viene messo in discussione quando Mark si ritrova al centro di un mistero da svelare che lo costringerà a confrontarsi con la vera natura del suo lavoro… e di se stesso. Nella seconda stagione, Mark e i suoi amici scoprono le terribili conseguenze derivanti dall’aver giocato con la barriera della separazione, che li trascinerà ulteriormente lungo un percorso di guai e dolore.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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