Cena con delitto – Knives Out: recensione del film di Rian Johnson

Cena con delitto – Knives Out: recensione del film di Rian Johnson

Dopo aver scardinato la saga di Star Wars, con lo sghembo, inafferrabile ma suggestivo Star Wars: Gli ultimi Jedi, capace di tirare fuori il peggio da uno dei fandom più tossici in assoluto, Rian Johnson concentra la sua carica ironica e sovversiva sul giallo, circondandosi di un prestigioso cast corale (Daniel Craig, Chris Evans, Ana de Armas, Jamie Lee Curtis, Toni Collette, Don Johnson, Michael Shannon, Katherine Langford e Christopher Plummer sono solo alcuni degli interpreti coinvolti) per Cena con delitto – Knives Out, nelle sale italiane dal 5 dicembre grazie a Leone Film Group e 01 Distribution.

I punti di riferimento sono evidentemente i gialli alla Agatha Christie o Arthur Conan Doyle, ma anche celebri whodunit cinematografici come Signori, il delitto è servito, Gosford Park o Invito a cena con delitto (richiamato esplicitamente dall’infedele ma efficace titolo italiano). Una grande casa isolata, un gruppo di personaggi al suo interno che vanno dal bizzarro al sinistro, un brillante investigatore e soprattutto un assassinio su cui indagare. Un canovaccio ben definito, fatto di indizi, false piste, progressive rivelazioni e uno o più colpi di scena, che Johnson fa proprio, inserendo diverse spassose frecciate alla società americana contemporanea e rielaborandolo in un’opera fresca e originale, che potrebbe diventare, insieme al meno convincente Assassinio sull’Orient Express di Kenneth Branagh, l’apripista per una nuova esplosione di questo filone.

Cena con delitto – Knives Out: Daniel Craig fra Hercule Poirot e Sherlock Holmes

Cena con delitto - Knives Out

La persona su cui indagare è lo scrittore di gialli Harlan Thrombey (Christopher Plummer), che viene ritrovato morto la mattina dopo la festa per il suo 85º compleanno. Sul luogo del decesso arriva l’investigatore privato Benoît Blanc (Daniel Craig), estremamente dubbioso sull’ipotesi di un suicidio dell’anziano romanziere. Scavando nei meandri della famiglia Thrombey e interrogando tutti i presenti, il detective capisce ben presto che l’eredità di Harlan fa gola a molti. Con l’aiuto dell’infermiera Marta Cabrera (Ana de Armas), la persona più vicina al deceduto, vittima di un curioso disturbo che la porta a vomitare subito dopo una bugia, Blanc cerca di fare luce su quanto accaduto.

Rian Johnson riesce a rivisitare il giallo cinematografico, rimanendo paradossalmente fedele alla tradizione, pur facendo spesso e volentieri l’esatto contrario di ciò che ci saremmo aspettati. A livello prettamente narrativo, almeno due importanti plot twist arrivano nel corso dei primi due atti, dando allo spettatore la sensazione di avere già a portata di mano buona parte del mistero complessivo. Non è da meno poi il lavoro che il cineasta statunitense fa sui personaggi e soprattutto sui loro volti. Dopo essersi confrontato con un carattere iconico come James Bond, Craig fornisce nuovamente le sue doti interpretative, cimentandosi con un detective che possiede l’ironia di Hercule Poirot e la logica deduttiva di Sherlock Holmes, ma al tempo stesso prende sorprendenti cantonate e cede a spassosi crolli emotivi.

Ma è l’insieme del cast a funzionare come un ingranaggio ben oliato e rodato, tratteggiando una famiglia disfunzionale subdola e rancorosa, in cui ogni componente conserva diversi scheletri nell’armadio e pensa solamente al proprio tornaconto. Un universo di personaggi al limite del macchiettistico, che Johnson utilizza per costruire con precisione chirurgica un intricato mistero e per tratteggiare superbamente diverse caratteristiche dell’americano medio.

Cena con delitto – Knives Out: una satira dell’America di Trump mascherata da giallo

Cena con delitto - Knives Out

Sotto la maschera del giallo, Cena con delitto – Knives Out sa essere raffinata commedia e cinema squisitamente politico. Non mancano infatti ripetute frecciatine a Donald Trump e al trumpismo, come la nipote interpretata dalla star di Tredici Katherine Langford, definita spregevolmente “cripto-marxista femminista”, il fedifrago Don Johnson, emblema della doppiezza dell’ala più retrograda del conservatorismo, o la vera rivelazione dell’opera, l’immigrata impacciata e apprensiva impersonata da Ana de Armas, additata di volta in volta come cubana, brasiliana o ecuadoriana, a simboleggiare l’atavica ignoranza geografica e culturale di chi considera ogni straniero come “diverso”, senza conoscere o approfondire le singole specificità. Memorabile infine il personaggio del troll alt-right interpretato da Jaeden Martell, attraverso il quale Johnson si toglie più di un sassolino dalla scarpa, mettendo alla berlina l’odio e l’inciviltà diffusi sul web, di cui lui stesso è stato vittima dopo il già citato Star Wars: Gli ultimi Jedi.

La profonda disamina politica e sociale alla base di Cena con delitto – Knives Out rischia di fare passare inosservato il lavoro che Johnson fa non soltanto sui dialoghi, fulminanti, appuntiti e rivelatori quando necessario, ma anche sull’impianto registico e scenografico. Oltre agli indizi sapientemente calibrati (i cani che abbaiano, la scarpa sporca di sangue) e ai piccoli riferimenti interni (la tazza da tè o il già menzionato vomito di Marta), spicca un notevole lavoro sugli spazi e sugli oggetti, sintetizzato dal suggestivo trono di coltelli su cui si siedono i personaggi, che è sia un omaggio pop a Il Trono di Spade, sia un’efficace rappresentazione del cuore del racconto, cioè una serie di coltelli puntati (gli agguerriti familiari del defunto) verso una sorta di buco della ciambella, citato dallo stesso Blanc nel corso del suo processo di risoluzione del caso.

La conferma del talento di Rian Johnson

Con Cena con delitto – Knives Out, Rian Johnson conferma che non si arriva a dirigere alcuni dei migliori episodi di Breaking Bad, Star Wars e quel piccolo gioiellino fantascientifico di Looper per caso, sorprendendoci con un giallo dal sapore rétro ma saldamente ancorato al presente, in cui la scoperta dell’assassino e della verità è solo un tassello di un puzzle ben più ampio e ambizioso.

Valutazione
8/10

Verdetto

Rian Johnson dirige un giallo di precisione chirurgica, che sa diventare anche raffinata commedia e satira sull’America di Trump.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.