Chiudi gli occhi: recensione del film con Blake Lively

Chiudi gli occhi: recensione del film con Blake Lively

Chiudi gli occhi (All I See Is You il titolo originale) è un film del 2016 scritto e diretto da Marc Forster, con protagonisti Blake Lively e Jason Clarke. Presente inoltre in un piccolo ruolo Yvonne Strahovski, celebre per le sue partecipazioni alle serie televisive Chuck, DexterThe Handmaid’s TaleDopo il clamoroso flop negli Stati Uniti (solo 200.000 dollari di incassi a fronte di un budget stimato in 30 milioni), il film è arrivato nelle sale italiane a luglio del 2018, a quasi 2 anni di distanza dalla presentazione ufficiale nel corso del Festival di Toronto.

Chiudi gli occhi: una profonda riflessione sul rapporto di coppiaChiudi gli occhi - Lost in Cinema

Gina (Blake Lively), cieca da tempo, vive un felice matrimonio con il marito James (Jason Clarke), che è diventato negli anni i suoi occhi e la sua guida. Mentre i due tentano di avere un figlio, Gina ottiene un trapianto di cornea, che le restituisce la vista. Il senso riguadagnato dalla donna mina però gli equilibri e le sicurezze della coppia, mettendone in luce tutte le fragilità.

A discapito del fuorviante materiale promozionale, che lascia intendere di trovarsi di fronte un thriller ad alta tensione, il film di Marc Forster (Neverland, World War Z) si configura come una profonda riflessione sul rapporto di coppia e sui suoi labili equilibri, forte di buoni interpreti e di alcuni passaggi dal notevole effetto visivo ed emotivo, ma indebolito da diverse lacune in fase di scrittura. Un’opera disturbante ma mai totalmente appagante, che ruota intorno allo sguardo, inteso non soltanto come senso ma anche e soprattutto come punto di vista sulla coppia e sui suoi mutevoli rapporti di forza. La vista riacquistata da Gina diventa infatti un tarlo psicologico ed emotivo, che inesorabilmente scava un solco fra marito e moglie, facendo emergere le insicurezze di lui e donando a lei un’inaspettata indipendenza e una nuova prospettiva sul rapporto col marito.

Chiudi gli occhi sconta una sceneggiatura a tratti decisamente confusionariaChiudi gli occhi - Lost in Cinema

Oltre a un’atmosfera torbida e inquietante, che purtroppo al cinema respiriamo sempre più di rado, fra gli aspetti più positivi di Chiudi gli occhi c’è sicuramente l’ottima prova (fra le migliori della sua intera carriera) di Blake Lively, che mette magistralmente in secondo piano la sua abbagliante bellezza per tratteggiare il volubile ritratto di una donna costantemente in bilico fra menomazione e riabilitazione e fra sconforto e incontenibile euforia, convincendo sia nei panni di fragile ragazza cieca sia in quelli di donna che ritrova la sua sicurezza e la sua femminilità, con tutte le conseguenze che ciò comporta.

A vanificare parzialmente il lavoro di Blake Lively e della sua valida spalla Jason Clarke è una sceneggiatura a tratti decisamente confusionaria, che appesantisce il racconto con inserti inutili (la visita di Gina insieme a James alla famiglia della sorella) e suggestioni mal sfruttate (le immagini sessuali che affollano la mente di Gina e il bagnetto col nipote), lasciando da parte elementi potenzialmente più incisivi e interessanti come il passato fra marito e moglie o il rapporto della donna con il personaggio di Yvonne Strahovski, ridotto incomprensibilmente a una manciata di secondi su schermo. Marc Forster cerca di riallacciare i tanti fili lasciati in sospeso con una serie di capovolgimenti di fronte, non imprevedibili ma capaci di colpire lo spettatore in un nervo scoperto, ovvero l’insicurezza e i piccoli grandi segreti che attanagliano ogni rapporto di coppia.

Chiudi gli occhi mette a nudo le nostre più intime fragilitàChiudi gli occhi - Lost in Cinema

Tirando le conclusioni, nonostante il pessimo riscontro al botteghino, Chiudi gli occhi si rivela un film imperfetto ma dal buon impatto emotivo sullo spettatore, i cui difetti in termini di gestione del materiale narrativo vengono compensati dalla voglia e dalla capacità di mettere in luce le nostre più intime e nascoste fragilità. Una pellicola che, nel bene e nel male, si muove in direzione diversa rispetto alla gran parte dei prodotti mainstream contemporanei, sacrificando linearità e coerenza in nome di un’atmosfera realmente malsana e sgradevole, lasciando così un tangibile segno del proprio passaggio.

 

  • Verdetto

3

Sommario

Chiudi gli occhi è un dramma psicologico di non facile fruizione, tenuto in piedi da solide interpretazioni e da un buon impianto visivo, ma indebolito da una sceneggiatura caotica, che ne penalizza la resa. Un film che merita comunque una visione, per provare la sensazione sempre più rara di vedere minate le proprie sicurezze più profonde.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.