Cobra non è: recensione del film di Mauro Russo con Gianluca Di Gennaro

Cobra non è: recensione del film di Mauro Russo con Gianluca Di Gennaro

Fra i tanti progetti coinvolti dalla pandemia in corso, c’è anche Cobra non è, opera prima di Mauro Russo, già conosciuto in quanto regista di numerosi videoclip di artisti particolarmente noti, come Marracash, Club Dogo e Fedez. A causa dell’impossibilità di distribuzione nelle sale su tutto il territorio nazionale, originariamente prevista, Cobra non è sarà distribuito direttamente in streaming, più precisamente su Prime Video, a partire dal 30 aprile. Un’occasione persa per le sale, ma anche una possibilità in più per apprezzare nella comodità casalinga un genuino prodotto di genere, che richiama esplicitamente il cinema bis italiano e il pulp tanto amato da Quentin Tarantino e ha come sfondo il mondo del rap e quello della malavita.

I protagonisti di Cobra non è sono Gianluca Di Gennaro (che abbiamo avuto il privilegio di intervistare qui), Denise Capezza, Nicola Nocella e Federico Rosati. Ci sono inoltre gli spassosi e autoironici contributi di Elisa, Max Pezzali, Clementino e Tonino Carotone, coinvolti in efficaci cameo.

Cobra non è: l’esordio di Mauro Russo, fra pulp e gangster movie

Fin dagli originali e variopinti titoli di testa, che sembrano usciti da un’opera di Nicolas Winding Refn, ci è chiara l’atmosfera ludica e derivativa dell’opera, nonostante la sua ambientazione in una periferia degradata. In una scena musicale in continua evoluzione, si muovono Cobra (Gianluca Di Gennaro) e il suo agente Sonny (Federico Rosati), che dopo aver assaporato il successo stanno affrontando il tunnel, apparentemente senza uscita, del declino. Proprio quando Cobra è sul punto di mollare tutto, arriva per lui l’opportunità di collaborare con uno dei DJ producer più richiesti, Lazy B, che potrebbe dargli la visibilità di cui ha disperatamente bisogno. Per mettere in pratica questa collaborazione, Lazy B chiede però una cifra importante, superiore alla disponibilità di Cobra e Sonny.

I due decidono così di rivolgersi a un loro vecchio amico, soprannominato L’americano (Nicola Nocella), che anche grazie ai suoi loschi traffici potrebbe concedere un prestito. L’americano accetta di aiutare Cobra e Sonny, che in cambio della somma richiesta dovranno però consegnare una valigetta a una persona. Comincia così una lunga serie di sorprese e disavventure, che porteranno Cobra a immergersi nel suo passato e a incontrare nuovamente la sua ex Angelà (Denise Capezza).

Citazioni e cultura pop

Cobra non è

A colpire maggiormente in questo miscuglio di generi e cultura pop è soprattutto l’insieme di personaggi che Russo riesce a creare, anche in pochissimi minuti. Personaggi fortemente caricati, quasi fumettistici, ma capaci di incidere e di raccontarci la loro visione del mondo. Ci riferiamo al gangster impersonato da Nicola Nocella, al killer clown (from outer space, splendido omaggio impresso nella sua roulotte) di Roberto Zibetti e soprattutto ad Angelà, che da ragazza dimessa e impacciata, a cui viene semplicemente detto di aspettare, evolve diventando una figura di spicco nel suo ambiente e successivamente addirittura un’eroina action che a tratti ricorda quella interpretata da Matilda Lutz nel mai abbastanza citato Revenge.

In questo bizzarro panorama di personaggi, emerge ancora di più la recitazione in sottrazione di Gianluca Di Gennaro, con il suo Cobra che, in un azzeccato parallelo con la figura di un’artista in crisi, appare costantemente trascinato dagli eventi e incapace di imprimere una direzione alla propria esistenza. Un personaggio ombroso e imperscrutabile, decisamente poco tarantiniano, in un racconto che invece omaggia a più riprese l’opera del regista americano.

Dalla classica valigetta utilizzata come MacGuffin di una storia dalla cronologia impazzita, al girato che vira in sequenza animata come in Kill Bill, passando per una sequenza di tortura che strizza l’occhio al Michael Madsen de Le iene, girata dal maestro Ruggero Deodato e che vedremo nella sua interezza solo nella versione integrale di Cobra non è, si perde il conto degli omaggi, che coinvolgono anche l’exploitation italiana e la cultura pop (apprezzabili i riferimenti visivi a Cose preziose e al Bada Bing! de I Soprano, oltre a quello a Donatella Rettore, che dà il titolo al film).

Cobra non è: il primo capitolo di una saga?

Cobra non è

Ciò che manca a questo lavoro, così fresco e personale nonostante la sua natura citazionista e postmoderna, sono dei dialoghi in grado di esaltare un racconto che si mantiene sorprendentemente in bilico fra realismo e grottesco, riuscendo a mantenere una propria coerenza interna. A sostenere Cobra non è sono spesso la capacità degli attori di cesellare i loro personaggi e il ricorso al contrasto fra opposti (gli esilaranti criminali vegani appassionati di rap che si scontrano coi tradizionalisti Max Pezzali ed Elisa), ma si sente la mancanza di una battuta o di uno scambio che scolpisca nella memoria una determinata scena.

Resta però l’impressione di aver assistito a un promettente e coraggioso esordio di Mauro Russo, che dimostra di non aver alcun timore reverenziale nell’affrontare una materia corposa come il nostro cinema di genere e di essere in grado di creare un insieme di personaggi consistenti, con un tessuto narrativo in grado di valorizzarli. Con le dovute proporzioni, ci troviamo davanti a un lavoro comparabile a Lo chiamavano Jeeg Robot, che persegue la stessa ardita strada fatta di puro intrattenimento e di rielaborazione di un immaginario. A differenza delle avventure di Enzo Ceccotti, per ora ferme a un unico capitolo, ci auguriamo che la storia di Cobra, Sonny e Angelà possa essere arricchita da ulteriori episodi. Il materiale narrativo su cui lavorare c’è, e la stoffa del regista e dei protagonisti anche.

Valutazione
7/10

Verdetto

Mauro Russo firma un convincente esordio sul grande schermo, muovendosi con disinvoltura nel cinema di genere e regalando allo spettatore personaggi che lasciano il segno, nonostante dei dialoghi non sempre convincenti.

Marco Paiano

Marco Paiano