Dune Dune

News

Dune: recensione del film di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet

Pubblicato

il

A 37 anni di distanza dal primo controverso adattamento cinematografico firmato da David Lynch, Dune di Frank Herbert vive una nuova vita sul grande schermo grazie a Denis Villeneuve, che dopo Blade Runner 2049 torna così a confrontarsi con un caposaldo della fantascienza mondiale. Grazie anche al sostegno di Warner Bros, che distribuirà il film nelle sale italiane a partire dal 16 settembre 2021, il regista ha potuto contare su un cast faraonico, forte di nomi come Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Zendaya, Charlotte Rampling, Jason Momoa e Javier Bardem. Il film che vedremo in sala, presentato in anteprima mondiale fuori concorso a Venezia 78, è inoltre solo il primo tassello di un progetto più ampio, che conterà su almeno un sequel e sulla serie prequel Dune: The Sisterhood, che sarà un’esclusiva HBO Max.

Dune: la magia di Frank Herbert rivive nel primo maestoso capitolo di una saga

Dune

Ci troviamo in un lontanissimo futuro dell’umanità, quando il Duca Leto Atreides (Oscar Isaac) si trova a governare Arrakis (conosciuto anche come Dune), pianeta ricco della “spezia”, una delle sostanze più pregiate dell’interno universo in quanto fondamentale per i viaggi spaziali. Nonostante il timore per un possibile coinvolgimento della casata rivale degli Harkonnen, Leto  parte per Dune insieme alla compagna Lady Jessica (Rebecca Ferguson), di stirpe Bene Gesserit, e al giovane figlio Paul (Timothée Chalamet), tormentato da strani sogni con protagonista una misteriosa ragazza, che gli prospettano un futuro tormentato. Durante una prova di estrazione della spezia, si palesano tutte le forze in gioco, compresi i temibili vermi delle sabbie, in un conflitto fondamentale per le sorti dell’universo, che costringe il timoroso Paul a scoprire i suoi poteri e ad accettare il suo destino.

In tempi più felici per la sala e più in generale per il panorama dell’intrattenimento, con l’attenzione degli spettatori catalizzata da un’infinita serie di progetti effimeri per le piattaforme, staremmo tributando a Denis Villeneuve il merito di aver messo nelle mani dei giovani degli anni ’20 il nuovo Star Wars, saga che peraltro è stata ampiamente influenzata proprio dal ciclo dei romanzi di Frank Herbert. Gli elementi di presa sul pubblico sono molteplici: un concentrato sorprendentemente equilibrato di azione e mistero, un protagonista conosciuto e amato, impegnato nel più classico viaggio dell’eroe, un impianto visivo e sonoro monumentale, con le roboanti musiche di Hans Zimmer che dominano una spettacolare space opera, e infine una mitologia ampia e solida, messa in scena dal regista in maniera decisamente più chiara rispetto al film di Lynch, frutto di troppi compromessi a livello produttivo.

Un blockbuster d’autore

Nel panorama distributivo odierno, Dune si troverà purtroppo ad affrontare una situazione in cui sarà difficile, per non dire impossibile, arrivare agli incassi che un progetto di questo tipo necessita per sopravvivere, con un conseguente possibile ridimensionamento dei piani futuri della saga. I meriti di Denis Villeneuve vanno però oltre a un banale confronto di costi e ricavi. Come nel già citato Blade Runner 2049, il regista riesce a confrontarsi a testa altissima con una pietra miliare della cultura pop, dando vita a un’opera del tutto personale ma totalmente rispettosa del materiale originale.

Dune è semplicemente l’adattamento migliore che potevamo aspettarci. Un vero e proprio blockbuster d’autore, che porta avanti non soltanto un’ambizione più unica che rara per il cinema di oggi, con un’estrema cura per le location e per le scenografie, ma anche una toccante riflessione sul destino e sulla discendenza. Partendo dalle solide basi di Herbert, Villeneuve traccia infatti i confini di un intero universo, limitando al minimo indispensabile l’uso delle parole e lasciando che a parlare siano invece le immagini di un mondo crepuscolare, alimentato dalle tensioni primordiali del genere umano: il bene contro il male, lo sfruttamento dei poveri da parte dei ricchi, il controllo delle risorse e il concetto di eredità, che spinge un padre saggio a mettere in guardia un figlio inesperto dai pericoli che lo attendono.

Il Paul Atreides di Timothée Chalamet diventa così un novello Luke Skywalker, eroe per caso ma non troppo, dal momento che è il suo lignaggio, nonché una forza esoterica invisibile ma palpabile, a spingerlo verso avventure piene di pericoli e oscurità. A dare forza e vitalità a questo kolossal di fantascienza sono anche i personaggi secondari, fra cui si distinguono soprattutto Rebecca Ferguson, madre amorevole ed enigmatica, e un’eterea Zendaya.

Dune: la prima parte del viaggio di Paul Atreides

Dune

Facile riscontrare in Dune echi del mondo odierno, peraltro preconizzati dallo stesso Herbert. Dall’idea di due diversi blocchi impegnati in una spregiudicata lotta per lo sfruttamento della spezia, che ricorda molto il petrolio, fino alla caratterizzazione della popolazione Fremen, che per i lineamenti e i loro luoghi d’origine sono comodamente accostabili agli abitanti dei territori mediorientali, costantemente sfruttati e nell’occhio del ciclone negli ultimi decenni, sono svariati i punti di contatto fra Arrakis e la nostra sofferente Terra.

Mentre il lavoro di Villeneuve dietro la macchina da presa è di prim’ordine, neanche un regista di successo come lui può evitare di scontrarsi con lo stesso limite con cui hanno dovuto fare i conti David Lynch e Alejandro Jodorowsky (con il suo progetto abortito sul ciclo di Herbert), cioè il tempo. Impossibile condensare un’opera pregna di azione, contenuti e simboli come Dune in un film destinato alla sala. Due quindi le scelte: ricorrere a brutali tagli o prendersi tutto il tempo necessario per narrare una storia di questa portata. Warner Bros e Villeneuve hanno optato per la seconda strada, col risultato che il viaggio di Paul Atreides si ferma proprio sul più bello, quando il carisma e il potere del protagonista hanno appena cominciato a sprigionarsi.

La sensazione è quindi quella di avere assaporato solo l’introduzione di una fantastica storia, priva di epici duelli e di momenti sconvolgenti, e con collegamenti fra i vari personaggi ancora da sviluppare. Un sentimento forse inevitabile per poter apprezzare un sequel potenzialmente ancora più maestoso, che tuttavia lascia un pizzico d’amaro in bocca. L’epopea di Paul Atreides è iniziata nel migliore dei modi. Solo il futuro potrà dirci se il seguito sarà degno della premessa, ma Denis Villeneuve intanto ci ha dimostrato che la magia di Dune può rivivere anche sul grande schermo.

Nessun prodotto trovato.

Overall
8/10

Valutazione

Denis Villeneuve riesce nel non facile intento di trasportare sul grande schermo la magia e la spettacolarità del ciclo di romanzi di Frank Herbert. Il prezzo da pagare è una storia che si interrompe sul più bello, trasformandosi di fatto in una splendida introduzione a ciò che vedremo successivamente.

In evidenza

È morta Anouk Aimée, attrice di 8½ e La dolce vita

Pubblicato

il

Il mondo del cinema piange la scomparsa di una delle sue icone più luminose, Anouk Aimée, che ci ha lasciato all’età di 92 anni. Attrice di straordinaria eleganza e talento, Aimée ha incantato generazioni di spettatori con la sua presenza scenica inconfondibile e la sua capacità di dare vita a personaggi indimenticabili.

Nata a Parigi il 27 aprile 1932 come Nicole Françoise Florence Dreyfus, Anouk Aimée ha iniziato la sua carriera cinematografica giovanissima, a soli 14 anni. Il suo stile recitativo unico l’ha resa una delle attrici più amate e rispettate del suo tempo, capace di lavorare con alcuni dei più grandi registi della storia del cinema. La sua carriera è stata costellata di successi e riconoscimenti. Nel 1966, per il film Un uomo, una donna di Claude Lelouch è stata insignita per il Golden Globe per la migliore attrice e una nomination all’Oscar. Il suo ruolo nel Salto nel vuoto di Marco Bellocchio le ha fatto guadagnare il Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes nel 1980. Nel 2002, ha ricevuto il Premio César onorario e nel 2003 l’Orso d’oro alla carriera al Festival di Berlino.

Aimée ha recitato per registi del calibro di Federico Fellini, con cui ha lavorato in capolavori come La dolce vita e 81⁄2, Jacques Demy in Lola – Donna di vita, Vittorio De Sica in Il giudizio universale e Sidney Lumet in La virtù sdraiata. La sua unica figlia, Manuela Papatakis, ha confermato la triste notizia della sua scomparsa attraverso un post su Instagram.

Continua a leggere

In evidenza

Inside Out 2: il regista e le voci italiane raccontano il nuovo film Pixar

Pubblicato

il

Inside Out 2

Dopo il trionfale successo di Inside Out, il pubblico attende con impazienza il ritorno nel colorato mondo delle emozioni. Con Inside Out 2, si apre un nuovo capitolo che promette di essere altrettanto coinvolgente e indipendente dal suo predecessore. Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con il cast del film, ovvero il produttore Mark Nielsen, il regista Kelsey Mann e le voci italiani delle emozioni Pilar Fogliati, Deva Cassel, Sara Ciocca, Marta Filippi e Federico Cesari, per scoprire cosa ha alimentato la loro passione nel dare vita a questo secondo capitolo. 

Mark Nielsen ci ha raccontato di come il regista del primo film, Pete Docter, abbia seminato i semi per il sequel già quattro anni fa: “Pete ha visto qualcosa di speciale nel primo film, qualcosa che ha risuonato profondamente nel pubblico. Non potevamo ignorare l’eco di quelle emozioni che continuavano a vivere nelle persone” ha affermato. La decisione di procedere è stata quindi naturale, spinta dal desiderio di esplorare ulteriormente un mondo già tanto amato. Kelsey Mann ha sottolineato l’importanza di veicolare messaggi potenti su emozioni universali a un pubblico così variegato: “Il primo film ha aperto un dialogo sulle emozioni, specialmente tra i più giovani. Ora, con Inside Out 2, vogliamo approfondire emozioni ancora più complesse come l’ansia, l’imbarazzo e l’invidia. I bambini comprendono queste sfumature emotive, spesso meglio degli adulti.”

Inside Out 2: Pilar Fogliati e Deva Cassel sono Ansia e Noia

Pilar Fogliati, che presta la voce all’Ansia, ha raccontato quanto sia rilevante questo sentimento e sulla sua rappresentazione nel film: “Dare voce all’ansia è stato un privilegio. Il film la presenta in una luce positiva, come un eccesso di amore, e ci insegna ad abbracciare ogni emozione, non a respingerla”. Deva Cassel ha parlato dell’importanza dell’emozione della Noia, spesso sottovalutata, ma cruciale per il nostro sviluppo personale. “La noia ci permette di riflettere e di aprirci a nuove idee. È un sentimento che dovremmo imparare ad accettare e valorizzare”. 

Sara Ciocca e Marta Filippi hanno parlato della loro esperienza nel doppiare rispettivamente Riley e l’Invidia, che attraversano fasi di crescita e di cambiamento, identificandosi con le loro lotte e le loro vittorie: “Doppiare Riley è stata un’esplorazione interiore,” dice Ciocca. “E invidia” aggiunge Filippi, “non è il personaggio negativo che molti si aspettano, ma piuttosto uno pieno di ammirazione e desiderio di crescitaCi spiegavano gli animatori della Pixar che l’hanno disegnata più piccola nelle proporzioni rispetto agli altri personaggi proprio perché potesse comunicare il fatto che lei guarda tutti dal basso verso l’alto, si sente più piccola, si sente inadeguata.

Federico Cesari, che ha dato voce all’Imbarazzo, ha spiegato che come elemento ed emozione è fondamentale sia nella vita che nell’arte: “L’imbarazzo ci riporta alla nostra essenza e ci sfida ad abbracciare nuove prospettive. Il nostro lavoro è fondato molto spesso sull’imbarazzo, su frequentissimi momenti di imbarazzo; è bello sperimentarlo perché ti riporta in qualche modo al tuo essere bambino, alla tua vera essenza e il nostro lavoro è dominato da questo.  Quando mi approccio a un personaggio, quando devo fare il grande salto verso il personaggio, c’è sempre quel momento di imbarazzo iniziale in cui devi prendere le distanze da te e abbracciare qualcuno che non conosci”.

Inside Out 2 e l’hockey

L’hockey non era presente nelle prime bozze del film,” spiega il produttore. “Ma riflettendo su ciò che rendeva Riley speciale nel primo film, abbiamo realizzato che l’hockey è un elemento fondamentale della sua vita, un modo per connettersi con suo padre. Lo sport, con le sue ansie e pressioni, è un campo di battaglia perfetto per esplorare nuove emozioni.” Il film, inoltre, evita cliché come il primo amore adolescenziale: “Volevamo esplorare qualcosa di diverso, qualcosa che potesse risuonare con le esperienze personali” afferma il regista. “Riley si innamora, ma della persona più importante: se stessa. Il film celebra l’auto-accettazione”, commenta il regista.

Alla domanda su un possibile seguito, il regista ha risposto con entusiasmo: “Abbiamo molte idee ancora da esplorare. Personaggi, emozioni, mondi… Uno di questi è la ‘Terra della Procrastinazione’, un luogo che non abbiamo ancora potuto mostrare. Se il pubblico desidera un terzo film, il supporto a questo capitolo sarà decisivo.”

Kelsey Mann inoltre rivela che l’emozione della gelosia era stata considerata per il film: “Gelosia e invidia sono emozioni complesse e distinte. L’invidia è un sentimento adolescenziale per eccellenza, ma non escludiamo che la gelosia possa apparire in futuro”. “I colori sono essenziali per la narrazione,” continua Mann. “Ogni emozione ha un colore che la rappresenta, scelto per riflettere la sua essenza. L’ansia, per esempio, è arancione: un colore vibrante e pieno di energia.

Un mondo di emozioni

Pilar Fogliati ha poi condiviso la sua visione sull’ansia: “Anche se non sono più un’adolescente, l’ansia è un tema universale. Ho cercato di portare la mia ricerca personale nel personaggio di Riley, mostrando come l’ansia si trasforma. È molto interessante si parli di ansia a 13 anni. Il film rende in maniera intelligente l’ansia: il mio lavoro è preoccuparmi dei problemi che non si vedono, ed è una battuta assolutamente perfetta e descrive alla perfezione che cosa fa l’ansia, che in realtà è troppo amore e quindi la fa vedere anche in una chiave positiva. Ogni emozione la devi abbracciare e non devi provare a scacciarla via, non è cattiva, è per te”.

Con queste parole, il cast di Inside Out 2 ci invita a immergerci nuovamente in un viaggio emozionale che promette di essere altrettanto illuminante e trasformativo del primo. Non vediamo l’ora di scoprire quali nuove avventure ci attendono nel mondo delle emozioni.

Inside Out 2 uscirà nelle sale italiane il 19 giugno, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

Continua a leggere

Apple TV+

The Instigators: il trailer del film Apple TV+ con Matt Damon e Casey Affleck

Pubblicato

il

The Instigators

È online il trailer ufficiale italiano di The Instigators, nuovo film di Doug Liman con protagonisti Matt Damon e Casey Affleck, in arrivo il 9 agosto su Apple TV+. Si tratta di un heist thriller, scritto da Chuck MacLean e dallo stesso Casey Affleck, forte della presenza nel cast di Michael Stuhlbarg, Paul Walter Hauser, Ving Rhames, Alfred Molina e Toby Jones, Jack Harlow e Ron Perlman. La produzione è di Artist Equity, Studio 8 e The Walsh Company, mentre i produttori sono Ben Affleck, Matt Damon, Jeff Robinov, John Graham, Kevin J. Walsh, Alison Winter. Celia Costas, Dani Bernfeld, Kevin Halloran, Michael Joe, Cynthia Dahlgren e Luciana Damon sono invece i produttori esecutivi. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale italiano di The Instigators, dal 9 agosto su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale del film:

L’heist thriller vede protagonisti Matt Damon e Casey Affleck nel ruolo di due partner improbabili: Rory, un padre disperato, e Cobby, un ex detenuto, vengono reclutati per portare a segno una rapina dei guadagni illeciti di un politico corrotto. Quando il colpo va male, i due si ritrovano in un vortice di caos, inseguiti non solo dalla polizia, ma anche da burocrati arretrati e vendicativi boss del crimine. Completamente spaesati, convincono la terapeuta di Rory (Hong Chau) a unirsi a loro in una fuga avventurosa per le strade della città che li costringe a mettere da parte le loro differenze e lavorare insieme per sfuggire alla cattura o peggio…

In conclusione, vi ricordiamo che The Instigators debutterà il prossimo 9 agosto su Apple TV+.

Continua a leggere
Pubblicità

    Copyright © 2024 Lost in Cinema.