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Estranei: recensione del film con Andrew Scott e Paul Mescal

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Adam è uno sceneggiatore in crisi professionale ed esistenziale, bloccato su un “Esterno, villetta di periferia, 1987” che non è solo incipit e ambientazione della sua nuova opera, ma anche un momento cruciale della sua vita, stravolta dalla morte in un incidente stradale dei genitori, quando aveva solo 11 anni. Adam vive in un palazzo londinese di nuova costruzione, in buona parte ancora disabitato; una sera bussa alla porta di casa sua il giovane vicino Harry per invitarlo a trascorrere la serata insieme, ma lui gli chiude la porta in faccia. Per superare il suo blocco dello scrittore, Adam si reca quindi nella sua casa di infanzia, dove sorprendentemente trova i genitori identici all’ultima volta in cui li aveva visti. Inizia così Estranei, struggente storia di solitudine, rapporti spezzati e fantasmi fisici e metaforici.

Basandosi sull’omonimo romanzo di Taichi Yamada (pubblicato proprio nel 1987), Andrew Haigh torna sul grande schermo con il suo lavoro più riuscito e travolgente, che convoglia i temi centrali della sua filmografia in una commovente miscela di dramma esistenziale e familiare, ghost story e dramma sentimentale queer. Una storia sospesa nel tempo, grazie alla nostalgica scelta della pellicola da 35 mm (base perfetta per l’avvolgente fotografia di Jamie D. Ramsay) e a una colonna sonora fatta di brani immortali come The Power of Love dei Frankie Goes to Hollywood (vero e proprio filo conduttore del racconto), impreziosita dalla memorabile prova del protagonista Andrew Scott e da quelle altrettanto convincenti di Paul Mescal, Jamie Bell e Claire Foy, tutti coinvolti nella malinconica parabola di Adam.

Estranei: il commovente e nostalgico melodramma fantastico di Andrew Haigh

Courtesy of Searchlight Pictures

Come in Weekend siamo davanti a un incontro fra due uomini in grado di cambiare la vita di entrambi e analogamente a quanto visto in 45 anni c’è l’idea di un amore in grado di superare le barriere del tempo, influenzando un’esistenza in modi inaspettati. Come in Charley Thompson (ultimo sottovalutato film di Andrew Haigh prima di un allontanamento dal grande schermo durato ben 6 anni) il protagonista è un orfano, costretto dal lutto a crescere prima del tempo e a dover contare solo su se stesso. Estranei è però quanto di più lontano da una rimasticatura di lavori precedenti. Il regista britannico firma infatti una delle opere più vibranti degli ultimi anni, in cui l’elemento fantastico e gli spunti queer convergono in un racconto stratificato, denso di temi e contenuti.

Estranei è prima di tutto una dolorosa storia di solitudine, che affligge Adam a più livelli. Il protagonista è infatti un uomo profondamente solo, come tanti vittima del paradosso che trasforma una metropoli affollata di persone in un grande isolamento collettivo. Ma allo stesso tempo la solitudine di Adam è figlia della sua sessualità (ancora difficile da comprendere per molti, come dimostrano i dialoghi con i suoi genitori), della sua professione (uno scrittore deve per forza isolarsi dal suo mondo per generarne altri) e inevitabilmente del tragico e prematuro distacco dalla madre e dal padre, che ha condizionato la sua esistenza in modi che non scopriamo mai del tutto, con esiti però lampanti sulla personalità del protagonista di Estranei.

Traumi e solitudine

Estranei
Photo by Chris Harris. Courtesy of Searchlight Pictures

Estranei è però anche una metafora sulla creazione artistica, esplicitata dalle parole scritte a schermo da Adam e impreziosita da numerosi dettagli, come il mastodontico e semivuoto palazzo in cui abita (simbolo di un mondo ancora da scrivere) o il toccante finale, in cui la triste realtà riecheggia nella fantasia e nell’analisi di se stessi, in un crescendo di emozione davanti a cui è difficile trattenere le lacrime. Una narrazione arricchita da Andrew Haigh, che mette in scena continue apparizioni e dissoluzioni, sfumature e giochi di luce, giocando con la componente più misteriosa di Estranei ma guardando sempre oltre, al di là del genere o del singolo evento.

Fra i vari lati del prisma costruito da Andrew Haigh emerge progressivamente quello che racchiude tutti gli altri, ovvero l’idea di poter imbastire un dialogo con chi non c’è più, comprendendo e facendosi comprendere con una prospettiva e una consapevolezza impossibili nella realtà. Una dinamica ben rodata all’interno della narrativa fantastica, che però Andrew Haigh sfrutta in maniera intima e del tutto personale, con una delicatezza encomiabile. Estranei diventa anche una sorta di controcampo di È stata la mano di Dio, con il comune elemento della scomparsa dei genitori di un’artista durante l’adolescenza che diventa un punto di partenza per due riflessioni divergenti ma altrettanto potenti. Al lacerante realismo del film di Paolo Sorrentino Andrew Haigh contrappone un dolce onirismo, fatto di ascolto dell’altro e di se stessi.

Estranei: il grande ritorno di Andrew Haigh

Photo by Chris Harris. Courtesy of Searchlight Pictures

Un albero di Natale costruito di nuovo insieme, trascendendo l’età e il tempo, diventa così l’occasione per ricostruire il calore familiare che la vita ha strappato via, mentre i dialoghi sulla comunità queer e sulla consapevolezza odierna a proposito dell’omosessualità sono un’occasione per perdonare chi non ha gli strumenti culturali e sociali per comprendere, ma può comunque accettarci e abbracciarci grazie alla forza dell’amore. Una conversazione fra presente e passato, fra chi siamo e chi eravamo, da cui ripartire per affrontare l’esistenza con serenità e maggiore consapevolezza.

In mezzo a lutti e fantasmi, passioni e traumi, sogni e risvegli, Andrew Haigh trova la chiave per parlare al cuore dello spettatore senza mai trascurare la forma, in un inno ai legami familiari e sentimentali che paradossalmente germoglia proprio dalle macerie di un’esistenza segnata dall’isolamento e dal distacco. La conferma di uno dei pochi autori dallo stile unico e inconfondibile nel panorama contemporaneo, che è un piacere ritrovare dopo una lunga assenza e ci auguriamo sia qui per restare.

Estranei
Photo Courtesy of Searchlight Pictures

Estranei è distribuito da Disney Italia.

Dove vedere Estranei in streaming

Estranei in Home Video

Overall
8.5/10

Valutazione

A 6 anni di distanza da Charley Thompson, Andrew Haigh torna al grande schermo con un dramma esistenziale di travolgente bellezza, in bilico fra fantasia e realtà ma intriso di umanità.

Apple TV+

La donna del lago: recensione della serie con Natalie Portman

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Se c’è una qualità che si deve riconoscere ad Apple TV+, indipendentemente dal giudizio di ognuno di noi sui prodotti della piattaforma, è sicuramente il coraggio di sperimentare con narrazioni in netta controtendenza con la standardizzazione seriale odierna, sfidando l’attenzione e la curiosità dello spettatore. Non fa eccezione a questa vera e propria linea editoriale La donna del lago, serie di Alma Har’el basata sull’omonimo romanzo di Laura Lippman, nonché primo show televisivo con protagonista Natalie Portman.

Mystery, noir e thriller intrecciati nella Baltimora degli anni ’60, teatro di una storia che nasce dal pregiudizio, dalla sopraffazione e dalla tragedia, per poi proporre allo spettatore un’angosciante riflessione sull’indipendenza e sull’autodeterminazione, a trazione femminile. Al centro della vicenda ci sono infatti tre donne: la ragazzina 11enne ebrea Tessie Durst (Bianca Belle) e la barista nera Cleo Johnson (Moses Ingram), entrambe scomparse e capaci di suscitare l’attenzione e l’interesse investigativo di Maddie Schwartz (Natalie Portman), moglie e madre casalinga con la passione sopita ma mai esaurita per il giornalismo. Per inseguire la sua ritrovata passione, Maddie lascia il marito Milton (Brett Gelman) e il figlio Seth (Noah Jupe), dedicandosi anima e corpo a un’indagine su due omicidi, ma anche e soprattutto su se stessa.

La donna del lago: su Apple TV+ la prima serie con Natalie Portman

La donna del lago

La donna del lago gioca con la formula del whodunit per parlare di molto altro, precipitandoci in un’America in cui nonostante l’avvento del Civil Rights Act la segregazione razziale è ancora triste realtà, insieme alle discriminazioni per sesso e religione. In questo ribollente contesto, in cui si fondono marciume morale e slanci progressisti, ha luogo un racconto di ri-formazione, grazie al quale Maddie Schwartz prende coscienza di se stessa, del suo posto nel mondo e del suo doloroso passato, ripercorrendo due vite spezzate completamente diverse dalla sua. Il risultato è un viaggio avvilente in una società profondamente razzista e maschilista, che sminuisce il lavoro e le intuizioni delle donne e oscura i soprusi subiti dalla comunità nera.

Una società corrotta e opportunista in cui non si salva nessuno compresa Maddie, che con il passare del tempo è mossa sempre più dal carrierismo, anziché per genuino interesse nei confronti di Cleo. Alma Har’el porta avanti in parallelo la storia di questi due personaggi, in una dinamica a tratti zoppicante per le differenze di scrittura e interpretazione: nonostante gli sforzi della regista e della stessa Moses Ingram per dare profondità e spessore alla vicenda di Cleo, Natalie Portman surclassa inevitabilmente il resto del cast, dominando la scena da diva consumata e catalizzando l’attenzione del pubblico anche quando il racconto si dilata nel tempo e negli spazi, abbracciando l’onirico e il surreale.

Un universo in cui è affascinante e doloroso perdersi

Con una cura per le atmosfere e per l’immagine più unica che rara nel panorama seriale contemporaneo. la regista mescola sogni, suggestioni e ricordi con scene musicali, umanità disperata e momenti di pura claustrofobia, dando vita a un’opera suggestiva e allo stesso tempo respingente (emblematico in questo senso il penultimo episodio dei 7 totali). Un racconto che ci parla di abuso, di anime tormentate e di discriminazione su molteplici livelli, dando vita a toccanti rapporti umani (come quello fra la protagonista e il personaggio di Mikey Madison, già vista in C’era una volta a… Hollywood e nella Palma d’Oro di Cannes 2024 Anora) ma mettendo in secondo piano ciò che dovrebbe fare da collante narrativo, ovvero il mistero.

Come in Twin Peaks, verso cui La donna del lago sembra quasi spingersi nei momenti più perturbanti, quando la componente mystery perde di intensità ne risente l’intera opera, che resta comunque un mondo in cui è affascinante e doloroso perdersi, per comprendere come ogni storia e ogni battaglia per i diritti siano fondamentali nel lungo e tortuoso cammino per il cambiamento e l’evoluzione della società.

La donna del lago è disponibile dal 19 luglio su Apple TV+.

La donna del lago

Dove vedere La donna del lago in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
6.5/10

Verdetto

La prima serie con Natalie Portman è un’opera dal livello tecnico e produttivo impeccabile, che tende però a disperdere parte del proprio fascino quando mette in secondo piano il mistero.

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Il treno dei bambini: trailer e poster del film di Cristina Comencini con Serena Rossi

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Il treno dei bambini

Sono online il teaser trailer e il poster de Il treno dei bambini, nuovo film di Cristina Comencini. Scritto da Furio Andreotti, Giulia Calenda, Camille Dugay e dalla stessa Comencini, il film vede Barbara Ronchi e Serena Rossi nel ruolo rispettivamente di Derna e Antonietta, le due madri del piccolo Amerigo. Fanno parte del cast anche Christian Cervone (Amerigo), Francesco Di Leva, Antonia Truppo, Monica Nappo, Dora Romano. Da menzionare inoltre la partecipazione di Stefano Accorsi, che interpreta Amerigo da adulto. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il teaser trailer ufficiale de Il treno dei bambini

Questa la sinossi ufficiale del film:

Amerigo ha otto anni e non si è mai allontanato da Napoli e da sua madre Antonietta. Il suo mondo, fatto di strada e povertà, però sta per cambiare. A bordo di uno dei “treni della felicità” passerà l’inverno al nord, dove una giovane donna, Derna, lo accoglierà e si prenderà cura di lui. Accanto a lei Amerigo acquista una consapevolezza che lo porta ad una scelta dolorosa che cambierà per sempre la sua vita. Gli serviranno molti anni per scoprire la verità: chi ti ama non ti trattiene, ma ti lascia andare. Dal bestseller di Viola Ardone un film epico e struggente. Un viaggio attraverso la miseria, ma anche la generosità dell’Italia del dopoguerra, vista dagli occhi di un bambino diviso tra due Madri.

In conclusione, ecco il teaser poster de Il treno dei bambini, che sarà disponibile prossimamente su Netflix.

Il treno dei bambini
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Conclave: trailer del film con Ralph Fiennes, Stanley Tucci e Sergio Castellitto

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Conclave

È online il trailer di Conclave, nuovo film di Edward Berger che ci porta fra le pieghe dei segreti e dei misteri del Vaticano. Il film si basa sull’omonimo libro di Robert Harris, adattato per il grande schermo da Peter Straughan. Lo strepitoso cast internazionale è composto da nomi del calibro di Ralph Fiennes, Stanley Tucci, John Lithgow, Lucian Msamati, Brían F. O’Byrne, Carlos Diehz, Merab Ninidze, Thomas Loibl, Sergio Castellitto e Isabella Rossellini. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Conclave

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dal regista premio Oscar Edward Berger (Niente di nuovo sul fronte occidentale), Conclave ci porta nel cuore di uno degli eventi più misteriosi e segreti del mondo: l’elezione di un nuovo Papa. Dopo la morte improvvisa dell’amato e compianto Papa, il Cardinale Lawrence (Ralph Fiennes) è incaricato di dirigere questo delicato processo. Una volta che i leader più potenti della Chiesa Cattolica si riuniscono e si chiudono nelle segrete sale del Vaticano, Lawrence si ritrova intrappolato in una rete di intrighi, tradimenti e giochi di potere. Un oscuro segreto viene alla luce, minacciando di scuotere le fondamenta stesse della Chiesa.

Il film arriverà il 19 dicembre nelle sale italiane, distribuito da Eagle Pictures.

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