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Eternals: recensione del film di Chloé Zhao

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Dalle lande desolate degli Stati Uniti post grande recessione a un mondo ferito e fragile, dove l’unica scelta sensata è quella di aprirsi alle imperfezioni del genere umano e abbracciare il cambiamento. È questo il cammino appena compiuto da Chloé Zhao,  che dopo gli Oscar conquistati grazie a Nomadland torna dietro alla macchina da presa per un progetto che in apparenza sembra diametralmente opposto, cioè il nuovo capitolo della Fase 4 del Marvel Cinematic Universe Eternals, nelle sale italiane dal 3 novembre con distribuzione Disney. In realtà, come tutte le grandi registe Chloé Zhao mantiene intatte la propria personalità e la propria autorialità, declinando in Eternals molte delle suggestioni presenti nei suoi precedenti lavori.

Mentre in Nomadland erano i paesaggi attraversati con un furgoncino a dare alla protagonista Fern un vuoto a rendere per un percorso di rinascita interiore, in Eternals è il tempo la dimensione fisica perfetta per imbastire una riflessione sul progresso e sull’inclusione, temi sempre più importanti per la Marvel e per il mondo intero. I protagonisti di questa nuova complessa e potenzialmente respingente avventura sono infatti dieci supereroi inediti per questo franchise cinematografico, arrivati sulla Terra diversi millenni fa e rimasti insieme a noi per tutto questo tempo, osservando silenziosamente la nostra evoluzione e vigilando sulla proliferazione del principale nemico per l’umanità intera, cioè i Devianti.

Gli Eterni hanno avuto davvero tutto il tempo del mondo (concetto citato più volte dall’ultimo James Bond) per riflettere sulla loro condizione e sviluppare valori, difetti e problematiche tipiche del genere umano. Anche se questi semidei sono entrati a fare parte della nostra mitologia (come la A-Thena di Angelina Jolie), le loro preoccupazioni sono le nostre: un disagio psichico, la disabilità, l’amore libero da qualsiasi limitazione, un corpo in cui non ci si riconosce.

Un mondo crepuscolare

L’operazione di Chloé Zhao si schiude fin dai primi minuti, mostrandoci chiaramente il nuovo passo della Marvel in direzione di narrazioni che sappiano rispecchiare la maggiore sensibilità contemporanea verso molti temi, incluso l’ambiente. A dispetto del diluvio di luci e colori che avvolgono lo spettatore (in un connubio non sempre perfetto fra scenari naturali e CGI), il mondo che ci propone Eternals è al crepuscolo, a causa degli errori compiuti dall’umanità nel corso della sua storia e delle azioni perpetrate da Thanos negli ultimi capitoli della Fase 3 del Marvel Cinematic Universe.

L’unica possibilità di salvezza è un percorso di rinascita, che deve necessariamente essere a trazione femminile. Chloé Zhao punta quindi su un personaggio destinato a segnare il franchise nei prossimi anni, la Sersi di Gemma Chan. Una donna che ha amato per secoli, prima di mescolarsi all’umanità con la copertura della curatrice di musei, alla ricerca della normalità e di una nuova possibilità di amare. Il destino la sceglie però per ereditare dalla saggia Ajak (Salma Hayek) il ruolo di guida spirituale del gruppo, alle prese con il ritorno dei Devianti. Un’occasione per riflettere su se stessa e sul suo rapporto con il genere umano, ma anche per incontrare nuovamente Ikaris (Richard Madden) e una passione sepolta sotto secoli di progresso.

Eternals: la nuova rischiosa e ambiziosa scommessa del Marvel Cinematic Universe

Eternals è indubbiamente un’operazione di rottura e ripartenza all’interno del Marvel Cinematic Universe. Non solo per il tema dell’inclusione, evidente anche nella scelta dei personaggi (5 uomini e 5 donne, di svariate culture, con diversi orientamenti sessuali e appartenenti a molte minoranze), ma soprattutto per una narrazione che sacrifica più volte l’azione e l’umorismo tipici del Marvel Cinematic Universe in nome di diversi dialoghi e di un’atmosfera generalmente più cupa. Caratteristiche che sono probabilmente alla base della fredda accoglienza da parte di una buona fetta della critica, in attesa che il pubblico si pronunci per decretare il successo o l’insuccesso commerciale del progetto.

Non mancano comunque i passaggi più brillanti (come le stoccate agli Avengers, probabilmente premonitrici di un futuro incontro-scontro), le ormai proverbiali battaglie a colpi di super poteri, i colpi di scena (stavolta abbastanza telefonati) e le sequenze post credits, particolarmente importanti per il futuro dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere in ben 156 minuti, non privi di lungaggini. Dal canto suo, Chloé Zhao vince la scommessa di fondere un tema sempre scivoloso come la mitologia con la visione sempre più orientata al futuro della Marvel, suggerendo dilemmi etici e morali che ricordano quelli alla base del piccolo capolavoro fantascientifico L’uomo che venne dalla Terra.

A non convincere sono invece la caratterizzazione dei Devianti, ben lontana dal livello di profondità raggiunto con Thanos, e lo scarso utilizzo di alcuni dei nuovi personaggi, come Phastos di Brian Tyree Henry e Druig di Barry Keoghan. Da segnalare inoltre altri due paletti abbattuti dal Marvel Cinematic Universe: Eternals ci mostra infatti il primo supereroe dichiaratamente omosessuale e il primo sfuggente e casto amplesso.

Eternals: la pietra angolare del nuovo corso del franchise?

Photo: Sophie Mutevelian ©Marvel Studios 2021.

Con Eternals, la Marvel mette in gioco buona parte del proprio futuro, proponendo al pubblico un racconto corale di non facile digestione, privo di molti degli elementi particolarmente cari allo zoccolo duro dei fan e appesantito da qualche vistoso calo di ritmo. Una scommessa rischiosa e suggestiva, che potrebbe essere ridimensionata in caso di scarso riscontro al box office ma anche la pietra angolare di un nuovo corso del franchise, inserito in un universo sempre più ampio e sempre più aperto alla diversità, in ogni ambito possibile.

Overall
7/10

Verdetto

Sempre più inclusiva e aperta alla fragilità umana. È questa la nuova Marvel rappresentata da Eternals, con un’opera coraggiosa, complessa e non priva di difetti, il cui impatto sul pubblico ci dirà molto del futuro del franchise.

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Oscar 2022: tutte le nomination per la notte più attesa dell’anno

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Sono state annunciate le nomination agli Oscar 2022, i riconoscimenti indubbiamente più attesi dell’annata cinematografica. A dominare su tutti è Il potere del cane di Jane Campion, che ha conquistato ben 12 nomination. A seguire, Dune di Denis Villeneuve con 10 e West Side Story e Belfast, appaiati a 7. Per quanto riguarda il comparto attoriale, non sono una sorpresa le nomination per Javier BardemBenedict CumberbatchAndrew GarfieldWill SmithDenzel Washington fra gli uomini, come quelle di Jessica Chastain e Kristen Stewart fra le donne. Stupisce invece l’assenza di Lady Gaga dalle candidature agli Oscar 2022. La sua prova in House of Gucci non è bastata a regalarle una nomination che in molti si aspettavano.

L’Italia ha buoni motivi per festeggiare: Paolo Sorrentino ha infatti conquistato la nomination per il miglior film internazionale grazie al suo È stata la mano di Dio, mentre Enrico Casarosa ha ottenuto la candidatura nella sezione dedicata al miglior film d’animazione con il suo Luca. Da non sottovalutare inoltre la nomination per Massimo Cantini Parrini, candidato per i costumi del musical Cyrano. Di seguito, l’elenco completo delle nomination agli Oscar 2022, che saranno assegnati il prossimo 27 marzo.

Oscar 2022: tutte le nomination

Foto di Gianni Fiorito

Miglior film

  • Belfast (Kenneth Branagh)
  • I segni del cuore – CODA (Sian Heder)
  • Don’t Look Up (Adam McKay)
  • Drive My Car (Ryusuke Hamaguchi)
  • Dune (Denis Villeneuve)
  • Una famiglia vincente – King Richard (Reinaldo Marcus Green)
  • Licorice Pizza (Paul Thomas Anderson)
  • Nightmare Alley (Guillermo del Toro)
  • Il potere del cane (Jane Campion)
  • West Side Story (Steven Spielberg)

Migliore regista

  • Kenneth Branagh – Belfast
  • Ryusuke Hamaguchi – Drive My Car
  • Paul Thomas Anderson – Licorice Pizza
  • Jane Campion – Il potere del cane
  • Steven Spielberg – West Side Story

Migliore attrice protagonista

Miglior attore protagonista

  • Javier Bardem – Being the Ricardos
  • Benedict Cumberbatch – Il potere del cane
  • Andrew Garfield – Tick, Tick… BOOM!
  • Will Smith – Una famiglia vincente – King Richard
  • Denzel Washington – Macbeth

Migliore attrice non protagonista

  • Kirsten Dunst – Il potere del cane
  • Aunjanue Ellis – Una famiglia vincente – King Richard
  • Ariana DeBose – West Side Story
  • Jessie Buckley – The Lost Daughter
  • Judi Dench – Belfast

Miglior attore non protagonista

  • Kodi Smit-McPhee – Il potere del cane
  • Troy Kotsur – I segni del cuore – CODA
  • Ciarán Hinds – Belfast
  • J. K. Simmons – Being the Ricardos
  • Jesse Plemons – Il potere del cane

Miglior sceneggiatura originale

  • Belfast
  • Don’t Look Up
  • Una famiglia vincente – King Richard
  • Licorice Pizza
  • La persona peggiore del mondo

Miglior sceneggiatura non originale

  • I segni del cuore – CODA
  • Drive My Car
  • Dune
  • The Lost Daughter
  • Il potere del cane

Miglior film internazionale

  • Drive My Car (Ryūsuke Hamaguchi)
  • Flee (Jonas Poher Rasmussen)
  • È stata la mano di Dio (Paolo Sorrentino)
  • Lunana: A Yak in the Classroom (Pawo Choyning Dorji)
  • La persona peggiore del mondo (Joachim Trier)

Miglior film d’animazione

  • Encanto
  • Flee
  • Luca
  • I Mitchell contro le macchine
  • Raya e l’ultimo drago

Migliore fotografia

  • Dune
  • Nightmare Alley
  • Il potere del cane
  • Macbeth
  • West Side Story

Miglior montaggio

  • Don’t Look Up
  • Dune
  • Una famiglia vincente – King Richard
  • Il potere del cane
  • Tick, Tick… BOOM!

Migliore scenografia

  • Dune
  • Nightmare Alley
  • Il potere del cane
  • Macbeth
  • West Side Story

Migliore colonna sonora

  • Don’t Look Up
  • Dune
  • Encanto
  • Madres Paralelas
  • Il potere del cane

Miglior canzone originale

  • Be Alive (Una famiglia vincente – King Richard)
  • Dos Oroguitas (Encanto)
  • Down to Joy (Belfast)
  • No Time to Die (No Time to Die)
  • Somehow You Do (Four Good Days)

Migliori effetti visivi

  • Dune
  • Free Guy
  • No Time to Die
  • Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli
  • Spider-Man: No Way Home

Miglior sonoro

  • Belfast
  • Dune
  • No Time to Die
  • Il potere del cane
  • West Side Story

Migliori costumi

  • Crudelia (Jenny Beavan)
  • Cyrano (Massimo Cantini Parrini)
  • Dune (Jacqueline West and Bob Morgan)
  • Nightmare Alley (Luis Sequeira)
  • West Side Story (Paul Tazewell)

Miglior trucco e acconciatura

Miglior documentario

  • Ascension
  • Attica
  • Flee
  • Summer of Soul
  • Writing with Fire

Migliore cortometraggio documentario

  • Audible
  • Lead Me Home
  • The Queen of Basketball
  • Three Songs for Benazir
  • When We Were Bullies

Migliore cortometraggio

  • Ala Kachuu
  • The Dress
  • The Long Goodbye
  • On My Mind
  • Please Hold

Miglior cortometraggio d’animazione

  • Affair of the Art
  • Bestia
  • Robin Robin
  • Boxballet
  • The Windshield Wiper
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Razzie Awards 2022: le candidature per i peggiori film dell’anno

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Sono state annunciate le nomination ai Razzie Awards 2022, riconoscimenti dedicati al peggio che il cinema ha saputo offrire nel corso dell’annata precedente. La cerimonia di consegna di questi temutissimi premi si terrà il 26 marzo cioè, come da tradizione, la sera prima degli Oscar. Non mancano le sorprese, come le diverse candidature per il film Netflix La donna alla finestra e per la sua protagonista Amy Adams, quelle a Jared Leto e Ben Affleck e a Space Jam: New Legends. Ma a meritare la palma di star più sbertucciata dell’annata è sicuramente Bruce Willis, che conquista addirittura una categoria dedicata solo alle sue performance nella passata stagione cinematografica. Di seguito, tutte le nomination ai Razzie Awards 2022.

Le nomination ai Razzie Awards

Peggior film

  • Diana the Musical (adattamento Netflix)
  • Infinite
  • Karen
  • Space Jam: New Legends
  • La donna alla finestra

Peggior attore protagonista

  • Scott Eastwood (Dangerous)
  • Roe Hartrampf (Diana the Musical)
  • LeBron James (Space Jam: New Legends)
  • Ben Platt (Caro Evan Hansen)
  • Mark Wahlberg (Infinite)

Peggiore attrice protagonista

Peggiore attrice non protagonista 

  • Amy Adams (Caro Evan Hansen)
  • Sophie Cookson (Infinite)
  • Erin Davie (Diana the Musical)
  • Judy Kaye (Diana the Musical)
  • Taryn Manning (Every Last One of Them)

Peggior attore non protagonista

  • Ben Affleck (The Last Duel)
  • Nick Cannon (The Misfits)
  • Mel Gibson (Dangerous)
  • Gareth Keegan (Diana the Musical)
  • Jared Leto (House of Gucci)

Peggiore coppia sullo schermo

  • Ogni membro goffo del cast in qualsiasi numero musicale lirico (o coreografato) (Diana the Musical)
  • LeBron James e ogni personaggio Warner Cartoon (o prodotto Time-Warner) che dribbla nel film (Space Jam: New Legends)
  • Jared Leto con la sua faccia di lattice da 17 libbre, i suoi vestiti geek o il suo ridicolo accento (House of Gucci)
  • Ben Platt e qualsiasi altro personaggio che si comporta come lui, cantando tutto il giorno come se fosse normale (Caro Evan Hansen)
  • Tom & Jerry (aka Itchy & Scratchy) (Tom & Jerry the Movie)

Peggior prequel, remake, plagio o sequel

  • Karen (involontario remake di Crudelia)
  • Space Jam: New Legends
  • Tom & Jerry the Movie
  • Twist (remake in salsa rap di Oliver Twist)
  • La donna alla finestra (plagio de La finestra sul cortile)

Peggior regista 

  • Christopher Ashley (Diana the Musical)
  • Stephen Chbosky (Caro Evan Hansen)
  • Coke Daniels (Karen)
  • Renny Harlin (The Misfits)
  • Joe Wright (La donna alla finestra)

Peggior sceneggiatura

  • Joe DiPietro – Diana the Musical
  • Coke Daniels – Karen
  • Kurt Wimmer and Robert Henny – The Misfits
  • John Wrathall and Sally Collett – Twist
  • Tracy Letts – La donna alla finestra

Peggiore interpretazione di Bruce Willis in un film del 2021

  • Bruce Willis / American Siege
  • Bruce Willis / Apex
  • Bruce Willis / Cosmic Sin
  • Bruce Willis / Deadlock
  • Bruce Willis / Fortress
  • Bruce Willis / Midnight in the Switchgrass
  • Bruce Willis / Out of Death
  • Bruce Willis / Survive the Game

Per essere sempre aggiornati sui Razzie Awards, vi invitiamo a consultare il sito ufficiale.

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Douglas Trumbull è morto: il regista ed effettista ci lascia a 79 anni

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«Mio padre, Douglas Trumbull, è morto la notte scorsa dopo un’importante battaglia di due anni contro il cancro, un tumore al cervello e un ictus. Era un genio assoluto e un mago e i suoi contributi all’industria del cinema e degli effetti speciali vivranno per decenni e oltre. Ha creato gli effetti speciali visivi per il 2001 Odissea nello spazio, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Blade Runner, Star Trek e The Tree of Life. Ha diretto Silent Running e Brainstorm. Mia sorella Andromeda ed io lo abbiamo visto sabato e gli abbiamo detto che lo amiamo, invitandolo a godersi e abbracciare il suo viaggio nel Grande Oltre. Ti voglio bene papà, mi mancherai di sicuro!». Con questo commosso e appassionato post su Facebook, la figlia Amy ha annunciato la scomparsa a 79 anni di Douglas Trumbull, celebre regista ed effettista statunitense.

Fra i tanti lavori di Trumbull, si annoverano pietre miliari della fantascienza, come 2001: Odissea nello spazio, Incontri ravvicinati del terzo tipo e Blade Runner, capolavori per i quali ha contribuito agli effetti speciali, permettendo a registi del calibro di Stanley Kubrick, Steven Spielberg e Ridley Scott di firmare opere scolpite indelebilmente nell’immaginario collettivo.

Douglas Trumbull: addio a un maestro degli effetti speciali

In una carriera a Hollywood concentrata soprattutto fra anni ’60 e anni ’80, Douglas Trumbull si è distinto come uno degli effettivi più abili, capace di diventare davvero un valore aggiunto per i progetti a cui ha preso parte. Da non sottovalutare inoltre il suo contributo come regista, per cult come 2002: la seconda odissea e Brainstorm – Generazione elettronica. La fantascienza era il suo habitat naturale, perché gli permetteva di sprigionare tutta la sua fantasia e il suo genio visionario, senza però rinunciare al realismo che contraddistingueva la sua opera. A lui dobbiamo la sontuosa scena della Porta delle Stelle di 2001: Odissea nello spazio, ma anche alcune delle trovate visive più efficaci di Blade Runner.

Dopo essersi allontanato dall’industria cinematografica, si dedica alla sperimentazione nell’ambito dei luna park e dei parchi a tema, sviluppando attrazioni che nel corso degli anni hanno intrattenuto centinaia di migliaia di persone, fra le quali citiamo il Back to the Future Ride degli Universal Studios di Los Angeles. Prima della malattia e della prematura scomparsa, Douglas Trumbull riesce a collaborare con un altro maestro come Terrence Malick, con cui firma The Tree of LifeVoyage of Time, progetti che gli permettono nuovamente di dare vita a tutta la sua creatività.

Una carriera che è già storia del cinema, suggellata da 3 nomination all’Oscar (per gli effetti speciali di Incontri ravvicinati del terzo tipo, Star Trek e Blade Runner) e da due statuette per il merito tecnico-scientifico (nel 1993) e per il Premio Gordon E. Sawyer nel 2012. Oggi finisce il suo viaggio nel cinema, ma comincia quello fra le stelle che ha più volte intrapreso coi suoi film.

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