Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga

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Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: recensione del film

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Nel turbolento mondo dell’intrattenimento degli ultimi anni, scosso continuamente dalle più che giustificate lotte per la parità di genere, da polemiche per la rappresentazione delle minoranze e da tragedie come la pandemia ancora in corso, un filone in particolare se ne esce con le ossa rotte. Stiamo parlando della commedia demenziale, soprattutto quella americana, che a cavallo fra anni ’90 e 2000 è stata portata alla ribalta planetaria dalla squadra di Judd Apatow e dal Frat Pack di Ben Stiller, Jack Black, Will Ferrell, Vince Vaughn e dei fratelli Owen e Luke Wilson. Proprio in un momento di generalizzata preoccupazione, questo filone prova timidamente a risorgere dalle sue ceneri con la produzione originale Netflix Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga, che riunisce tre pilastri di 2 single a nozze – Wedding Crashers: il regista David Dobkin e gli interpreti Will Ferrell e Rachel McAdams.

Più che all’opera del 2005, sorretta dall’estro e dalla vis comica dei suoi interpreti in un impianto da goliardica commedia, Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga ricorda nello spunto di partenza Zoolander, i suoi personaggi sopra le righe e la sua voglia di fare satira su uno specifico settore, che in questo caso non è la moda, ma il bizzarro carrozzone che ruota intorno alla più celebre manifestazione canora europea, capace in passato di lanciare verso la ribalta internazionale artisti del calibro di Céline Dion e degli ABBA. Il legame fra il film e l’Eurovision Song Contest è sottolineato dal fatto che il lancio su Netflix dell’opera di David Dobkin avrebbe dovuto coincidere con l’inizio della manifestazione, poi annullata per i motivi che purtroppo ben conosciamo.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: Will Ferrell e Rachel McAdams fra musica e risate

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga

Il sorprendente Will Ferrell e la sempre più brava Rachel McAdams interpretano Lars Erickssong e Sigrit Ericksdottir, i due membri dei cosiddetti Fire Saga, gruppo islandese nato dall’amicizia pluriennale fra i due e alimentato dal sogno di vincere l’Eurovision Song Contest. I due, abituati a esibirsi in squallidi bar di provincia sotto il freddo sguardo dei conoscenti e del padre di Lars, Erick (un ottimo Pierce Brosnan), riescono con un doppio colpo di fortuna a qualificarsi e a vincere le eliminatorie islandesi per l’Eurovision, guadagnandosi il diritto di rappresentare la loro nazione e di esibirsi su quel palco che agognavano fin da bambini. Giunti a Edimburgo, sede della finale, i due si trovano costretti a fronteggiare agguerriti avversari, come il russo Alexander Lemtov (il perfetto Dan Stevens), e soprattutto a risolvere i lati più ambigui del loro rapporto, dopo anni di silenzio e imbarazzo.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga si muove così lungo diversi binari, dimostrandosi quasi sempre all’altezza della sfida narrativa, nonostante un minutaggio che supera le due ore, non sempre efficace per una commedia. La quota di comicità demenziale è garantita soprattutto dalle esilaranti esibizioni musicali dei Fire Saga, che, come intuibile già dal trailer, valgono da sole la visione. Anche l’intento parodistico nei confronti dell’Eurovision riesce a trovare l’equilibrio fra affettuosa ironia e fedele rappresentazione, facilitato dal fatto che anche la vera manifestazione cammina costantemente sul sottile filo che separa l’arte dal kitsch.

A lasciare perplessi è invece la superficiale rappresentazione degli islandesi come popolo rozzo ed estraneo alla modernità. A tratti si respira l’atmosfera di inesperienza e atavica mediocrità alla base di Cool Runnings – Quattro sottozero e della sua indimenticabile nazionale giamaicana di bob, che in questo caso non è però giustificata: l’Islanda vanta infatti ben 32 partecipazioni e due secondi posti all’Eurovision.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: il punto di vista statunitense sulla manifestazione

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga

Dove Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga sorprende in positivo è invece nello sviluppo dei personaggi e delle dinamiche fra loro. Se inizialmente è facile entrare in empatia con il personaggio di Will Ferrell, un bambino sognatore intrappolato nel corpo di un adulto di mezza età, con il passare dei minuti è pressoché impossibile non innamorarsi della Sigrit di Rachel McAdams, davvero fenomenale nel dare umanità e tridimensionalità ai personaggi da lei interpretati, in ogni contesto. La sensibilità e il tatto con cui viene trattato l’impacciato e incerto rapporto fra i due protagonisti sono difficilmente riscontrabili all’interno di una commedia demenziale, e sostengono il racconto anche quando rischia di accartocciarsi su se stesso.

Quando Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga si allontana da Lars e Sigrit, trova inoltre una valida sponda in alcuni personaggi secondari, come il taciturno e apparentemente inscalfibile Brosnan e il grottesco Stevens, da cui arriva inaspettatamente anche una stilettata alla Russia di Vladimir Putin. Gli appassionati di lunga data della più importante manifestazione canora europea noteranno inoltre una rappresentazione della stessa tipicamente americana, nel bene e nel male. Da una parte, le sgargianti performance musicali sono messe in scena in maniera talmente eccessiva da essere paradossalmente indistinguibili da ciò che avviene nella realtà. Dall’altro lato, si percepisce che il punto di vista sulla rassegna è quello di chi scruta dall’alto verso il basso, cioè di chi, abituato al glamour dei Grammy, guarda a questa unica commistione di culture e tradizioni come a un inafferrabile e folkloristico circo.

Non ingannano in questo senso i tentativi da parte di Ferrell (anche sceneggiatore insieme a Andrew Steele) di ristabilire l’equidistanza, attraverso taglienti e ripetute gag contro un gruppo di giovani americani, condite da stereotipi su Starbucks e sulla loro scarsa dimestichezza con altre culture.

La risposta demenziale a A Star Is Born

Anche se la comicità è penalizzata da qualche sbavatura di troppo in fase di sceneggiatura e montaggio (un esempio su tutti: il confusionario rapporto fra i genitori dei protagonisti), Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga non delude gli spettatori in cerca di puro intrattenimento, grazie a un Ferrell che come sempre riesce a essere irresistibile anche quando platealmente fuori parte e a una McAdams ormai in grado di fare tutto tranne cantare (nelle performance canore è doppiata dalla cantante svedese Molly Sandén, in modo da esaltare la differenza di talento fra il suo personaggio e il partner). Gradevoli anche le diverse comparsate, fra cui segnaliamo la sfilata degli ultimi vincitori della manifestazione e il piccolo e autoironico ruolo della ritrovata Demi Lovato.

A convincere ancora di più è però il climax emotivo del racconto, ampiamente intuibile nell’esito ma costruito in maniera impeccabile. Gli orfani di A Star Is Born potrebbero trovare un controcampo assurdo ma non meno emozionante del racconto con protagonisti Bradley Cooper e Lady Gaga, e la nomination all’Oscar come migliore canzone originale non è un’utopia. E in una piattaforma come Netflix, spesso accusata non a torto di piattezza e ripetitività nella maggior parte delle sue produzioni originali, Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga fornisce un contributo non indifferente in termini di varietà di generi e atmosfere, dimostrando coi fatti che anche nel campo di gioco della commedia meno ambiziosa e più giocosa è possibile costruire qualcosa di originale, con cui gli spettatori possano empatizzare.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: la commedia demenziale ha di nuovo un futuro?

Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga

Ricollegandoci a quanto dicevamo in apertura sulla scarsità di commedie demenziali nel cinema contemporaneo, Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga potrebbe costituire un primo segnale per una possibile inversione di rotta. Il decimo posto provvisorio dell’opera di Dobkin nella classifica dei più visti su Netflix è forse un risultato inferiore alle attese, ma confidiamo che questa storia particolare e allo stesso tempo universale, grottesca ma a tratti toccante, possa avere un risultato più duraturo nel tempo rispetto ad altre opere usa e getta che popolano le varie piattaforme di streaming.

Mai come in questo momento c’è bisogno di divertirsi e scacciare i pensieri più cupi: Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga adempie perfettamente a questo compito, regalandoci due ore di spensieratezza fra musica e risate e ricordandoci, in un’epoca di distanziamento sociale, che non è mai troppo tardi per colmare le distanze con le persone a noi care.

Overall
7/10

Verdetto

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga concentra la sua carica ironica e demenziale sul mondo della musica, e nello specifico su una manifestazione che ogni anno inchioda davanti allo schermo decine di milioni di europei. L’umorismo non è sempre centrato, ma la gestione dei personaggi e della loro progressione fa chiudere un occhio su molti difetti.

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A Classic Horror Story: trailer e poster del film Netflix

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A Classic Horror Story

Se ti sembra di averlo già visto, prova a guardare meglio. Con queste enigmatiche parole, Netflix presenta il trailer ufficiale di A Classic Horror Story, nuovo film horror originale della piattaforma, diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli. A Classic Horror Story arriverà nel catalogo Netflix il 14 luglio e si presenta come un omaggio alla tradizione di genere italiana che, partendo da riferimenti classici, arriva a creare qualcosa di completamente nuovo. Questa produzione targata Colorado Film sarà presentata in Concorso alla 67esima edizione del Taormina Film Fest 2021, che si terrà dal 27 giugno al 3 luglio 2021. Vediamo subito cosa ci aspetta.

Il trailer ufficiale di A Classic Horror Story

Questa la sinossi ufficiale di A Classic Horror Story:

Cinque carpooler viaggiano a bordo di un camper per raggiungere una destinazione comune. Cala la notte e per evitare la carcassa di un animale si schiantano contro un albero. Quando riprendono i sensi si ritrovano in mezzo al nulla. La strada che stavano percorrendo è scomparsa; ora c’è solo un bosco fitto e impenetrabile e una casa di legno in mezzo ad una radura. Scopriranno presto che è la dimora di un culto innominabile. Come sono arrivati lì? Cosa è successo veramente dopo l’incidente? Chi sono le creature mascherate raffigurate sui dipinti nella casa? Potranno fidarsi l’uno dell’altro per cercare di uscire dall’incubo in cui sono rimasti intrappolati?

Il film ha per protagonisti principali Matilda Lutz, Francesco Russo, Peppino Mazzotta, Yulia Sobol, Will Merrick, Alida Baldari Calabria e Cristina Donadio. In conclusione, ecco il poster ufficiale.

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Skam Italia: Netflix annuncia la quinta stagione della serie

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Skam Italia

Gli appassionati di Skam Italia hanno un motivo per festeggiare. Netflix ha infatti ufficializzato che ci sarà una quinta stagione della serie, che arriverà nel corso del 2022 nel catalogo della piattaforma. Per confermare la decisione, Netflix ha pubblicato sui propri canali social un breve video annuncio di Skam Italia 5, che potete vedere di seguito.

Il video annuncio della quinta stagione di Skam Italia


Skam Italia è il remake targato Cross Productions dell’omonimo show norvegese. Il progetto è considerato dalla critica italiana e internazionale uno dei migliori adattamenti in assoluto, per merito del linguaggio utilizzato e dell’approccio ai temi trattati. Due elementi che hanno permesso una perfetta identificazione nella storia da parte del pubblico.  

Dopo il successo delle precedenti stagioni, già disponibili sul servizio, la serie torna nella quinta stagione con una nuova storia e gli amati studenti romani, raccontati ancora una volta fuori dagli stereotipi dell’adolescenza. La produzione di Cross Productions spazia da serie e miniserie come Il Cacciatore, Sirene, Rocco Schiavone, Una Grande Famiglia, a sketch-com come Piloti, fino alla vera e propria sperimentazione per un mercato sempre più crossmediale: oltre a Skam Italia, la società di produzione ha realizzato Il Candidato, 140 Secondi, e Una Grande Famiglia 20 Anni Prima.

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Generazione 56K: il trailer della serie Netflix dei The Jackal

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Netflix ha pubblicato il trailer e la locandina di Generazione 56K, nuova serie italiana prodotta da Cattleya – parte di ITV Studios – e realizzata in collaborazione con The Jackal – gruppo Ciaopeople – che sarà disponibile dal 1° luglio 2021 su Netflix in tutti i 190 paesi in cui il servizio è attivo.

Amori fuori tempo e amicizie inossidabili, tra il desiderio di diventare adulti e il coraggio di inseguire i propri sogni. Nel trailer di Generazione 56K possiamo dare un un primo sguardo al ritratto, ricco di contraddizioni, della generazione dei Millennial, travolta – alle soglie dell’adolescenza – dall’arrivo di Internet negli anni Novanta. Una generazione che oggi vede nella tecnologia un elemento indispensabile nella propria vita: offre velocità, connessioni e infinite possibilità. Orientarsi in questa varietà di opzioni non è però sempre facile. Gustiamoci quindi il trailer, sulle nostalgiche note di Come mai degli 883, inno degli amori di un’intera generazione.

Generazione 56K: il trailer della serie

Ambientata tra Napoli e Procida, Generazione 56K è una serie di genere comedy basata su un’idea originale di Francesco Ebbasta e da lui scritta insieme a Costanza Durante, Laura Grimaldi e Davide Orsini, che ne è anche head writer. Dietro la macchina da presa dei primi 4 episodi Francesco Ebbasta, mentre Alessio Maria Federici firma la regia dei restanti 4. Questa la sinossi della serie:

Al centro della storia Daniel e Matilda, che si conoscono da giovanissimi e s’innamorano da adulti, e che, insieme agli amici di sempre, Luca e Sandro, sono il simbolo della Generazione del Modem 56K. Daniel e Matilda vivono una relazione che rivoluzionerà il loro mondo e li costringerà a fare i conti con il passato e quella parte più pura e vera di se stessi che, in modi opposti, hanno dimenticato. Tutti gli episodi della serie intrecciano costantemente due linee temporali, due punti di vista, due fasi della stessa storia d’amore e di amicizia che parte nel 1998 e continua fino ai giorni nostri.

Daniel e Matilda sono interpretati rispettivamente da Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli, nella loro versione adulta, e da Alfredo Cerrone e Azzurra Iacone in quella da ragazzini. Protagonisti della serie anche due componenti dei The Jackal nel ruolo degli amici storici di Daniel: Gianluca Fru è Luca e Fabio Balsamo è Sandro, rispettivamente interpretati, nella loro versione da bambini, da Gennaro Filippone e da Egidio Mercurio. Nel cast troviamo anche Biagio Forestieri (Napoli Velata) nei panni di Bruno, Claudia Tranchese (Sotto il sole di RiccioneGomorra la serie 4 stagione) in quelli di Ines, Federica Pirone in quelli di Cristina. Elena Starace interpreta Raffaella e Sebastiano Kiniger dà volto a Enea. In conclusione, ecco il poster ufficiale di Generazione 56K.

Generazione 56K

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