Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga

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Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: recensione del film

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Nel turbolento mondo dell’intrattenimento degli ultimi anni, scosso continuamente dalle più che giustificate lotte per la parità di genere, da polemiche per la rappresentazione delle minoranze e da tragedie come la pandemia ancora in corso, un filone in particolare se ne esce con le ossa rotte. Stiamo parlando della commedia demenziale, soprattutto quella americana, che a cavallo fra anni ’90 e 2000 è stata portata alla ribalta planetaria dalla squadra di Judd Apatow e dal Frat Pack di Ben Stiller, Jack Black, Will Ferrell, Vince Vaughn e dei fratelli Owen e Luke Wilson. Proprio in un momento di generalizzata preoccupazione, questo filone prova timidamente a risorgere dalle sue ceneri con la produzione originale Netflix Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga, che riunisce tre pilastri di 2 single a nozze – Wedding Crashers: il regista David Dobkin e gli interpreti Will Ferrell e Rachel McAdams.

Più che all’opera del 2005, sorretta dall’estro e dalla vis comica dei suoi interpreti in un impianto da goliardica commedia, Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga ricorda nello spunto di partenza Zoolander, i suoi personaggi sopra le righe e la sua voglia di fare satira su uno specifico settore, che in questo caso non è la moda, ma il bizzarro carrozzone che ruota intorno alla più celebre manifestazione canora europea, capace in passato di lanciare verso la ribalta internazionale artisti del calibro di Céline Dion e degli ABBA. Il legame fra il film e l’Eurovision Song Contest è sottolineato dal fatto che il lancio su Netflix dell’opera di David Dobkin avrebbe dovuto coincidere con l’inizio della manifestazione, poi annullata per i motivi che purtroppo ben conosciamo.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: Will Ferrell e Rachel McAdams fra musica e risate

Il sorprendente Will Ferrell e la sempre più brava Rachel McAdams interpretano Lars Erickssong e Sigrit Ericksdottir, i due membri dei cosiddetti Fire Saga, gruppo islandese nato dall’amicizia pluriennale fra i due e alimentato dal sogno di vincere l’Eurovision Song Contest. I due, abituati a esibirsi in squallidi bar di provincia sotto il freddo sguardo dei conoscenti e del padre di Lars, Erick (un ottimo Pierce Brosnan), riescono con un doppio colpo di fortuna a qualificarsi e a vincere le eliminatorie islandesi per l’Eurovision, guadagnandosi il diritto di rappresentare la loro nazione e di esibirsi su quel palco che agognavano fin da bambini. Giunti a Edimburgo, sede della finale, i due si trovano costretti a fronteggiare agguerriti avversari, come il russo Alexander Lemtov (il perfetto Dan Stevens), e soprattutto a risolvere i lati più ambigui del loro rapporto, dopo anni di silenzio e imbarazzo.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga si muove così lungo diversi binari, dimostrandosi quasi sempre all’altezza della sfida narrativa, nonostante un minutaggio che supera le due ore, non sempre efficace per una commedia. La quota di comicità demenziale è garantita soprattutto dalle esilaranti esibizioni musicali dei Fire Saga, che, come intuibile già dal trailer, valgono da sole la visione. Anche l’intento parodistico nei confronti dell’Eurovision riesce a trovare l’equilibrio fra affettuosa ironia e fedele rappresentazione, facilitato dal fatto che anche la vera manifestazione cammina costantemente sul sottile filo che separa l’arte dal kitsch.

A lasciare perplessi è invece la superficiale rappresentazione degli islandesi come popolo rozzo ed estraneo alla modernità. A tratti si respira l’atmosfera di inesperienza e atavica mediocrità alla base di Cool Runnings – Quattro sottozero e della sua indimenticabile nazionale giamaicana di bob, che in questo caso non è però giustificata: l’Islanda vanta infatti ben 32 partecipazioni e due secondi posti all’Eurovision.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: il punto di vista statunitense sulla manifestazione

Dove Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga sorprende in positivo è invece nello sviluppo dei personaggi e delle dinamiche fra loro. Se inizialmente è facile entrare in empatia con il personaggio di Will Ferrell, un bambino sognatore intrappolato nel corpo di un adulto di mezza età, con il passare dei minuti è pressoché impossibile non innamorarsi della Sigrit di Rachel McAdams, davvero fenomenale nel dare umanità e tridimensionalità ai personaggi da lei interpretati, in ogni contesto. La sensibilità e il tatto con cui viene trattato l’impacciato e incerto rapporto fra i due protagonisti sono difficilmente riscontrabili all’interno di una commedia demenziale, e sostengono il racconto anche quando rischia di accartocciarsi su se stesso.

Quando Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga si allontana da Lars e Sigrit, trova inoltre una valida sponda in alcuni personaggi secondari, come il taciturno e apparentemente inscalfibile Brosnan e il grottesco Stevens, da cui arriva inaspettatamente anche una stilettata alla Russia di Vladimir Putin. Gli appassionati di lunga data della più importante manifestazione canora europea noteranno inoltre una rappresentazione della stessa tipicamente americana, nel bene e nel male. Da una parte, le sgargianti performance musicali sono messe in scena in maniera talmente eccessiva da essere paradossalmente indistinguibili da ciò che avviene nella realtà. Dall’altro lato, si percepisce che il punto di vista sulla rassegna è quello di chi scruta dall’alto verso il basso, cioè di chi, abituato al glamour dei Grammy, guarda a questa unica commistione di culture e tradizioni come a un inafferrabile e folkloristico circo.

Non ingannano in questo senso i tentativi da parte di Ferrell (anche sceneggiatore insieme a Andrew Steele) di ristabilire l’equidistanza, attraverso taglienti e ripetute gag contro un gruppo di giovani americani, condite da stereotipi su Starbucks e sulla loro scarsa dimestichezza con altre culture.

La risposta demenziale a A Star Is Born

Anche se la comicità è penalizzata da qualche sbavatura di troppo in fase di sceneggiatura e montaggio (un esempio su tutti: il confusionario rapporto fra i genitori dei protagonisti), Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga non delude gli spettatori in cerca di puro intrattenimento, grazie a un Ferrell che come sempre riesce a essere irresistibile anche quando platealmente fuori parte e a una McAdams ormai in grado di fare tutto tranne cantare (nelle performance canore è doppiata dalla cantante svedese Molly Sandén, in modo da esaltare la differenza di talento fra il suo personaggio e il partner). Gradevoli anche le diverse comparsate, fra cui segnaliamo la sfilata degli ultimi vincitori della manifestazione e il piccolo e autoironico ruolo della ritrovata Demi Lovato.

A convincere ancora di più è però il climax emotivo del racconto, ampiamente intuibile nell’esito ma costruito in maniera impeccabile. Gli orfani di A Star Is Born potrebbero trovare un controcampo assurdo ma non meno emozionante del racconto con protagonisti Bradley Cooper e Lady Gaga, e la nomination all’Oscar come migliore canzone originale non è un’utopia. E in una piattaforma come Netflix, spesso accusata non a torto di piattezza e ripetitività nella maggior parte delle sue produzioni originali, Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga fornisce un contributo non indifferente in termini di varietà di generi e atmosfere, dimostrando coi fatti che anche nel campo di gioco della commedia meno ambiziosa e più giocosa è possibile costruire qualcosa di originale, con cui gli spettatori possano empatizzare.

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga: la commedia demenziale ha di nuovo un futuro?

Ricollegandoci a quanto dicevamo in apertura sulla scarsità di commedie demenziali nel cinema contemporaneo, Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga potrebbe costituire un primo segnale per una possibile inversione di rotta. Il decimo posto provvisorio dell’opera di Dobkin nella classifica dei più visti su Netflix è forse un risultato inferiore alle attese, ma confidiamo che questa storia particolare e allo stesso tempo universale, grottesca ma a tratti toccante, possa avere un risultato più duraturo nel tempo rispetto ad altre opere usa e getta che popolano le varie piattaforme di streaming.

Mai come in questo momento c’è bisogno di divertirsi e scacciare i pensieri più cupi: Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga adempie perfettamente a questo compito, regalandoci due ore di spensieratezza fra musica e risate e ricordandoci, in un’epoca di distanziamento sociale, che non è mai troppo tardi per colmare le distanze con le persone a noi care.

Overall
7/10

Verdetto

Eurovision Song Contest – La storia dei Fire Saga concentra la sua carica ironica e demenziale sul mondo della musica, e nello specifico su una manifestazione che ogni anno inchioda davanti allo schermo decine di milioni di europei. L’umorismo non è sempre centrato, ma la gestione dei personaggi e della loro progressione fa chiudere un occhio su molti difetti.

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Nyad – Oltre l’oceano: recensione del film con Annette Bening e Jodie Foster

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«I limiti, come le paure, spesso sono solo un’illusione». Una frase resa celebre dal leggendario cestista Michael Jordan, che nel giorno del suo ingresso nella prestigiosa Hall of Fame della NBA invitò il pubblico presente a non prendersi gioco del suo possibile ritorno in campo a 50 anni, dopo aver infranto diversi record per i giocatori over 40. I limiti da superare e le illusioni sono anche al centro di Nyad – Oltre l’oceano, primo film di finzione della coppia di documentaristi Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi (già autori del documentario premiato con l’Oscar Free Solo), basato sull’incredibile storia vera della nuotatrice Diana Nyad, da lei stessa approfondita nell’autobiografia Find a Way.

Diana Nyad è accreditata di alcune delle maggiori imprese per quanto riguarda il nuoto in mare aperto, come la circumnavigazione dell’isola di Manhattan per un totale di 45 km. Nella sua carriera c’è però un cruccio, quello di non essere riuscita nell’impresa di nuotare da Cuba alla Florida, per un totale di circa 170 km e 60 ore di nuoto consecutive. A distanza di oltre 30 anni dal suo primo fallito tentativo, Diana decide di tentare nuovamente l’impresa, riprendendo gli allenamenti a oltre 60 anni di età, grazie anche al sostegno della coach Bonnie Stoll, per lei molto più di un’amica e di una collaboratrice.

Nyad – Oltre l’oceano racconta nel dettaglio questo secondo periodo della vita e della carriera della nuotatrice, avvalendosi delle eccezionali performance di Annette Bening (che si è allenata per un anno per la parte) e Jodie Foster, entrambe candidate agli Oscar 2024 rispettivamente come migliore attrice protagonista e non protagonista.

Nyad – Oltre l’oceano: perseveranza e ossessione in una leggendaria impresa sportiva

Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

Quella di Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi è una carriera devota a missioni in grado di ridefinire i confini fra possibile e impossibile: la scalata in solitaria e senza attrezzature di sicurezza di Alex Honnold, narrata in Free Solo; l’avventuroso ed eroico salvataggio di dodici studenti intrappolati in una grotta in Thailandia, raccontato in The Rescue – Il salvataggio dei ragazzi; gli sforzi da parte di Kris e Doug Tompkins per preservare uno degli ultimi luoghi incontaminati del pianeta, al centro di Wild Life: Una storia d’amore. Il loro passaggio al cinema di finzione (anche se basato sulla realtà) prosegue quindi sullo stesso fil rouge, soffermandosi sulle difficoltà intrinseche all’impresa e su quelle derivanti dall’età e dal lunghissimo periodo di inattività di Diana Nyad.

Non mancano quindi i passaggi sugli allenamenti inizialmente catastrofici e via via sempre migliori (Rocky ha fatto scuola in questo senso), i tanti fallimenti che costellano il cammino (o in questo caso la nuotata) verso la gloria e i momenti di crisi umana e sportiva che li accompagnano. La coppia registica riesce nel non facile intento di amalgamare immagini di repertorio e finzione scenica, cimentandosi anche in alcuni notevoli stacchi di montaggio grazie ai quali la ricostruzione si fonde con la realtà. Particolarmente riuscito anche il rapporto fra Diana Nyad e Bonnie Stoll, basato sul non detto e sullo stigma ancora presente verso gli amori fra persone dello stesso sesso: in un dialogo scopriamo della relazione fra le due donne risalente a molti anni prima, ma anche grazie alla raffinata recitazione di Annette Bening e Jodie Foster riusciamo a comprendere il mondo dietro a questo splendido sodalizio professionale.

I difetti di Nyad – Oltre l’oceano

Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

I maggiori problemi di Nyad – Oltre l’oceano risiedono nell’aspetto più fantasioso e creativo, nonostante i molteplici potenziali ganci forniti dalla storia. I tentativi da parte di Diana Nyad sono infatti segnati da numerosi rischi (come gli squali o una specie di medusa particolarmente pericolosa), da lunghi periodi di tempo da trascorrere con la sola compagnia della propria mente e da conseguenti allucinazioni. Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi depotenziano questi suggestivi spunti, affidandosi a una CGI decisamente raffazzonata per gli aspetti più onirici del racconto e a caotici richiami alla giovinezza della protagonista, che da una parte ci restituiscono un passato fatto di abusi e spinte alla competitività più estrema, ma dall’altra appesantiscono inutilmente una storia talmente potente da non avere bisogno di voli pindarici.

Consci delle difficoltà da questo punto di vista, i registi limitano al minimo indispensabile le riprese acquatiche, dando ampio spazio all’aspetto più umano della vicenda. Una scelta ripagata da un cast di altissimo profilo, in cui spicca una Annette Bening totalmente devota al suo personaggio, anche e soprattutto dal punto di visto fisico, affiancata da una dolce e comprensiva Jodie Foster, capace di sostituire diverse pagine di sceneggiatura con un solo sguardo o un piccolo gesto. Da menzionare inoltre l’apporto nei panni del navigatore John Bartlett di Rhys Ifans (di nuovo protagonista in mezzo al mare dopo I Love Radio Rock) e il contributo della discreta ma funzionale musica di Alexandre Desplat, accompagnata dal richiamo a pietre miliari della musica come The Sound of Silence.

Fra finzione e realtà

Cr. Kimberley French/Netflix ©2023

Durante Nyad – Oltre l’oceano ci affezioniamo all’ispida e immodesta personalità di Diana, comprendiamo la fatica e la frustrazione del suo team e viviamo la follia e l’ossessione di una missione in pericoloso bilico fra sport e autolesionismo. Dopo vari infruttuosi tentativi, caratterizzati da una certa ripetitività in alcune dinamiche, giungiamo infine all’ultima traversata del 2013, con cui Diana Nyad è definitivamente entrata nella leggenda, superando tutte le illusioni che le persone intorno a lei avevano chiamato limiti. Nel momento in cui si fondono le immagini di Annette Bening e della vera Diana Nyad, distrutta al termine della sua impresa, c’è il senso dell’intera operazione, che sconta tuttavia una piccola disonestà intellettuale: Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi non menzionano infatti che il record di Diana al momento non è ancora stato ratificato, a causa della mancanza di regole e della scarsa possibilità di controllo.

In conclusione, una piccola nota di colore: la protagonista è riuscita a compiere la missione a cui ha dedicato buona parte della sua vita solo al quinto tentativo, dopo oltre 36 anni di sforzi; Annette Bening, indiscutibilmente una delle migliori attrici della sua generazione, potrebbe fare altrettanto il prossimo 10 marzo, quando parteciperà per la quinta volta agli Oscar da candidata, a 33 anni di distanza dalla prima nomination per Rischiose abitudini. Le previsioni della vigilia non sono dalla sua parte ma, come ci insegna Nyad – Oltre l’oceano, mai dire mai.

Nyad – Oltre l’oceano è disponibile su Netflix.

Overall
6.5/10

Valutazione

Jimmy Chin ed Elizabeth Chai Vasarhelyi raccontano un’impresa entrata nella storia dello sport, mostrando qualche limite dal punto di vista della creatività e della narrazione ma riuscendo comunque a tratteggiare un suggestivo e avvincente ritratto di Diana Nyad.

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Il mondo dietro di te: recensione del film con Julia Roberts ed Ethan Hawke

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Negli ultimi decenni, raramente abbiamo provato una sensazione di incombente fine paragonabile a quella che stiamo vivendo adesso. Fra conflitti militari che coinvolgono potenze armate di bombe atomiche. estremismi politici di ogni sorta, catastrofi sanitarie e cambiamento climatico, il presente e il futuro prossimo non sono mai stati così cupi e foschi. In questo clima si inserisce con lucidità e inquietante puntualità Il mondo dietro di te, angosciante thriller fantapolitico Netflix diretto da Sam Esmail (già alla regia dei successi televisivi Mr. Robot e Homecoming), tratto dall’omonimo romanzo di Rumaan Alam.

Un’opera che arriva con un tempismo perfetto, in bilico fra i pericoli per l’umanità già citati e una sempre presente voglia di evasione, simboleggiata dall’ossessione per Friends di una delle protagoniste e dalla stessa Netflix, che con la sua spinta al binge watching è stata un’ancora di salvezza per tante persone nei momenti più bui della pandemia. Il risultato è un racconto fortemente politico (non a caso fra i produttori esecutivi ci sono Barack e Michelle Obama), che affonda le mani nelle inquietudini del presente per metterci in guardia su un futuro tutt’altro che rassicurante, avvalendosi della bravura e del carisma di un cast con star del calibro di Julia Roberts, Mahershala Ali, Ethan Hawke e Kevin Bacon.

Il mondo dietro di te: un inquietante monito per un mondo sull’orlo del collasso

CR: Courtesy NETFLIX

Al centro della vicenda c’è la famiglia newyorkese dei Sandford. Amanda (Julia Roberts) è una pubblicitaria asociale, che per sorprendere il marito Clay (Ethan Hawke) e i figli decide di prenotare per un intero weekend una sontuosa villa nei pressi della costa. Partiti con le migliori intenzioni, fin dal momento dell’arrivo i membri della famiglia si trovano però coinvolti in avvenimenti decisamente strani. Il primo di questi è l’improvviso arenamento di una petroliera sulla spiaggia, ma a stretto giro si interrompono anche le linee telefoniche e la rete dati Internet. Quest’ultimo evento è particolarmente deleterio per la giovane Rose (Farrah Mackenzie), che essendo coinvolta in una maratona dedicata a Friends manifesta frustrazione per non potere vedere il sospirato finale.

A esacerbare ulteriormente gli animi è l’arrivo presso l’abitazione di G.H. Scott (Mahershala Ali) e della figlia Ruth (Myha’la Herrold). L’uomo si presenta come il legittimo proprietario dell’abitazione e propone una pacifica convivenza fino al termine dell’emergenza, per l’insofferenza di Amanda. Fra i Sandford e gli Scott non scorre buon sangue, ma il clima di diffidenza viene forzatamente messo in secondo piano dal deteriorarsi della situazione all’esterno, che fa temere un attacco terroristico su scala nazionale o addirittura l’inizio di una guerra.

Qualche semplificazione narrativa di troppo

CR: Courtesy NETFLIX

Come in uno degli incubi magistralmente portati sul grande schermo da Jordan Peele e M. Night Shyamalan, Sam Esmail tratteggia un amaro e raggelante quadro di una società sempre più involuta, che anche di fronte all’emergenza si divide in fazioni e si affida alla diffidenza e alla sfiducia, trasformando la tecnologia nell’unico faro da seguire, in maniera cieca e acritica. Il quadro che ne deriva è quello di un mondo a un passo dal baratro, a cui basta una piccola spinta per precipitare.

Sam Esmail gioca proprio su queste fragilità, dando vita a un racconto carico di tensione e mistero, che fin dai primi minuti spinge lo spettatore a chiedersi cosa stia succedendo, chi siano i colpevoli e quali siano le loro motivazioni. Domande che funzionano dal punto di vista dell’intrattenimento, ma non devono fare dimenticare le premesse, ben sviscerate dal regista.

Il mondo dietro di te non è scevro da qualche semplificazione narrativa di troppo, come i vari colloqui fra i diversi membri delle famiglie (volti a superare o confermare i pregiudizi), le frequenti apparizioni degli animali (simbolo di una natura che avvisa l’uomo della catastrofe imminente) o un finale che svela un po’ troppo, togliendo qualcosa all’ambiguo fascino del racconto. Nonostante ciò, siamo di fronte a un film per piattaforma che fa rimpiangere la mancata uscita in sala e si inserisce con tempestività e perspicacia nel dibattito pubblico.

Il mondo dietro di te e la politica

CR: JoJo Whilden/NETFLIX

La dimensione politica de Il mondo dietro di te è completata dagli evidenti richiami alla presidenza di Donald Trump e in particolare all’Assalto al Campidoglio, con una rivolta limitata nel tempo e nelle vittime ma non meno grave e significativa. Tremendamente attuali anche il personaggio di Kevin Bacon, complottista reazionario e guerrafondaio che ha comunque il sorprendente merito di fornire una chiave di lettura abbastanza precisa e credibile per gli eventi, e la rivolta delle Tesla, altro monito lanciato dal film a un’umanità asservita all’intelligenza artificiale e all’automazione.

Emerge invece l’umanità più vera e imperfetta, che danza sul crinale della tragedia senza mai rinunciare all’evasione. È questo il caso del trasandato e ironico personaggio di Ethan Hawke (sempre più a suo agio in questi ruoli), della piccola Rose che ha nelle storie l’unica via di fuga da una realtà deprimente e in fondo anche della misantropa Sandra, che pur in mezzo a un disastro riesce a superare le sue remore e a riscoprire la piacevolezza e la leggerezza attraverso il prossimo.

Il mondo dietro di te: fra mistero e suggestione

CR: Courtesy NETFLIX

Sam Esmail ha il merito di farcire il racconto di misteri con invidiabile coerenza, traendo il meglio anche da quelli più deboli (i rumori assordanti che sconvolgono i protagonisti), concedendosi qualche finezza registica (assistiamo più volte a eventi da un punto di vista quantomeno bizzarro come quello dello spazio, con possibili risvolti interpretativi) e mantenendo un livello di ambiguità tale da lasciare comunque spazio a diverse contrastanti teorie sugli eventi narrati.

La ciliegina sulla torta è lo spiazzante e beffardo finale, già diventato a suo modo cult. Con il mondo che cade a pezzi e l’Apocalisse che si avvicina, forse la soluzione migliore è veramente quella di mettersi al riparo ed evadere dalla realtà insieme alle nostre serie preferite, preparandosi a una lunga e tormentata attesa.

Il mondo dietro di te è disponibile su Netflix.

Overall
8/10

Valutazione

Il mondo dietro di te si rivela uno dei migliori film originali Netflix, in costante equilibrio fra l’evasione e la riflessione proprio come i suoi protagonisti.

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Netflix: tutte le nuove uscite di febbraio 2024

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Tante le nuove uscite in arrivo a febbraio su Netflix, in grado di incontrare tutti i gusti e ogni necessità. Grande curiosità per Raël: l’ultimo profeta, docuserie su una celebre religione ispirata agli UFO trasformatasi in una setta controversa. Attesa anche per Einstein e la bomba, documentario sull’illustre fisico e sul suo rapporto con la creazione della bomba atomica, tornato in auge dopo l’uscita di Oppenheimer, fra i film favoriti per gli Oscar 2024.

Per gli amanti della serialità coreana è in arrivo il thriller A Killer Paradox, mentre gli appassionati di Formula 1 in attesa dell’inizio del nuovo campionato possono contare sull’uscita della sesta stagione di Formula 1: Drive to Survive. Fra le varie uscite Netflix del mese, da segnalare anche quella di Players, commedia romantica con Gina Rodriguez e Damon Wayans Jr. Di seguito, l’elenco completo delle uscite che ci aspettano a febbraio su Netflix.

Tutte le uscite di Netflix per febbraio 2024

Cr. Courtesy of Netflix © 2024

1 febbraio

  • Il matrimonio del mio migliore amico (film non originale)
  • The One (film non originale)
  • The Peacemaker (film non originale)
  • RedLife (film non originale)

2 febbraio

  • Orion e il Buio (film originale)
  • Let’s Talk About CHU (serie originale, stagione 1)

6 febbraio

  • La La Land (film non originale)

7 febbraio

  • Raël: l’ultimo profeta (docuserie originale)
  • Il Diavolo veste Prada (film non originale)

8 febbraio

  • One Day (serie originale, stagione 1)
  • Rick and Morty (serie non originale, stagione 7)

9 febbraio

  • Lover, Stalker, Killer (docuserie originale)
  • Cenere (film originale)
  • A Killer Paradox (serie originale, stagione 1)

11 febbraio

  • Dante (film non originale)

13 febbraio

  • Taylor Tomlinson: Have It All (stand-up comedy originale)
  • Uccidimi, tesoro! (film originale)

14 febbraio

  • L’amore è cieco (reality show originale, stagione 6)
  • Buongiorno, Verônica (stagione originale, stagione 1)
  • Players (film originale)
  • L’aggiusta-cuori (film originale)
  • A Soweto Love Story (film originale)

15 febbraio

  • The Vince Staples Show (serie originale, stagione 1)
  • Love, Simon (film non originale)
  • House of Ninjas (serie non originale, stagione 1)

16 febbraio

  • Comedy Chaos (serie originale, stagione 1)
  • Einstein e la bomba (documentario originale)

19 febbraio

  • Nuova scena (reality show originale)

22 febbraio

  • Avatar – La leggenda di Aang (serie originale, stagione 1)

23 febbraio

  • Dalla mia finestra 3: Guardando te (film originale)
  • Mea Culpa (film originale)
  • Formula 1: Drive to Survive (docuserie originale, stagione 6)

28 febbraio

  • Code 8: Part II (film originale)
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