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Foglie al vento: recensione del film di Aki Kaurismäki

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«Ci sono certe cose per cui vale la pena di vivere», dice Woody Allen in Manhattan prima di snocciolare un elenco che comprende fra gli altri Groucho Marx, Louis Armstrong, Marlon Brando e Frank Sinatra. Un elenco parziale e indubbiamente personale, a cui però ci sentiamo di aggiungere un regista tanto folle quanto romantico, tanto classico quanto intimamente legato ai ai problemi del presente, che a partire da una piccola nazione del Nord Europa ha scritto e continua a scrivere pagine indelebili di grandissimo cinema. Stiamo parlando del finlandese Aki Kaurismäki, che a 6 anni di distanza da L’altro volto della speranza torna in sala con il suo ultimo gioiello Foglie al vento, vincitore del Premio della giuria dello scorso Festival di Cannes.

Un’opera amara ma paradossalmente piena di speranza, immersa nella miseria e nello squallore ma incredibilmente vitale, costantemente in bilico fra malinconia e comicità, fra solitudine e amore. Un lavoro che in un’epoca fatta di minutaggi fuori controllo e di rincorsa di sproporzionata serialità riesce a dare vita a un mondo e a raccontare tutto ciò che serve in appena 81 minuti, ribadendo se necessario che più non significa per forza meglio. Ma Foglie al vento è anche gioia e orgoglio cinefilo, che guarda tanto a Douglas Sirk e David Lean quanto a Charlie Chaplin (evocato anche dal nome di un cane), prendendosi il lusso di omaggiare Robert Bresson e Jean-Luc Godard nel più spassoso dei modi, ovvero accostandoli a I morti non muoiono dell’amico Jim Jarmusch.

Foglie al vento: solitudine, cinefilia e attaccamento alla vita nel nuovo capolavoro di Kaurismäki

Ci troviamo nella Finlandia del nostro triste presente, o sarebbe meglio dire nell’imminente futuro, dal momento che qua e là affiorano calendari dell’appena iniziato 2024. Dalla radio arrivano inquietanti aggiornamenti sulle iniziative belliche della Russia (confinante con la Finlandia per oltre 1000 chilometri) e il mondo del lavoro è più vicino a una raggelante distopia che a un’appagante attività di sostentamento. In uno scenario di povertà e disperazione facciamo la conoscenza di Ansa (Alma Pöysti, candidata al Golden Globe 2024 come migliore attrice in un film commedia o musicale), che perde il suo lavoro di commessa in un supermercato per essersi permessa di prendere del cibo scaduto invece di lasciarlo nella spazzatura.

La donna si imbatte per caso in un uomo altrettanto derelitto e sconfortato (Jussi Vatanen), sottopagato lavoratore in cantiere e dipendente dal fumo e dall’alcool. Il loro è un incontro di solitudini e di insoddisfazioni, alimentato dalla gioia delle piccole cose, come un appuntamento al cinema o una frugale cena casalinga, ma al tempo stesso afflitto da un destino che sembra mettere continuamente i bastoni fra le ruote del loro amore, fra imprevisti, numeri di telefono persi e nomi mai scambiati. Intorno al loro un mondo fuori dal tempo, in cui non esistono televisioni ma solo cinema e radio, e dove i telefoni cellulari sembrano oggetti di antiquariato. Un mondo in cui nonostante l’amore e l’umanità riescono sempre a trovare una strada.

Non solo critica sociale

Foglie al vento

Un autore è anche una voce unica e riconoscibile, sempre coerente con se stesso. In un panorama cinematografico contemporaneo fatto di tanti onesti mestieranti e di pochi veri maestri, Aki Kaurismäki si conferma un vero e indispensabile Autore, capace come nessuno di raccontare gli ultimi senza mai essere ricattatorio, di addentrarsi nell’emarginazione e nell’abbandono con dignità e rispetto, di tratteggiare ritratti umani indimenticabili e mai banali. Foglie al vento è l’ennesima prova di tutto ciò: una donna spezzata bergmaniana e una sorta di giovane James Stewart nordico, entrambi in fuga da un passato che non conosciamo ma che sentiamo incredibilmente vicino e tangibile, nonostante la nostra distanza culturale e sociale.

Un miracolo cinematografico frutto del genio di Kaurismäki, che come tutti i geni lavora sui dettagli, trovando nei suoi consueti accostamenti cromatici scenografici la strada per parlarci dei suoi protagonisti molto meglio di quanto possano fare le parole, cercando negli sguardi una soluzione all’incomunicabilità, lavorando sulle musiche per realizzare una cangiante e bizzarra cornice, in cui si alternano con naturalezza tango, Mambo italiano e rock finlandese.

Foglie al vento: la speranza secondo Aki Kaurismäki

Foglie al vento

Nello spazio in cui altri partorirebbero solo una puntata di una serie televisiva, Kaurismäki ci accompagna in un viaggio cinefilo in cui la sala cinematografica è il baricentro di tutte le altre emozioni, in una riflessione sociale degna di Ken Loach e dei fratelli Dardenne e in una poetica e commovente storie d’amore, di cui le foglie morte a cui allude il titolo sono splendida metafora. Tutto questo senza mai perdere di vista il vero centro narrativo ed emotivo, ovvero i personaggi, le loro motivazioni e le conseguenze sulle loro azioni di ciò che li circonda e li affligge.

Mentre osserviamo i traballanti protagonisti dirigersi verso un incerto futuro, ci innamoriamo così delle piccole cose, come un bar in cui la desolazione e l’attaccamento alla vita si danno la mano, un inaspettato gesto di solidarietà, un cane randagio che trova qualcuno disposto a prendersi cura di lui, l’umanità imperfetta ma sincera che si staglia sulle macerie lasciate dal capitalismo. La vita che incontra il cinema mentre il cinema incontra la vita, in una danza stravagante e disincantata da cui si esce appagati e commossi.

Foglie al vento


Foglie al vento è distribuito da Lucky Red.

Foglie al vento in Home Video

Dove vedere Foglie al vento in streaming

Overall
9/10

Verdetto

Aki Kaurismäki realizza l’ennesima gemma della sua sontuosa filmografia, ricordandoci perché il suo cinema di solitudini, malinconia e poesia è più indispensabile che mai.

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È morta Anouk Aimée, attrice di 8½ e La dolce vita

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Il mondo del cinema piange la scomparsa di una delle sue icone più luminose, Anouk Aimée, che ci ha lasciato all’età di 92 anni. Attrice di straordinaria eleganza e talento, Aimée ha incantato generazioni di spettatori con la sua presenza scenica inconfondibile e la sua capacità di dare vita a personaggi indimenticabili.

Nata a Parigi il 27 aprile 1932 come Nicole Françoise Florence Dreyfus, Anouk Aimée ha iniziato la sua carriera cinematografica giovanissima, a soli 14 anni. Il suo stile recitativo unico l’ha resa una delle attrici più amate e rispettate del suo tempo, capace di lavorare con alcuni dei più grandi registi della storia del cinema. La sua carriera è stata costellata di successi e riconoscimenti. Nel 1966, per il film Un uomo, una donna di Claude Lelouch è stata insignita per il Golden Globe per la migliore attrice e una nomination all’Oscar. Il suo ruolo nel Salto nel vuoto di Marco Bellocchio le ha fatto guadagnare il Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes nel 1980. Nel 2002, ha ricevuto il Premio César onorario e nel 2003 l’Orso d’oro alla carriera al Festival di Berlino.

Aimée ha recitato per registi del calibro di Federico Fellini, con cui ha lavorato in capolavori come La dolce vita e 81⁄2, Jacques Demy in Lola – Donna di vita, Vittorio De Sica in Il giudizio universale e Sidney Lumet in La virtù sdraiata. La sua unica figlia, Manuela Papatakis, ha confermato la triste notizia della sua scomparsa attraverso un post su Instagram.

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Inside Out 2: il regista e le voci italiane raccontano il nuovo film Pixar

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Inside Out 2

Dopo il trionfale successo di Inside Out, il pubblico attende con impazienza il ritorno nel colorato mondo delle emozioni. Con Inside Out 2, si apre un nuovo capitolo che promette di essere altrettanto coinvolgente e indipendente dal suo predecessore. Abbiamo avuto l’opportunità di parlare con il cast del film, ovvero il produttore Mark Nielsen, il regista Kelsey Mann e le voci italiani delle emozioni Pilar Fogliati, Deva Cassel, Sara Ciocca, Marta Filippi e Federico Cesari, per scoprire cosa ha alimentato la loro passione nel dare vita a questo secondo capitolo. 

Mark Nielsen ci ha raccontato di come il regista del primo film, Pete Docter, abbia seminato i semi per il sequel già quattro anni fa: “Pete ha visto qualcosa di speciale nel primo film, qualcosa che ha risuonato profondamente nel pubblico. Non potevamo ignorare l’eco di quelle emozioni che continuavano a vivere nelle persone” ha affermato. La decisione di procedere è stata quindi naturale, spinta dal desiderio di esplorare ulteriormente un mondo già tanto amato. Kelsey Mann ha sottolineato l’importanza di veicolare messaggi potenti su emozioni universali a un pubblico così variegato: “Il primo film ha aperto un dialogo sulle emozioni, specialmente tra i più giovani. Ora, con Inside Out 2, vogliamo approfondire emozioni ancora più complesse come l’ansia, l’imbarazzo e l’invidia. I bambini comprendono queste sfumature emotive, spesso meglio degli adulti.”

Inside Out 2: Pilar Fogliati e Deva Cassel sono Ansia e Noia

Pilar Fogliati, che presta la voce all’Ansia, ha raccontato quanto sia rilevante questo sentimento e sulla sua rappresentazione nel film: “Dare voce all’ansia è stato un privilegio. Il film la presenta in una luce positiva, come un eccesso di amore, e ci insegna ad abbracciare ogni emozione, non a respingerla”. Deva Cassel ha parlato dell’importanza dell’emozione della Noia, spesso sottovalutata, ma cruciale per il nostro sviluppo personale. “La noia ci permette di riflettere e di aprirci a nuove idee. È un sentimento che dovremmo imparare ad accettare e valorizzare”. 

Sara Ciocca e Marta Filippi hanno parlato della loro esperienza nel doppiare rispettivamente Riley e l’Invidia, che attraversano fasi di crescita e di cambiamento, identificandosi con le loro lotte e le loro vittorie: “Doppiare Riley è stata un’esplorazione interiore,” dice Ciocca. “E invidia” aggiunge Filippi, “non è il personaggio negativo che molti si aspettano, ma piuttosto uno pieno di ammirazione e desiderio di crescitaCi spiegavano gli animatori della Pixar che l’hanno disegnata più piccola nelle proporzioni rispetto agli altri personaggi proprio perché potesse comunicare il fatto che lei guarda tutti dal basso verso l’alto, si sente più piccola, si sente inadeguata.

Federico Cesari, che ha dato voce all’Imbarazzo, ha spiegato che come elemento ed emozione è fondamentale sia nella vita che nell’arte: “L’imbarazzo ci riporta alla nostra essenza e ci sfida ad abbracciare nuove prospettive. Il nostro lavoro è fondato molto spesso sull’imbarazzo, su frequentissimi momenti di imbarazzo; è bello sperimentarlo perché ti riporta in qualche modo al tuo essere bambino, alla tua vera essenza e il nostro lavoro è dominato da questo.  Quando mi approccio a un personaggio, quando devo fare il grande salto verso il personaggio, c’è sempre quel momento di imbarazzo iniziale in cui devi prendere le distanze da te e abbracciare qualcuno che non conosci”.

Inside Out 2 e l’hockey

L’hockey non era presente nelle prime bozze del film,” spiega il produttore. “Ma riflettendo su ciò che rendeva Riley speciale nel primo film, abbiamo realizzato che l’hockey è un elemento fondamentale della sua vita, un modo per connettersi con suo padre. Lo sport, con le sue ansie e pressioni, è un campo di battaglia perfetto per esplorare nuove emozioni.” Il film, inoltre, evita cliché come il primo amore adolescenziale: “Volevamo esplorare qualcosa di diverso, qualcosa che potesse risuonare con le esperienze personali” afferma il regista. “Riley si innamora, ma della persona più importante: se stessa. Il film celebra l’auto-accettazione”, commenta il regista.

Alla domanda su un possibile seguito, il regista ha risposto con entusiasmo: “Abbiamo molte idee ancora da esplorare. Personaggi, emozioni, mondi… Uno di questi è la ‘Terra della Procrastinazione’, un luogo che non abbiamo ancora potuto mostrare. Se il pubblico desidera un terzo film, il supporto a questo capitolo sarà decisivo.”

Kelsey Mann inoltre rivela che l’emozione della gelosia era stata considerata per il film: “Gelosia e invidia sono emozioni complesse e distinte. L’invidia è un sentimento adolescenziale per eccellenza, ma non escludiamo che la gelosia possa apparire in futuro”. “I colori sono essenziali per la narrazione,” continua Mann. “Ogni emozione ha un colore che la rappresenta, scelto per riflettere la sua essenza. L’ansia, per esempio, è arancione: un colore vibrante e pieno di energia.

Un mondo di emozioni

Pilar Fogliati ha poi condiviso la sua visione sull’ansia: “Anche se non sono più un’adolescente, l’ansia è un tema universale. Ho cercato di portare la mia ricerca personale nel personaggio di Riley, mostrando come l’ansia si trasforma. È molto interessante si parli di ansia a 13 anni. Il film rende in maniera intelligente l’ansia: il mio lavoro è preoccuparmi dei problemi che non si vedono, ed è una battuta assolutamente perfetta e descrive alla perfezione che cosa fa l’ansia, che in realtà è troppo amore e quindi la fa vedere anche in una chiave positiva. Ogni emozione la devi abbracciare e non devi provare a scacciarla via, non è cattiva, è per te”.

Con queste parole, il cast di Inside Out 2 ci invita a immergerci nuovamente in un viaggio emozionale che promette di essere altrettanto illuminante e trasformativo del primo. Non vediamo l’ora di scoprire quali nuove avventure ci attendono nel mondo delle emozioni.

Inside Out 2 uscirà nelle sale italiane il 19 giugno, distribuito da The Walt Disney Company Italia.

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The Instigators: il trailer del film Apple TV+ con Matt Damon e Casey Affleck

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The Instigators

È online il trailer ufficiale italiano di The Instigators, nuovo film di Doug Liman con protagonisti Matt Damon e Casey Affleck, in arrivo il 9 agosto su Apple TV+. Si tratta di un heist thriller, scritto da Chuck MacLean e dallo stesso Casey Affleck, forte della presenza nel cast di Michael Stuhlbarg, Paul Walter Hauser, Ving Rhames, Alfred Molina e Toby Jones, Jack Harlow e Ron Perlman. La produzione è di Artist Equity, Studio 8 e The Walsh Company, mentre i produttori sono Ben Affleck, Matt Damon, Jeff Robinov, John Graham, Kevin J. Walsh, Alison Winter. Celia Costas, Dani Bernfeld, Kevin Halloran, Michael Joe, Cynthia Dahlgren e Luciana Damon sono invece i produttori esecutivi. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale italiano di The Instigators, dal 9 agosto su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale del film:

L’heist thriller vede protagonisti Matt Damon e Casey Affleck nel ruolo di due partner improbabili: Rory, un padre disperato, e Cobby, un ex detenuto, vengono reclutati per portare a segno una rapina dei guadagni illeciti di un politico corrotto. Quando il colpo va male, i due si ritrovano in un vortice di caos, inseguiti non solo dalla polizia, ma anche da burocrati arretrati e vendicativi boss del crimine. Completamente spaesati, convincono la terapeuta di Rory (Hong Chau) a unirsi a loro in una fuga avventurosa per le strade della città che li costringe a mettere da parte le loro differenze e lavorare insieme per sfuggire alla cattura o peggio…

In conclusione, vi ricordiamo che The Instigators debutterà il prossimo 9 agosto su Apple TV+.

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