Frida: recensione del film con Salma Hayek

Frida: recensione del film con Salma Hayek

Frida Kahlo è un’artista che non si è limitata a dipingere la sua realtà ma ha dipinto quello che sentiva, adoperando la propria arte come strumento narrativo. I suoi dipinti sono molto più che semplici rappresentazioni di se stessa: le sue opere agiscono come un veicolo espressivo, un modo di tradurre visivamente pensieri, ricordi e aneliti di vita. Guardare i dipinti di Frida Kahlo significa specchiarsi nella sua anima, significa lasciarsi condurre nella sua complessità. Non è un caso che abbia dovuto scrollarsi di dosso la veste di pittrice surrealista che André Breton le conferì come esempio di persecutrice di quegli stessi stilemi. Frida non ha mai dipinto i suoi sogni, ma scelse di portare su tela la sua vita, per esporsi ed esporre, per raccontarsi e raccontare.

Questo dettaglio è singolarmente presente nel biopic ispirato alla sua vita, Frida, diretto da Julie Taymor; le sue opere sono parte integranti del tessuto filmico, sono vincoli esperienziali, perni autobiografici, di cui è impensabile fare a meno. La narrazione è occupata e strutturata attorno alla sua quotidianità messicana, alla sua vita da studentessa, al trauma dell’incidente di cui rimase vittima – in cui si ruppe il bacino e la spina dorsale – alle estenuanti e continue operazioni chirurgiche, talmente invasive da cambiare per sempre il suo rapporto con la vita. Ma non con l’arte. La sua arte è diventata la sua ancora salvifica, la sua unica catarsi: Frida iniziò a dipingere quando era costretta a letto, confinata in casa. Ritratti, autoritratti e nature morte, di quest’ultime amandone la vitalità, la pienezza, ma soprattutto la caducità. Frida traduce la poesia della sua vita su tela, duramente e teneramente, evocando immagini suggestive e inquietanti.

Il biopic con Salma Hayek

Frida

Quel che Frida è abile nel delineare è soprattutto l’infelice, ferina, caustica e turbolenta storia d’amore che Frida vive con Diego Rivera (Alfred Molina), pittore imprevedibile, idealista e di grande talento. Per quanto la sua arte sia presente, è la passione burrascosa e l’amore immortale con Rivera ad essere il tema centrale della storia. Frida ha sposato il celebre pittore Diego Rivera quando aveva ventidue anni e lui quarantatré; all’interno del tessuto narrativo è ben visibile la sua difficile vita sentimentale con Rivera, prolissa di tradimenti, e con il proprio corpo, sofferente, ostile, martoriato, mosaico di ogni sua cicatrice che con la sua arte ha idealizzato e ha tentato di strapparsi di dosso.

Spesso le scene nascono dai suoi dipinti – come se la pellicola sia stata concepita come una serie di tableaux vivants su più livelli narrativi – che vengono inseriti nella narrazione in maniera del tutto naturale, come nella sequenza in cui Frida e Diego si avventurano a New York per la sua mostra personale del 1931 al nascente MoMA. I suoi dipinti prendono vita, come anche la musica, che assume la forma del corpo di una donna, di un bicchiere di tequila, è nelle linee di un tango, nei versi di un animale, nelle ombre della frutta, elementi simbolici che ci restituiscono sia la forza e la prossemica dell’identità messicana, sia la personalità anticonvenzionale di Frida.

I dipinti di Frida Kahlo prendono vita

Frida

Salma Hayek ha un fuoco dentro inarrestabile, un ardore con cui restituisce la gioia di vivere, la frenesia e il magnetismo della pittrice messicana, sicuramente resa ancor più credibile grazie ad un lavoro di scenografie e di costumi encomiabile: quando osserviamo i capelli raccolti nelle trecce, il costume da tehuana, ne vien fuori tutta una tradizione tessile messicana che enfatizzava le caratteristiche tipiche delle donne di Tehuantepec, descritte come forti, coraggiose, sensuali e bellissime.

Frida vestiva colori sgargianti, sanguigni – spesso anche vestiti maschili – sintesi visiva della sua vita tempestosa e tellurica: “Dal momento che i miei soggetti sono stati sempre le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me”. Frida era la sua arte. È riuscita a superare il dolore con l’immaginazione, ha avuto la forza e il coraggio di affrontare le difficoltà fisiche facendo della sua fragilità un punto di forza.

Frida è la sua arte

Frida

Julie Taymor è riuscita a fotografare la vita della più importante e determinante pittrice latinoamericana, restituendoci da un lato il culto di una donna fieramente messicana, che ha manipolato il proprio corpo dichiarando la sua indipendenza dallo sguardo maschile, e dall’altro mostrandoci il viaggio dentro e fuori la mente di una donna, laddove il crinale del corpo lacerato e sanguinante e il realismo violento e visionario della sua arte riescono davvero a far rivivere Frida Kahlo.

Valutazione
8/10

Verdetto

Julie Taymor riesce a restituirci il ritratto della pittrice messicana nel pieno della sua vitalità. Degne di nota la musica, i trucchi e i costumi, premiati con l’Oscar nel 2003. 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.