Fulci for Fake: recensione del film di Simone Scafidi su Lucio Fulci

Fulci for Fake: recensione del film di Simone Scafidi su Lucio Fulci

Nell’attuale panorama cinematografico, in cui le produzioni mainstream si allontanano sempre più dal genere per abbandonarsi spesso a narrazioni piatte e scontate, è ancora possibile parlare e rivalutare la produzione del cosiddetto “terrorista dei generi” Lucio Fulci? Ci si può ancora confrontare con una produzione sterminata ed eterogenea (oltre 50 i film girati da Fulci, che spaziano dal giallo alla commedia, dal western alla fantascienza, per arrivare ovviamente all’horror), che ha influenzato e continua a influenzare nuove generazioni di cineasti, ma sembra irrimediabilmente sconosciuta al grande pubblico? La risposta è affermativa, e la prova in questo senso è Fulci for Fake, convincente biopic di Simone Scafidi che, in bilico fra documentario e finzione e attingendo a materiali d’archivio e interviste fatte ad hoc, si prefigge l’obiettivo di indagare sull’enigmatica figura di questo cineasta italiano, letteralmente venerato all’estero ma quasi dimenticato in patria.

Fulci for Fake: l’appassionato omaggio a un maestro del nostro cinema

Fulci for Fake, come esplicito omaggio a Orson Welles e al suo F come falso, ma anche come estrema sintesi della personalità di un uomo che ha trasformato la finzione sia nel suo lavoro, sia nella sua passione, infarcendo i suoi racconti di aneddoti al limite dell’improbabile, come la sua partecipazione sfumata a Rischiatutto in qualità di esperto di Marcel Proust o l’aver ispirato Steven Spielberg per Poltergeist – Demoniache presenze. Nel duplice ruolo di intervistatore e di interprete dello stesso Fulci in un fittizio progetto, Nicola Nocella ci guida in un vortice di ricordi, curiosità e riflessioni, alimentato dalle apparizioni sullo schermo delle figlie Camilla (scomparsa nel 2019) e Antonella, del biografo Michele Romagnoli (autore de L’occhio del testimone. Il cinema di Lucio Fulci), di illustri colleghi come Enrico Vanzina, Paolo Malco, Sergio Salvati e Michele Soavi, e di un luminare in materia come Davide Pulici, fondatore di Nocturno.

Lo stesso Pulici delimita con una sua lucida disamina il terreno di Fulci for Fake, cioè il periodo dei migliori horror del regista, che va dalla fine degli anni ’70 (Zombi 2) all’inizio degli anni ’80. A molte delle migliori opere di Fulci fuori da questo periodo (Non si sevizia un paperino, Zanna Bianca, Un gatto nel cervello) sono dedicati solo brevi passaggi, mentre non c’è traccia di tutta la prima fase della carriera del regista, che comprende anche alcuni seminali musicarelli (I ragazzi del Juke-Box, Urlatori alla sbarra) e divertenti parodie (00-2 agenti segretissimi, 002 Operazione Luna). Una scelta forte e potenzialmente irritante per i completisti della carriera del Padrino del gore, che riflette però la volontà di concentrarsi sull’uomo Lucio Fulci, e di sfruttare il periodo più florido e creativo della sua carriera come strumento per addentrarsi negli anfratti più cupi e nascosti della personalità del regista.

Fulci for Fake: un difficile equilibrio fra uomo e artista

Fulci for Fake

Ben lontano da una sterile agiografia, Fulci for Fake scandaglia la vita del regista, sottolineando il suo tormentato rapporto con le donne e la sua atavica anaffettività, di cui hanno risentito specialmente le due figlie. Due in particolare i momenti toccanti: il suicidio della moglie e l’incidente a cavallo di Camilla, che la rese paralizzata per molto tempo, procurandole danni permanenti alla salute. Due dolori mai del tutto superati, e probabilmente fra i principali responsabili della svolta horror di Fulci.

Il segreto della presunta inafferrabilità della filmografia del regista forse sta tutto qui: nella sua rabbia per le avversità della vita e nel bisogno di incanalare in storie tetre e surreali le sue personali esperienze. Facile per esempio trovare un collegamento fra la storia di Camilla e la figlia del personaggio di Peter (il fondatore di Lucky Red Andrea Occhipinti) ne Lo squartatore di New York, costretta a un lungo e doloroso ricovero in ospedale.

Nel corso di Fulci for Fake emergono però anche le qualità dell’uomo e dell’artista. Dalla maestria dietro alla macchina da presa, evidenziata più dalle parole dei suoi collaboratori che dalle esigue immagini delle sue opere, alla sua goliardia fuori dal set, passando per le sue rocambolesche avventure con l’altro sesso, per la sua passione mai nascosta per il partito comunista e per gli improvvisi slanci affettivi per il suo nipote, verso cui, da persona fondamentalmente misogina, riversava la tenerezza che non aveva potuto dare a un figlio maschio. Inevitabile poi un accenno alla malattia che lo ha portato prima a un decadimento artistico, sottolineato dallo stesso Pulici, poi a una prematura morte, che ci ha privato di uno dei più grandi maestri del nostro cinema di genere.

La fine e l’oblio di Lucio Fulci

Fulci for Fake

In un difficile equilibrio fra divulgazione per neofiti, approfondimento umano e bilancio critico di una filmografia sconfinata, Fulci for Fake riesce a soddisfare anche i cinefili più intransigenti, grazie a numerosi retroscena sul metodo di lavoro del protagonista e sulle sue opere, affidati ad amici e colleghi. A prevalere in questo versante è soprattutto il rimpianto per M.D.C. – Maschera di cera, progetto che avrebbe dovuto segnare il ritorno sulle scene di Fulci in collaborazione con un’altra colonna portante del cinema italiano come Dario Argento, realizzato da Sergio Stivaletti anni dopo la morte del maestro.

Nonostante la difficoltà nel condensare sullo schermo un così ampio materiale artistico e umano, Fulci for Fake si rivela un’opera efficace su tutti i fronti, riuscendo a restituire allo spettatore, con grande rispetto e dovizia di particolari, tutta la complessità di una figura che neanche il cinema stesso è riuscito a contenere e gestire. Dopo sprazzi di gioia, toccanti ricordi, oniriche sequenze con protagonista Martina Troni, simbolo di tutte le donne amate e odiate dal regista, e le malinconiche immagini di Nicola Nocella/Lucio Fulci nell’adorato ippodromo, arrivano poche doverose righe a ricordarci che questo artista, dimenticato dai meno giovani e pressoché sconosciuto alle nuove generazioni di cinefili, è in realtà uno degli alfieri del nostro cinema nel mondo. E nell’incomprensibile oblio di Fulci e di tanti altri straordinari artigiani del nostro cinema, ci sono probabilmente molte risposte allo stato attuale dell’industria cinematografica italiana.

Valutazione
8/10

Verdetto

Simone Scafidi riesce nel non facile compito di condensare in un documentario le tante sfaccettature della personalità e del lavoro di Lucio Fulci, conquistando sia i cinefili sia i neofiti della filmografia di questo vero e proprio maestro del cinema di genere.

Marco Paiano

Marco Paiano