Genitori vs influencer: recensione del film con Fabio Volo e Giulia De Lellis

Genitori vs influencer: recensione del film con Fabio Volo e Giulia De Lellis

«Le influencer sono fuffa mischiata col niente, sono il prodotto peggiore di un’epoca che sta andando alla deriva», afferma senza troppi giri di parole il personaggio di Fabio Volo in Genitori vs influencer, preoccupato per l’allontanamento di sua figlia dai valori verso i quali l’ha sempre indirizzata. Un’idea che sentiamo ripetere spesso o che ribadiamo addirittura in prima persona, sfiancati dall’ennesimo successo social di personaggi che secondo il nostro parere non hanno alcuna qualità degna di nota. Una posizione netta e in molti casi preconcetta, a cui si oppone l’ormai immancabile epiteto boomer, originariamente volto a identificare le persone nate e cresciute durante il boom economico, ma diventato col tempo un termine con cui apostrofare chiunque si opponga al cambiamento, e più in generale al mondo perennemente in movimento dei social network.

Su questo scontro ideologico e generazionale, Michela Andreozzi mette in scena, con la preziosa collaborazione in sceneggiatura di Fabio Bonifacci, una commedia per famiglie tutt’altro che superficiale, che ha il non scontato merito di creare attraverso l’umorismo un terreno di incontro fra posizioni apparentemente inconciliabili. Tutto questo grazie a un cast convincente in ogni sua componente (compresa la vera influencer Giulia De Lellis, chiamata a interpretare una versione caricaturale e autoironica di se stessa) e alla sensibilità della regista, capace di trattare anche temi delicati come il revenge porn, la fluidità di genere e i pregiudizi sulle donne single, in un prodotto pensato e realizzato per un pubblico più ampio possibile, in onda su Sky a partire dal 4 aprile.

Genitori vs influencer: lo scontro generazionale in una commedia al passo coi tempi

Paolo Martinelli (Fabio Volo) è un professore vedovo, che da sempre vive un ottimo rapporto con la figlia Simone (Ginevra Francesconi) e con l’intero vicinato, diventato per lui una vera e propria famiglia allargata. Tutto cambia quando scopre che la ragazza sogna di diventare una influencer. Al termine di un aspro sfogo del padre contro l’intera categoria delle influencer, Simone invia un messaggio alla webstar Ele-O-Nora (Giulia De Lellis), che chiama a raccolta i suoi follower contro Paolo. Il professore si ritrova così nel ruolo di anti-influencer, e con l’aiuto di Simone comincia a utilizzare le stesse piattaforme delle sue nemiche, guadagnando paradossalmente un notevole numero di follower. Fra contraddizioni, imprevisti e belle sorprese, l’inaspettata fama sprona Paolo a comprendere meglio il mondo da lui odiato e di conseguenza anche sua figlia.

Dopo aver brillantemente raccontato piccoli gruppi di personaggi femminili in Nove lune e mezza e Brave ragazze, Michela Andreozzi sceglie il punto di vista maschile di un padre di mezza età per scavare alla radice di un dibattito che ormai fa più parte della nostra quotidianità di quanto siamo disposti ad ammettere, ma che sorprendentemente non era ancora stato affrontato a viso aperto dal nostro cinema. Il bizzarro universo di personaggi costruito dalla regista si trasforma in una riproduzione in scala della nostra polarizzata società, dove convivono, non troppo pacificamente, ragazzi in fuga virtuale dalla rigidità degli adulti, genitori incapaci di comunicare con i propri figli, giovani rampanti che sfruttano le possibilità garantite dai social network, attività e istituzioni alla disperata ricerca di popolarità e sacche di ignoranza ed estremismi (rappresentate per la verità da Michela Andreozzi in maniera fin troppo innocua).

Una sorprendente Ginevra Francesconi

Genitori vs influencer

Ciò che si apprezza maggiormente di Genitori vs influencer è la voglia di non adagiarsi sugli stantii cliché delle commedie per famiglie italiane, che si sposa con l’ambizione di tratteggiare un ritratto abbastanza realistico del mondo delle webstar. Fra diatribe sentimentali sulla base dei rispettivi numeri di follower, contaminazione dei social nella vita reale (spesso vediamo la geolocalizzazione dei personaggi e i loro username in sovrimpressione) e accordi di influencer con i titolari di aziende per la loro presenza, Genitori vs influencer assomiglia più a un episodio di Black Mirror virato al comico che ai tanti innocui lavori nostrani visti negli ultimi anni. Da non sottovalutare inoltre l’apporto della sorprendente Ginevra Francesconi, che riesce a dare profondità al mondo dei social, alle insidie dell’ambiente scolastico e soprattutto al rapporto col personaggio di Fabio Volo, a sua volta in equilibrio fra spunti brillanti e malinconia.

Di contro, il lavoro di Michela Andreozzi presenta alcune criticità. Anche se il lavoro di sintesi della regista è notevole, l’affollamento di temi e personaggi è evidente, soprattutto nell’atto conclusivo, al punto da fare rimpiangere il maggior respiro che una miniserie avrebbe dato al racconto. A essere penalizzati sono di conseguenza soprattutto i condomini capitanati da Paola Minaccioni e Nino Frassica, sempre di contorno e mai dentro alla storia, insieme ad alcuni risvolti narrativi (come la necessità di acquistare la casa di Paolo e Simone).

Inoltre, l’equidistanza di Genitori vs influencer dai poli estremi non permette di cogliere appieno la complessità di due posizioni agli antipodi, soprattutto nei loro risvolti più negativi. Viene concessa dignità sia alla nuova economia alimentata da Instagram, sia alla refrattarietà al cambiamento da parte delle persone di mezza età, ma nonostante la svolta anti-social del Professor Paolo si privilegia sempre la restaurazione di un’affettività classica.

Genitori vs influencer: una scommessa vinta

Genitori vs influencer

Malgrado le problematiche discusse poc’anzi, Genitori vs influencer si rivela una scommessa vinta da parte di Michela Andreozzi, che riesce contemporaneamente a svecchiare un po’ la nostra commedia, riflettere sul presente e lanciare alcuni talenti nostrani, come l’interprete di Liverani Ruben Mulet Porena. Resta un pizzico di rimpianto e amarezza, per il fatto che questa piattaforma di incontro fra generazioni diverse non abbia potuto coincidere anche con la riunione fra cinema e spettatori. La battuta pronunciata da un regista come Massimiliano Bruno sulla scarsa considerazione nei confronti dei cineforum assume così una doppia valenza malinconica e ci spinge a riflettere sul fatto che anche il più positivo dei cambiamenti lascia dietro di sé alcuni pezzi di noi, che faticheremo a ritrovare.

Valutazione
6.5/10

Verdetto

Genitori vs influencer riesce nell’intento di intrattenere un pubblico ampio, pur confrontandosi con tematiche tutt’altro che banali. Una bella dimostrazione del fatto che anche la nostra affannata commedia può confrontarsi con la contemporaneità.

Marco Paiano

Marco Paiano