Gli anni amari: recensione del film di Andrea Adriatico su Mario Mieli

Gli anni amari: recensione del film di Andrea Adriatico su Mario Mieli

Fra le tante intriganti visioni del Ravenna Nightmare Film Fest 2020 c’è spazio anche per Gli anni amari, biopic di Andrea Adriatico dedicato a Mario Mieli, una delle figure più decisive del movimento LGBT italiano. Un’opera che ha il merito di rievocare uno scrittore e attivista troppo spesso dimenticato, ma che sconta inevitabilmente la necessità di condensare una vita così piena e al limite in un racconto concepito per arrivare a un pubblico più ampio possibile, grazie anche alla co-produzione di Rai Cinema e al sostegno di Emilia Romagna Film Commission e Apulia Film Commission. Il risultato è un sentito omaggio a un intellettuale morto suicida più di 37 anni fa, che si ferma però solo alla superficie della sua vita e del suo pensiero, fungendo di fatto solo da bignami per scoprire o riscoprire le sue attività e le sue opere.

Gli anni amari: vita e morte di Mario Mieli
Gli anni amari

Gli anni amari ci guida nella breve esistenza di Mario Mieli, ben interpretato da un istrionico Nicola Di Benedetto, concentrandosi sia sul lato più intimo, come il difficile rapporto coi genitori (impersonati da Antonio Catania e Sandra Ceccarelli) o la sua promiscuità sessuale, sia sul suo peregrinare fra l’Italia e Londra, fra contestazione, attivismo e produzione letteraria. A prima vista, non manca niente in questo ritratto, che assolve al suo compito di divulgazione offrendo allo spettatore una rappresentazione d’insieme di un personaggio controverso e inclassificabile. Ma è proprio l’esistenza di Mario Mieli che invoca a gran voce un altro approccio, che non ci mostri solo il lato più grottesco e teatrale dell’attivista, ma cerchi invece di contestualizzare la sua figura e il suo lascito, soprattutto in un’epoca in cui le tante battaglie per l’identità di genere stanno finalmente dando qualche timido risultato.

Purtroppo, Gli anni amari non fa nulla di tutto questo. L’opera di Andrea Adriatico si rifugia in uno schematismo da fiction televisiva, preoccupandosi più di inserire nel quadro ogni tassello della vita di Mieli, che dell’essenza del quadro stesso. Ci viene offerta una superficie fatta di provocazioni, teatralità e dissacrazione, ma non basta condire il racconto con qualche citazione a effetto, una colonna sonora ben accordata e l’esaltazione dello spirito ribelle del protagonista per restituire allo spettatore il suo pensiero politico e sociale.

L’eccentricità di Mieli prevale sempre sulle sue opere (una su tutte Elementi di critica omosessuale), il suo privato prevarica costantemente le sue battaglie, gli anni della contestazione sono sempre raccontati, mai mostrati. In questo guazzabuglio di esperienze ed emozioni, si perde persino il decadimento psichico che ha costellato i suoi ultimi anni di vita, che ne Gli anni amari sembra arrivare quasi come diretta e inevitabile conseguenza della sua personalità.

Un biopic imbrigliato dal conformismo

Gli anni amari sceglie di smussare gli angoli, di raccontare il turbamento senza turbare e di incasellare gli eccessi e le stravaganze in un insieme fruibile per tutti. Pur apprezzando la nobiltà dell’intento, e senza ignorare le potenzialità di quest’opera nel percorso di riscoperta collettiva di Mieli, ci resta la sensazione di aver solo lambito la sua complessità e l’impressione che questo biopic sia rimasto imbrigliato nel conformismo e nella edulcorazione di un pensiero ancora oggi troppo scomodo per essere affrontato a viso aperto.

Dopo un breve passaggio in sala nel corso dell’estate 2020, Gli anni amari sarà disponibile in Home Video e sulle principali piattaforme digitali a partire dal 17 novembre.

Valutazione
5/10

Verdetto

Gli anni amari ha l’indiscutibile merito di riportare in auge una figura fondamentale come quella di Mario Mieli, ma purtroppo finisce per perdersi nel mero racconto di eccessi e stravaganze, mettendo in secondo piano la portata culturale e sociale del protagonista.

Marco Paiano

Marco Paiano