Governance – Il prezzo del potere: recensione del film

Governance – Il prezzo del potere: recensione del film

Mentre la società contemporanea si interroga sull’ambiente e prova a cambiare il suo modo di rapportarsi con esso, ancora sussistono biechi meccanismi di potere, che non solo si oppongono a questo necessario cambiamento, ma continuano a tessere una devastante tela fatta di soprusi, intrallazzi e corruzione. Su questo mondo in bilico fra progresso e mantenimento dello status quo si interroga Governance – Il prezzo del potere, thriller a tinte noir di Michael Zampino, distribuito da Adler Entertainment e disponibile su Amazon Prime Video. Un torbido viaggio fra le pieghe del settore energetico, sostenuto dalle performance di due dei migliori attori italiani, Massimo Popolizio e Vinicio Marchioni.

Governance – Il prezzo del potere: un noir fra Michael Mann e Francesco Rosi
Governance – Il prezzo del potere

Renzo Petrucci (Massimo Popolizio) è l’emblema della classe dirigente di un intero Paese: spietato, incapace di comprendere il momento giusto per farsi da parte e soprattutto fine tessitore di sotterfugi per mantenere il potere. I suoi loschi affari, e una conseguente indagine per corruzione, lo portano però a un forzato abbandono del suo ruolo, in favore della giovane rampante Viviane Parisi (Sarah Denys), desiderosa di imprimere una netta svolta green al colosso energetico precedentemente guidato da Renzo. Accecato dalla collera e dall’invidia, Renzo coinvolge il suo meccanico Michele (Vinicio Marchioni) in un inseguimento stradale che termina in tragedia, anche a causa della vigliaccheria dell’ex direttore generale. I due si trovano così costretti a confrontarsi con il peso delle loro azioni, fra crisi di coscienza e bieco cinismo.

Michael Zampino tratteggia con lucida durezza il lato oscuro di un settore che conosce molto bene, da ex lavoratore dell’industria petrolifera. In Governance – Il prezzo del potere, si respira infatti la stessa aria malsana del cinema di Francesco Rosi e di quei suoi personaggi marci e consapevoli dell’essere un ingranaggio di un intero sistema corrotto. Su tutti, spicca proprio Popolizio, che dà vita a un personaggio dai tratti shakespeariani, capace di essere al tempo stesso crudele manovratore di persone e denaro e apprensivo padre di famiglia, feroce arrivista e credibile leader aziendale. Un personaggio complesso e ricco di sfaccettature, sulla scia dei sontuosi ritratti umani di Michael Mann.

A fargli da contraltare è un altrettanto efficace Marchioni, che rappresenta l’altra faccia della medaglia, quella della povertà e del precariato che cerca disperatamente di guadagnarsi un posto al sole, anche a costo di cedere alla tentazione del malaffare e di sfruttare le proprie altolocate conoscenze.

Un finale che non lascia scampo allo spettatore

Grazie a una solida scrittura, Governance – Il prezzo del potere riesce insinuarsi nei più reconditi anfratti del potere, mostrandoci quanto il nostro Paese sia avvelenato da un’atavica tendenza alla prevaricazione, e come ogni mobilitazione popolare, come la sempre più urgente svolta ecosostenibile, debba scontrarsi con il feroce istinto di sopravvivenza di un intero sistema. La bassezza umana e morale dei protagonisti emerge soprattutto nei rapporti con le donne, le uniche persone che sembrano essere immuni all’arroganza e all’ambizione di Renzo e Michele. In mezzo a una sconfinata oscurità, la luce che si contrappone è così rappresentata da una figlia ben consapevole degli affari sporchi del padre (Marial Bajma-Riva), dalla preparazione e dalla vitalità di Viviane e soprattutto dall’abnegazione e dall’amore della verità dell’Ispettrice Ricciardi (un’ottima Sonia Barbadoro), l’unica a non arrendersi agli intrighi e ai complotti.

A essere paradossalmente sacrificata dalla pregevole caratterizzazione dei personaggi principali e secondari è proprio l’analisi del settore energetico in cui si muovono i protagonisti, che rimane sempre una cornice e quasi mai il soggetto. A differenza del recente Cattive acque di Todd Haynes, in perfetto equilibrio fra introspezione e cinema d’inchiesta, l’opera di Zampino si concentra sugli interstizi, sulle contraddizioni, sul silenzioso squallore che ci circonda, lasciando allo spettatore il compito di unire i puntini. L’inevitabile conclusione di questo desolante quadro è un finale cupo e amaro, che nega e al tempo stesso conferma quanto visto in precedenza, suggerendoci che il male a volte può assumere la forma di un’araba fenice, pronta a risorgere dalle proprie ceneri e riprendere il cammino da dove l’aveva interrotto.

Governance – Il prezzo del potere: la conferma del talento di Michael Zampino

Governance – Il prezzo del potere

Con Governance – Il prezzo del potere, Michael Zampino conferma le buone impressioni già suscitate con il suo esordio L’erede – The Heir (2010), dando vita a un noir che non lascia scampo allo spettatore, avvilente fotografia di uno spaccato della nostra realtà. Un’opera intensa e complessa, con un livello di recitazione ben al di sopra della media delle produzioni italiane contemporanee, che avrebbe meritato un passaggio in sala. Nonostante ciò, ci auguriamo che la visibilità offerta da Amazon Prime Video ci porti a vedere più spesso lavori di questo regista italo-francese, la cui esperienza lavorativa e personale è garanzia di uno sguardo lucido e analitico sulle storture della realtà che ci circonda.

Valutazione
7/10

Verdetto

Michael Zampino dà vita a un noir intenso e mai consolatorio, che attraverso le personalità dei suoi protagonisti riesce a raccontare le storture e le iniquità di un intero Paese.

Marco Paiano

Marco Paiano