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Green Border: recensione del film di Agnieszka Holland

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La regista e sceneggiatrice polacca Agnieszka Holland è indubbiamente una delle autrici più influenti e incisive del panorama cinematografico mondiale. Uno sguardo che l’ha condotta attraverso il dramma sull’Olocausto Europa Europa (candidato agli Oscar 1992 per la migliore sceneggiatura originale), il thriller rurale Pokot e il recente L’ombra di Stalin, incentrato sulla tragedia ucraina dell’Holodomor. La visione lucida e amara di Agnieszka Holland sul passato e sul presente dell’Europa si arricchisce di un nuovo tassello con Green Border, presentato in concorso a Venezia 80 e attualmente in programmazione nelle sale italiane.

Una vicenda ambientata sul tesissimo confine fra Polonia e Bielorussia, in cui Agnieszka Holland si posiziona per esplorare le struggenti vite dei rifugiati, protagonisti di un viaggio fatto di dolore e pericoli che dal Medio Oriente e dall’Africa li porta verso l’Europa. A loro insaputa, queste persone si ritrovano però invischiate in una crisi geopolitica non meno pericolosa, cinicamente orchestrata dal presidente bielorusso Aljaksandr Lukašėnko.

Green Border: il lucido e amaro ritratto politico di Agnieszka Holland

Con Green Border, Agnieszka Holland porta avanti la sua incessante ricerca per la verità, affrontando l’ennesima vicenda dolente e scomoda. Con il suo nuovo lavoro, la regista ci mette di fronte a un altro caso di violazione dei diritti umani, schierandosi apertamente dalla parte dei più deboli e rimanendo sempre fedele ai propri personaggi, abitandoli anche nei loro vizi e nelle loro contraddizioni

Il cinema si sovrappone alla realtà, raccontando di come a partire dall’autunno del 2021 un’ondata di rifugiati provenienti da Afghanistan, Siria, Iraq è stata volutamente attirata da Lukashenko sul confine bielorusso con la Polonia e la Lituania, con il chiaro intento di destabilizzare l’area. Persone biecamente condizionate dalla propaganda bielorussa, disposta a dipingere il viaggio verso l’Unione Europea alla stregua di una passeggiata di salute, con la quale allontanarsi definitivamente dalla povertà e dai conflitti.

A sua volta, la Polonia ha violato apertamente il diritto internazionale, trattando i rifugiati come missili del presidente russo Putin e non come persone alla disperata ricerca di serenità e sicurezza. Green Border ci mostra infatti donne, bambini e anziani respinti barbaramente in Bielorussia, con conseguenti privazioni della libertà. I rifugiati vengono sottoposti a torture, stupri e abbandono in luoghi estremamente inospitali, con il rischio di ipotermia o annegamento.

La sofferenza diventa politica e narrazione

Green Border

I tre principali punti di vista di Green Border sono quelli di una famiglia siriana, di una guardia di frontiera e di un’attivista, tutti rappresentativi di un dramma davanti a cui è impossibile restare a guardare.

La sofferenza si trasforma in politica e narrazione, infiammando le immagini e scuotendo nel profondo spettatori e spettatrici, grazie anche a un bianco e nero sporco, funzionale a un racconto fatto di scontri e divisioni geografiche e culturali. Uno stile dal taglio documentaristico, con la cinepresa incollata ai personaggi e ai loro drammi, in un agghiacciante quadro di storie accomunate dalla violenza, dall’emarginazione e dal sopruso, ambientato alla frontiera dell’Unione Europea ma purtroppo paragonabile a situazioni tuttora diffuse in altre parti del globo.

Green Border è una testimonianza politica e sociale, che documenta con lucidità e trasparenza dei soprusi e delle violenze che avvengono quotidianamente a poche centinaia di chilometri di distanza fra noi, anche se è difficile da credere e da comprendere al caldo della coperta della democrazia e della pace ancora garantite dall’Unione Europea.

Green Border è distribuito da Movies Inspired e Circuito Cinema.

Dove vedere Green Border in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.

Green Border in Home Video

Overall
8/10

Verdetto

Agnieszka Holland volge nuovamente il suo sguardo verso il sopruso e l’ingiustizia, dando vita a un nuovo raggelante quadro politico e sociale.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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Il Gladiatore II: trailer e poster del film di Ridley Scott

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Il Gladiatore II

È online il trailer de Il Gladiatore II, che arriverà nelle sale italiane a novembre 2024. Il film è il sequel del fortunato Il gladiatore, diretto da Ridley Scott e con protagonisti Russell Crowe, Joaquin Phoenix e Connie Nielsen. Per l’occasione, Ridley Scott torna dietro alla macchina da presa, dirigendo Paul Mescal, Pedro Pascal, Joseph Quinn, Fred Hechinger, Lior Raz, Derek Jacobi, Connie Nielsen e Denzel Washington. La sceneggiatura è di David Scarpa, mentre i produttori sono Douglas Wick, Ridley Scott, Lucy Fisher, Michael Pruss e David Franzoni. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale de Il Gladiatore II

Questa la sinossi ufficiale del film:

Diretto dal leggendario regista Ridley Scott, il Gladiatore II continua raccontare la straordinaria saga di potere, intrighi e vendetta nell’antica Roma. Anni dopo aver assistito alla tragica morte del venerato eroe Massimo per mano del suo perfido zio, Lucio (Paul Mescal) si trova costretto a combattere nel Colosseo dopo che la sua patria viene conquistata da parte di due tirannici imperatori, che ora governano Roma. Con il cuore ardente di rabbia e il destino dell’Impero appeso a un filo, Lucio deve affrontare pericoli e nemici, riscoprendo nel suo passato la forza e l’onore necessari per riportare la gloria di Roma al suo popolo. Preparatevi per un viaggio epico di coraggio e vendetta nella sanguinosa arena del Colosseo.

In conclusione, il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane a novembre 2024, distribuito da Eagle Pictures.

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