Halloween – La notte delle streghe: recensione del film di John Carpenter

Halloween – La notte delle streghe: recensione del film di John Carpenter

Sono passati ormai 40 anni da quell’ottobre del 1978 in cui John Carpenter cambiò per sempre la storia del cinema horror, dando ufficialmente vita con il suo Halloween – La notte delle streghe a quel filone dello slasher che fino ad allora aveva emesso solo alcuni vagiti con Reazione a catena di Mario Bava, Silent Night, Bloody Night di Theodore Gershuny e Black Christmas (Un Natale rosso sangue) di Bob Clark. Una insuperabile miscela di tensione, paura, perfetta regia e inquietante sonoro, che ha influenzato gran parte del cinema horror successivo (le saghe di Venerdì 13, Nightmare e Scream sono solo alcuni esempi di opere debitrici di Halloween – La notte delle streghe), generando inoltre un’impressionate sfilza di sequel, prequel e reboot, che con l’imminente distribuzione di Halloween di David Gordon Green (seguito diretto del capostipite) ha raggiunto un totale di ben 11 film.

Halloween – La notte delle streghe è inoltre tuttora uno dei film indipendenti di maggiore successo della storia del cinema, capace di racimolare oltre 70 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di circa 300.000, e principale artefice della definitiva esplosione di un vero e proprio Maestro della Settima Arte come John Carpenter, ancora oggi imperitura fonte di ispirazione per nuove generazioni di spettatori e cineasti.

Halloween – La notte delle streghe: l’inizio della leggenda di Michael MyersHalloween - La notte delle streghe

Nella Haddonfield del 1963, il bambino di 6 anni Michael Myers uccide inspiegabilmente a coltellate la sorella maggiore Judith. Dopo 15 anni di reclusione nel manicomio locale, poco prima della nottata di Halloween Myers riesce a fuggire, dirigendosi verso la sua città Natale. Consapevole della pericolosità del suo paziente, lo psichiatra Sam Loomis (Donald Pleasence) si mette subito sulle sue tracce. Nel frattempo, il folle, dopo aver ucciso un meccanico e rubato la sua tuta, comincia a pedinare la giovane Laurie Strode (Jamie Lee Curtis). Nella notte più tenebrosa dell’anno, ha così inizio una lunga scia di sangue e di morte.

Halloween - La notte delle streghe

Tralasciando per un attimo la componente emotiva, e la dirompente sensazione di angoscia che Halloween – La notte delle streghe ha provocato negli spettatori 40 anni fa, la cosa che salta più all’occhio guardando oggi il film di John Carpenter è la sua estrema semplicità in diverse scelte registiche e narrative. Una semplicità da non confondere assolutamente con superficialità, forte di una purezza di intenti ed esecuzione che diventa rivoluzionaria, inevitabilmente spartiacque fra ciò che c’è stato prima e ciò che è venuto dopo.

Lo straordinario prologo di Halloween – La notte delle streghe

Doveroso aprire con quella che è indiscutibilmente una delle scene più celebri e riuscite del film, ovvero il prologo con il quale assistiamo al battesimo di sangue di Michael Myers. Carpenter compie una scelta disarmante nella sua elementarità, ovvero dare allo spettatore lo stesso punto di vista del futuro mostro. La steadycam fluttua dolcemente, mostrandoci in un magistrale piano sequenza l’esitazione prima, e la lucida follia poi, del piccolo Myers, soffermandosi in ogni scalino e in ogni piccolo anfratto della casa, per poi metterci di fronte al lacerante orrore di una sorella che diventa vittima del più giovane fratello. Una soluzione che raggiunge il duplice scopo di generare il clima di ansia e tensione che non ci abbandonerà più fino ai titoli di coda e di presentarci al contempo la personificazione stessa del male, con un’azione inspiegabile e totalmente disumana.

Uno stacco temporale, e poi la pioggia. La stessa pioggia che giusto un anno prima aveva accompagnato l’eccezionale incipit di un altro capolavoro come Suspiria di Dario Argento (anche lui amante della soggettiva dal punto di vista dell’assassino) ci mette di fronte a quello che sarà il filo conduttore di Halloween – La notte delle streghe e per certi versi dell’intero cinema di Carpenter, ovvero l’impossibilità di sconfiggere il Male. “Non si può uccidere l’uomo nero”, dirà in seguito il piccolo Tommy, accudito dalla protagonista Laurie nella notte di Halloween ma al tempo stesso vera e propria chiave di accesso dello spettatore in una storia che, pur nella sua raggelante cupezza, assume quasi i toni della fiaba.

Halloween – La notte delle streghe gode delle memorabili musiche dello stesso John Carpenter

Con un’intelligenza registica e un rispetto per lo spettatore oggi sempre più rari, John Carpenter gioca con le nostre aspettative e con la cinepresa, utilizzando lente carrellate che progressivamente svelano la presenza di Michael Myers, che sembra quasi giocare al gatto col topo con quelle che saranno le sue future prede. Il regista sfrutta inoltre magnificamente le sue inconfondibili musiche, che si basano sulla ripetizione quasi psichedelica di pochissime note (ancora una volta, la semplicità come impagabile risorsa) per poi aprirsi alle tipiche sonorità synth che abbiamo imparato a conoscere e amare.

Halloween - La notte delle streghe

Nascosto sotto un’anonima maschera e dentro una banalissima tuta da meccanico, la figura di Michael Myers si fa sempre più sinistra, grazie anche alle parole del Sam Loomis del sempre efficace Donald Pleasence, che riesce con le sue parole e con il suo sguardo fra lo stralunato e l’atterrito a dare l’idea della portata della minaccia che incombe su Haddonfield. Come la protagonista Laurie (di nuovo personaggio e spettatore sullo stesso livello) diventiamo paranoici, vedendo la figura di Myers in ogni angolo, cercandolo in ogni vicolo e fremendo per le sue apparizioni, saggiamente centellinate da Carpenter.

Con Halloween – La notte delle streghe, John Carpenter rielabora il mito dell’uomo nero in maniera del tutto personale

Mentre il regista ci cuoce a fuoco lento, ci passano sotto il naso figure e situazioni tipiche dei successivi decenni di horror, perfettamente condensate nelle celeberrime “regole per un film horror” della saga di Scream. Dall’immancabile maschera del cattivo al sesso che anticipa la morte, passando per la ricorrenza di una tragedia e per le telefonate e le aperture delle porte, presagi di imminenti sventure. La crudezza dei delitti di Myers passa in secondo piano rispetto alle atmosfere che Carpenter riesce a creare, senza mai ricorrere a quelli che abbiamo imparato a chiamare jump scare, ma lavorando invece sulla nostra psiche, grazie a figure che emergono dal buio con un’inesorabile lentezza, figlia degli zombi di Romero ma declinata in maniera del tutto personale e originale.

Fondamentale nella costruzione del racconto e della tensione l’apporto di Jamie Lee Curtis, dapprima contraltare serioso e virginale dell’esuberanza delle amiche, poi antesignana scream queen perseguitata da Myers e infine disperatamente in lotta per la propria sopravvivenza contro il mostro. La sua progressiva perdita dell’innocenza coincide con la nostra graduale discesa all’interno di un orrore che si fa sempre più palpabile e reale, pur mantenendo connotati quasi magici come l’ubiquità (Michael Myers ha il potere di scomparire e ricomparire in brevissimo tempo a notevole distanza) o l’invincibilità (nonostante i diversi colpi subiti, il mostruoso protagonista si rialza sempre). John Carpenter rielabora così l’immarcescibile mito dell’uomo nero, facendo dell’inespressività un’arma (Myers non pronuncia una sola parola nel corso del film) e lasciando opportunamente diverse porte aperte alla fantasia dello spettatore, spesso sciaguratamente sbattute dai sequel.

Halloween – La notte delle streghe: un caposaldo dell’horror

Qual è l’origine della follia omicida di Michael Myers? La scelta delle sue vittime è determinata solo dall’associazione con la sorella o c’è qualcosa di più? Da dove deriva la sua apparente invincibilità? Tante domande senza risposta, che insieme a un finale quasi beffardo nella sua irresolutezza, suggellano una pietra miliare del cinema, che a 40 anni dall’uscita e nonostante mezzi tecnici risicati (soltanto 20 giorni di riprese totali) non ha perso neanche la minima parte della sua dirompente forza. Siamo cambiati noi, ed è cambiato il cinema intorno a noi, ma Halloween – La notte delle streghe rimane imperturbabilmente a osservarci nel buio, mettendoci ogni volta di fronte alle nostre più ancestrali e recondite paure.

Halloween - La notte delle streghe

In conclusione, non possiamo che fare un plauso a Stardust, che, in occasione del quarantesimo compleanno del film di Carpenter e in concomitanza con l’uscita al cinema dell’atteso sequel (forte della colonna sonora del Maestro), è riuscita a riportare in sala per 3 giorni Halloween – La notte delle streghe in versione rimasterizzata, permettendo una visione al cinema a chi, per motivi meramente anagrafici, non aveva potuto godere di questo capolavoro sul grande schermo e dando al tempo stesso l’opportunità alle nuove generazioni di avvicinarsi a un vero e proprio caposaldo dell’horror.

Halloween – La notte delle streghe: curiosità

Nel corso del film viene ripetutamente mostrato La cosa da un altro mondo, che i bambini guardano in TV durante la notte di Halloween. Oltre a essere un omaggio del regista alla storia del genere, questa citazione costituisce un importante aggancio con il prosieguo della carriera di Carpenter, che 4 anni più tardi dirigerà un suo remake del film, ovvero La cosa.

Nell’altro film di John Carpenter Il signore del male, il personaggio di Donald Pleasence si chiama Loomis, come quello da lui interpretato in Halloween – La notte delle streghe.

Il nome Michael Myers è un inquietante omaggio al distributore del precedente film di Carpenter, ovvero Distretto 13: le brigate della morte.

La sceneggiatura è stata scritta da Carpenter e dalla sua compagna di allora Debra Hill in soli 10 giorni.

John Carpenter ha citato Psycho come principale fonte di ispirazione per Halloween – La notte delle streghe. La scelta di Jamie Lee Curtis (all’esordio sul grande schermo) come protagonista è stata dettata anche da una connessione con il sopracitato film, interpretato dalla madre Janet Leigh. Il personaggio di Sam Loomis prende inoltre il suo nome da quello dell’amante di Marion Crane nello stesso Psycho.

Peter Cushing e Christopher Lee hanno entrambi rifiutato il ruolo poi andato a Donald Pleasence, per via del salario troppo basso. In seguito, Christopher Lee ha dichiarato che questo è stato uno dei più gravi errori della sua carriera.

 

  • Verdetto

5

Sommario

A 4o anni dalla sua uscita, Halloween – La notte delle streghe non ha perso nulla della sua dirompente forza, che lo porta a essere un caposaldo dell’horror e un fondamentale tassello della leggendaria carriera di John Carpenter.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.