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Hit Man – Killer per caso: recensione del film di Richard Linklater

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Fra i grandi autori in attività, Richard Linklater è indubbiamente uno dei più poliedrici. Lo abbiamo infatti visto spaziare con disinvoltura fra il sentimentalismo della trilogia inaugurata da Prima dell’alba e le commedie scolastiche La vita è un sogno, School of Rock e Tutti vogliono qualcosa, giocare con il tempo e con i limiti del cinema stesso in Boyhood, elaborare i traumi bellici con Last Flag Flying e sperimentare con il rotoscopio nel dickiano A Scanner Darkly – Un oscuro scrutare e nell’autobiografico Apollo 10 e mezzo. Non ci stupiamo dunque nel ritrovarlo oggi con Hit Man – Killer per caso, strepitoso ibrido fra commedia, love story, thriller e noir con protagonisti Glen Powell (accreditato anche come co-sceneggiatore) e Adria Arjona.

Hit Man nasce da una bizzarra storia vera pubblicata nel 2001 sul Texas Monthly con protagonista Gary Johnson, scomparso nel 2022 prima di poter vedere la sua vita narrata sul grande schermo. Gary è un impacciato e solitario professore di filosofia, appassionato di psicologia al punto da chiamare i suoi gatti Id ed Ego ma allo stesso tempo tecnico abbastanza abile da lavorare part-time come consulente per la polizia locale.

Una vita monotona e ordinaria, che viene improvvisamente stravolta quando Gary viene chiamato a sostituire un poliziotto sospeso per cattiva condotta e a fingersi un sicario, in modo da incastrare le persone disposte ad assoldare un killer. Sorprendentemente Gary se la cava molto bene e viene coinvolto in altre operazioni analoghe. Durante una di queste incontra Madison “Maddy” Masters, intenzionata a uccidere il marito. Folgorato dalla bellezza della donna, nei panni del sicario Ron, Gary riesce a dissuadere la donna, iniziando con lei un’appassionata e pericolosa storia d’amore.

Hit Man: il nuovo gioiello di Richard Linklater

Hit Man
Cr. Matt Lankes / Netflix

Richard Linklater si conferma cineasta leggero ma mai superficiale, dando vita a un’opera che flirta con la screwball comedy, si tinge di postmoderno (memorabile il montaggio sulla figura del sicario al cinema) e atterra nella nostra confusa e frammentata contemporaneità, ben rappresentata dal personaggio di Gary/Ron. Il regista lavora con estrema raffinatezza su questo personaggio, declinando nell’intreccio le tre istanze freudiane dell’Es, dell’Io e del Super-io, in maniera sorprendentemente semplice e limpida. Sono infatti le numerose scene che vedono Gary impegnato nella sua attività primaria di insegnante a fornire un’accessibile chiave di lettura per questa spassosa commedia. Il conflitto perpetuo fra questi tre elementi rivive nel protagonista, il cui Io si trova a fare da ideale mediatore fra il suo Super-io (la parte più coscienziosa e controllata di noi) e l’Es, al contrario irresistibilmente attratto dalla ricerca del piacere e nello specifico dalla conturbante Maddy.

Richard Linklater riesce però a evitare il rischio di eccessivo intellettualismo, grazie a una sceneggiatura impeccabile e a un cast in stato di grazia, da lui perfettamente diretto. Glen Powell si conferma una star in sempre più dirompente ascesa, confermando un eclettismo già messo in mostra nel trionfo dell’azione di Top Gun: Maverick e nella commedia romantica Tutti tranne te. In questo caso, l’attore si spoglia della sua prorompente fisicità, vestendo con efficacia prima i panni del geek timido e impacciato, poi quelli del poliziotto per caso che prova sempre più soddisfazione per delle messe in scena sempre più originali ed elaborate, ed infine quelli di un uomo completamente travolto dalla passione e dagli eventi.

Le formidabili prove di Glen Powell e Adria Arjona

Hit Man
Cr. Netflix

Le invidiabili abilità nella direzione degli attori da parte di Richard Linklater sono però ancora più evidenti nella prova di Adria Arjona, vincitrice due anni fa del Razzie Award come peggior attrice non protagonista nel colossale fiasco di Morbius ma trasformata in questo caso dal regista statunitense in una straordinaria femme fatale, in bilico fra l’acutezza e l’eccentricità della Hollywood classica e una sensualità tutta moderna, evidente soprattutto nella scena della Madison Airlines. Se Ethan Hawke beneficia ancora del ruolo da bello e tormentato cucito su misura per lui da Richard Linklater, non è azzardato immaginarsi una Adria Arjona sempre più al centro dell’industria cinematografica dei prossimi anni in ruoli in cui erotismo e umorismo devono andare a braccetto.

Completano il quadro eccellenti caratteristi come Retta e Austin Amelio, preziosi tasselli di un’opera che va al di là del mero stravolgimento della figura del sicario, intercettando lo smarrimento a cui ci induce la nostra contemporaneità. Proprio come Gary, siamo infatti troppo spesso sballottati fra i rigidi ruoli in cui la società ci imprigiona e le molteplici rappresentazioni che facciamo di noi stessi, al punto da smarrire la nostra più intima essenza e farci sopraffare da ogni piccolo squarcio di sincerità e realtà. Un sentimento colto e tratteggiato con lucidità da un regista che fin dai suoi esordi ha lavorato come pochi nelle anguste intercapedini fra la verità e il cinema, regalandoci un formidabile mosaico sull’esperienza umana, a cui si aggiunge Hit Man.

Hit Man: il manifesto artistico di un gigante

Cr. Brian Roedel/Netflix

«So di avervi tempestato di idee, ma è questo lo scopo, no? Venire sommersi, travolti da
prospettive e possibilità, perché è questo che la vita vi offre se scegliete di guardarla così. Io non l’ho sempre fatto. Un tempo credevo che la realtà fosse oggettiva, immutabile, e che noi fossimo incastrati, alla maniera di Platone, Cartesio e Kant. Con gli anni, ho capito che la verità nasce dall’integrazione di diversi punti di vista e che non esistono assoluti, che si parli di morale o epistemologia. Trovo un modo più stimolante affrontare la vita con l’idea che, se l’universo non è fisso, non lo siete neanche voi, e dunque potete diventare persone diverse e, si spera, migliori
.

L’unica cosa che so per certo è che la vostra realtà cambierà, nel tempo, in modi che non potete immaginare, e vi esorto a essere aperti alla trasformazione. Dunque, al termine del semestre, se ho un consiglio da darvi per andare avanti in questo mondo complicato è questo: appropriatevi dell’identità che volete assumere e, qualunque persona vogliate diventare, siate quella persona con passione e abbandono».

Parole che Gary rivolge ai suoi studenti per ispirarli in una scena chiave di Hit Man, ma al contempo manifesto artistico e culturale di un gigante del cinema, di cui oggi abbiamo più bisogno che mai.

Hit Man – Killer per caso è in arrivo nelle sale italiane il 27 giugno grazie a BiM Distribuzione, con anteprime in tutto il suolo nazionale già a partire dal 25 giugno.

Dove vedere Hit Man – Killer per caso in streaming

Overall
8.5/10

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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Shelley Duvall è morta: l’attrice statunitense aveva 75 anni

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Shelley Duvall

All’età di 75 anni, è morta l’attrice statunitense Shelley Duvall, universalmente conosciuta per il ruolo di Wendy Torrance in Shining e per il suo lungo sodalizio artistico con Robert Altman. A dare la notizia è Variety, che riporta come fonte il partner di Shelley Duvall, Dan Gilroy. Il decesso dell’attrice è dovuto a complicazioni del diabete di cui soffriva. Dan Gilroy ha così omaggiato la sua memoria:

La mia cara, dolce, meravigliosa vita, compagna e amica ci ha lasciato la scorsa notte. Troppa sofferenza ultimamente, ora è libera. Vola via, bellissima Shelley.

La carriera di Shelley Duvall

Shelley Duvall

Shelley Duvall debutta sul grande schermo nel 1970 grazie proprio a Robert Altman, che la scrittura per il suo Anche gli uccelli uccidono. Il regista statunitense la ingaggia anche per i suoi successivi film I compari, Gang, Nashville, Buffalo Bill e gli indiani, Tre donne (grazie al quale l’attrice conquista il prestigioso Prix d’Interprétation féminine al Festival di Cannes) e Popeye – Braccio di Ferro, in cui Shelley Duvall recita accanto a Robin Williams nell’iconica parte di Olivia, la fidanzata di Braccio di ferro.

Nel mentre, prende parte a Io e Annie di Woody Allen e soprattutto al film che diventerà la sua croce e delizia, Shining di Stanley Kubrick. Nel capolavoro tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, Shelley Duvall consegna alla storia del cinema un’interpretazione struggente e disperata, in cui sfoggia tutta la sua espressività, reggendo il confronto con un sontuoso Jack Nicholson. La sua prova è però stata ottenuta attraverso comportamenti al limite della violenza psicologica da parte del regista, che ha costretto l’attrice a un numero spropositato di ciak, spingendola deliberatamente al limite fisico e mentale. Durante un’intervista all’Hollywood Reporter, la stessa interprete ha raccontato le conseguenze indelebili sulla sua salute mentale dello stress causato dalla lavorazione di Shining.

Nonostante ciò, Shelley Duvall riesce a lavorare anche con Terry Gilliam (I banditi del tempo), Tim Burton (Frankenweenie), Steven Soderbergh (Torbide ossessioni) e Jane Campion (Ritratto di signora), prima del definitivo allontanamento dalle scene interrotto solo dalla partecipazione al B-movie The Forest Hills, ultima sua apparizione sul grande schermo.

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Sunny: recensione della serie Apple TV+ con Rashida Jones

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Sunny

Apple TV+ e A24 sono indubbiamente due delle realtà che negli ultimi anni hanno maggiormente sperimentato sul grande e sul piccolo schermo, portando agli spettatori prodotti in grado uscire dai confini dei generi e di riflettere sulla contemporaneità e sui suoi mutamenti. Non stupisce quindi ritrovarle a collaborare in Sunny, nuova serie prodotta da A24 e distribuita proprio su Apple TV+, che ci offre uno spaccato sinistro e allo stesso tempo fortemente umano sui recenti sviluppi della tecnologia, in particolare sull’intelligenza artificiale.

Ci troviamo di fronte a un mystery thriller dalle sfumature distopiche e da dark comedy, in bilico fra le atmosfere già esplorate con successo dalla stessa Apple TV+ in Scissione e gli oscuri presagi tecnologici e sociali lanciati da Black Mirror. In una Kyoto futuristica, facciamo la conoscenza di Suzie Sakamoto (Rashida Jones), donna statunitense che si è trasferita per lavoro in Giappone, trovando l’amore con Masa Sakamoto (Hidetoshi Nishijima, già visto in Drive My Car). Quando Masa e il loro figlio scompaiono in un incidente aereo, Suzie si trova costretta ad affrontare il dolore e la solitudine, acuita dalla sua ancora scarsissima conoscenza del giapponese.

La donna riceve però in dono un robot domestico creato dall’azienda per cui lavorava il marito, chiamato Sunny. Nonostante la sua diffidenza, proprio grazie a Sunny Suzie inizia a reagire e a cercare la verità sulla scomparsa dei suoi cari, fra cospirazioni e segreti aziendali.

Sunny: la nuova serie Apple TV+, fra Scissione e Black Mirror

Nel corso dei 10 episodi che abbiamo avuto l’opportunità di vedere in anteprima, Sunny mette molta carne al fuoco, tessendo lentamente la tela di un mistero sempre più inquietante e lavorando al tempo stesso sui personaggi e sulla loro evoluzione. Lo show creato da Katie Robbins si confronta inevitabilmente con la tecnologia, rappresentata dal robot protagonista con diverse sfumature, anche contraddittorie. Da una parte, emergono infatti i rischi legati alla diffusione senza controllo di innovazioni sempre più invasive e alienanti, ma dall’altra non si negano i possibili risvolti positivi della robotica e dell’intelligenza artificiale, che nello specifico aiutano la protagonista ad alleviare la sua solitudine e a riprendere in mano la propria vita.

Rashida Jones compie un ottimo lavoro di caratterizzazione di Suzie, scolpendola con dettagli che con il passare degli episodi la avvicinano all’universo di alienazione e disagio esistenziale di Sofia Coppola (con cui la protagonista non a caso ha lavorato in On the Rocks, anch’esso prodotto da A24 e distribuito da Apple TV+). L’ambientazione nipponica e la dimensione di straniera in terra straniera di Suzie richiamo inevitabilmente Lost in Translation, ma Sunny oppone all’apparente staticità di Sofia Coppola una narrazione frenetica, fatta di continui salti avanti e indietro nel tempo e di scatole cinesi che rivelano continuamente un intrigo più imponente del precedente.

Una serie coraggiosa

La voglia di sperimentare e di giocare con così tanti generi e suggestioni è lodevole, ma si ha spesso la sensazione che la serie fatichi a trovare il proprio baricentro, in quanto continuamente sballottata fra troppe sottotrame e fra binari narrativi non sempre approfonditi adeguatamente. In uno show così improntato sui dettagli visivi (notevole il lavoro sul design tecnologico, nonché sulla splendida sigla rétro), stona inoltre la scelta di ricorrere troppo spesso ai dialoghi e di sacrificare di conseguenza il racconto per immagini, che in questo caso avrebbe offerto terreno fertile.

Ci resta però uno show raffinato e controcorrente, che in un panorama seriale sempre più appiattito ha il coraggio di osare e di mettere alla prova lo spettatore, anche a costo di respingerlo.

Sunny è disponibile dal 10 luglio su Apple TV+.

Overall
6.5/10

Valutazione

Apple TV+ e A24 consegnano agli spettatori una serie intelligente e controcorrente, capace di mettere alla prova gli spettatori e di porre interrogativi non banali sugli sviluppi tecnologici.

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