I delitti del BarLume: recensione della settima stagione della serie

I delitti del BarLume: recensione della settima stagione della serie

Puntuale come le partite a carte degli irresistibili “bimbi” torna per la settima stagione I delitti del BarLume, opera targata Sky Cinema e Palomar che ormai possiamo considerare a pieno titolo una solida realtà della serialità italiana. Come da tradizione della serie, anche questa stagione si compone di due veri e propri film per la TV, andati in onda rispettivamente il 13 e il 20 gennaio ma ancora disponibili su On Demand e Now TV. Come ampiamente anticipato dal materiale promozionale, la principale novità della settima stagione de I delitti del BarLume è il ritorno a Pineta di Massimo Viviani, il “barrista” interpretato da Filippo Timi, protagonista indiscusso delle prime quattro stagioni, esiliatosi in Argentina nel quinto e sesto ciclo di episodi.

Tante invece le conferme, dalla ormai collaudata regia di Roan Johnson ai due principali volti femminili dello show, le bravissime Lucia Mascino ed Enrica Guidi, passando per gli spassosi Corrado Guzzanti e Stefano Fresi e per i quattro arzilli vecchietti Alessandro BenvenutiAtos Davini, Marcello Marziali e Massimo Paganelli.

I delitti del BarLume: una settima stagione fra passato e futuro

I delitti del BarLume

Nei due episodi della settima stagione de I delitti del BarLume, Donne con le palle Ritorno a Pineta, ritroviamo i protagonisti alle prese con dinamiche in evoluzione. Tiziana è ancora alla ricerca di un equilibrio fra il lavoro e il piccolo Ampelio, e comincia a guardarsi intorno, e più precisamente all’interno del BarLume, alla ricerca di un compagno. Il suo sguardo si posa su Beppe, che a sua volta cerca una difficile convivenza con l’assicuratore veneto Paolo Pasquali, dando vita a spassosi siparietti comici. Mentre il Viviani fa rotta verso Pineta, cercando di non fare scoprire agli altri la sua presenza, chi non cambia mai è invece la Fusco, impegnata con la proverbiale approssimazione del suo comando di polizia, e i quattro bimbi, che dal pulpito del tavolino del bar osservano sardonici gli avvenimenti intorno a loro.

Oltre alle vicende personali dei protagonisti, non possono mancare i caratteristici delitti della serie, che gettano un’ombra sulla leggerezza e sulla goliardia di Pineta. Da questo punto di vista, il primo episodio Donne con le palle è certamente quello più convincente. L’arrivo in città di diverse giocatrici di Beach volley per un importante torneo nazionale ci dà infatti l’occasione di immergerci in un torbido intreccio di sport, scommesse e sangue, ma ci consente anche di apprezzare meglio, grazie anche alla performance di Stefano Fresi, la personalità di Beppe, particolarmente attratto dalle pallavoliste. Fra equivoci, imbrogli e le surreali conversazioni dei bimbi ci si diverte e si arriva a una conclusione non banale dell’intreccio, che pone i presupposti per le vicende dell’episodio successivo.

Il ritorno del Viviani
I delitti del BarLume

In Ritorno a Pineta, il caso dell’episodio è meno intrigante del solito, sia per la prevedibilità degli sviluppi legati a un sospetto suicidio di un uomo del posto, sia perché gran parte del minutaggio è dedicato all’atteso ritorno del Viviani. Ed è proprio nel momento in cui il mistero è meno convincente che I delitti del BarLume si dimostra paradossalmente un prodotto solido, maturo e ancora vivace, nonostante i sette anni passati dall’esordio. Dopo aver assorbito senza particolari scossoni l’allontanamento del barrista risolutore di casi, la serie riesce infatti a giocare con la sua stessa storia, utilizzando proprio il ritorno di quello che per certi versi è diventato un oggetto estraneo a Pineta come filo conduttore dell’episodio.

Da una parte, abbiamo gli attesi confronti di Viviani con Tiziana e Beppe, nonché il suo primo incontro con il figlio Ampelio. Dall’altra, ritroviamo il barista impertinente e ficcanaso che abbiamo ormai imparato a conoscere, con le sue teorie sulla gestione del suo vecchio bar, le solite teorie investigative da esporre alla Fusco e un eccessivo istinto di protezione nei confronti dei bimbi, che in sua assenza si sono dedicati a bagordi non consoni alla loro età. Grazie anche all’estro e al mestiere di Timi, sempre a suo agio con un personaggio che si è letteralmente cucito addosso, i timori per la partenza di Viviani appaiono come un lontano ricordo, e a tratti proviamo quasi gli stessi sentimenti dei personaggi de I delitti del BarLume, legati affettivamente a questo personaggio, ma quasi infastiditi dalla rottura di determinati equilibri causata dal suo ritorno.

I delitti del BarLume è più viva che mai

Roan Johnson si dimostra non soltanto ispirato cantore della goliardia e della veracità toscana e abile direttore d’orchestra di un prodotto che non cessa di convincere e di rinnovarsi, ma anche abile conoscitore delle dinamiche seriali, e della necessità di apportare piccoli e mirati stravolgimenti all’interno di una solida struttura. Con una serie di decisi cambi di rotta e altrettanto determinati dietrofront, I delitti del BarLume riesce a compiere l’impresa di tornare al passato e contemporaneamente costruire il proprio futuro, rimanendo sempre coerente con se stessa. Come ogni anno, ci ritroviamo quindi rassegnati ad aspettare altri 12 mesi per il ritorno a Pineta e sconsolati per aver potuto godere di soltanto due episodi.

Ma sta forse proprio in questa particolare soluzione narrativa e produttiva, oltre che nella particolare miscela fra giallo di provincia e commedia ridanciana, il segreto di una serie che non smette di coinvolgerci e affascinarci, pur con un canovaccio ormai rodato e con uno scarto sempre più ampio fra il sempre più coeso gruppo dei protagonisti e le guest star di puntata, che in confronto appaiono statiche e bidimensionali. La sceneggiatura (curata dallo stesso Johnson, Davide Lantieri, Ottavia Madeddu, Carlotta Massimi e dall’autore dei romanzi del BarLume a cui la serie ispirata Marco Malvaldi) sempre fresca e brillante, che sfrutta tempi comici perfetti senza perdere in naturalezza, copre ogni piccola mancanza, e fa la differenza fra I delitti del BarLume e la stragrande maggioranza dei prodotti televisivi nostrani. In attesa dell’ottava stagione, Pineta è più viva che mai.

I delitti del BarLume

Valutazione
7.5/10

Verdetto

I delitti del BarLume si conferma una delle più interessanti realtà del panorama seriale italiano, dimostrando un’invidiabile solidità anche nel momento in cui gioca con le proprie stesse dinamiche attraverso il ritorno del personaggio di Viviani.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.