I Goonies: recensione del film di Richard Donner con Sean Astin

I Goonies: recensione del film di Richard Donner con Sean Astin

C’è un filo invisibile che parte da Incontri ravvicinati del terzo tipo e Star Wars (1977), attraversa gli anni ’80 e arriva a Jurassic Park (1993) e Jumanji (1995). Un periodo in cui il cinema aveva come primo interlocutore i ragazzi, e dal loro punto di vista metteva in scena storie universali, che spaziavano dalla fantascienza all’orrore, riuscendo magicamente a incantare spettatori di tutte le età. È questo il caso di E.T. l’extra-terrestre e Stand by Me – Ricordo di un’estate, ma anche di saghe con protagonisti adulti, come Indiana Jones o Ritorno al futuro, espressione di un’epoca piena di creatività, speranza e voglia di sognare. In questo florido filone si inserisce perfettamente I Goonies, opera diretta da Richard Donner su un’idea di Steven Spielberg che proprio dal 9 all’11 dicembre torna al cinema, a confermare l’imperitura fascinazione per questo periodo, che ha indelebilmente segnato l’immaginario dei giovani adulti di oggi.

I Goonies, nel senso di abitanti del quartiere di Goon Docks di Astoria, in Oregon, ma anche di sempliciotti, sfigati. Quattro ragazzi qualsiasi della provincia americana, in procinto di essere privati anche delle loro case, che due ricchi imprenditori vogliono acquistare e demolire per creare un grande campo da golf. Poco prima della loro separazione, in un uggioso pomeriggio Mikey (Sean Astin), Chunk (Jeff Cohen), Mouth (Corey Feldman) e Data (Jonathan Ke Quan) hanno una fortunata intuizione. Rovistando in soffitta, i quattro si imbattono in un’antica mappa in spagnolo e in un medaglione, che conducono al tesoro di Willy l’Orbo, pirata noto in passato per le sue scorribande nella zona. Con l’intento di salvare le loro case con il tesoro, i Goonies partono in sella alle loro biciclette verso i luoghi della mappa, ma ad aspettarli c’è la temibile banda Fratelli, appena evasa dalla prigione.

I Goonies: la magia degli anni ’80 al suo apiceI Goonies

Appena un anno prima della struggente rappresentazione del passaggio dall’infanzia all’adolescenza del già menzionato Stand by Me – Ricordo di un’estateI Goonies fotografa un’emozione, un’attitudine, un’epoca. Non importano la nostra età, il periodo in cui ci siamo formati o la città in cui siamo cresciuti: Astoria è una noiosa giornata di pioggia che si trasforma in avventura alla Indiana Jones, è la sempreverde suggestione per archetipi come le storie piratesche, le mappe da decifrare o i tesori da ricercare, ed è anche una lotta contro i più forti, che possono essere i bulletti di quartiere, uno scalcagnato gruppo di criminali o degli spietati imprenditori, convinti di potersi comprare con i soldi anche le persone e la loro storia.

E sta forse proprio in questo, più che nelle mirabolanti avventure dei protagonisti (esaltate da un budget di 19 milioni di dollari dell’epoca, ampiamente compensati da un incasso di oltre 120 milioni) il motivo per cui I Goonies è ancora oggi un’opera amata e godibile, che non ci si stanca di vedere o rivedere: l’abilità di raccontare persone ordinarie in situazioni straordinarie, per dirla alla Spielberg, e di farlo con un gruppo di ragazzini perdenti, non distanti dai protagonisti di It, arrivato in libreria nel 1986, appena un anno dopo questo film. Una scelta di campo forte e coraggiosa, che crea un’empatia fortissima da parte di qualsiasi tipologia di spettatore, perché tutti hanno vissuto l’infanzia, e tutti possono coglierne le sfumature, i desideri e i dolci segreti, soprattutto quando viene rappresentata con tale sincera leggerezza.

La squadra formata da Steven Spielberg, Chris Columbus e Richard Donner

I Goonies

Anche la migliore delle idee, non può funzionare del tutto senza un adeguato supporto da parte delle persone che le danno forma e sostanza. E in questo caso in campo ci sono delle vere e proprie eccellenze. Il soggetto nasce infatti proprio da un bambino che incidentalmente è finito a scrivere la storia del cinema, ovvero Spielberg, il più grande in assoluto quando si tratta di raccontare il senso del meraviglioso dell’infanzia.

A dare vita alle sue idee, ci sono lo sceneggiatore Chris Columbus, la penna dietro ad altre pietre miliari del periodo come Gremlins e Piramide di paura, nonché regista di altri lavori di culto per i più giovani come Mamma, ho perso l’aereo, Mrs. Doubtfire – Mammo per sempre e i primi due capitoli di Harry Potter, e la regia di Richard Donner, capace di esplorare i più disparati generi, dal cinecomic (Superman) all’action (Arma letale), passando per l’horror (Il presagio) e il fantastico (Ladyhawke), con immutata efficacia.

Queste tre anime convivono naturalmente ne I Goonies. C’è infatti l’irresistibile comicità dei bambini, esaltata da momenti memorabili come la danza del ventre di Chunk o i gadget di Data (chiari omaggi a quelli di James Bond), ma anche un lato più cupo, generato non soltanto dalla macchiettistica banda Fratelli, ma anche dalle pericolose prove che i protagonisti devono superare, quasi in stile videogame, in mezzo a scheletri e cadaveri. Evidente poi la componente umana, soprattutto in Mikey, il personaggio più spielberghiano di tutti, che attraverso i timidi occhioni di un indimenticabile Sean Astin comunica il senso di distacco dall’infanzia e li conseguenti dolori della crescita.

I Goonies: fra citazioni e omaggiSloth

Non è un caso che la miracolosa alchimia de I Goonies sia ampiamente omaggiata, o sgraziatamente copiata, dal recente revival degli anni ’80. L’influenza dell’opera di Donner è evidente soprattutto in Stranger Things, che riprende, pur in chiave più marcatamente fantascientifica, molti dei temi sonori, fisico e personalità di alcuni personaggi, l’idea della comunione di un gruppo di bambini contro un pericolo che gli adulti non capiscono o non sono in grado di contrastare, alcune sequenze (le già citate biciclette) e lo spirito gioiosamente citazionista.

Il saccheggiato I Goonies saccheggia a sua volta a piene mani dal suo passato prossimo o remoto: dai già citati James Bond e Indiana Jones (la roccia che rotola), passando per Lo sparviero del mare (il vascello di Willy l’Orbo) e La grande fuga (la musica nel tunnel) e arrivando a Gremlins (i mostriciattoli bagnati) e al cameo dell’icona pop Cyndi Lauper, non si contano i riferimenti all’immaginario culturale e cinematografico dell’epoca.

Ciò che non è facilmente replicabile è però la purezza con cui la premiata ditta Donner-Columbus-Spielberg tocca sfumature più complesse. In un’epoca in cui non c’era la sensibilizzazione attuale nei confronti delle minoranze e della parità di genere, I Goonies ci mostra infatti la naturale integrazione di una famiglia asiatica nella comunità, la dirompente emancipazione del brutto dal cuore d’oro Sloth, rinnegato dai Fratelli ma adottato dai protagonisti, e un’attenzione particolare nei confronti dei giovani personaggi femminili, che finiscono per allontanarsi dai bulli e avvicinarsi a chi le rispetta, come Mikey o suo fratello Brandon (interpretato da Josh Brolin, alla sua prima performance sul grande schermo).

I Goonies non dicono mai la parola morte!
I Goonies

Se dopo quasi 35 anni siamo ancora qui, a cercare il tesoro di Willy l’Orbo insieme a uno sgangherato gruppo di adorabili bambini, è anche perché quell’ottimismo e quello spirito avventuroso che negli anni ’80 ci facevano sentire invincibili e capaci di affrontare ad armi pari una gang di malavitosi nella caccia a un antico tesoro, è stato smorzato dal tempo e dalla crescita. Eravamo sognatori e siamo diventati cinici capitalisti. Sognavamo tesori e ci ritroviamo alla disperata caccia di like e click. Siamo stati Goonies e ci siamo trasformati, nostro malgrado, nei loro genitori, che, quando va bene, sono inutili ai fini del racconto.

Naturale quindi, in un presente che non ci soddisfa, rifugiarci nel passato, e tornare col cuore e con la mente a un periodo più ingenuo e spensierato, quando bastava poco per trasformare le ore dopo la scuola in una straordinaria avventura da raccontare agli amici. Racconti come questo ci dicono che quei ragazzi non sono morti (anche perché i Goonies non dicono mai la parola morte!), hanno solo bisogno di una mappa e di un gruppo di amici con cui cercare un nuovo tesoro.

Valutazione
9/10

Verdetto

I Goonies è un classico degli anni ’80 e del cinema per ragazzi, che, nonostante i tanti anni sulle spalle, non ha perso la sua carica gioiosa e irriverente.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.