Il caso Pantani – L’omicidio di un campione: recensione del film

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione: recensione del film

Io ti porto con me
come i giorni di pioggia
a due passi dal mare, solo.

E il sorriso un po’ triste
di quegli occhi in salita
è un ricordo sbiadito, ora:

Vai, vai, vai, in fuga da tutti noi
oh oh oh mai, mai, mai e poi mai
la pioggia ti fermerà.

In fuga, Francesco Baccini

Nel cuore di ogni appassionato italiano di sport, un posto speciale lo occupa Marco Pantani, che con le sue imprese sportive ha dato lustro all’intero Paese, e fatto sognare davanti allo schermo milioni di appassionati. Quel gesto di togliersi la bandana da pirata prima di uno scatto, quel ringhio di grinta e sofferenza nelle salite più dure e quell’irrefrenabile sorriso all’arrivo dopo l’ennesima fuga in solitario sono stati bruscamente interrotti per due volte: la prima a Madonna di Campiglio, quando un valore sballato di ematocrito lo costrinse al ritiro dal Giro d’Italia in un momento di forma stratosferica; la seconda, e purtroppo ultima, nel residence Le Rose di Rimini, dove il campione fu trovato senza vita a soli 34 anni, nella sera di San Valentino.

A oltre 16 anni di distanza da quella notte, che ha lasciato i tifosi sgomenti e travolti da domande che non hanno mai avuto risposta, arriva in sala il 12 ottobre, solamente per tre giorni, Il caso Pantani – L’omicidio di un campione, film di Domenico Ciolfi che cerca di fare luce sui tanti coni d’ombra che hanno costellato gli ultimi anni di vita del Pirata. Un’opera frutto di un certosino lavoro di ricerca, volto a dare un’altra prospettiva su eventi già noti. A impersonare Pantani sono i 3 interpreti Brenno Placido, Marco Palvetti e Fabrizio Rongione, protagonisti di altrettanti momenti chiave di questa tormentata esistenza.

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione: la doppia fine del Pirata

Il caso Pantani - L'omicidio di un campione

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione chiarisce fin da subito la propria posizione sugli eventi, che è quella sostenuta da anni dalla madre Tonina e da molti addetti ai lavori: Marco Pantani è stato ucciso due volte, prima da un complotto ordito dalla malavita, incentrato su un ampio giro di scommesse sulla sua sconfitta, poi da qualche emissario dei loschi giri in cui il Pirata si era cacciato, afflitto ormai da un’acuta depressione. Una posizione netta e inscalfibile, intorno al quale Ciolfi tesse un’intricata tela di flashback e di flashforward, volti a scandagliare l’animo di un campione capace di seminare avversari e sfortuna, ma non un’ingiustizia troppo forte per essere accettata o digerita.

L’espediente narrativo scelto per costruire il racconto è l’operato del legale Antonio De Rensis, impersonato da Francesco Pannofino, determinato a fare emergere la verità. Attraverso i suoi occhi, vediamo le foto del cadavere di Marco, devastato da ferite e lividi che faticano a combaciare con la causa di morte ufficiale, cioè un’edema polmonare e cerebrale dovuto a un’overdose di cocaina. Attraverso le sue ricerche, ci addentriamo nel carcere in cui è custodito il boss Renato Vallanzasca, che apprende con largo anticipo da un altro detenuto l’imminente forzato stop per Marco. Non può inoltre mancare la camera d’albergo di Madonna di Campiglio dove avvengono, con modalità alquanto discutibili, gli esami del sangue del campione. Una vera e propria esecuzione orchestrata nei minimi dettagli, evidenziati con dovizia di particolari da Ciolfi.

Nonostante questo, le intenzioni e la personalità il personaggio del pur impeccabile Pannofino appare sempre come un oggetto estraneo alla narrazione, mentre le sue motivazioni e la sua personalità sono fumose, inconsistenti.

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione: un cinema d’inchiesta

Il caso Pantani - L'omicidio di un campione

Fra le pieghe di una cronologia impazzita, che salta continuamente avanti e indietro nel tempo, emergono molti dettagli della vita di Pantani che esulano dal mondo delle corse, ma sono in qualche maniera figli di quella mattinata a Madonna di Campiglio, da cui il campione, nonostante qualche fiammata al Giro e al Tour, non si riprese mai per davvero. Affiora il rapporto con l’amico Jumbo, interpretato da Libero De Rienzo, al fianco di Marco nei momenti più belli e in quelli peggiori, quello con Tonina, madre vigile e comprensiva, ma impotente di fronte a una vera e propria autodistruzione, e soprattutto quello con Christina Joensson, l’unico vero amore di Pantani, nonché la perdita che, sommata a un fortissimo disagio esistenziale pregresso, fece naufragare ogni tentativo di ritornare a un pur labile equilibrio.

Nel corso di circa 150 minuti, Il caso Pantani – L’omicidio di un campione è lucido biopic, commovente dramma umano, thriller su un omicidio dal colpevole ancora ignoto e soprattutto cinema d’inchiesta. Il coraggio con cui questo progetto si è addentrato fra le pieghe di una vicenda opaca, facendosi strada fra poteri occulti e non, alte sfere dello sport e della malavita e affetti personali dello stesso Pantani, fa chiudere un occhio su qualche aspetto meno convincente.

Dal punto di vista della recitazione, mentre Brenno Placido e Marco Palvetti si pongono in continuità, rappresentando rispettivamente il Marco sull’orlo del baratro e quello diretto verso un abisso da cui non risalirà più, l’interpretazione di Fabrizio Rongione ci mostra un personaggio estraneo agli altri: laconico, bidimensionale, assente. Una scelta certamente consapevole, motivata dal desiderio di mettere in scena il malessere e l’alienazione di Marco negli ultimi giorni della sua vita, che ha però la conseguenza di allontanarci paradossalmente dal personaggio, dalla sua profonda solitudine e dalla sua triste fine.

Un doloroso tentativo di rendere giustizia a Marco Pantani

Il caso Pantani - L'omicidio di un campione

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione è un’opera appassionata, ardita, dolorosa, davanti alla quale è difficile rimanere indifferenti. Un quadro disperato, dal quale sono volutamente espunti i trionfi, le gioie e il successo, per sottolineare la netta separazione fra lo sportivo che abbiamo conosciuto e amato, distrutto fisicamente e moralmente il 5 giugno 1999, e il fantasma che per poco meno di 5 anni ha cercato senza successo giustizia e riscatto, lottando contro nefaste compagnie e demoni interiori. Un tardivo, ma toccante tentativo di rendere giustizia a un uomo puro, sincero e troppo fragile per il suo ambiente, di cui, oggi più che mai, sentiamo la mancanza.

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione è al cinema dal 12 ottobre, distribuito da Koch Media.

Valutazione
7/10

Verdetto

Il caso Pantani – L’omicidio di un campione ha il merito di fare luce sui tanti misteri che ancora circondano gli ultimi anni di vita di Marco Pantani. Il coraggio di addentrarsi nei meandri di potere e malaffare compensa qualche passaggio più debole dal punto di vista narrativo.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.