Il cigno nero: recensione del film con Natalie Portman

Il cigno nero: recensione del film con Natalie Portman

Nell’approcciarci a Il cigno nero è doverosa una premessa. Nel 1919 Sigmund Freud scrisse un saggio dal titolo Das Unheimliche (Il Perturbante) e definì l’unheimlich come “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”. Nel suo libro Freud gravitò attorno a un’area dell’esperienza umana legata alla sensazione di paura irrazionale. Una delle cause che, secondo Freud, porterebbe a galla terrori irragionevoli, non mossi da una minaccia reale e che quindi sfuggono alla ragione, è il doppio. Il doppio o Doppelgänger è l’apparizione di un sosia, legato ad una crisi identitaria e sintomatica di una mutazione del proprio io che può essere vissuta in modo persecutorio.

Il doppio è un concetto, o una tematica, ampiamente riscontrabile in molte trame letterarie, anche antecedenti al saggio freudiano, come William Wilson di Edgar Allan Poe o Il sosia di Dostoevskij. Anche molte pellicole si sono ispirate negli anni alla concezione di doppio: film indimenticabili come Vertigo di Alfred Hitchcock, Persona di Ingmar Bergman, Mulholland Drive di David Lynch e come appunto Il cigno nero di Darren Aronofsky.

Il cigno nero racconta la storia di una ballerina talentuosa, Nina Sayers (Natalie Portman), che lentamente si spezza sotto la pressione di un ruolo e di un’aspettativa più grande di lei. Nina è una ballerina del New York City Ballet, una danzatrice di enorme talento ma fragile e piena di insicurezze, costretta in un rapporto tossico con la madre, Erica, ex danzatrice. Nina viene scelta dal direttore artistico Thomas per essere la nuova prima ballerina e interpretare la protagonista de Il Lago dei Cigni.

Il cigno nero: un film provocatorio, coinvolgente e sensuale

Natalie Portman

Il ruolo di Nina le impone di padroneggiare due personaggi, quello del cigno bianco, verginale e angelico, e la sua nemesi, il cigno nero, una sensuale tentatrice che ruba il cuore dell’amante del cigno bianco. Nina incarna perfettamente il cigno bianco, l’aspetto innocente della danza, ma non il cigno nero, la seducente, malvagia e misteriosa metà della danza. Thomas non vede in lei il cigno nero e per questo la mette sempre più sotto pressione. La sua tensione e il suo squilibrio peggiorano quando nella compagnia viene reclutata una ballerina, Lily, che incarna perfettamente il cigno nero. Lily è tutto ciò che Nina non è: spensierata, spericolata, non ingannata dal perfezionismo. Nina diventa sempre più preda di ossessioni e deliri a sfondo persecutorio e la sua ricerca ossessiva di raggiungere la perfezione stilistica, interpretativa ed estetica la porteranno dapprima a scontrarsi con il proprio alter-ego e poi nel baratro dell’autodistruzione.

Darren Aronofsky è riuscito nell’impresa di trasformare il perturbante di Freud in uno spettacolo, un film saturo di terrore psicologico. Il cigno nero è un film provocatorio, coinvolgente e sensuale. Dal primo fotogramma ci si sente inglobati in un mondo oscuro e ossessivo che riflette le ombre delle nostre stesse menti, e nella paura che emerge dall’esplorare i luoghi delle nostre anime che abbiamo serrato e respinto.

La protagonista, Nina, è una giovane donna sessualmente repressa, intrappolata dalla madre in uno stato psichico regressivo, che con il suo atteggiamento passivo-aggressivo ha tentato di reprimere la maturazione di Nina. La camera da letto di Nina è come la stanza di un bambino: piena di bambole, animali e decorazioni rosa. Sua madre vive nel passato e la tratta come una bambina, incoraggiandola a perseguire comportamenti infantili perché in questo modo può controllarla.

Il cigno nero: la metamorfosi dalla fanciullezza alla maturità

Il cigno nero

La sua attitudine infantilizzata però viene ben presto scardinata da un ruolo che non riesce ad incarnare e che la costringerà ad affrontare il fatto che non ha mai vissuto per davvero. Lily, diversamente da lei, usa la sua esperienza di vita per impreziosire la sua danza: i suoi movimenti sono seducenti e liberi e veicolano il suo carattere trasgressivo. Nina non ha una vera esperienza di vita, le uniche cose che conosce sono le sensazioni fisiche e il dolore, la mutilazione e la sua alienazione. Per questo lotterà fino all’annientamento per permettere al suo mondo interiore di emergere e diventare un tutt’uno con la sua danza.

Nina per vestire il ruolo del cigno nero mette in discussione la sua identità, cerca di crescere e di emanciparsi da sua madre e dall’immagine che ha proiettato su di lei, ricercando una femminilità e una personalità, pericolosa e sadica, che prima emerge e poi la divora. Erica vede sua figlia come un’estensione del suo ego e ha proiettato su di lei tutte le aspettative e le frustrazioni della sua carriera mai compiuta.

Questa aspettativa impedisce a Nina di incarnare efficacemente il cigno nero e, di conseguenza, è questa aspettativa che Thomas cerca di capovolgere, caricandola della propria ambizione: la stessa definizione di perfezione di Nina non è mai personale ma è sempre intrecciata alle aspettative e alle opinioni della madre e di Thomas. Il cigno nero è una metafora specifica, è la metamorfosi di Nina dalla fanciullezza alla maturità, un mutamento che Nina ha sempre rifiutato e soppresso al fine di soddisfare le aspettative esterne.

Il cigno nero: la dualità di Nina

Il cigno nero

Ovunque Nina vede un insidioso doppio che la insegue come un memorandum di ciò che vuole e desidera diventare. Nina si proietta persino in Lily e Aronofsky combina abilmente i loro lineamenti del viso più di una volta per istigare ulteriormente la dualità di Nina. Alla fine Nina trova il suo cigno nero interiore in uno stato di delirio, perdendo il contatto con la realtà e offrendo una performance sensazionale.

Aronofsky impiega diverse tecniche visive per esprimere il cambiamento psicologico di Nina, che subisce varie trasformazioni fisiche: le sue ginocchia si piegano all’indietro, le dita dei piedi diventano palmate, il collo si allunga e la sua pelle è coperta da piume nere. La se stessa che Nina sta reprimendo da tutta la sua vita è stato costantemente intriso di rabbia e tristezza, finché non è diventato troppo oscuro da poterlo contenere. Tragicamente per Nina, conciliare queste parti di sé significa la morte, ma in quella disperazione finalmente scopre la sua perfezione. Nina dice “Ero perfetta”, tentando di soddisfare fino all’ultimo le aspettative e il desiderio di Thomas. L’arte è sia catartica che torbida e la morte di Nina riflette simbolicamente quanto l’artista sia incline ad abbracciare comportamenti autodistruttivi per veicolare e ispirare opere commoventi.

L’ossessiva ricerca di un’illusoria perfezione

Il cigno nero

Il film funziona come un thriller psicologico sull’ossessione artistica; la danza è una forma d’arte esigente e perfezionista, che fornisce al regista una base su cui costruire la narrazione, una parabola moderna sul peso delle aspettative e sull’autodistruzione.

Il cigno nero rappresenta la ricerca della perfezione e l’ossessione di Nina di essere perfetta: la ballerina perfetta e la figlia perfetta. Ma questa scelta psicotica la porterà lungo un sentiero sempre più oscuro e disperato: l’euforia di perdersi e la paura di non ritrovarsi più. Il cigno nero è una tragedia perché rivela la tragedia della condizione umana e il prezzo terribile dell’ambizione. Chiunque abbia mai cercato di migliorarsi sa che ogni successo ottenuto diventa, con l’andar del tempo, sempre meno soddisfacente; più ci arrampichiamo in cima, svettando sulla montagna dei nostri sogni e trascendendo i nostri limiti, più in realtà precipitiamo verso un abisso di autodistruzione. La ricerca di una perfezione illusoria è una prigione d’oro perché nella ricerca della perfezione non potremo mai accettare il divario tra il nostro ideale e la nostra realtà.

 

Valutazione
8.5/10

Verdetto

Il cigno nero è un thriller psicologico sull’ossessione artistica, una parabola sull’autodistruzione e sulla ricerca di una perfezione illusoria. 

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.