Il delitto Mattarella: recensione del film di Aurelio Grimaldi

Il delitto Mattarella: recensione del film di Aurelio Grimaldi

Mai come in questo periodo, il cinema italiano ha bisogno di osare e di ricostruire con lucidità e coraggio le pagine più cupe e misteriose della storia del nostro Paese. Ed è per questo motivo che è un bene che opere come Il delitto Mattarella di Aurelio Grimaldi possano essere pensate, realizzate e distribuite nelle sale. Anche dopo le più nobili intenzioni è però necessario mantenere determinati standard tecnici e qualitativi, in modo da valorizzare queste importantissime storie. E su questo aspetto, purtroppo, il lavoro di Grimaldi si rivela decisamente problematico. Ma andiamo con ordine.

Il delitto Mattarella: l’imperfetto e caotico omaggio a una figura ingiustamente dimenticata

Il delitto Mattarella

Palermo, 6 gennaio 1980. Mentre si dirige a messa insieme alla famiglia, il Presidente della Regione Sicilia Piersanti Mattarella, fratello maggiore dell’attuale Presidente della Repubblica e particolarmente attivo nella lotta contro la mafia, anche in contrasto col suo stesso partito, viene spietatamente freddato a bordo della sua automobile, dai colpi di pistola di un sicario. Il Sostituto procuratore della Repubblica Pietro Grasso e il Giudice Istruttore Giovanni Falcone danno il via alle indagini sulla vicenda, nel corso delle quali verranno a galla inquietanti connessioni fra Stato, mafia, servizi segreti e organizzazione neofasciste.

Attenendosi scrupolosamente agli atti giudiziari e unendo attentamente i puntini delle varie vicende (il lungo elenco di consulenti legali sui titoli di coda è significativo in questo senso) Aurelio Grimaldi realizza un cinema impegnato e di denuncia, sulla scia delle indimenticabili opere di Francesco Rosi, che però è totalmente depotenziato dalla sua messa in scena. Una scenografia sciatta e artificiosa, da fiction televisiva di basso livello, una recitazione sempre esasperata, quasi macchiettistica, e infine una sceneggiatura che mette davvero troppa carne al fuoco, con la conseguenza necessità di abbozzare molti dei personaggi coinvolti e di compensare con uno sconfortante didascalismo e con un’invadente voce narrante.

Un’opera coraggiosa ma non riuscita

Il delitto Mattarella

Questa mancanza di omogeneità e di tensione narrativa è il peccato originale di un’opera che invece per certi versi si prende rischi impensabili per la stragrande maggioranza delle produzioni nostrane, mostrando senza alcun timore reverenziale le tante figure collegate all’assassinio di Piersanti Mattarella e le spregevoli cospirazioni delle alte sfere dello stato con i punti di riferimento della malavita. Tutte cose che abbiamo già sentito e che diamo per assodate, ma assistete agli incontri fra Giulio Andreotti e i boss della mafia, come alle agghiaccianti connessioni fra NAR, Banda della Magliana, organizzazione Gladio e altre entità, peraltro ampiamente documentate, provoca un misto di sdegno, rancore e sbigottimento.

Avvalendosi di un cast importante, fra cui spiccano David Coco, Francesco Di Leva, Donatella Finocchiaro, Sergio Friscia, Tony Sperandeo, Tuccio Musumeci e Leo Gullotta, Il delitto Mattarella cerca di intraprendere la strada sapientemente percorsa da Marco Bellocchio con il suo Il traditore, alla ricerca di una narrazione che sappia al tempo stesso intrattenere, documentare ed esaltare determinate figure, ma il risultato è insufficiente sotto tutti i punti di vista. A uscire maggiormente penalizzato da questa sceneggiatura frettolosa e caotica è proprio il soggetto del racconto Piersanti Mattarella. Il coraggio e il carisma di un uomo che ha saputo sfidare il malaffare, rompendo degli equilibri dati ormai per scontati e cercando anche l’appoggio degli oppositori storici del suo partito, emergono solo a tratti, e mai con una realizzazione tale da permettere allo spettatore di entrare in empatia con questo personaggio.

Il delitto Mattarella: oltre alle buone intenzioni c’è davvero poco

Il delitto Mattarella

Nelle battute finali de Il delitto Mattarella, Grimaldi evidenzia giustamente la colpevole caduta nel dimenticatoio storico e politico di Piersanti Mattarella, che, in un periodo in cui ci si interroga sulle discutibili onorificenze a figure quantomeno ambigue, continua a non avere nessuna via o statua a lui dedicata nella maggior parte delle grandi città italiane. Con tutto il rispetto per un autore vero, che sia con la scrittura (Mery per sempre e Ragazzi fuori) sia alla regia (La ribelle, La donna lupo, Un mondo d’amore) è sempre andato controcorrente, sfidando il sistema e il politicamente corretto, Il delitto Mattarella non riesce a dare la spinta in favore di una riscoperta o di una rivalutazione di questo personaggio, che meriterebbe un racconto in grado di andare oltre alle buone intenzioni e con un impianto artistico e produttivo alle spalle ben più solido.

Il delitto Mattarella è nelle sale italiane dal 2 luglio, distribuito da Cine1 Italia.

Valutazione
5/10

Verdetto

Il delitto Mattarella soffre una sceneggiatura caotica e raffazzonata e una messa in scena povera e scarna. Ad Aurelio Grimaldi va però riconosciuto il merito di aver riportato sotto i riflettori una figura troppo spesso sottovalutata e il coraggio di aver dato vita a un racconto che mette in luce le tante ambiguità dei rapporti fra potere e malavita.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.