
In evidenza
Il fuoco che ti porti dentro: recensione del film con Vanessa Scalera
Non c’è un momento di tregua ne Il fuoco che ti porti dentro. Non c’è aria, non c’è spazio, non ci sono momenti di riflessione o di silenzio. Questo perché questo film, presentato in Concorso a Venezia 83, è un racconto magmatico, viscerale, implacabile, come la sua protagonista, Angela, interpretata da Vanessa Scalera.
La storia ci porta nella vita di Antonio, interpretato da Lino Musella, un uomo che ha voltato le spalle a Napoli da giovane e a Milano si è costruito una vita solida, con moglie, figli e un lavoro che gli rende onore. La distanza dalla madre Angela però non è mai stata una questione di chilometri, essendo una figura fuori scala, capace di eccessi tanto nell’affetto quanto nel rancore, magnetica e insieme aspra, portatrice di un mondo che il figlio credeva di aver lasciato indietro. E adesso è arrivata nella sua casa meneghina per le feste di Natale. Infatti, basta la cena della Vigilia perché il salotto si tramuti in un’arena, in cui ogni frase, ogni considerazione diventa una battuta tagliente, in cui vecchie ferite tornano a sanguinare tra una portata e l’altra, in un alternarsi di risate e crudeltà che riporta a galla anni di prevaricazioni e traumi irrisolti.
A complicare la serata ci pensano un cappone ostinato che si rifiuta di diventare arrosto, una figlia della quale nessuno sa se parteciperà alla cena, e la comparsa imprevista di un ospite di riguardo. Tra madre e figlio si consuma il confronto rinviato da una vita, quello che ridisegna per sempre i contorni del loro rapporto.
Il fuoco che ti porti dentro: un racconto magmatico e implacabile, come la sua protagonista

Edoardo De Angelis, dopo Il vizio della speranza e Comandante, dirige una storia lavica, vulcanica, basata sull’omonimo romanzo del 2024 di Antonio Franchini, una storia che comincia in modo molto particolare, ovvero con il dettaglio dell’occhio del cappone, che dovrebbe diventare una delle portate più succulente del pranzo di Natale che si terrà il giorno dopo a casa di Antonio, cucinato ovviamente dalla sola e unica mamma Angela. Angela è un personaggio che non fa sconti a nessuno e non risparmia mai il suo punto di vista sugli altri e sul mondo.
Lei a Milano detesta tutto e tutti, e tra un piatto e l’altro, tra un momento di cucina e di convivialità familiare, apparente ovviamente, si lancia in monologhi eccessivi, violenti, in cui mette bocca su tutto: grida, insulta, si accende per qualsiasi cosa, anche per le inezie, critica i figli, critica Milano, i milanesi, la moglie del figlio, i suoi nipoti, ogni persona che gravita attorno al suo corpo viene colpito dalle fiamme dei suoi giudizi, sempre eccessiva nei toni, nei discorsi, nel modo di fumare, di cucinare, di abitare lo spazio, tutto nella sua orbita non le sta bene, è magnetica e respingente, è una grande osservatrice, ma è soprattutto è ostile, sempre, con tutti. In perenne guerra con il presente, e con l’altrove, una furia di pensieri e di risentimenti abita il suo volto e il suo corpo, e Vanessa Scalera è davvero perfetta nell’incarnare questa donna carismatica, sexy, rabbiosa, e divertente, a suo modo, ma anche sofferente, scanzonata e irrisolta, una vera forza della natura.
Nell’economia del racconto il cibo è una presenza costante, un dispositivo narrativo che finisce per trasformarsi in un vero e proprio campo di battaglia. Ciò che di norma avvicina le persone, le spinge alla condivisione e rende più lieve una serata trascorsa insieme, qui si rovescia e diventa terreno di rancore, di ostilità, di disgregazione dei legami familiari. Il motivo è presto detto. Angela prepara piatti che nessuna ha voglia di mangiare e si chiude a qualsiasi cucina che non sia la sua, cotta in un olio vecchio e stantio e servita secondo un menù del tutto sproporzionato.
Fra Natale in casa Cupiello e Parenti serpenti

Il fuoco che ti porti dentro, che richiama inevitabilmente due classici del teatro italiano, da Natale in casa Cupiello a Parenti serpenti, di quella tradizione conserva l’impianto, la tavola apparecchiata come palcoscenico e la festa comandata come detonatore ma ne rovescia il segno. De Angelis sceglie la strada dell’incandescenza, dell’assedio, che è la cifra del film e la sua forza, e che rischia in alcuni passaggi anche di diventare il suo limite, perché un racconto che procede a temperatura altissima, seppur costante, finisce per incenerire tutta la struttura narrativa, e più di un monologo di Angela suona come una variazione di quello precedente. Ne esce un’opera forse imperfetta ma viva in ogni fotogramma, sorretta da un’interpretazione, quella di Vanessa Scalera, che da sola giustifica la visione e che con Lino Musella costruisce un duello di sguardi e parole di troppo.
In evidenza
Burn After Reading – A prova di spia: recensione del film dei fratelli Coen
Recensione di Burn After Reading – A prova di spia, la spy story grottesca dei fratelli Coen con Brad Pitt, George Clooney e Frances McDormand.

Burn After Reading – A prova di spia è un film del 2008 scritto e diretto da Joel ed Ethan Coen, presentato in anteprima mondiale alla 65ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, di cui è stato il film d’apertura. Fra i protagonisti del film, una vera e propria parata di star hollywoodiane: Brad Pitt, George Clooney, John Malkovich, Tilda Swinton, J. K. Simmons e l’immancabile Frances McDormand, moglie di Joel Coen nella vita reale. Burn After Reading si è rivelato un discreto successo di pubblico, raccogliendo più di 163 milioni di dollari nei box office di tutto il mondo, a fronte di un budget di circa 60 milioni.
L’agente della CIA Osborne Cox (John Malkovich) viene sollevato dal suo incarico a causa dei suoi problemi con l’alcol. Ritiratosi a vita privata, Cox comincia a trascrivere le sue memorie degli svariati anni passati nell’agenzia. Un CD contenente alcune sue scottanti rivelazioni finisce però accidentalmente nelle mani di Linda Litzke (Frances McDormand) e Chad Feldheimer (Brad Pitt), due inetti dipendenti di una palestra che decidono di ricattare l’ormai ex agente in cambio del loro silenzio. Parallelamente, Linda comincia una frequentazione con lo sceriffo federale Harry Pfarrer (George Clooney), che è anche l’amante della moglie di Cox, Katie (Tilda Swinton). Per una serie di casualità, incidenti ed equivoci, le vite dei protagonisti precipitano ben presto in un vortice di ossessione e pericolo.
Burn After Reading: una spy story nichilista e grottesca perfettamente incastonata nel cinema dei fratelli Coen

A una prima superficiale occhiata, Burn After Reading può sembrare un oggetto minore all’interno della strepitosa filmografia dei Coen, quasi una pausa frivola e disimpegnata dalle vette drammatiche raggiunte con Fargo, L’uomo che non c’era e Non è un paese per vecchi. Con una riflessione più attenta e approfondita, risulta invece chiaro e lampante che questa spy story nichilista e grottesca, quasi ai limiti del demenziale, si incastona perfettamente nell’universo cinematografico dei due fratelli, continuando la loro corrosiva satira sull’assoluta insensatezza di buona parte delle vicende umane e sul caos che le governa.
I registi divertono e soprattutto si divertono a ridicolizzare non solo le star hollywoodiane a loro disposizione, costrette a interpretare in maniera sublime e irresistibile una vera e propria manica di imbecilli, ma anche l’intero sistema politico e burocratico americano, dipinto come un covo di esseri abietti e immorali, ossessionati dalla paura di essere spiati e ricattati. Ma a uscirne con le ossa rotte è anche il ceto medio, raffigurato come una classe perennemente insoddisfatta e alla ricerca di futili consolazioni alla propria mediocrità. Intorno a questo scheletro, i Coen imbastiscono una commedia degli equivoci a tratti particolarmente intricata e complessa, resa però assolutamente spassosa da una sceneggiatura a orologeria e da interpreti in stato di grazia.
Burn After Reading mette in scena con cinismo e humour nerissimo i peggiori vizi e le più assurde paranoie dell’animo umano. Fra traditori seriali, agenti ossessionati da inesistenti complotti e ordinari impiegati in cerca di appagamento e sicurezza e miraggi di miracolosi interventi di chirurgia estetica, il circo imbastito dai fratelli Coen si muove come una scheggia impazzita: impossibile prevederne i successivi movimenti, impensabile cercare di comprenderne le dinamiche. La logica è superata dalla più profonda idiozia, l’umanità è eclissata dalla più bieca forma di egoismo. Non ci sono né buoni né cattivi, ma soltanto tante misere macchiette che si comportano in maniera folle e indecifrabile, alla ricerca di obiettivi irrilevanti o inesistenti.
Il lato più oscuro e grottesco dell’America in un’illuminante commedia degli equivoci

I Coen mantengono il ritmo sempre alto e trovano il giusto compromesso fra umorismo e azione, condendo il tutto con i loro proverbiali inarrivabili dialoghi e con alcune trovate comiche esilaranti, su tutte la sedia a dondolo del piacere ideata dal personaggio di Clooney. Formidabili le prove di tutti gli attori principali e in particolare di Brad Pitt, che riesce in un solo colpo a prendersi gioco di se stesso e a dimostrare la propria completezza come interprete, nella parte di un istruttore di palestra talmente stupido e inetto da diventare assolutamente delizioso. Un plauso anche alle puntuali musiche di Carter Burwell, assiduo collaboratore dei Coen, e alla fotografia di Emmanuel Lubezki, lontana dalle vette poetiche ed espressive dei suoi successivi lavori con Malick e Iñárritu, ma altrettanto efficace. Da segnalare inoltre il personaggio di John Malkovich, che 18 anni dopo sarà l’evidente riferimento di Martin McDonagh per la costruzione del protagonista di Wild Horse Nine, interpretato peraltro dallo stesso attore, premiato con la prestigiosa Coppa Volpi di Venezia 83.
Fra accelerazioni improvvise e colpi di scena, Burn After Reading approda a un finale esemplare nel definire l’intrinseco significato della vicenda, ovvero la totale assenza di senso e di logica. Dopo aver condensato con cinismo e sarcasmo in poco più di un’ora e mezza l’inadeguatezza e la pochezza del genere umano, i Coen ci dicono esplicitamente di non poter concludere o imparare assolutamente nulla dalla vicenda. Alla loro macchina da presa non resta quindi che darsela a gambe e allontanarsi beffardamente da questo teatro dell’assurdo e del grottesco, con un’ultima illuminante e irriverente inquadratura satellitare.
In evidenza
Clayface: il trailer dell’horror thriller DC con Tom Rhys Harries
Clayface, l’horror thriller DC Studios diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries, arriva al cinema dal 22 ottobre con Warner Bros. Pictures.

Dai DC Studios arriva Clayface, horror thriller diretto da James Watkins con Tom Rhys Harries nel ruolo di uno dei villain più riconoscibili dell’universo criminale di Gotham City. Il film sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures.
Il trailer ufficiale di Clayface
Questa la sinossi ufficiale del film:
La fulminea ascesa di Matt Hagen, da ragazzo di strada di Gotham a celebre star di Hollywood, viene tragicamente interrotta quando le azioni di un boss della criminalità locale lo lasciano orribilmente sfigurato. Abbandonato dal suo entourage e senza più nulla da perdere, Matt si sottopone a un trattamento all’avanguardia che, miracolosamente, gli restituisce il suo aspetto… ma finisce anche per compromettere la sua percezione della realtà, trascinandolo in una spirale di vendetta sempre più distruttiva.
Il cast e la produzione
Accanto a Harries nel cast figurano Naomi Ackie, David Dencik, Max Minghella ed Eddie Marsan, insieme a Nancy Carroll e Joshua James. Watkins dirige da una sceneggiatura di Mike Flanagan e Hossein Amini, da un soggetto dello stesso Flanagan, basato sui personaggi DC.
Il film è prodotto da Matt Reeves, Lynn Harris, James Gunn e Peter Safran per la 6th & Idaho, con Michael E. Uslan, Chantal Nong Vo, Lars P. Winther, Rafi Crohn e Paul Ritchie come produttori esecutivi. Il team creativo comprende il direttore della fotografia Rob Hardy, lo scenografo James Price, il montatore Jon Harris e il costumista Keith Madden; le musiche sono di Volker Bertelmann.
Clayface sarà al cinema dal 22 ottobre 2026 distribuito da Warner Bros. Pictures. In conclusione, ecco il poster ufficiale del film.

In evidenza
Il Ministero dell’Amore: il teaser trailer del film con Pif e Corrado Guzzanti
Il Ministero dell’Amore, il film Prime Original con Pif e Corrado Guzzanti diretto da Ciarrapico e Vendruscolo, arriva su Prime Video dal 18 dicembre: ecco il teaser.

Prime Video ha diffuso il teaser trailer e il poster de Il Ministero dell’Amore, il nuovo film Prime Original scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo (autori di Boris), interpretato da Pif con Corrado Guzzanti, Pietro Sermonti, Angela Finocchiaro e Alessandra Mastronardi.
Il teaser trailer di Il Ministero dell’Amore
Questa la sinossi ufficiale del film:
Aldo (Pif) è un brillante cronista parlamentare che passa le sue giornate nel caos della politica romana, ignaro che la vera crisi stia per esplodere dentro di lui. Nel suo mondo interiore, infatti, i sentimenti diventano una questione di Stato e un singolare Consiglio dei Ministri governa ogni sua decisione attraverso decreti emotivi e leggi dell’anima. Quando la storia d’amore con Claudia (Alessandra Mastronardi) inizia a vacillare, il “Governo Aldo” precipita nella sua più grande crisi.
Il cast e la produzione
Tratto dalla pièce teatrale Stare meglio oggi di Giacomo Ciarrapico, il film vede nel cast anche Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo, Federico Cesari, Leonardo Lidi, Cristina Pellegrino, Daniele Natali, Luca Amorosino, Giampiero Judica, Lucio Patanè, Thomas Trabacchi, Ninni Bruschetta, Fabio Balsamo e Andrea Pennacchi. È coprodotto da Amazon MGM Studios e da Claudio, Federico e Jacopo Saraceni per Ideacinema.
Il Ministero dell’Amore sarà presentato in anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public e sarà disponibile in esclusiva su Prime Video in tutto il mondo dal 18 dicembre.

