Il ladro di giorni: recensione del film di Guido Lombardi

Il ladro di giorni: recensione del film di Guido Lombardi

Il cinema spesso riesce a parlare della famiglia in modo autentico. Per questo è avvilente assistere a film dispersivi, che raccontano, ad esempio, un rapporto padre-figlio con un’indulgenza narrativa e di visione sperticata e approssimativa. Il rapporto padre-figlio è un rapporto specifico di cui il cinema ha proposto alcuni buoni esempi ultimamente: da Beautiful Boy, Quando un padre Tutto il mio folle amore. Il più recente Il ladro di giorni ne offre un esempio molto debole e bolso.
 
Il ladro di giorni è un film diretto da Guido Lombardi, con Riccardo Scamarcio, Massimo Popolizio e Augusto Zazzaro, presentato durante la Festa del Cinema di Roma. La storia ci porta nella vita di Salvo, undici anni, un bambino che vive con gli zii in Trentino. Un giorno, mentre gioca a pallone, davanti a Salvo compare, dopo sette anni di assenza, suo padre Vincenzo. L’ultima volta che si erano visti erano al mare, in Puglia. Vincenzo ha trascorso sette anni in prigione e, adesso che finalmente è libero, vuole trascorrere del tempo con il figlio. Vincenzo e Salvo si dirigono a sud, attraversando luoghi, volti e segreti del passato. Sarà l’occasione per Salvo per conoscere fino in fondo chi è suo padre.

Il ladro di giorni: il film di Guido Lombardi

Il ladro di giorni
Il ladro di giorni è l’incontro tra un uomo con un passato criminale, che ha tradito ogni promessa al figlio, e un figlio che ha covato per anni la distanza dal padre e allo stesso tempo il desiderio di ritrovarsi con lui. C’è un mistero di fondo in questa pellicola, che non si vede ma si percepisce e appartiene al personaggio di Salvo: la sua trasformazione, la sua lontananza/vicinanza dal padre Vincenzo è una sorta di danza che lo porta a respingerlo poi ad accoglierlo nella sua vita, in modo sempre nuovo, violento, inevitabile. Forse questo dettaglio è la cosa migliore del film, la dinamica meglio riuscita all’interno del disegno drammatico. Come anche lo stesso personaggio di Salvo, un bambino solo, abbandonato, sempre fuori dal mondo, che avrebbe meritato forse più spazio nell’economia visiva della pellicola.
 
Tutto questo passa in secondo piano poiché il personaggio che vive di una centralità assoluta, ovvero Vincenzo, non riesce a traferire il suo dolore, il suo astio, il suo desiderio di vendetta in modo trasparente. Riccardo Scamarcio resta serrato in un personaggio che non sa gestire, che non veicola altro che la sua fisicità e la sua connivenza. La sceneggiatura è poco interessante, è senza spessore, senza sapore, non riesce ad emozionare, a raggiungere il cuore, non suggerisce alcun turbamento, neppure una minima trepidazione. Il rapporto padre-figlio è sghembo, decadente, sembra crescere fino ad un certo punto ma non va in alcuna direzione.

Un film senza spessore

Il ladro di giorni
 
Il ladro di giorni è un’opera che non elargisce particolare enfasi nel raccontare un rapporto così tempestoso, considerata la prigionia di Vincenzo e l’orfanità quasi coercitiva di Salvo. Il film di Guido Lombardi possiede dei presupposti importanti, densi, che non preconizzano affatto ciò che accade durante il film. L’elemento che avvilisce ulteriormente la narrazione è anche un finale preannunciato che concretizza ogni timore accumulato durante la visione del film: non c’è una vera direzione all’interno del meccanismo narrativo, e di conseguenza anche il senso stesso del film resta inglobato, fermo all’inizio, quando padre e figlio sono al mare e ignorano cosa sta per accadergli.
 
Il ladro di giorni arriverà prossimamente nelle sale italiane, distribuito da Vision Distribution.
Valutazione
4/10

Verdetto

Il ladro di giorni è un film deludente, senza spessore, senza sapore; sembra crescere fino ad un certo punto senza andare in alcuna direzione.

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.