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Il mio amico robot: recensione del film di Pablo Berger

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Il mio amico robot è un film muto d’animazione con protagonisti un cane antropomorfo e un robot, ma è sempre più difficile imbattersi in un racconto così intriso di umanità e verità, capace di comunicare una vasta gamma di emozioni e riflessioni allo spettatore, pur senza l’ausilio delle parole. Merito di Pablo Berger, di nuovo alle prese con un film muto dopo l’audace rilettura dei fratelli Grimm Blancanieves, ma anche della graphic novel di Sara Varon Robot Dreams, che il cineasta spagnolo adatta con invidiabile sensibilità, cogliendo lo spirito dell’opera originale. Il risultato è una toccante e profonda storia di solitudine, amicizia e anche amore (nonostante il titolo scelto per la distribuzione italiana tenda a confinarla nella dimensione amicale), riconosciuta con la nomination all’Oscar 2024 per il miglior film d’animazione, andato poi a Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki.

Ci troviamo nella suggestiva New York degli anni ’80, esaltata da espliciti omaggi a Manhattan di Woody Allen e da continue inquadrature delle Torri gemelle, che ci rimandano a un’epoca ingenua e sognante, lontana dal regno della paura e della precarietà inaugurato dagli attentati dell’11 settembre 2001. Qui facciamo la conoscenza di DOG, cane dolce e solitario che decide di costruirsi un robot da compagnia. Ne nasce un rapporto delicato e sempre più profondo, che viene però bruscamente interrotto quando il robot rimane bloccato in spiaggia durante il lungo periodo invernale. Nell’attesa della riapertura, fissata per giugno, seguiamo i tentativi di salvataggio da parte di DOG e viviamo i sogni del robot, che immagina mondi e futuri felici insieme al suo perduto compagno di vita.

Il mio amico robot: amore e solitudine nel toccante film d’animazione di Pablo Berger

Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, si chiedeva Philip K. Dick nel celeberrimo romanzo da cui Ridley Scott ha tratto Blade Runner. L’automa tratteggiato ne Il mio amico robot non può fare a meno di sognare colui che l’ha reso vivo, in tutte le sfaccettature che questo termine può comprendere. Fra strazianti What If e pregevoli rielaborazioni de Il mago di Oz, esploriamo la sua desolante solitudine, che passa attraverso lunghi periodi di incoscienza e di totale blocco, ma anche per i tentativi di ritrovare la felicità in nuove amicizie o in altre famiglie. Al robot non resta che la fantasia, insieme al ricordo dei giorni felici vissuti con DOG, evocati da September degli Earth, Wind & Fire, vero e proprio leitmotiv del racconto.

Non servono parole, non c’è bisogno di dialoghi. Come nei capolavori di Charlie Chaplin (Luci della città è il riferimento più evidente), è tutto negli sguardi impegnati a cercare chi abbiamo perso, nella disperazione con cui DOG prova a recuperare la sua unica compagnia e nello sconforto di chi è costretto ad andare avanti, lasciando andare ma non dimenticando ciò che è stato. Ad accompagnare la narrazione è la mano sicura di Pablo Berger, che alla prima esperienza con il cinema d’animazione trasforma la semplicità in mezzo espressivo, affidandosi a linee chiare e a disegni essenziali, simboli di una storia limpida e universale.

I tanti spunti cinefili

Il mio amico robot ha molteplici livelli di lettura, in cui chiunque può riconoscersi. È senza dubbio legittimo parlare di una grande storia di amicizia, che scalda il cuore perché segnata dalla solitudine, ma è altrettanto lecito vedere nel rapporto di DOG e del suo robot una tormentata e sfortunata love story, suggerito a più riprese dallo stesso regista (le camminate mano nella mano, i corpi che si sfiorano per strada racchiudendo una vita in un attimo), che a tratti sfiora addirittura il tema del poliamore. Nel turbinio di contaminazioni e suggestioni cinefile di Pablo Berger, che comprende anche Pixar e Studio Ghibli, trova poi spazio anche una sorta di ribaltamento delle dinamiche alla base di tanti film sui cani, con il robot “perso” e in pericolo e DOG che invece affronta diverse avventure e insidie per ritrovarlo.

Pablo Berger ha l’ulteriore merito di non eccedere nei toni melodrammatici e di lasciare al contrario filtrare diversi sprazzi di gioia e di vita, come nei momenti di musica e ballo. Una scelta che, insieme agli scenari carichi di colori sgargianti, rende ancora più facile immedesimarsi in un racconto che non è solo malinconia e solitudine, ma anche e soprattutto celebrazione dei momenti più felici e sfuggenti della nostra esistenza. Momenti che non cessano di esistere solo perché superati dal tempo, dal caso e dalle nostre scelte, ma diventano invece parte del nostro personale bagaglio di esperienze, intrecciato a sua volta con con quello di chi ci circonda, spesso in modi contraddittori e imperscrutabili.

Il mio amico robot e il vero senso dell’amore

Pablo Berger gioca con le nostre sensazioni e le nostre aspettative, ingannandoci ripetutamente con false piste e inserti di pura fantasia, che fra una risata e una lacrima ci accompagnano verso un finale vero e struggente. La ciliegina sulla torta di un piccolo grande film, capace di ricordarci che felicità non fa necessariamente rima con individualità e che l’amore più puro e potente è sempre rivolto verso l’altro e non verso noi stessi.

Il mio amico robot arriverà nelle sale italiane il 4 aprile, distribuito da I Wonder Pictures.

Il mio amico robot: dove vederlo in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
8.5/10

Valutazione

Pablo Berger firma un’opera delicata e struggente, che fra una risata e una lacrima ci ricorda il vero senso dell’amore e dell’amicizia.

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Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna: recensione del film con Scarlett Johansson

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Fly Me to the Moon

L’allunaggio del 20 luglio 1969 è stato un evento fondamentale sotto diversi punti di vista: quello tecnico-scientifico ovviamente, ma anche sul fronte geo-politico, dal momento che, con questa conquista, in piena Guerra Fredda gli Stati Uniti hanno inferto un duro colpo di immagine all’Unione Sovietica, precedentemente in testa nella corsa allo spazio grazie a Jurij Gagarin, primo uomo a volare nel cosmo. Quel piccolo passo per un uomo e allo stesso tempo gigantesco balzo per l’umanità ha però immediatamente acceso la fantasia di milioni di persone in tutto il mondo, dando vita alla cosiddetta teoria del complotto lunare, secondo cui le storiche immagine trasmesse in tutto il mondo sono state in realtà un’abile messa in scena. Una teoria già esplorata da film come Capricorn One e Moonwalkers, al centro anche di Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna.

Ennesimo importante investimento cinematografico di Apple in cerca di fortuna in sala (con primi risultati tutt’altro che incoraggianti, per usare un eufemismo), Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna è un’operazione decisamente coraggiosa, che cerca di fondere ricostruzione storica, analisi del capitalismo statunitense e commedia romantica, affidandosi all’estro e all’aura divistica di Scarlett Johansson e Channing Tatum. Un racconto costantemente in bilico fra leggerezza e dramma, fra cospirazione e spirito pionieristico, fra sentimento e cinismo, affidato alla mano esperta di Greg Berlanti, reduce dal successo di Tuo, Simon. Non mancano gli spunti di interesse e i momenti riusciti, ma in più di un’occasione si ha la sensazione che la sceneggiatura di Rose Gilroy fatichi a tenere insieme tutte le suggestioni e le tematiche proposte.

Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna: la corsa allo spazio come metafora del marketing capitalista

Fly Me to the Moon

Al centro della vicenda c’è la scaltra pubblicista Kelly Jones (Scarlett Johansson), ingaggiata da un funzionario governativo senza scrupoli (Woody Harrelson) con il compito di rilanciare l’immagine della NASA, alla disperata ricerca di consenso e sostegno economico per la missione Apollo 11. Quest’ultima si scontra però con Cole Davis (Channing Tatum), direttore del programma di lancio con diversi problemi da risolvere. Nonostante la diffidenza di Cole, fra i due nasce un sentimento sempre più forte. Le cose però si complicano quando la Casa Bianca chiede a Kelly di predisporre in gran segreto le riprese di un finto sbarco sulla Luna, da sostituire al filmato originale in caso di problemi.

Fin dai primi minuti, Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna si concentra su temi tutt’altro che superficiali come il concetto di verità (o post-verità) e il mefistofelico lavoro di marketing con cui gli USA vendono se stessi al loro interno e al resto del mondo. Riflessioni sviscerate con brio e leggerezza dall’ottima Scarlett Johansson, il cui personaggio racchiude perfettamente sia le dinamiche di personal branding con cui oggi infestiamo i nostri profili social, sia l’utilizzo più bieco dello storytelling, grazie al quale l’irresistibile Kelly Jones riesce a vendere letteralmente qualsiasi storia e a non farsi mai dire di no. Tutto ciò riverbera inevitabilmente nell’intreccio, che procede su un doppio binario: da una parte le verità nascoste fra Cole e Kelly, dall’altra la necessità di costruire una finzione alternativa alla realtà, che in uno dei momenti più emblematici del film è addirittura indistinguibile da essa.

Una rom-com insapore

Scarlett Johansson e Channing Tatum funzionano bene quando il secondo fa la spalla comica della prima; molto meno quando i due devono “venderci” una storia d’amore blanda e incolore. Il problema principale di Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna risiede proprio nella volontà di inserire a forza una sottotrama romantica in un impianto narrativo che avrebbe potuto tranquillamente reggersi sulla verve dei suoi protagonisti. Il risultato è un racconto che ondeggia senza convinzione fra commedia, sentimentalismo e seriosità, navigando a vista fra la screwball comedy e i più inflazionati cliché (un passato doloroso come unico improbabile punto di incontro fra persone diametralmente opposte).

Non è un caso che, nonostante le buone prove di Scarlett Johansson e Channing Tatum, il personaggio più efficace sia quello di Woody Harrelson, l’unico a cogliere pienamente lo spirito critico e disincantato alla base della vicenda. Molto meno efficace invece il personaggio di Jim Rash, che dopo Community si trova di nuovo a interpretare una macchietta gay, in questo caso decisamente fuori tempo massimo. Lontano dall’ossessiva epica di First Man – Il primo uomo, dalla raffinatezza di scrittura delle migliori rom-com e dalle più pungenti satire a sfondo cospirativo, Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna si accontenta dell’equidistanza in termini di temi e registri, con esiti non disprezzabili ma tutt’altro che travolgenti.

Fly Me to the Moon

Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Eagle Pictures.

Dove vedere Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
6.5/10

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Fly Me to the Moon – Le due facce della Luna funziona quando affronta il cinico marketing targato USA, ma lascia a desiderare sul fronte della rom-com, davvero poco ispirata nonostante le buone prove di Scarlett Johansson e Channing Tatum

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Scissione: il teaser trailer della seconda stagione della serie Apple TV+

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Scissione

È online il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, inquietante distopia thriller sul mondo del lavoro distribuita su Apple TV+, acclamata dalla critica e vincitrice di un Emmy. Diretta e prodotta esecutivamente da Ben Stiller e creata, scritta e prodotta esecutivamente da Dan Erickson, la seconda stagione, composta da 10 episodi, farà il suo debutto su Apple TV+ il 17 gennaio 2025 con il primo episodio, seguito da nuove puntate ogni venerdì fino al 21 marzo.

La seconda stagione riunisce il cast del primo ciclo di episodi, tra cui Adam Scott, Britt Lower, Tramell Tillman, Zach Cherry, Jen Tullock, Michael Chernus, Dichen Lachman, John Turturro, Christopher Walken e Patricia Arquette. Debutta inoltre nella serie Sarah Bock. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il teaser trailer della seconda stagione di Scissione, dal 17 gennaio su Apple TV+

Questa la sinossi ufficiale della serie:

In Scissione, Mark Scout (Adam Scott) guida un team di lavoro della Lumon Industries i cui dipendenti sono stati sottoposti a una procedura di scissione, che divide chirurgicamente i loro ricordi professionali da quelli personali. Questo audace esperimento di “equilibrio tra lavoro e vita privata” viene messo in discussione quando Mark si ritrova al centro di un mistero da svelare che lo costringerà a confrontarsi con la vera natura del suo lavoro… e di se stesso. Nella seconda stagione, Mark e i suoi amici scoprono le terribili conseguenze derivanti dall’aver giocato con la barriera della separazione, che li trascinerà ulteriormente lungo un percorso di guai e dolore.

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Captain America: Brave New World: il trailer del film Marvel

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Captain America: Brave New World

È online il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World, nuovo film Marvel diretto da Julius Onah, con protagonisti Anthony Mackie, Danny Ramirez, Shira Haas, Xosha Roquemore, Carl Lumbly, Giancarlo Esposito, Liv Tyler, Tim Blake Nelson e Harrison Ford. Il film arriverà nelle sale italiane il prossimo 12 febbraio, distribuito da Disney. Gustiamoci una piccola anteprima di quello che ci aspetta.

Il trailer ufficiale di Captain America: Brave New World

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo aver incontrato il neoeletto Presidente degli Stati Uniti Thaddeus Ross, interpretato da Harrison Ford al suo debutto nel Marvel Cinematic Universe, Sam si ritrova nel bel mezzo di un incidente internazionale. Deve scoprire le ragioni di un efferato complotto globale prima che il mondo intero sia costretto a vedere rosso.

Questo nuovo capitolo del franchise presenta Anthony Mackie nei panni di Capitan America. Falcon, interpretato da Mackie nei precedenti film dell’MCU, ha assunto ufficialmente il ruolo di Capitan America nel finale di The Falcon and The Winter Soldier, serie originale disponibile su Disney+. Il film è prodotto da Kevin Feige e Nate Moore, mentre Louis D’Esposito e Charles Newirth sono i produttori esecutivi.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film che, lo ricordiamo, arriverà nelle sale italiane il 12 febbraio.

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