Il mistero Henri Pick: recensione del film con Fabrice Luchini

Il mistero Henri Pick: recensione del film con Fabrice Luchini

A sottolineare il buon periodo per il giallo al cinema, a poche settimane di distanza dall’uscita di Cena con delitto – Knives Out, arriva nelle sale italiane Il mistero Henri Pick, gradevole commedia francese incentrata non su un caso di omicidio, ma sull’identità dell’autore di un best seller letterario. Un adattamento dell’omonimo romanzo di David Foenkinos, diretto da Rémi Bezançon e interpretato da una miscela fra vecchi e nuovi talenti del cinema francese, fra cui si distinguono gli inossidabili Fabrice Luchini e Hanna Schygulla e gli efficaci Bastien Bouillon, Alice Isaaz e Camille Cottin.

Un giallo letterario

Il mistero Henri Pick

Fabrice Luchini è lo spietato critico letterario parigino Jean-Michel Rouche, che diffida della storia alla base del successo letterario Le ultime ore di una storia d’amore. Il manoscritto originale, diventato best seller, è stato infatti ritrovato dalla editor Daphné Despero (Alice Isaaz) nella cosiddetta biblioteca dei libri rifiutati, composta solo da testi che non hanno avuto pubblicazione, ed è firmato da Henri Pick, anonimo pizzaiolo deceduto da due anni e apparentemente poco avvezzo al mestiere della scrittura. Genuina espressione di talento o fenomeno costruito a tavolino? Rouche si reca nel paesino bretone di Henri Pick per indagare, con l’aiuto della figlia di Pick Joséphine (Camille Cottin), a sua volta intenzionata a capire di più sulla vicenda.

Bezançon sceglie la strada della leggerezza, muovendosi sui collaudati binari del giallo, fatti di indizi, vicoli cechi, colpi di scena e progressivo svelamento della verità, e affidandosi a quel fuoriclasse della recitazione di Luchini per fornire al racconto la giusta dose di ironia. Non ci sono assassini, non ci sono scene del delitto e non ci sono armi da scoprire, ma veniamo comunque trascinati fra le pieghe di un mistero apparentemente senza soluzione, setacciato con tracotante testardaggine da un critico austero, che da una parte si affida ai suoi strumenti analitici e culturali per cercare di smentire qualcosa che sfida le sue certezze, mentre dall’altra si cala con naturalezza nel ruolo di improvvisato Sherlock Holmes, avventurandosi in una provincia che snobba anche per non pensare al proprio fallimento personale, con matrimonio e lavoro in TV andati a rotoli.

Il mistero Henri Pick è anche critica all’industria culturale

Ed è proprio nei contrasti culturali che Il mistero Henri Pick trova il suo risvolto più interessante. Sia nelle sfumature più triviali, come le spassose smorfie e le pungenti battute di Luchini di fronte alla semplicità della vita di provincia o alle mancanze culturali dei suoi interlocutori, sia nella riflessione che Bezançon fa sulle modalità con cui oggi si arriva al successo. A rimanere impressa infatti non è tanto la soluzione del mistero, che come ci ha insegnato Edgar Allan Poe (esplicitamente citato) è spesso davanti al nostro naso, quanto piuttosto la certezza che a lanciare Le ultime ore di una storia d’amore verso la top 10 dei libri sia stata la storia attorno al romanzo: un pizzaiolo che nelle pause lavorative, in un angusto ripostiglio, si improvvisa scrittore, dando vita a un capolavoro.

Emerge così sia la superficialità dei fruitori di un’opera culturale, richiamati più dal contesto che dall’opera stessa, sia il cinismo dell’industria, che si sottomette a sua volta a questa spirale tutt’altro che virtuosa, ignorando le qualità del singolo per concentrarsi invece sull’elaborazione di perverse strategie di marketing. Il mistero Henri Pick contrappone a questo meccanismo l’amore per la ricerca e per la riflessione sull’opera, mettendo in scena, fra le pieghe del mistero, il valore della competenza, imprescindibile faro in una società sempre più impoverita dal punto di vista culturale, ma anche una visione più romantica del racconto, secondo la quale chiunque, a prescindere dall’autore e dal suo legame con esso, può rivedere se stesso o la sua vita in una storia ben raccontata.

Il mistero Henri Pick si fa perdonare i risvolti più problematici

Il mistero Henri Pick

Bezançon dirige senza particolari svolazzi registici una commedia leggera ma tutt’altro che frivola, che ci ricorda il valore di un processo artistico, qualsiasi esso sia, e l’impatto che ogni opera ha, sia su chi la produce, sia su chi ne usufruisce. Non importa chi siamo e cosa facciamo: da qualche parte nel mondo ci sarà sempre un piccolo scaffale, fisico o virtuale, pronto ad accogliere la nostra opera, riuscita o meno, e a permetterci di fare sentire la nostra voce. Davanti a questa tenera passione, passano in secondo piano anche alcuni aspetti più problematici de Il mistero Henri Pick, come la brusca risoluzione del mistero o il non convincente sfruttamento di alcuni personaggi secondari, uno su tutti quello della Schygulla.

Il mistero Henri Pick è nelle sale italiane dal 19 dicembre, distribuito da I Wonder Pictures.

Valutazione
7/10

Verdetto

Rémi Bezançon mette in scena una commedia leggera e raffinata, che spazia dal giallo alla critica sociale intrattenendo e facendo riflettere lo spettatore.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.