Il terremoto di Vanja: recensione del docufilm di Vinicio Marchioni

Il terremoto di Vanja: recensione del docufilm di Vinicio Marchioni

Un viaggio dentro Čechov. Il docufilm di Vinicio Marchioni, presentato durante la Festa del Cinema di Roma, è un’ibridazione di generi e linguaggi molto particolare. Il Terremoto di VanjaLooking for Čechov è un’opera in quattro atti nata dall’unione della trasposizione a teatro della pièce Zio Vanja di Anton Čechov, interpretata e curata dallo stesso regista, e del desiderio di raccontare il terremoto, le intercapedini, la storia italiana attraverso Čechov.

Per due anni Vinicio Marchioni ha ripreso lo spettacolo Uno zio Vanja, le prove, la tournée, gli incontri con gli altri attori, mostrando quanto sia difficile tradurre Čechov, riadattarlo e consegnarlo al pubblico italiano. L’intento dell’attore e regista era quello di fare da pontiere tra l’immaginario cechoviano e la storia italiana, un vero e proprio lavoro da spigolatore, in cui scegliere con cura cosa tenere e cosa rimaneggiare: Marchioni semplifica l’opera dello scrittore russo togliendo il superfluo ma non l’essenziale.

Il Terremoto di Vanja: le crepe dell’italia attraverso Čechov

Il terremoto di Vanja

In questi due anni il regista, con lo sguardo determinato e gli occhi a fessura, ha portato Čechov nelle zone terremotate di Onna, Poggio Picenze, L’Aquila, nella provincia marchigiana, provando a raccontare non una storia già scritta ma una storia che è stata vissuta. Marchioni indaga quei luoghi, fotografa come quelle scosse telluriche si siano permeate nel canovaccio esistenziale di chi le ha subite. Il regista sa che ad ogni domanda importante, essenziale, può fare affidamento sulle parole e sui testi di Čechov, di cui è un lettore appassionato, quasi tormentato. Se c’è qualcosa che lo assilla è li che può trovare una tregua.

Eppure, dopo un tale lavoro di manutenzione dell’esistente, in cui ha avvalorato tante verità apodittiche, in cui si è affacciato sul dolore della provincia italiana, dopo aver scavato fino a estrapolare la clavis aurea dell’opera cechoviana, al regista restano solo tante domande. Che senso aveva lo spettacolo davanti a quelle macerie? Fare teatro ha ancora senso? Marchioni parla come quando si prega, si rivolge al suo magister cercando delle risposte.

Vinicio Marchioni è Čechov

Il terremoto di Vanja

Con Il Terremoto di VanjaLooking for Čechov Vinicio Marchioni riflette su Čechov per riflettere su se stesso e sull’Italia di ieri e di oggi, si rivolge direttamente a Čechov, cerca un dialogo con lui, si immerge nei suoi luoghi, nelle sue cose, le tocca, le respira. Attraversa quel luogo di intollerabili sofferenze che è Sachalin, sempre alternando fotografie, diapositive, riprese durante il viaggio verso la Russia e mostrando il dietro le quinte del suo teatro. Ed è quello l’oggetto del contendere, il teatro, il luogo in cui autore, attore e regista si incontrano, in cui la voce di Čechov (interpretata da Toni Servillo) si fa carne.

C’è un’atmosfera ecclesiale a teatro, si percepisce anche da quel girato quasi sottratto al palcoscenico: è un ottimo luogo in cui confessarsi, aprirsi, specchiarsi. Il teatro ha un valore sociale determinante che andrebbe riconosciuto, è psicanalisi collettiva, è un hortus conclusus di bellezza e valenza ineguagliabile. Vinicio Marchioni sceglie di partire e di agire da quel luogo, così abbandonato ma che non è mai stato così necessario. Sceglie di dire la spietata verità sull’Italia, sull’uomo, raccontando quanto la nostra esistenza sia desolata, cerca l’umanità ed è esiziale, la vede consumarsi, girare a a vuoto. Vinicio Marchioni è Čechov: lo è attraverso un documentario, un’opera di finzione, un soliloquio, un dramma, una commedia. Usa le parole come corpo contundente individuando, come l’autore russo, il tragicomico dell’esistenza.

Valutazione
8/10

Verdetto

Vinicio Marchioni dirige un’opera complessa, un docufilm intenso, personale e collettivo.

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.