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La cripta di Lost in Cinema

Immaculate: recensione del film con Sydney Sweeney e Benedetta Porcaroli

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Gravidanze maledette, come in Rosemary’s Baby – Nastro rosso a New York; un gruppo di giovani donne isolate in un sinistro edificio in cui avvengono innominabili malefici, come in Suspiria; suore alle prese con l’orrore, come in The Nun – La vocazione del male. C’è tutto questo in Immaculate, controverso film horror diretto da Michael Mohan, che dopo The Voyeurs torna a collaborare con la lanciatissima Sydney Sweeney, sulla cresta dell’onda per la serie televisiva Euphoria, per la rom-com Tutti tranne te e per il deludente cinecomic Madame Web.

Ci troviamo in Italia (Immaculate è stato girato nei pressi di Roma), dove in un antico convento cattolico arriva la giovane suora Cecilia (Sydney Sweeney), che ha deciso di dedicare la sua vita alla fede dopo essere miracolosamente sopravvissuta all’annegamento. Giunta sul posto, Cecilia inizia a notare personaggi ambigui come Padre Sal Tedeschi (Álvaro Morte) ed eventi inquietante. Il suo disagio è parzialmente attenuato dall’amicizia con la sbarazzina suora Gwen (Benedetta Porcaroli), ma deflagra nel momento in cui apprende di essere incinta, pur essendo ancora vergine. Inizia così la discesa in un abisso fatto di orrore, violenza e sottomissione, fra visioni agghiaccianti e sinistri misteri.

Immaculate: Sydney Sweeney scream queen in un horror anticlericale

Courtesy of NEON

Giunto nelle statunitensi e on demand (ancora nessuna notizia ufficiale su una distribuzione nelle sale italiane) in concomitanza con Omen – L’origine del presagio, Immaculate curiosamente condivide con il prequel de Il presagio diversi risvolti della trama, nonché l’ambientazione romana e il sempre gradito mix fra orrore e religione. Rispetto al coevo film di Arkasha Stevenson, Michael Mohan calca ancora più la mano sulle sfumature più blasfeme, dando vita a un racconto che miscela una visione quantomai negativa della Chiesa, del suo tentacolare autoritarismo e della sua omertà con un erotismo mai esplicito ma sempre tangibile, che non si limita alla celebrata e pubblicizzata sensualità della protagonista ma comprende anche le altre suore, dipinte alla stregua di ancelle di un potere oscuro e maligno.

Il regista non inventa nulla, ma attinge all’ampio campionario del cinema anticlericale, fatto delle più disparate stranezze, di distorsioni di immagini sacre, di figure religiose tutt’altro che rassicuranti e di scenografie cupe e anguste, che trasudano mistero e malvagità. A dare forza e vitalità all’insieme è la regia di Michael Mohan, che prima alza al massimo la tensione, lavorando sulla suggestione e sulle atmosfere, poi incendia Immaculate, dando vita a un coraggioso climax di sangue, sacrilegio e vendetta.

La pungente riflessione sulla maternità

Benedetta Porcaroli in una scena di Immaculate
Courtesy of NEON

Il fiore all’occhiello è proprio Sydney Sweeney, alle prese con un ruolo di suora ingenua e sperduta che con il passare dei minuti si trasforma in una vera e propria scream queen. Il suo volto innocente e angelico muta così in una maschera di paura e rabbia, in parallelo a una narrazione che indugia nelle cospirazioni più sconvolgenti e raccapriccianti. Terreno fertile per un finale davvero memorabile, che ancora una volta si addentra nei medesimi territori del franchise di Omen, chiudendo con un’ultima scioccante sequenza un lavoro in netta controtendenza con le opere ovattate e fintamente rassicuranti che infestano il cinema contemporaneo, horror compreso.

A fare da classica ciliegina sulla torta è una riflessione ficcante e pungente sul tema della maternità, ancora più importante e coraggiosa in quanto arriva in un momento in cui in diverse nazioni le frange più retrograde e conservatrici cercano di mettere in discussione diritti acquisiti, come quello all’interruzione della gravidanza.

Sydney Sweeney in una scena di Immaculate
Courtesy of NEON
Overall
7/10

Valutazione

Michael Mohan firma un riuscito horror anticlericale, dominato da un’efficace Sydney Sweeney in versione scream queen.

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Abigail: recensione del film con Melissa Barrera

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Abigail

Si apre con il tema principale de Il lago dei cigni di Čajkovskij come il seminale Dracula di Tod Browning (scelta con un ben preciso significato, come vedremo in seguito), procede seguendo le dinamiche di Dieci piccoli indiani di Agatha Christie (base per molti horror moderni, peraltro citata esplicitamente nel film) e infarcisce tutto con un dark humour citazionista e postmoderno. Abigail di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett si configura quindi come un saggio divertito e divertente sulla storia e sullo stato dell’arte del cinema horror, sulla scia dell’immortale saga di Wes Craven Scream, non a caso rielaborata dagli stessi registi nei due recenti “requel“. Una valida commedia horror, che conferma l’affinità di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett con questo filone, da loro esplorato anche nel notevole Finché morte non ci separi.

Liberamente ispirato a La figlia di Dracula, Abigail racconta la storia di un bizzarro e misterioso gruppo di rapitori, assoldati per sequestrare una bambina dotata di grande talento per la danza. Una volta eseguito il sequestro, i malviventi hanno l’indicazione di portare la piccola in una lussuosa e isolata villa, in cui custodirla per 24 ore in attesa del pagamento del riscatto. Ignari delle vere identità dei loro soci e di quella del padre della bambina, i rapitori iniziano a innervosirsi e a porsi domande sulla loro missione. In un susseguirsi di eventi sinistri, scoprono poi di essere rinchiusi all’interno della villa e soprattutto di essere a loro volta in pericolo per la vera natura della piccola Abigail, assetata del loro sangue.

Abigail: una giocosa e riuscita commedia dell’orrore

Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett non inventano nulla, ma sfruttano in maniera fresca e brillante gli stereotipi dei generi e dei temi che affrontano. Uno di questi è indubbiamente il vampirismo, che con il passare dei minuti diventa sempre più centrale all’interno della narrazione. L’eterogeneo gruppo di protagonisti infatti non può fare altro che interrogarsi sulla natura e sui poteri di Abigail, affidandosi all’intuito (per la verità abbastanza scarso) e soprattutto alla letteratura e alla filmografia sui vampiri. Spunti ideali per un umorismo macabro e grottesco e per situazioni paradossali, come i momenti in cui i protagonisti ricorrono a reminiscenze di True Blood o Twilight per decidere il da farsi o scambiano l’aglio con le cipolle nel tentativo di proteggersi.

Il lavoro dei registi non si limita però al citazionismo spicciolo, ma anche grazie al contributo in sceneggiatura di Stephen Shields e Guy Busick danno vita a un prodotto di genere dalle atmosfere e dalle dinamiche cangianti, non lontano per toni dal cult Dal tramonto all’alba. Quello che inizialmente si configura come un innocuo thriller basato su un rapimento strizza poi l’occhio al giallo, lavorando sulle misteriose identità dei rapitori e sulla loro possibile doppiezza. Una parentesi effimera, che prepara il terreno a una decisa sterzata nei territori dell’horror e dello splatter, durante la quale si ricorre a un ricco campionario di schizzi di sangue, teste mozzate e giugulari recise. Una svolta accompagnata da particolari scelte di marketing, volte non a celare la vera natura della piccola protagonista ma a enfatizzarla in tutti i modi possibili, a partire dall’ampio materiale promozionale.

La formidabile prova di Alisha Weir

Abigail

Punto di forza di Abigail è indubbiamente la formidabile attrice irlandese Alisha Weir (classe 2009), già vista recentemente in Matilda The Musical di Roald Dahl e Cattiverie a domicilio, ma in questo caso autrice di una prova di encomiabile maturità, in perfetto equilibrio fra falsa dolcezza e spaventosa malvagità, ma capace anche di sorprendenti squarci di umanità. Accanto a lei spicca la notevole performance di Melissa Barrera, già valida final girl nel franchise di Scream, da cui è stata allontanata ciecamente allontanata per il suo sostegno al popolo palestinese. Completano il cast l’ambiguo Dan Stevens, l’ingenua geek Kathryn Newton, il sempre inquietante Kevin Durand, un incerto Will Catlett e lo sfortunato Angus Cloud, prematuramente scomparso poco prima dell’uscita del film, dedicato alla sua memoria. Da segnalare infine le brevi apparizioni di Giancarlo Esposito e Matthew Goode, importanti soprattutto per l’atto conclusivo.

Nel turbine di citazioni orchestrato dai registi (oltre a quelle già menzionate, spiccano i rimandi alla vasca di Phenomena e i parallelismi con Finché morte non ci separi, in un gioco di riferimenti interno alla filmografia di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett), sarebbe un peccato fare passare in secondo piano il pregevole lavoro sulle scenografie e sulle luci, che diventa centrale per la narrazione e per le possibili piste che si aprono con il passare dei minuti. Il risultato è un crescendo di suspense, mistero e paura, solo parzialmente indebolito da una comicità meno efficace rispetto ai precedenti lavori di questa coppia di autori, principalmente a causa della caratterizzazione grossolana ed eccessivamente grottesca di alcuni dei protagonisti.

Abigail: è davvero la fine?

Abigail

Pur non rinnegando mai la sua natura puramente derivativa, Abigail sfocia in un finale soddisfacente e tutt’altro che scontato, che raccoglie i frutti del lavoro svolto in precedenza sugli stereotipi dei vampiri e sulla solidarietà femminile, già al centro dei due recenti capitoli del franchise di Scream. Un lavoro leggero ma mai sciatto, anche dal punto di vista editoriale: in epoca di remake sfornati a ripetizione e di universi condivisi, Abigail sembra più viva che mai, proprio come il famigerato Principe delle tenebre a cui è direttamente collegata.

Abigail è disponibile dal 16 maggio nelle sale italiane, distribuito da Universal Pictures.

Overall
7/10

Valutazione

Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett continuano la loro esplorazione della commedia dell’orrore, dando vita a un racconto giocoso e citazionista al punto giusto, solo parzialmente indebolito da un umorismo non sempre a fuoco.

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Late Night with the Devil: recensione del film con David Dastmalchian

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Late Night with the Devil

L’Australia è indubbiamente una delle nazioni più attive nell’ambito del cinema horror. Dal cult Babadook fino al recente Talk to Me, passando per Relic, l’Australia ha infatti regalato agli appassionati diversi notevoli lavori e altrettanti autori da tenere d’occhio. A confermare questa tendenza sono i fratelli Cameron e Colin Cairnes, che dopo 100 Bloody Acres e Scare Campaign danno vita a Late Night with the Devil, sorprendente horror non ancora distribuito in Italia ma che sta facendo molto discutere nel resto del mondo.

Ci troviamo nella notte di Halloween del 1977, in cui il programma televisivo notturno Night Owls con Jack Delroy è nel pieno di una difficile battaglia di ascolti con il popolarissimo The Tonight Show Starring Johnny Carson. Dopo un periodo di grande successo, questo talk show sta vivendo un periodo di appannamento, che va di pari passo con la crisi personale del conduttore Jack Delroy (David Dastmalchian), vedovo dopo la prematura morte di cancro della moglie Madeleine. Con la tecnica del found footage, ci viene raccontata questa bizzarra e spaventosa serata, in cui Jack Delroy cerca di risollevare gli ascolti della trasmissione invitando un sensitivo, un ex mago scettico, una parapsicologa e la paziente di quest’ultima, la piccola Lilly. In un’atmosfera sempre più sinistra, si susseguono eventi inspiegabili, che generano terrore nel pubblico, fornendo al tempo stesso al conduttore un’occasione più unica che raraper risalire la china.

Late Night with the Devil: il demone in diretta

Per Late Night with the Devil il found footage non è il fine, ma il pretesto con cui ricostruire un racconto angosciante, che corre sul sottile crinale fra il paranormale e la più cinica realtà. Lo studio di un tipico talk show degli anni ’70 (epoca televisiva ben ricostruita attraverso i colori, le scenografie, i costumi e la stessa grana dell’immagine) diventa il teatro di uno scontro fra la più incrollabile fede e lo scetticismo, con il freddo e calcolatore Jack Delroy a fare da arbitro interessato della disputa. Dopo diversi ruoli secondari (The Suicide Squad – Missione suicida, Dune, Oppenheimer), David Dastmalchian centra una performance in grado di impreziosire ulteriormente la sua carriera, tratteggiando una parabola esistenziale sospesa fra dolore e spietatezza, con sfumature ancora più luciferine delle inquietanti presenze del Night Owls con Jack Delroy.

Cameron e Colin Cairnes mantengono la tensione sempre alta, centellinando le informazioni per accrescere il mistero, per poi mollare gli ormeggi in un climax conclusivo di terrore e violenza, dalle suggestioni faustiane. I registi lavorano inoltre sull’immagine attraverso dinamiche sempre efficaci, come l’inserimento di velocissimi dettagli stranianti e spaventosi (inevitabile in questo caso ripensare a Rec e Paranormal Activity). La riflessione sul paranormale e sul nostro approccio a esso è però inserita in un universo ancora più perverso, che allarga il campo a una suggestiva cospirazione come quella del The Grove, gruppo di uomini ricchi e potenti a cui è legato Jack Delroy.

Un film horror inquietante e di rara intelligenza

Late Night with the Devil

Al contrario di pietre miliari come Videodrome e Quinto potere, la critica al potere e al cinismo del mezzo televisivo è solo sottesa, in quanto parte di un puzzle narrativo in cui a pesare maggiormente è il tema della scelta, insieme alle conseguenze che ne derivano. Una scelta fra credulità e raziocinio, ma anche fra il bene e la malvagità, con quest’ultima in grado di tentare anche la mente più incorruttibile. La critica sociale fa così spazio allo spiritismo e alla possessione demonica, che Cameron e Colin Cairnes affrontano con la freschezza e l’originalità garantite da un’ambientazione lontana dalle ormai abusate case infestate.

Il potenziale scoop del secolo, ovvero un’intervista televisiva in diretta col Diavolo, si trasforma in un viaggio di sola andata nell’orrore e nel demoniaco, che sfocia in un finale incendiario, in grado di fare rileggere tutti gli eventi sotto una nu0va luce, lasciando aperte diverse possibili interpretazioni. L’ennesimo sberleffo di un film horror con qualche eccesso narrativo ma di rara intelligenza, che pur rievocando le dinamiche massmediali della fine degli anni ’70 mette in scena anche un ficcante monito sul nostro presente, in cui i telepredicatori e il far west contenutistico e morale della televisione notturna sono stati sostituiti da non meno subdoli imbonitori e piazzisti di varia natura.

Late Night with the Devil

Late Night with the Devil: dove vederlo in streaming

Overall
7.5/10

Valutazione

I fratelli Cameron e Colin Cairnes firmano un horror originale e inquietante, che all’interno di uno studio televisivo degli anni ’70 mette in scena un memorabile viaggio nel terrore e nel paranormale.

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Abigail: trailer, trama e cast del film di Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett

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Abigail

Il 16 maggio arriverà nelle sale italiane Abigail, nuovo horror firmato da Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett, già autori di alcuni terrificanti successi dell’horror moderno come Finché morte non ci separi, Scream e Scream VI. Il film è scritto da Stephen Shields (Hole – L’abisso, Zombie Bashers) e Guy Busick (Scream, Finché morte non ci separi), abili tanto nella creazione di atmosfere horror quanto nella gestione di abbondante e sanguinolento black-humour.

La protagonista del film è la giovanissima attrice e cantante irlandese Alisha Weir, nota soprattutto per la sua prova in Matilda The Musical, che qui veste i panni di Abigail, una dodicenne con la passione della danza, figlia di un misterioso e inquietante personaggio della malavita. La ragazza viene rapita da un gruppo di malviventi, intenzionati a ottenere un ingente riscatto. Rinchiusi in una villa isolata insieme all’ostaggio, il gruppo si rende però ben presto conto che la ragazza è una persona tutt’altro che ordinaria.

Nei panni dei rapitori ci sono Melissa Barrera (Scream, Sognando a New York – In the Heights), Dan Stevens (Gaslit, Legion), Kathryn Newton (Ant-Man and the Wasp: Quantumania, Freaky), William Catlett (Black Lightning, True Story), Kevin Durand (Resident Evil: Retribution, X-Men le origini – Wolverine) e Angus Cloud (Euphoria, North Hollywood). Completa infine il cast Giancarlo Esposito, universalmente conosciuto per la sua interpretazione di Gus Fring in Breaking Bad e Better Call Saul. Diamo un’occhiata a quello che ci aspetta attraverso il trailer.

Il trailer ufficiale italiano di Abigail

Questa la sinossi ufficiale del film:

Dopo che un gruppo di aspiranti criminali ha rapito una ballerina dodicenne, figlia di un potente personaggio della malavita, tutto ciò che devono fare per riscuotere un riscatto di 50 milioni di dollari è sorvegliarla durante la notte. In una villa isolata, i rapitori iniziano a sparire uno dopo l’altro e scoprono, con crescente orrore, di essere rinchiusi con una ragazzina non comune.

In conclusione, ecco il poster ufficiale del film, dal 16 maggio nelle sale italiane grazie a Universal Pictures.

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