Immortal: recensione del film di Fernando Spiner

Immortal: recensione del film di Fernando Spiner

All’interno del programma del Trieste Science+Fiction Festival 2020, nella prima edizione interamente online della più celebre manifestazione dedicata al cinema di fantascienza, c’è spazio anche per Immortal, l’ultimo lavoro diretto da Fernando Spiner, regista del thriller fantascientifico La sonámbula, presentato a Toronto nel 1998. 

Ambientato a Buenos Aires, Immortal ci porta nella vita di Ana, fotografa che si reca in Argentina, partendo da Roma, per risolvere alcune questioni inerenti la sua eredità, a causa della morte del padre. All’arrivo Ana incontra il dottor Benedetti, un caro amico paterno, che gli spiega che esiste un modo per incontrare il genitore: l’uomo cerca di convincerla di aver scoperto la porta verso una nuova dimensione ultraterrena. Ana, convinta che sia tutto un imbroglio, entra in quel mondo parallelo e incontra persone che lo abitano da tempo: la verità è che il desiderio di continuare a vivere porta alcuni individui a pagare un prezzo molto alto, sia nel mondo dei vivi che in quello dei morti.

Se nel suo lavoro più celebre, La sonámbula, il centro della storia era un raggio sperimentale che colpiva migliaia di abitanti in tutta la città, cancellando la loro memoria, qui il fulcro della vicenda è il trauma causato dalla perdita di una persona cara. Spiner concepisce il suo ultimo lavoro dal sentimento di perdita, dal lutto e dall’impossibilità di dirsi addio, sensazioni che, secondo quanto affermato dal regista, pulsano in tutta l’opera e crescono ancora di più quando ci sono questioni irrisolte.

Immortal: il film di Fernando Spiner

Immortal

Interpretato da Belén Blanco, Daniel Fanego e Diego Velázquez, Immortal produce una narrazione reale inserita in un contesto surreale, in cui a tener vivo l’elemento paranormale è il rapporto che si insinua tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, o dei morituri. Il regista prende spunto da se stesso, dal suo mondo interiore, per dare forma a un mondo trascendentale, transitorio, e composto da elementi empirici, da una realtà tangibile, autentica, che ha al suo interno qualcosa di ultraterreno.

Entrambi i mondi sono collegati da un portale, che fa in modo che le due realtà siano in continuo dialogo tra loro: questo ponte tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, esprime una connessione fisica che produce un netto contrasto tra i due territori. Questo contrasto è destinato a diventare sempre meno percepibile, pur essendo l’uno l’antinomia dell’altro; quando la protagonista comincia ad abitare sempre più assiduamente la realtà che ospita il padre, le immagini diventano allucinazioni, manipolazioni, spesso sono distorte dal profondo enigma che disorienta la storia sin dal principio. 

Nonostante la storia esordisca sotto il segno del Libro dei Mutamenti (solo accennato all’interno della trama), Immortal non appaga lo spettatore, in primis non adoperando minimamente le proprietà meditative del libro da cui fa cominciare tutto, ma soprattutto mancando di una trama incisiva e di una narrazione che si sostenga a uno scheletro narrativo robusto. Fernando Spiner, considerato un pioniere della fantascienza latinoamericana, ha realizzato un’opera sci-fi che si impegna duramente per realizzare una potente riflessione sull’eternità, ma che purtroppo rischia di cadere nel dimenticatoio.

Spiner tenta di realizzare una potente riflessione sull’eternità

Immortal non convince per la sua dimensione estetica, molto grossolana, poco ispirata e senza dubbio poco incisiva, e purtroppo anche per la storia non particolarmente avvincente; oltre alla contraddizione strutturale che pervade la trama, Immortal non approfondisce mai l’aspetto scientifico e fantascientifico che permea la narrazione, a partire dalla citazione del Paradosso del gatto di Schrödinger; i due universi visibili all’interno dell’opera, nati per essere in contrapposizione, dovrebbero essere uno solo, secondo un principio di sovrapposizione connaturato nel paradosso e nella sua applicazione, e anche secondo quanto immaginato all’interno della storia. Ma non è mai così, i due territori sono in netto contrasto e questo conflitto visivo sembra non ridursi mai totalmente, cosa che, nel caso opposto, avrebbe donato alla trama un temperamento e un battito decisamente più intenso ed efficace. Purtroppo Immortal comincia con i giusti presupposti e, lentamente, tradisce ogni aspettativa.

Valutazione
4.5/10

Verdetto

Fernando Spiner con il suo Immortal tenta di realizzare una potente riflessione sull’eternità, ma non convince per la sua dimensione estetica e per la storia non particolarmente avvincente. 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.