Isabelle: recensione del film di Mirko Locatelli con Ariane Ascaride

Isabelle: recensione del film di Mirko Locatelli con Ariane Ascaride

Isabelle è un film del 2018, scritto (insieme a Giuditta Tarantelli) e diretto da Mirko Locatelli. Il film, girato fra Trieste e le campagne friulane, è una coproduzione italofrancese, e ha per protagonisti Ariane Ascaride, Samuele VessioRobinson StéveninLavinia Anselmi. Dopo aver conquistato il premio per la migliore Sceneggiatura al Montreal World Film Festival e quello per la migliore attrice al Cape Town International Film Market & Festival, Isabelle sarà distribuito nei cinema italiani dal 29 novembre (qui l’elenco aggiornato delle sale).
Isabelle

L’astronoma francese Isabelle (Ariane Ascaride) conduce un’esistenza tranquilla nella campagna triestina, frequentando la collega Anna (Lavinia Anselmi) e attendendo la visita del figlio Jérôme (Robinson Stévenin), residente in Provenza e in procinto di diventare padre. Il rapporto fra Isabelle e Jérôme subisce un brusco cambiamento nel momento in cui la donna fa la conoscenza di Davide (l’esordiente Samuele Vessio), giovane in ripresa da un grave incidente a cui comincia a impartire lezioni di fisica. La relazione fra Isabelle e Davide diventa sempre più forte e conturbante, portando a tensione e litigi fra la donna e il figlio Jérôme, che condividono un inconfessabile segreto, sepolto sotto silenzio e omertà ma pronto a tornare in superficie e presentare il proprio conto.

Isabelle: il nuovo film di Mirko Locatelli fra passione, fragilità, senso di colpa e ossessione

Isabelle

In un cinema italiano contemporaneo sempre più didascalico e spogliato di sfumature narrative, Isabelle arriva come un’inaspettata ventata d’aria fresca, capace di mettere nuovamente al centro di tutto la scrittura dei personaggi, in un delicato equilibrio fra messa in scena, dialoghi e recitazione. Il lavoro di Mirko LocatelliGiuditta Tarantelli stupisce infatti per maturità e spessore, coinvolgendo lo spettatore in un complesso puzzle emotivo e familiare che con il passare dei minuti acquista profondità, senza mai eccedere in spiegazioni e lasciando che sia chi guarda a mettere insieme i pezzi e ricostruire la vicenda.

Isabelle è un intimo e ambiguo viaggio all’interno delle fragilità, dei sensi di colpa e delle ossessioni che affliggono l’animo umano. Un viaggio che ha per insolita protagonista una donna borghese, protettiva e amorevole nei confronti del figlio ma allo stesso tempo ipocrita e incapace di assumersi la responsabilità delle proprie azioni e delle proprie emozioni. Un conflitto interiore apparentemente insuperabile, che il regista mette abilmente in scena con un sottile e sagace gioco di contrasti fra apparenza e sostanza e fra detto e non detto.

La luminosità delle splendide location friulane si scontra con le ombre interiori di Isabelle

Fondamentale in questo senso è l’ottima prova recitativa di Ariane Ascaride, chiave per decifrare le sfaccettature e le complessità di un personaggio vero e fortemente umano, apprezzabile e detestabile in egual misura. Con il passare dei minuti impariamo infatti a conoscere Isabelle, comprendiamo la sua voglia di sentirsi ancora una donna desiderabile, la biasimiamo per il suo istinto protettivo anche di fronte a un’imperdonabile colpa e rimaniamo spiazzati per la sua innata tendenza a demolire con azioni avventate la precaria patina di perfezione e stabilità da lei stessa costruita. Tutto ciò avviene nelle splendide location friulane, magistralmente fotografate da Ugo Carlevaro con luci prevalentemente naturali, che diventano dei veri e propri personaggi del racconto, contribuendo a creare una frattura fra la luminosità che a prima vista circonda la vita della protagonista e le ombre interiori che la attanagliano.

Isabelle assume progressivamente le fattezze di un tipico triangolo sentimentale, alimentato non dall’amore ma dal reciproco morboso bisogno di attenzione. Un triangolo in cui i corpi sembrano parlare una lingua diversa da quella dei rispettivi proprietari, raccontandone desideri, timori e nevrosi meglio di decine di minuti di dialoghi. Un triangolo all’interno del quale l’egoismo e la violenza prendono progressivamente il sopravvento, portando a una vera e propria deflagrazione di sentimenti e pulsioni.

Isabelle: il lato oscuro della borghesia e del benessere

L’irrequietezza giovanile del convincente Davide di Samuele Vessio si scontra con la labile maturità di Isabelle, disposta a tutto pur di conservare la stabilità familiare faticosamente acquisita ma incapace di governare ciò che le sta intorno, che segue leggi ben diverse da quelle che padroneggia in ambito lavorativo e accademico. Uno scontro fra generazioni e caratteri diametralmente opposti, parzialmente mediato dall’unico possibile uomo nella vita di Isabelle, ovvero il figlio Jérôme, in perenne bilico fra una famiglia da portare avanti e gli scomodi fantasmi del suo passato. Ciò che ne segue lascerà tutti sconfitti ma paradossalmente più consapevoli, conducendo a un finale potenzialmente indigesto a parte del pubblico, ma coerente con l’inafferrabile percorso umano dei protagonisti.

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Il film di Mirko Locatelli scava abilmente nel nostro inconscio, seducendoci, respingendoci e facendo in modo che un racconto in apparenza criptico e contratto si faccia lentamente strada in noi, portando alla luce vizi, contraddizioni e ipocrisie della società in cui viviamo. In bilico fra Inferno e Paradiso, fra critica sociale e racconto di formazione, fra dramma familiare e thriller, Isabelle attraversa così generi e atmosfere, soddisfacendo in pieno i palati cinefili in cerca di pellicole disorientanti e fuori dal coro. Un piccolo grande film, che riesce a fare parlare i silenzi e a rendere una semplice storia di provincia manifesto del lato più cupo della borghesia e del benessere.

Isabelle è in sala dal 29 novembre, distribuito da Strani Film in collaborazione con Mariposa Cinematografica.

  • Verdetto

3.5

Sommario

Isabelle si rivela un convincente viaggio nel lato più cupo della borghesia, capace di demolire le nostre certezze con un racconto sottilmente giocato sui contrasti e sul sottile confine fra il detto e il non detto.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.