Joker: recensione del film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix

Joker: recensione del film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix

“La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!” Dicono che Bakunin, filosofo e teorico dell’anarchia, lo abbia gridato, ridendo, mentre lo arrestavano. In seguito, seguendo il suo esempio, tanti anarchici tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento risposero agli arresti adottando lo stesso comportamento. Questa incontenibile ondata anarchica sembra non aver mai abbandonato la realtà dell’era moderna. L’anarchia è stata ed è sempre l’atto politico più pericoloso, perché svincola da ogni forma di potere, dai ruoli verticistici: è come l’atto del ridere, la risata può essere efferata, beffarda, ribelle. Ridere è molto pericoloso perché quando ridi in faccia a qualcuno, soprattutto se qualcuno di potente, in genere, sa rivalersi su di te e può fartela pagare. Ridere è a tutti gli effetti un atto politico, annulla ogni potere, ogni cultura gerarchica: può farlo chiunque e rivolgersi con il suo scherno verso qualsiasi persona.

Un altro anarchico contemporaneo risponde alla vita con un riso livido e rovinoso: Joker. Joker è l’essere anarchico cinematografico forse più celebre, il più riconoscibile, il più ricercato e il più pericoloso da raccontare. Pericoloso perché è stato interpretato tante volte, nei modi e nei film più diversi, da Jack Nicholson a Cesar Romero, fino a Heath Ledger, ed è facile poter crollare davanti a tanti nomi e tante interpretazioni differenti. Ma nel nuovo film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix (presentato a Venezia 76), la sua epicità drammatica ritrova un senso nuovo, una rilevanza forse più oscura.

Joker

Joker: il film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix

Phoenix è Arthur Fleck, un uomo che vive in un ghetto di Gotham con sua madre, una donna sola e debilitata. Arthur è un comico in cerca di un’occasione per sfondare e, in attesa che qualcuno noti le sue qualità comiche, tenta di sbarcare il lunario facendo saltuariamente il clown. Arthur ogni giorno prende la metro, spesso ride in faccia alle persone, crolla senza preavviso o un motivo reale in un riso esagerato, gutturale, che rende la gente nervosa e spesso anche violenta nei suoi confronti. Ma le persone non sanno che Arthur ride senza freni, in modo quasi asfittico, a causa di una malattia neurologica, un disagio psichico che lo destina quotidianamente ad una vita di solitudine ed emarginazione.

Fuori dalla sua finestra c’è Gotham, una città che è ormai preda del caos: le divisioni sociali, i tagli ai servizi e all’assistenza stanno generando sempre più proteste, che spesso sfociano in momenti di vera guerriglia. Un uomo, Thomas Wayne, ha deciso di candidarsi come sindaco per ristabilire la quiete in una città che ha perduto ogni ragione, che ha smarrito ogni senso civico e legale. Arthur ha in serbo per se stesso un altro destino: ogni giorno, dopo aver messo la madre a letto, sogna di essere davanti una platea di persone e di lanciarsi in uno spettacolo comico trionfante, irresistibile: per qualche minuto sente le risate che scatenano le sue battute, sogna di essere invitato da Murray Franklin (Robert De Niro) al suo spettacolo televisivo, che adora più di ogni altra cosa. Ma la realtà ha ben altro sapore.

Joker

Una vera e propria discesa negli inferi della follia

Joker è un bellissimo esempio di come il cinema riesca sempre a sorprendere, emozionare e atterrire, anche quando traspone un personaggio già molto conosciuto, visto in altre vesti, alcune meno riuscite di altre. Il film è cinereo, amaro. Il protagonista, Arthur, è un uomo vittima della sua stessa vita, così triste, disagiata e nevrotica. Arthur è stato a lungo preda di abusi, maltrattamenti, un uomo abbandonato a se stesso, denigrato, umiliato nella vita e nel lavoro, sempre alla ricerca di una propria identità sociale, personale, diviso tra il proprio sogno di diventare un comico e il desiderio di poter vivere una vita normale, senza farmaci, senza stranezze, spigoli o rantoli di inquietudine.

Joaquin Phoenix non ha eguali, non esistono aggettivi che lo possono definire: il ruolo di Joker l’ha posseduto, con le sue forze, con il suo volto severo, malinconico, con la sua gracilità, il suo pallore, con ogni fibra del suo talento. Phoenix non avrà scritto Joker, ma l’ha rimaneggiato, perfezionato, abitandolo da spettatore e da attore.

Joker

Joaquin Phoenix non ha eguali

Ciò che si osserva nel film è una vera e propria discesa negli inferi della follia; viene mostrato con grande eloquenza come nella mente di Arthur si apra uno squarcio di malessere – già preesistente – e come lui si dismetta della propria maschera di finta felicità, in cui l’ha costretto la madre fin dalla sua nascita, una maschera di contentezza deformata e desolante, per abbracciare un’altra identità: quella di Joker. Ecco che Joker si compie, il suo alter-ego trova spazio nella sua inarrestabile inquietudine: il clown, forzato ad essere felice e a veicolare la gioia, non approva più gli insuccessi della sua vita, non desidera più scatenare risate e raccontare barzellette.

Così Arthur diventa un essere maligno, cambia maschera, e la sua vita, dall’essere un’infinita e perpetua tragedia, sceglie di volgersi verso la commedia, una commedia (dis)umana, in cui distorce ogni briciolo di empatia e ridicolizza tutto, con la sua potente, enigmatica e isterica risata. Quella risata anarchica, scomoda, squilibrata dietro alla quale si celano i detriti di una vita artificiosa, ingannevole, una farsa che ha dovuto recitare per troppi anni, fingendo di essere il figlio felice di un destino avverso.

Ridi, Pagliaccio e ognun applaudirà.

  • Verdetto

5

Sommario

Joker è un film cinereo, vorticoso. Joaquin Phoenix non ha eguali, non esistono aggettivi che lo possono definire: non avrà scritto Joker ma l’ha rimaneggiato e perfezionato.

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva, collaboratrice per Lost in Cinema, Cinematographe.it ed Empire Italia. Eterna studente, perché la materia di studio sarebbe infinita.