La 25ª ora: recensione del film di Spike Lee con Edward Norton

La 25ª ora: recensione del film di Spike Lee con Edward Norton

La 25ª ora è un film diretto da Spike Lee, tratto dal romanzo di David Benioff, e interpretato da Edward Norton, Philip Seymour Hoffman, Barry Pepper e Rosario Dawson. Questo film ha lasciato un segno indelebile nella memoria e nel cuore di ogni cinefilo; quando veniva presentato per la prima volta nel 2002, l’America era ancora scossa dall’orrore del terrorismo, ed è proprio la città di New York al centro di una narrazione individuale e plurale, poetica e analitica.

Il film ci porta nella vita tempestosa di Monty Brogan, uno spacciatore condannato a sette anni di carcere per possesso e traffico illecito di droga. Monty è sconvolto e incredulo e avendo solo 24 ore di libertà, decide di passare l’ultima notte in compagnia della sua ragazza, Naturelle, e dei suoi migliori amici Jacob e Frank. Le sue ultime ore sono un vortice di senso di colpa, paura, agitazione e desolazione, che lo portano a odiare tutti, a cercare di trovare il senso a un destino al quale non è affatto pronto. Monty non può fare altro che incolpare se stesso e, affiancato dal padre, si dirige verso il penitenziario, pronto ad espiare le sue colpe, ma concedendosi una deviazione nel suo cammino, immaginando la sua vita come sarebbe potuta essere e, purtroppo, come non sarà mai.

La 25ª ora di Spike Lee: l’amara fotografia di New York dopo l’11 settembre

La 25ª ora

La 25ª ora è un dramma intenso che si poggia su una temporalità individuale: il protagonista Monty vive il suo ultimo giorno da uomo libero come la fine di tutto, la fine di ogni certezza, delle sue amicizie, del suo unico amore. Vive il giorno che precede alla sua carcerazione come un limbo, una morte spirituale, un purgatorio in cui si lascia invadere dalle ossessioni dei suoi errori, facendo bilanci e comprendendo cosa è stato capace di fare in una vita, cosa ha fatto per meritare un destino così infelice.

Anche la città di New York viene coinvolta nella narrazione e trattata come un vero personaggio, una città ferita e sanguinante, popolata da persone che non rinunciano a vivere: Spike Lee compie una scelta coraggiosa, realizzando un’elegia su ciò che circonda e abita la grande Mela, dalla suburbia, i ghetti, al Ground Zero, un percorso etico ed estetico di una metropoli ricolma delle sue macerie, del suo dolore, che vede in Monty Brogan il suo riflesso umano.

La 25ª ora è un film sulla sconfitta di un uomo costretto a espiare i propri peccati, un uomo che ha sbagliato, che ha percorso una strada ripida, rischiosa, conscio di ciò a cui sarebbe sarebbe andato incontro, che non ha compreso mai il valore della libertà, fino a quel giorno. Il giorno che Monty attraversa sembra dilatarsi, sembra andare oltre le lancette: le ore non sono definite, è un tempo personale, un tempo sofferente, limitato eppure dentro questo limite Monty trova la forza di illudersi, di immaginare la sua vita oltre le sue scelte sbagliate.

Il dramma esistenziale di Spike Lee

L’illusione di Monty è drammatica e romantica, è un fardello che stritola e annichilisce; il dolore è rappresentato senza filtri o fronzoli, un limbo vorticoso che lo porta ad essere colpevole e innocente allo stesso tempo, una tensione mostrata magistralmente nella scena che vede Monty davanti lo specchio. Questa scena rappresenta il culmine narrativo della pellicola: un monologo intenso e toccante, un grido di rabbia e di dolore che riesce sia a commuovere che ad atterrire.

Linterpretazione di Edward Norton raggiunge un climax che toglie il respiro. Il monologo che interpreta è spietato, crudo, uno spazio rabbioso e doloroso che demonizza e insulta tutti, ma proprio tutti, ogni etnia che abita New York, anche simboli sacri e persone care, attraverso le quali Monty scarica le colpe della sua carcerazione, fino al punto in cui, esaurite le scuse e le persone, giunge a se stesso e compie una dolorosa autocritica.

La 25ª ora è un film sull’attesa, ogni minuto è vissuto con la percezione che tutto sta per finire. Ed è l’attesa di questa fine a definire il dramma spirituale di un uomo che si appresta a leggere l’ultima pagina, a cogliere le ultime parole, a sentire le ultime note, a subire e a vivere la sua venticinquesima ora. Un uomo che non potendo scappare, accetta il suo fallimento, lanciandosi verso l’ultima illusione di una vita felice.

Valutazione
9/10

Verdetto

Spike Lee mette in scena un’amara fotografia di New York dopo l’11 settembre. Un dramma esistenziale esaltato dalla straordinaria performance di un Edward Norton in stato di grazia.

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.