La Belle Époque: la recensione del film di Nicolas Bedos

La Belle Époque: la recensione del film di Nicolas Bedos

Vuoi passare una serata con Maria Antonietta? Con Napoleone? Hai sempre desiderato uscire e bere assieme ad Ernest Hemingway? Oppure preferisci incontrare tuo padre e dirgli le parole che non gli hai mai detto? La Belle Époque sostiene di avere la soluzione a questi interrogativi. Nicolas Bedos dirige Daniel Auteuil, Fanny Ardant, Guillaume Canet e Doria Tillier, in una commedia vivace, sorprendente e caleidoscopica. Il protagonista è Victor, fumettista fallito che vive una crisi coniugale e lavorativa. Victor rigetta il digitale, rigetta la sua vita, il presente, così poco confacente alla sua eccentricità artistica. Sua moglie, Marianne, è una psicologa che continua a rinfacciarli la sua inettitudine e la sua passività.

Un giorno Marianne, stanca della loro condizione statica e inerte, lo caccia di casa. Victor allora, non avendo più nient’altro da perdere, decide di abbandonarsi all’ultima invenzione tecnologica dell’agenzia del figlio, che offre ai propri clienti la possibilità di immergersi in un’epoca a loro scelta – attraverso un mix di drammaturgia e ricostruzione storica – o di rivivere un giorno del proprio passato. Victor sceglie il 16 maggio del 1974, il giorno in cui conobbe Marianne.

La Belle Époque

La Belle Époque: una commedia sorprendente con Daniel Auteuil e Fanny Ardant

La Belle Époque potrebbe sembrare una commedia ben strutturata, funzionale, coerente e terribilmente divertente, invece è molto di più. Il racconto è articolato su vari livelli drammatici: il primo è quello reale, con Victor e sua moglie Marianne che non si sopportano a vicenda, il secondo è quello metafilmico, in cui Victor si immerge per rivivere l’incontro con sua moglie avvenuto quarant’anni prima, e il terzo è più aleatorio, è quasi invisibile, è un livello impalpabile, in cui questi due livelli si mescolano, e non si distingue più la differenza tra recitazione e architettura: è lo spazio dei sentimenti, delle emozioni, che trascendono tutti i livelli.

Non c’è nulla di soprannaturale nell’idea di Bedos: Victor non batte la testa, non crede di essere di nuovo un adolescente, né viene ingannato dall’artificio, come era il personaggio di Jim Carrey nel Truman Show. Tutto qui dipende da un volontaria sospensione dell’incredulità, quel contratto fondamentale che ogni spettatore alla visione del film sottoscrive con il cinema: per rivisitare il 16 maggio 1974, Victor deve (o almeno dovrebbe) ignorare che sta salendo su un palcoscenico con luci sospese, musica extradiegetica e attori con cui deve rapportarsi.

La Belle Époque

Un film che riesce a parlare a tutti

La sceneggiatura è molto attuale e ruota attorno ad una concezione drammatica simile a quella di Westworld, serie statunitense in cui ai clienti benestanti era consentito visitare epoche antiche e riprodurre fantasie del passato, il tutto proposto da una messa in scena e una scrittura molto abile. I presupposti sono gli stessi nel film di Bedos, ma al posto dei robot qui ci sono degli attori, scenografie, dialoghi precisi, comparse e di trucchi di scena, con tanto di registi e assistenti di studio che guardano le scene dietro le quinte.

Daniel Auteuil è incredibile. Il suo personaggio vive un’evoluzione continua, sofferta, una vertigine dettata dalla sua nostalgia per il passato, gli anni ’70 in cui era ancora giovane, un tempo in cui era tutto più semplice, le persone si guardavano negli occhi, non si viveva in compartimenti stagni e lui era un ragazzo innamorato. Impossibile non innamorarsi di quest’uomo, che già da La ragazza sul ponte infrange i cuori di tutto il globo, e impossibile allo stesso modo non invaghirsi di Doria Tillier che interpreta Margot, l’attrice che a sua volta incarna Marianne nella messa in scena.

La Belle Époque fa questo effetto. Ti accompagna attraverso quella che è una seduta psicanalitica, quasi di ipnosi, e sottolinea come l’unica belle époque possibile in fin dei conti ci vive dentro, abita tra l’inconscio e la memoria, è l’amore, è la nostra vita e non può essere in nessun modo riprodotta e (dis)simulata. Un film estremamente personale, che riesce a parlare a tutti.

La Belle Époque sarà al cinema da giovedì 7 novembre, distribuito da I Wonder Pictures.

Valutazione
8.5/10

Verdetto

Nicolas Bedos dirige una commedia vivace e caleidoscopica, ben strutturata e terribilmente divertente.

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.