La decima vittima: recensione del film fantascientifico di Elio Petri

La decima vittima: recensione del film fantascientifico di Elio Petri

Anche se ormai fatichiamo quasi a ricordarcelo, c’è stata una florida produzione fantascientifica nel cinema italiano. Fra i tanti nostri esperimenti in questo affascinante genere, una delle opere più riuscite è certamente La decima vittima di Elio Petri, adattamento de La settima vittima di Robert Sheckley. Un lavoro bizzarro, fumettistico, imperfetto (lo stesso Petri non ha mai nascosto la sua insoddisfazione per il finale, frutto di un compromesso con il produttore Carlo Ponti), ambientato in un mondo distopico non del tutto inedito ma ancora originale per l’epoca, con un’idea di base, quella della caccia fra uomini, che a distanza di oltre cinquant’anni (La decima vittima è del 1965) viene ancora ampiamente usata nel cinema moderno, ad esempio nelle serie di The Hunger Games, The Purge o nel meno recente (ma più valido) Battle Royale.

La decima vittima è frutto della collaborazione fra alcuni giganti nei rispettivi campi, Elio Petri alla regia, Tonino Guerra ed Ennio Flaiano alla sceneggiatura e Marcello Mastroianni nella recitazione, affiancato dalla bravura e dalla devastante bellezza di Ursula Andress, reduce dal successo in Agente 007 – Licenza di uccidere come prima Bond girl.

La decima vittima: la satira fantascientifica di Elio Petri

La decima vittima

In un indeterminato futuro è istituito un gioco a livello mondiale chiamato La grande caccia, che per incanalare gli istinti violenti individuali permette ai partecipanti di uccidere in maniera legalizzata. Un computer assegna casualmente i ruoli di Cacciatore e Vittima, che devono inseguirsi finchè uno dei due non riesce a uccidere l’altro. Chi riesce ad effettuare cinque uccisioni nel ruolo di Cacciatore e altrettante in quello di Vittima è proclamato Decathon, e riceve un importante premio in denaro e l’esenzione totale dalle tasse. All’americana Caroline Meredith (Ursula Andress) manca un’ultima caccia per conquistare l’ambito premio. La vittima prescelta è l’italiano Marcello Poletti (Marcello Mastroianni), a sua volta vincitore di sei cacce. I due cominceranno così un reciproco inganno nel tentativo di uccidere l’altro nel modo più spettacolare possibile, ma le cose prenderanno una piega indesiderata.

La decima vittima è formalmente un film di fantascienza, ma l’ambientazione futuristica serve solo come spunto per muovere una feroce critica ai mass media e al consumismo sfrenato. L’uomo non è più considerato come una persona con idee, sentimenti e desideri, ma è solo un numero all’interno di un ingranaggio che deve portare soldi alle grandi organizzazioni. Con ironia e sarcasmo, Petri ci mostra come il crudele gioco della grande Caccia sia diventato ormai un vero e proprio spettacolo di massa, coi protagonisti più affermati diventati idoli del pubblico e con sponsor personali. La cacciatrice Caroline Meredith cerca addirittura una location particolare in cui uccidere la vittima Marcello Poletti, cioè il Tempio di Venere a Roma, per rendere l’evento il più scenografico possibile e assicurare così maggiori introiti pubblicitari agli sponsor.

Fra pop art e futurismo

La decima vittima

La satira di Petri si rivolge chiaramente anche alla società stessa, che invece di ribellarsi in modo forte e perentorio al sistema corrotto impiega le proprie risorse e il proprio tempo in intellettualismi fini a se stessi, come vediamo nella spassosa scena della setta dei Tramontisti, i cui membri si ritrovano per venerare il sole calante, finendo per essere attaccati dal gruppo rivale dei Neorealisti Volgari. Le scenografie e i costumi sono scelti in modo da esasperare le mode popolari del momento: vestiti pieni di colori sgargianti per le donne e molto seriosi per gli uomini, arredi a metà fra la pop art e il futurismo.

La decima vittima non è l’opera migliore della carriera di Petri, che ha raggiunto la sua vetta nella successiva trilogia della nevrosi con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in Paradiso e La proprietà non è più un furto, ma è un lavoro da tenere in grande considerazione per il suo sorprendente anticipo sui tempi e anche in quanto fulgido esponente di un genere, quello della fantascienza, che in Italia ha sempre riscontrato problemi produttivi e qualitativi.

Valutazione
8/10

Verdetto

Elio Petri centra un’opera in forte anticipo sui tempi, capace di riflettere sui mass media e sul consumismo, ma anche sull’arrendevolezza della società a queste frivolezze.

Marco Paiano

Marco Paiano