La Gomera – L’isola dei fischi: recensione del film di Corneliu Porumboiu

La Gomera – L’isola dei fischi: recensione del film di Corneliu Porumboiu

Dopo la presentazione nel corso della scorsa edizione del Festival di Cannes arriva nelle sale italiane La Gomera – L’isola dei fischi, nuovo gioiellino di Corneliu Porumboiu, uno dei maggiori esponenti della New Wave del cinema rumeno. Un lavoro coraggioso e complesso, che si prefigge l’obiettivo di fondere il cinema di genere e quello autoriale, attraversando diversi registri e compiendo al tempo stesso un sottile ragionamento sul linguaggio, reso possibile da una particolarità dell’isola che conferisce il titolo all’opera. A La Gomera si parla infatti uno strambo linguaggio, chiamato El Silbo, composto interamente da fischi. Ambientazione perfetta per un racconto di violenza e malavita, che Porumboiu sfrutta per imbastire un noir moderno teso e fortemente ironico.

La Gomera – L’isola dei fischi: l’avvincente noir contemporaneo di Corneliu Porumboiu

Protagonista della storia è Cristi (Vlad Ivanov), un corrotto ispettore di polizia di Bucarest. La femme fatale Gilda (uno dei tanti riferimenti al genere noir), interpretata da Catrinel Marlon, lo coinvolge in un piano per liberare dalla prigione il suo compagno e per impossessarsi di un bottino multimilionario. Per compiere il piano, Cristi dovrà però recarsi a La Gomera e imparare a comunicare attraverso il complesso linguaggio dei fischi. Le cose non vanno però secondo i piani, e Cristi si ritrova ben presto alle prese con una serie di imprevisti e di doppi giochi, con la consapevolezza di essere spiato dalla polizia.

Porumboiu piega alla sua volontà il canovaccio del noir, trascinandoci in un racconto dalla temporalità impazzita e dalla struttura suddivisa in capitoli, ognuno con un proprio tema di fondo e con peculiari caratteristiche fotografiche e musicali. Il regista rumeno mette da parte lo stile asciutto e realistico dei suoi precedenti lavori, su tutti A Est di Bucarest e Il tesoro, per concentrarsi su una narrazione rarefatta e volutamente artificiosa, volta a mettere in risalto il ruolo che ogni personaggio gioca nella storia, a volte consapevolmente e spesso inconsapevolmente. Un meccanismo fatto di sequenze brevi e sfuggenti, dalle contaminazioni più disparate (dal poliziesco al western e, in ambito musicale, da The Passenger di Iggy Pop a La marcia di Radetzky di Johann Strauss) e con i fari puntati su personaggi ambigui e imperscrutabili, ma allo stesso tempo veri e tridimensionali.

La Gomera – L’isola dei fischi: controllo e linguaggio

La Gomera - L'isola dei fischi

La Gomera – L’isola dei fischi pone in secondo piano l’analisi politica e sociale che contraddistingue il cinema rumeno contemporaneo, focalizzandosi invece sui temi del controllo e del linguaggio. Ivanov regala l’ennesima formidabile interpretazione, interpretando totalmente in sottrazione un personaggio grottesco, capace di mantenere la sua glaciale maschera nelle situazioni più assurde (come quando si concentra sull’apprendimento della lingua dei fischi) e costretto in una sorta di prigione invisibile, in cui le sbarre sono gli sguardi degli altri personaggi e il controllo che essi esercitano su di lui. Una prigione da cui può evadere soltanto attraverso un arcaico linguaggio, che sfugge ai giochi di potere a cui Cristi dovrebbe sottostare. La coerente e toccante evoluzione di questo personaggio è la pietra angolare de La Gomera – L’isola dei fischi, il simbolo della volontà del regista di giocare coi generi e con le atmosfere per poi riconnettersi a sentimenti profondi e universali.

Complementare a Cristi è l’ammaliante e furba Gilda, che la Marlon nobilita con un’interpretazione fatta non soltanto di avvenenza e sensualità, ma anche e soprattutto di espressività nei momenti che determinano il suo personaggio: una manipolatrice che non ha alcuna remora nell’utilizzare il suo corpo e il suo ascendente per ottenere ciò che vuole o per interpretare al meglio una precisa parte, ma che al tempo stesso rivela una sensibilità capace di avvicinarla alle grandi regine del noir, genere troppe volte dato per agonizzante o per morto, ma in realtà sempre vivo in diverse forme.

La Gomera – L’isola dei fischi: da John Ford ad Alfred Hitchcock

La Gomera - L'isola dei fischi

Nel frullato di citazioni (apprezzabili gli espliciti omaggi a Sentieri selvaggi e ad Alfred Hitchcock) e di registri (le inquadrature delle telecamere di sorveglianza si accavallano con sequenze dal taglio tipicamente thriller) messo in scena da Porumboiu si rischia più volte di perdere il contatto con il complesso intreccio alla base de La Gomera – L’isola dei fischi, anche a causa di un insistito e non sempre efficace ricorso al flashback. La sensazione di disorientamento che proviamo ci aiuta però paradossalmente a connetterci con la tragicomica esperienza di Cristi, che in cuor suo pensa di essere in controllo della situazione e di muoversi perfettamente sul filo della legge, ma in realtà è totalmente trascinato dagli eventi e dai desideri di altri.

Un contrasto fra seriosità e ridicolo e fra autorialità e puro divertimento che si riflette sulle scene musicali, spesso in antitesi con ciò che avviene sullo schermo. Ma questo gioco di opposti e questa sorprendente miscela di personaggi incompatibili e di azioni contraddittorie acquistano senso e coerenza interna in un travolgente finale, capace di mettere ogni tassello al proprio posto e di fare dimenticare qualche passaggio a vuoto della trama.

L’opera perfetta per avvicinarsi al cinema rumeno

La Gomera – L’isola dei fischi si rivela dunque un’opera perfetta per avvicinare il pubblico a una cinematografia viva e pulsante come quella rumena. Un lavoro ardito e ricercato al punto da distaccarsi totalmente dai canoni hollywoodiani, ma anche abbastanza divertito e accogliente per attrarre gli spettatori affezionati ai blockbuster ma capaci di intuire che al di fuori del circuito mainstream esiste un sottobosco cinematografico da abbracciare ed esplorare.

La Gomera – L’isola dei fischi è nelle sale italiane dal 27 febbraio, distribuito da Valmyn.

Valutazione
7.5/10

Verdetto

Corneliu Porumboiu mette in scena un noir denso e coinvolgente, che gioca con i generi e i registri per compiere un’acuta riflessione sui temi del controllo e del linguaggio.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.