Lasciami andare: recensione del film con Stefano Accorsi e Valeria Golino

Lasciami andare: recensione del film con Stefano Accorsi e Valeria Golino

Dopo la presentazione a Venezia 77, dove è stato il film di chiusura, arriva nelle sale italiane Lasciami andare, nuova escursione nel thriller di Stefano Mordini a due anni di distanza da Il testimone invisibile. Proprio la città lagunare, catturata per caso nelle note giornate di acqua alta a novembre 2019, fa da lugubre cornice a una sorta di ghost story, basata sul romanzo Sei tornato di Christopher Coake, in cui l’elemento paranormale è sfruttato come riflessione sull’elaborazione della perdita e del lutto. Le mani di tre sceneggiatori (Francesca Marciano, Luca Infascelli e lo stesso Mordini), un cast formato da alcuni dei migliori interpreti nostrani (Stefano Accorsi, Valeria Golino, Maya Sansa, Serena Rossi e Antonia Truppo) e la produzione di Warner Bros per un progetto coraggioso e ambizioso, che però lascia a desiderare sotto molti punti di vista.

Lasciami andare: una ghost story veneziana
Lasciami andare

Dopo anni dalla tragica scomparsa di Leo, bambino avuto con la prima moglie Clara (Maya Sansa), Marco (Stefano Accorsi) scopre che a breve diventerà di nuovo genitore insieme alla nuova compagna Anita (Serena Rossi). La situazione apparentemente idilliaca viene però scombussolata da Perla (Valeria Golino), la nuova proprietaria dell’abitazione dove vivevano Marco, Clara e il piccolo Leo. La donna rivela a Marco che nella casa alberga una misteriosa presenza, e che lei e la figlia avvertono spesso la voce di un bambino. Il dolore che per la prima volta sembrava superato riaffiora in Marco, insieme alla speranza di poter vedere di nuovo Leo. L’uomo si trova così in bilico fra il suo tormentato passato e un futuro di pace e serenità, spinto in direzioni opposte dalle due donne della sua vita.

La scelta migliore fatta per Lasciami andare è proprio la location veneziana, che con la sua elegante decadenza e la sua tangibile fragilità è la perfetta rappresentazione dell’animo di Marco, alle prese con un bivio esistenziale dalle sfumature soprannaturali. Sulla scia di A Venezia… un dicembre rosso shocking, Mordini scandaglia l’animo del protagonista fra le spettrali vie di una delle città più suggestive del mondo, trovando nei gracili e scricchiolanti interni veneziani i pochi momenti davvero convincenti dal punto di vista dell’atmosfera. Le potenzialità del luogo sono però ben presto abbandonate, in nome di un racconto che insiste continuamente sui dialoghi, anche quando essi non sono particolarmente rappresentativi, sacrificando il mistero e l’ambiguità in nome di uno smunto e ampiamente prevedibile thriller.

Lasciami andare e la caratterizzazione dei personaggi femminili

Lasciami andare

Le cose non vanno meglio dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi, e soprattutto per quanto riguarda quelli femminili, che sembrano vivere solo ed esclusivamente in funzione di Marco, e che appaiano vuoti e bidimensionali. A risentire di questi problemi sono anche gli interpreti, che sembrano quasi spaesati nel tentativo di dare personalità e vigore ai propri personaggi. Spiace soprattutto per Serena Rossi, che ha la possibilità di fare emergere il suo personaggio solo nelle sequenze in cui Anita canta, nonostante ci abbia dimostrato più volte di essere un’attrice sempre più intensa e poliedrica, e non limitata alle sue invidiabili abilità canore.

Non aiuta gli interpreti una regia fiacca, che nei numerosi dialoghi cerca sempre la soluzione più ordinaria e la fotografia più semplice, privandosi di fatto della possibilità di fare emergere almeno la loro espressività, costringendoli di frequente a dare eccessiva enfasi alle proprie battute, nel vano tentativo di aumentare il coinvolgimento da parte dello spettatore.

Lasciami andare è continuamente annacquato da un diluvio di parole e da una sequenza di cliché (i gruppi di sostegno, l’immancabile sensitiva) che allontanano da quello che dovrebbe essere il nucleo emotivo del racconto, cioè il dilemma del protagonista e il suo rapporto con il dolore e con la speranza. Esemplare in questo senso il dialogo fra Marco e il padre, in cui ascoltiamo riflessioni filosofiche sulla vita dopo la morte e considerazioni scientifiche in risposta ai dubbi del protagonista, nella più totale piattezza e senza mai un guizzo che ci faccia provare empatia per la sua condizione. Come Accorsi per le vie di Venezia, ci troviamo a vagare senza meta in un’opera che ha poco da dire, e quel poco ce lo dice in maniera didascalica, preferendo sempre il dialogo all’immagine.

L’embrione di ciò che vorremmo vedere

Serena Rossi

In un panorama italiano che sta lentamente cercando di svecchiarsi e riavvicinarsi al genere, Lasciami andare è solo un embrione di ciò che vorremmo vedere, solamente lo scheletro di un cinema che potrebbe e dovrebbe essere più profondo e centrato. Nonostante la messa in scena più che dignitosa e l’ottimo materiale tecnico e artistico a disposizione, si sente la mancanza una direzione precisa, che trascenda i generi di riferimento, e soprattutto di una vera e propria anima. E per un racconto costruito proprio sulle anime, e sulla possibilità di cercarle nello spazio, nel tempo e nei ricordi, questo è un difetto imperdonabile.

Lasciami andare arriverà nelle sale italiane l’8 ottobre, distribuito da Warner Bros.

Valutazione
4.5/10

Verdetto

Nonostante le ambizioni e il coraggio, Lasciami andare non convince, vittima soprattutto della carenza nella caratterizzazione dei personaggi e di un impianto scenico monocorde, che preferisce sempre il didascalismo alla ricerca dell’immagine.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.