Le ragazze di Wall Street – Business Is Business: recensione del film

Le ragazze di Wall Street – Business Is Business: recensione del film

Questa città, l’intero paese è uno strip club. C’è gente che spende i soldi, e gente che balla. Quella che può facilmente essere scambiata per una massima goliardica di Barney Stinson in How I Met Your Mother è invece una sentenza che racchiude al suo interno il cuore de Le ragazze di Wall Street – Business Is Business, ultimo lavoro della regista americana Lorene Scafaria, presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma 2019. Il soggetto nasce dall’articolo The Hustlers at Scores pubblicato sulla rivista New York, incentrato sul sistema truffaldino architettato da un gruppo di stripper newyorkesi per estorcere ingenti somme di denaro ad abbienti broker di Wall Street. Architrave del progetto, insieme alla regista e sceneggiatrice Scafaria, è la pop star Jennifer Lopez, che affianca Constance Wu, Cardi B, Keke Palmer, Lili Reinhart e Julia Stiles in un lucido e spietato ritratto dell’ambiente finanziario newyorkese.

Il nostro sguardo sul mondo delle stripper è quello di Destiny (Constance Wu), che cerca faticosamente di mettere da parte qualcosa per sé e per la nonna lavorando in un night club, trovandosi però costretta a dividere gran parte dei propri guadagni con i padroni del locale. L’occasione per compiere un salto di qualità arriva grazie all’incontro con Ramona (Jennifer Lopez), la ballerina più ricca e sensuale del locale. Dopo aver temporaneamente abbandonato il night club, alla vana ricerca di un’esistenza e di un lavoro più ordinari, Destiny torna sui propri passi, trovando però un ambiente gravemente impoverito dalla crisi economica. Insieme a Ramona e alle colleghe Mercedes (Keke Palmer) e Annabelle (Lili Reinhart), Destiny escogita un piano per ribaltare un sistema che le riduce a oggetti sessuali dei ricchi di Wall Street, passando a condurre un gioco remunerativo ma estremamente pericoloso.

Le ragazze di Wall Street – Business Is Business: fra Gordon Gekko e Jordan Belfort
Le ragazze di Wall Street - Business Is Business

Dopo lo spietato Gordon Gekko di Wall Street e lo sregolato Jordan Belfort di The Wolf of Wall Street, abbiamo un nuovo punto di vista sul perverso e subdolo ambiente dell’alta finanza americana. I broker non sono più mefistofeliche e affascinanti sanguisughe dei risparmi della classe media, ma sono invece rappresentati in tutta la loro bassezza, che lontano dalle quotazioni e dalle speculazioni finanziarie li rende facili prede di ragazze più sveglie e affamate. Le ragazze di Wall Street – Business Is Business mette in scena un ribaltamento sociale alla Robin Hood: a rubare ai ricchi sono le ragazze che compongono un anello della nefanda catena del potere, stanche di accontentarsi delle briciole. La Scafaria riesce così a evidenziare il marciume di un intero sistema, orientato da tutte le parti in causa verso lo sfruttamento del prossimo a proprio vantaggio, con conseguenze che ancora oggi impattano sulle nostre vite.

Baricentro del racconto è infatti la crisi economica del 2007-2008, che Adam McKay (non a caso produttore de Le ragazze di Wall Street – Business Is Business) aveva già raccontato, con un taglio eccentrico e originale, nel necessario La grande scommessa. Ciò che viene prima non è altro che una nuova incarnazione del sogno americano, che porta le classi più povere a cercare, spesso vanamente, di migliorare la propria condizione attraverso il lavoro e l’abnegazione. Ciò che viene dopo è invece la perfetta rappresentazione del fallimento dell’american dream: l’unico modo per scardinare il sistema è rovesciarlo, percorrendo un sentiero che però porta dritti all’illegalità.

La facilità con cui le protagoniste riescono a trasformare scafati intermediari finanziari in fantocci in grado di elargire cifre astronomiche, senza neanche il bisogno di concedersi sessualmente, è un fulgido esempio dell’inconsistenza morale di un intero ambiente, che ha come unico denominatore comune la lotta per il potere.

Le ragazze di Wall Street – Business Is Business: una Jennifer Lopez da Oscar

Le ragazze di Wall Street - Business Is Business

A dominare su tutto e tutte è una strepitosa Jennifer Lopez, protagonista di un’entrata in scena con lap dance annessa che le ha richiesto sei mesi di allenamento, con un risultato che mette in evidenza le sue note doti nel ballo e la sua imperitura sensualità. L’attrice portoricana si disimpegna abilmente sia nel ruolo di mentore della più giovane e inesperta Wu, sia come carismatica leader dell’improvvisato gruppo di rapinatrici, sia quando i nodi vengono al pettine e i toni si fanno più drammatici. Una prova da attrice completa, che la potrebbe portare a un ruolo di primo piano durante la prossima stagione dei premi. Ma la Scafaria riesce anche nell’intento di fare parteggiare il pubblico per queste ragazze ribelli, dando vita a un affascinante racconto di amicizia, cameratismo e solidarietà.

Tanti i momenti memorabili, come lo spassoso utilizzo di Gimme More di Britney Spears, che suggella l’amicizia fra Destiny e Ramona, o la lezioni che vengono impartite alla stessa Destiny per massimizzare l’eccitazione dei clienti e di conseguenza i propri profitti. Stupisce inoltre positivamente lo spirito di squadra delle ragazze nei camerini del night club, che la regista rappresenta trovando una difficilissima miscela fra umorismo, erotismo e azione, senza mai scadere nella volgarità fine a se stessa.

Particolarmente efficace il lavoro del direttore della fotografia Todd Banhazl e della scenografa Jane Musky, che raccontano con colori e luci lo stato d’animo delle ragazze. Nelle fasi iniziali, quando Destiny ha davanti a sé un futuro decisamente nebuloso, la fotografia è spenta e dimessa; nel momento della sua ascesa insieme a Ramona assistiamo invece a un profluvio di colori accesi e luci al neon, che lasciano successivamente spazio a costumi e atmosfere più glamour, a sottolineare il nuovo status economico e sociale acquisito dalla banda con le loro scorribande.

Lo sfinimento degli sfruttati

Le ragazze di Wall Street - Business Is Business

Mentre altri lavori dalle tematiche simili erano riusciti a rendere epiche e cariche di tensione non soltanto l’ascesa, ma anche e soprattutto la caduta, Le ragazze di Wall Street – Business Is Business perde forza proprio con l’approssimarsi della conclusione della vicenda, nel momento in cui le ragazze devono fare i conti con i propri sbagli e con le proprie decisioni. La positiva rabbia di chi ha vissuto sulla propria pelle la costante empatia lascia spazio a una più sterile ripicca fra ex socie, mentre l’inchiesta giornalistica e le diatribe legali delle protagoniste tolgono smalto alla battaglia delle hustlers per la riappropriazione del potere e della propria autonomia.

Ci resta un’opera coinvolgente e dall’importante sottotesto, soprattutto in questo specifico periodo storico. Si perdona così volentieri a Le ragazze di Wall Street – Business Is Business qualche momento fuori fuoco (la festa di Natale o la fase “Breaking Bad” delle protagoniste alla ricerca del perfetto cocktail di droghe con cui tramortire le proprie vittime) in nome di un racconto che esprime a più riprese, con la forza dei corpi e con la parabola autodistruttiva di Ramona e socie, lo sfinimento degli sfruttati. Se vedete il prossimo soltanto come una ballerina da pagare, preparatevi a essere ripagati con la stessa moneta.

Le ragazze di Wall Street – Business Is Business arriverà nelle sale italiane il 7 novembre, distribuito da Universal Pictures e Lucky Red.

Valutazione
7.5/10

Verdetto

Le ragazze di Wall Street – Business Is Business è un’opera coinvolgente e dall’importante sottotesto, esaltata da una Jennifer Lopez da Oscar.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.