Le sorelle Macaluso: recensione del film di Emma Dante

Le sorelle Macaluso: recensione del film di Emma Dante

Una sorella è uno specchio umano che viene dato in dono, e allo stesso tempo l’opposto del proprio riflesso. Avere una sorella significa non conoscere solitudine, è perdersi per strada senza mai sentirsi smarriti. Ne ha di ben donde Charlotte Brontë quando afferma che non c’è nulla di simile in questo mondo al pari del valore dell’affetto di una sorella. Qualcosa che appartiene ineluttabilmente alla liturgia familiare scritta e diretta da Emma Dante, Le sorelle Macaluso.  

Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella sono cinque sorelle. Vivono assieme in un appartamento all’ultimo piano della periferia di Palermo. I piccioni che dimorano nella loro terrazza sono la loro unica fonte di guadagno. Ad occuparsene è spesso Antonella, la più piccola, che li coccola e da loro da mangiare con i piatti del servizio buono. La più grande delle sorelle è Maria, innamorata della danza, il suo sogno nel cassetto; poi c’è Pinuccia, attraente, sicura di sé, spesso quando si trucca davanti lo specchio dedica sempre un poco del suo rossetto per le labbra di Antonella, che osserva ammirata il rito di bellezza della sorella. Infine ci sono Lia, un’adolescente molto furente e smaliziata che divora libri di nascosto, e Katia, famelica del buon cibo.

Le sorelle Macaluso: il film di Emma Dante

Le sorelle Macaluso

Le cinque sorelle una mattina scelgono di andare al mare, vicino una struttura privata, il Charleston. L’eccitazione delle sorelle è palpabile: sono tutte entusiaste, estasiate, libere di lasciarsi andare alla loro gioventù che è fatta di giochi, litigi, azzuffate, di sole accecante. Durante un gioco vicino una piattaforma, la più giovane tra loro perde la vita. Passano i mesi e poi gli anni, le sorelle non abitano più tutte assieme, ma c’è la casa, il loro appartamento all’ultimo piano a tenerle assieme, in cui dimorano antichi dolori e presenze che restano. 

Adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale di Emma Dante, Le sorelle Macaluso è stato presentato in concorso alla 77ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Emma Dante è un’autrice e una regista immaginifica, che ama gli spazi, ama riempirli, donare loro senso e ombre; il suo cinema, come anche il suo teatro, è fatto di donne e legami familiari, di linguaggi sempre diversi, di smarginature dialettali. Il cinema di Emma Dante si fa corpo e carne e affonda lo sguardo nella famiglia, partendo dai suoi intrecci, spesso brutali, violenti, ma anche dolci e malinconici.

Adattamento cinematografico dell’omonima pièce teatrale di Emma Dante

Le sorelle Macaluso

Le sorelle Macaluso ci racconta luoghi di miseria, case di periferia, classi popolari e attraverso quei luoghi che si identifica e si configura il tempo, un tempo che trascorre sia sul corpo delle sue protagoniste che sui muri della loro dimora. L’appartamento periferico delle sorelle è a tutti gli effetti un personaggio completo e vivido nella sua interezza: ha emozioni, può invecchiare, la sua pelle è piena di cicatrici, porta i segni del tempo che passa tanto quanto per chi ci è cresciuto. Le sorelle Macaluso è un racconto sul tempo, sulle persone che restano, sulla permanenza della memoria, è un’opera sul corpo come contenitore di tempo, mutabile, acciaccato, ostile, e corpi imperfetti, danneggiati, traditi. 

Diviso in tre capitoli – a cui corrispondono un’età delle protagoniste, l’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia – il lavoro di Emma Dante è un dramma in tre atti che lascia un segno indelebile nella mente dello spettatore. L’intera scena è piena di oggetti, anche piccoli, che caratterizzano le scene, da quelli infantili, come le bambole, a quelli di uso quotidiano, come i piatti, il pavimento, la maniglia del balcone che si sbecca ad ogni apertura. Gli oggetti compongono il quadro temporale della narrazione, e ci permettono di comprendere come l’usura materica di quegli oggetti sia un ulteriore riflesso del tempo che scorre.

Il cinema di Emma Dante affonda lo sguardo nella famiglia

Le sorelle Macaluso

La scenografia delle scene è densa, spessa, occupata da mobili, aloni, ombre sulle pareti, macchie, buchi nei muri, graffi sui pavimenti, ogni elemento con cui le ragazze si relazionano fanno parte di una liturgia familiare, di una continuità, un palcoscenico in cui le ragazze combattono con le loro stesse esistenze, con l’idea di morte che è inaccettabile. Finché c’è una casa che le contiene, che le trattiene, che le educa alla vita, c’è appartenenza, c’è la possibilità di potersi vedere ancora assieme, tutte, in qualsiasi stagione della vita. 

Cos’è la morte? Emma Dante risponde, con coraggio: la morte è presenza, è permanenza, è una danza che connota la vita, che la ritualizza, la frantuma, la ricompone, come i piatti del servizio buono, come un giorno d’estate tra le onde del mare.

Le sorelle Macaluso è nelle sale italiane dal 10 settembre, distribuito da Teodora Film.

Valutazione
8/10

Verdetto

Dramma in tre atti, Le sorelle Macaluso ci parla di case di periferia, di permanenza della memoria, di sguardi familiari e di tempo, un tempo che trascorre sia sul corpo delle sue protagoniste che sui muri della loro dimora.

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.