L’eredità della vipera: recensione del film con Josh Hartnett

L’eredità della vipera: recensione del film con Josh Hartnett

In una scena de L’eredità della vipera vediamo uno dei protagonisti, coinvolto fin dalla nascita nel malaffare, muoversi in bicicletta, in una provincia americana mai così tetra. La stessa sfrenata corsa in bicicletta che ha alimentato i sogni dei ragazzi a cavallo fra anni ’70 e ’80, in pietre miliari come E.T. l’extra-terrestre e I Goonies, è qui utilizzata dal regista Anthony Jerjen (alla sua opera prima) come mezzo per un ben più amaro diverbio fra fratelli, incapaci di mettersi alle spalle la tradizione malavitosa di famiglia. Da una parte, un semplice mezzo di locomozione, anche all’interno di un’anonima via di provincia, diventa un mezzo per sprigionare la fantasia dei ragazzi; dall’altra, quella stessa combinazione è perfettamente inserita in un contesto di desolazione e squallore morale. Un contrasto che è la perfetta sintesi de L’eredità della vipera e delle tensioni sociali che affliggono la regione dell’Appalachia, ambientazione del racconto.

L’eredità della vipera: l’opera prima di Anthony Jerjen

Anthony Jerjen ci trasporta nell’America degli hillbilly, affossata dalla crisi economica, da un tasso di disoccupazione sempre più alto e da un’epidemia più silenziosa, ma non meno letale, di quella che sta sconvolgendo il mondo intero: gli oppioidi e le morti a essi collegate. Si stima infatti che, dal 1999 al 2017, quasi 400 mila americani sono morti per overdose da oppioidi, con o senza regolare prescrizione medica. Un dato che fotografa sia la facilità con cui è possibile reperire, anche legalmente, queste sostanze, sia l’altissima richiesta di esse, strettamente correlata a un disagio sociale sempre più palpabile.

In questo sconfortante quadro, si muovono i tre fratelli Conley: Kip (Josh Hartnett), Josie (Margarita Levieva) e Boots (Owen Teague). Per loro, lo spaccio di stupefacenti non è solo l’unico mezzo con cui sopravvivere, sulla pelle di sventurati, ma anche un’eredità familiare che deriva da loro defunto padre. Ma mentre Josie è perfettamente calata in questa truce realtà, il veterano Kip, in procinto di diventare padre, desidera rompere questa spirale di violenza e sopraffazione. Al contrario, il fratello minore Boots smania dalla voglia di mettersi in proprio e costruire il suo piccolo impero. Tre diversi modi di approcciarsi al crimine, che a loro volta devono confrontarsi con i dissapori tipici delle piccole comunità e con un una miscela esplosiva di odio, angoscia e vendetta, pronta a deflagrare.

Fra inganni, tradimenti e brutalità, Anthony Jerjen mette in scena un thriller teso e cupo, in bilico fra dramma familiare e affresco sociale. Non esistono buoni o cattivi ne L’eredità della vipera, ma solo persone alle prese con un’esistenza priva di sbocchi e con un ineluttabile destino di sofferenza.

L’eredità della vipera: il dramma degli oppioidi negli Stati Uniti

L'eredità della vipera

Ciò che sorprende maggiormente di Anthony Jerjen, cittadino svizzero cresciuto a pane e cultura pop americana, è il suo sguardo lucido e disincantato su un segmento della società statunitense poco rappresentato nel panorama dell’intrattenimento contemporaneo. Lungi dal rendere L’eredità della vipera un manifesto politico, il regista compie una scelta netta e precisa, avviando il racconto in medias res, con una raggelante morte per overdose, e privando lo spettatore di un’introduzione testuale che circoscriva temporalmente e fisicamente la narrazione. L’impatto è straniante, e la sensazione di spaesamento è acuita dallo stile registico, fatto di lenti movimenti di macchina verso i personaggi, nonché dalle atmosfere da action-thriller anni ’70, che donano al racconto una dimensione quasi atemporale, nonostante l’urgenza dei temi trattati.

Ondeggiando fra trattato sociale e reminiscenze del cinema di William Friedkin, da cui trae la spietatezza dei personaggi e delle situazioni, Anthony Jerjen corre più volte il rischio di mettere in secondo piano il maggiore pregio de L’eredità della vipera, cioè i suoi personaggi. Josh Hartnett regala una delle sue migliori prove, trasfigurandosi in un uomo pieno di amarezza, sospeso fra un invisibile veleno che sembra propagarsi nella sua famiglia e una delle sue ultime possibilità di redenzione. Non da meno l’interpretazione di Margarita Levieva, capace sia di trasmettere l’ossessione del potere di Josie, sia lo sconforto che saltuariamente trapela per le decisioni che è costretta a prendere.

Fra questi due poli opposti e la pregevole prova di Bruce Dern, sempre magnifico nonostante i pochi minuti a disposizione, a essere sacrificato è soprattutto l’arco narrativo del personaggio di Owen Teague, intrappolato nel ruolo del ragazzo ribelle da lui interpretato anche in It e The Stand.

Sei disposto a tagliare un braccio per salvare il corpo?

L'eredità della vipera

Anthony Jerjen si concentra sui silenzi, sui dilemmi esistenziali e sul contesto sfibrante in cui si muovono, ma non scandaglia né l’esistenza dei suoi personaggi, né il dramma degli oppioidi che è alla base de L’eredità della vipera. Molte relazioni sono appena abbozzate (per esempio quella fra Josie e lo sceriffo locale e quella fra il personaggio di Bruce Dern e la famiglia Conley), ed è lo spettatore a dover riempire i vuoti sulla situazione degli oppiacei negli Stati Uniti, che il racconto si limita ad accennare. Più che la componente prettamente thriller dell’opera, a emergere è l’indeprecabile aura di corruzione e disperazione che attanaglia i Conley, impossibilitati a sfuggire al loro lignaggio.

«Sei disposto a tagliare un braccio per salvare il corpo?», viene chiesto a un disperato Kip. Una domanda inaccettabile, che sintetizza dolorosamente il messaggio di quest’opera imperfetta, ma capace di scavare lentamente nell’animo dello spettatore. Come certi veleni possono essere allontanati dal nostro corpo solo con gesti estremi, allo stesso modo l’unica maniera per lasciarsi definitivamente alle spalle il male a volte è quello di tagliare drasticamente i ponti col nostro passato, perché certi debiti non possono essere ripagati e determinate malevole tradizioni non possono essere eradicate. Ma si può davvero fuggire da chi siamo?

L’eredità della vipera è disponibile in Home Video e on demand dal 20 gennaio.

Valutazione
6.5/10

Verdetto

Anthony Jerjen mette in scena un’opera prima dal forte impatto emotivo, esaltata da attori di indubbio valore ma penalizzata dalla mancanza di approfondimento di alcune tematiche.

Marco Paiano

Marco Paiano