L’età giovane: recensione del film dei fratelli Dardenne

L’età giovane: recensione del film dei fratelli Dardenne

Lo sguardo dei fratelli Dardenne, da sempre attenti ai tumulti e alle piaghe sociali, era destinato a posarsi su un dramma che sta lacerando l’Occidente, esacerbando l’odio e il razzismo e rallentando il già difficile processo di integrazione fra culture e religioni diverse. Ci riferiamo al terrorismo, nello specifico quello islamico, che nel 2016 ha colpito con gli attentati di Bruxelles proprio il Belgio dei Dardenne, stimolandoli a una riflessione culminata con L’età giovane, insignito con il premio per la migliore regia del Festival di Cannes 2019.

Protagonista di questo lacerante racconto è il tredicenne musulmano Ahmed, che nel Belgio dei giorni nostri si trova diviso fra una società che cerca di perfezionare il suo inserimento e il miserabile imam Youssouf, che invece lo sprona a radicalizzarsi e a incanalare il fondamentalismo islamico nell’odio nei confronti delle persone che lo circondano. Il fanatismo spinge Ahmed ad attentare, senza successo, alla vita di una sua insegnante. Trasferito in un istituto minorile, il ragazzo si trova in bilico fra il richiamo di una vita vera, fatta di legami e sentimenti, e il carico di rabbia che si è fatto strada nella sua anima.

L’età giovane: il fondamentalismo religioso secondo i DardenneL'età giovane

Abituati al punto di vista degli ultimi, da sempre abbracciato dai Dardenne, possiamo indubbiamente rimanere spiazzati da L’età giovane, che invece non cerca mai di mettersi nei panni del reietto della situazione. Il giovane Idir Ben Addi mette infatti in scena abilmente un personaggio apparentemente inscalfibile, che nonostante i ripetuti tentativi di recupero da parte delle autorità e delle istituzioni, con metodi mai coercitivi, sfugge a ogni possibilità di redenzione, rimanendo ancorato alla maligna distorsione dei principi della sua religione, anche quando attratto dalle attenzioni di una sua coetanea. Una spirale distruttiva senza via d’uscita, che i registi utilizzano per dare vita, pur con il loro inconfondibile stile limpido e realistico, a un vero e proprio thriller, con il fondamentalismo religioso a giocare il ruolo dell’assassino.

Come nelle opere più riuscite di Alfred Hitchcock, lo spettatore ha infatti costantemente più informazioni rispetto ai personaggi con cui interagisce Ahmed. Nello specifico, mentre gli altri danno il meglio di loro stessi per aiutare il ragazzo a sciogliersi e per cercare di comprenderlo, dimostrando una compassione sorprendente rispetto agli standard a cui siamo tristemente abituati nel nostro Paese, Ahmed continua imperterrito a pianificare violenze, nascondendo armi da taglio e simulando un accenno di pentimento. La conseguenza è uno stato di perenne ansia da parte di chi guarda, probabilmente alla base della decisione della giuria presieduta da Alejandro González Iñárritu di conferire un premio per la regia ai Dardenne. Riconoscimento che, all’interno di un concorso che ha ospitato anche C’era una volta a… Hollywood e Dolor y gloria, appare tuttavia eccessivo.

L’età giovane: un’istantanea pura e struggente dell’incertezza

L'età giovane

Potremmo fermarci a un punto di vista radicale e sorprendentemente superficiale, per due cineasti di tale autorevolezza, su un fenomeno così complesso come quello dell’integralismo: chi cade vittima del fanatismo, pur con tutti i migliori propositi, non può essere integrato o recuperato. Forse però il senso de L’età giovane non è racchiuso in questa morale annichilente e reazionaria. Certamente i Dardenne si arrendono di fronte a un processo mentale che direziona ogni evento verso il fondamentalismo e si muove a passo spedito lungo un percorso che non porta ad altro che a violenza e odio. I registi però riescono anche a restituirci un’istantanea pura e struggente dell’incertezza, di quell’attimo che ci porta a pensare che per una volta le cose possano andare per il verso giusto.

L'età giovane

C’è tanto cinema in quell’esitazione di Ahmed di fronte all’amore, che lo spinge a pensare a un modo di fare coesistere le sue pulsioni con le sue deleterie credenze. In quell’esitazione, dal taglio quasi documentaristico, sentiamo scorrere la vita stessa, che a volte ci porta in direzione opposta a quella che riteniamo la migliore strada per noi, conducendoci nei modi più imprevisti e contorti verso la decisione giusta. Ed è in quest’ottica che un finale abborracciato, che rimanda a Il ragazzo con la bicicletta, risultando quasi fastidioso nella sua inconcludenza, ci restituisce una tesi tanto semplicistica quanto difficilmente attaccabile. Possiamo fare del nostro meglio per fare prendere alle cose la piega giusta e per salvare le persone, ma a mettere il punto esclamativo sugli eventi è sempre la vita, con tutta la sua imprevedibilità. E se questo non è crudo realismo e puro impegno sociale, cosa lo è?

L’età giovane arriverà nelle sale italiane il 31 ottobre, distribuito da BiM.

  • Verdetto

3

Sommario

L’età giovane è la risposta semplicistica e lapidaria, ma al tempo stesso pura e sincera, dei Dardenne su un tema ricco di sfaccettature come quello del fondamentalismo religioso. Un cinema di impegno sociale che svaria dal thriller al documentario, senza mai lasciare indifferente lo spettatore.

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Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.