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Luca: recensione del film Pixar di Enrico Casarosa

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Dopo il viaggio in Messico con Coco, la Pixar fa tappa in Italia e più precisamente nelle Cinque Terre, ambientazione dell’ultimo lavoro del celebre studio di animazione Luca. Un’opera diretta dall’italiano Enrico Casarosa (già autore del cortometraggio candidato all’Oscar La luna), dichiarato omaggio al Belpaese, ma anche toccante inno all’amicizia e alla diversità, arricchita dalla splendida fotografia di David Juan Bianchi e Kim White, che riesce a cogliere la magia della Riviera ligure e la suggestiva atmosfera dei fondali marini. Un lavoro che avrebbe indubbiamente meritato la sala e il grande schermo, ma che purtroppo possiamo vedere soltanto su Disney+ a partire dal 18 giugno, senza alcun costo aggiuntivo rispetto all’abbonamento alla piattaforma.

Luca: la magia della Pixar in un inno all’amicizia e all’Italia
Luca

Luca Paguro è un giovane e adorabile mostro marino, che vive sulla costa dell’immaginario borgo italiano Portorosso, a cavallo fra anni ’50 e ’60. I suoi genitori gli vietano categoricamente di risalire in superficie,  impauriti dall’astio degli umani nei confronti di queste creature in bilico fra realtà e fantasia. Come spesso accade, il divieto stimola la curiosità, e Luca si avventura sulla terraferma, dove fa la conoscenza di Alberto Scorfano, un mostro marino suo coetaneo che già da tempo ha deciso di vivere fuori dall’acqua. Fra i due nasce immediatamente una sincera amicizia, che si deve però confrontare con la diffidenza degli abitanti del luogo e con una particolare limitazione: fuori dall’acqua i mostri marini sembrano veri e propri umani, ma appena si bagnano riprendono le loro sembianze naturali.

Casarosa mette in scena un godibile e avventuroso racconto di formazione, distante per temi e atmosfere dalla recente trilogia Pixar sull’aldilà (aperta dal già citato Coco e proseguita con Onward – Oltre la magia e Soul) ma pienamente sintonizzato sulle corde emotive dello studio. Il soggetto strizza l’occhio a Il mostro della laguna nera e alla sua più recente declinazione La forma dell’acqua – The Shape of Water, dislocando in una ridente cittadina portuale tematiche sempre all’ordine del giorno come la diffidenza verso il diverso, la necessità di allargare i nostri confini fisici e mentali e l’adolescenza come tappa fondamentale per la crescita e la definizione dei futuri adulti.

Ma a fare la differenza non sono tanto i contenuti, tutt’altro che originali, e il pur notevole comparto visivo, quanto piuttosto l’esperienza personale dello stesso regista, che riversa in Luca la sua esperienza di crescita e formazione in Liguria, in bilico fra tradizioni e credenze consolidate e una geografia che la spinge ad aprirsi verso il prossimo e l’ignoto.

Nostalgia e cinefilia

Luca

Luca è infatti anche un nostalgico omaggio a un’Italia che non c’è più, costellato indubbiamente da numerosi stereotipi (la Vespa, le inflessioni dialettali, le trattorie e le innumerevoli citazioni cinematografiche) ma allo stesso tempo animato da una sincera passione verso territori, usanze e personalità fuori dal tempo, e perciò sempre valide e riconoscibili. Mentre si susseguono indimenticabili brani della nostra musica leggera (da Gianni Morandi a Mina, passando per Edoardo Bennato e Rita Pavone), viene a galla insieme al protagonista un vero e proprio fondamentale personaggio di Luca, l’estate italiana.

Non è necessario aver trascorso lunghi periodi di tempo nella Riviera ligure per compiere attraverso le immagini un tuffo nel passato, riassaporando i lunghi pomeriggi afosi (e solo apparentemente noiosi) della nostra adolescenza, la passeggiata in riva al mare col gelato e i tanti piccoli eventi che scandiscono i ritmi e le attività di una comunità, come la Portorosso Cup a cui Luca e Alberto partecipano insieme alla loro amica umana Giulia. Il lavoro di Casarosa segue così la scia di Chiamami col tuo nome (pur senza determinate sfumature sentimentali) e del precedente Io ballo da sola, scegliendo la provincia italiana come ambientazione di una fase di passaggio e di crescita. Facile poi riscontrare nell’intensa amicizia fra i protagonisti, opposti che si attraggono e si legano indissolubilmente, echi di un’altra opera che ha fatto dell’estate l’emblema di un ineludibile mutamento, Stand by Me – Ricordo di un’estate di Rob Reiner.

Luca: un tenero racconto morale che ci sprona a dare il meglio di noi

Non mancano in Luca le ormai proverbiali stoccate sentimentali della Pixar, che in pochi secondi, con un gesto, un dialogo o uno sguardo riesce a virare bruscamente dalla commedia al dramma, toccando le più intime corde del nostro cuore con una sensibilità più unica che rara. Rispetto ad altri lavori dello studio, la carica emotiva di Luca non è altrettanto dirompente, soprattutto per la brusca risoluzione del confronto fra i protagonisti e i diffidenti cittadini di Portorosso, rappresentati dal campione sportivo locale Ercole Visconti, vero e proprio antagonista del racconto. La profondità dell’opera di Casarosa si schiude lentamente, continuando a scavare nell’animo dello spettatore anche dopo la visione, come succede quando tornano improvvisamente a galla i ricordi dell’infanzia e dell’adolescenza.

In un’epoca di barriere e isolamento, Luca sorprende per la leggerezza e la semplicità con cui riesce a trattare tematiche importanti, come l’integrazione, l’amicizia, l’importanza dell’immaginazione e la condizione di estraneità a un luogo o a una comunità, in cui chiunque si trova prima o poi nella vita. In pieno stile Pixar, questo tenero racconto morale ci invita a non lasciarci ingabbiare dai nostri presunti limiti e ci sprona a evolvere, come persone e come comunità, in una direzione più pacifica e rispettosa del prossimo. Tutto questo in un’Italia umile e sognante, lontana nel tempo ma in fondo sempre uguale a se stessa, nel bene e nel male.

Luca
Overall
7/10

Valutazione

Traendo il meglio da un pregevole impianto visivo e dai suggestivi scenari liguri, Luca mette in scena la magia dell’estate e dell’adolescenza, in un racconto morale che ci invita ad aprirci al prossimo e a evolvere.

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Disney+: tutte le uscite di giugno 2024

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Sarà un mese particolarmente ricco di uscite quello di giugno su Disney+. Le prossime settimane porteranno infatti agli abbonati alla piattaforma diversi nuovi interessanti prodotti, fra cui The Acolyte: La Seguace, nuova serie originale ambientata nell’universo di Star Wars. Arriverà inoltre in catalogo Becoming Karl Lagerfeld, serie biografica con Daniel Brühl nel ruolo del celeberrimo fashion designer. La moda sarà al centro anche di Diane Von Furstenberg – Woman in Charge, film dedicato alla celebre stilista.

Gli abbonati alla piattaforma potranno inoltre contare sui ritorni di due serie particolarmente amate come Abbott Elementary e Welcome to Wrexham, giunte entrambe alla terza stagione. Da segnalare inoltre i debutti della serie spy thriller con Elisabeth Moss The Veil e della serie limitata We Were the Lucky Ones, incentrata su una famiglia ebrea durante la Seconda Guerra Mondiale. Di seguito, l’elenco completo di tutte le uscite che ci aspettano a giugno su Disney+.

L’elenco completo delle uscite di giugno 2024 su Disney+

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4 giugno

  • Clipped (serie non originale, stagione 1)

5 giugno – Le uscite su Disney+

  • The Acolyte: La Seguace (serie originale, stagione 1)

7 giugno – Le uscite su Disney+

  • Becoming Karl Lagerfeld (serie originale, stagione 1)
  • Queenie (serie non originale, stagione 1)

12 giugno

  • Abbott Elementary (serie originale, stagione 3)
  • Welcome to Wrexham (serie originale, stagione 3)

14 giugno

  • Billy & Molly: An Otter Love Story (speciale National Geographic)

19 giugno

  • We Were the Lucky Ones (serie originale, stagione 1)

25 giugno

  • Diane Von Furstenberg – Woman in Charge (film originale)

26 giugno

  • The Veil (serie originale, stagione 1)

27 giugno

  • Lucrecia: Omicidio a Madrid (serie non originale, stagione 1)

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Disney+: tutte le uscite di maggio 2024

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Musica, fantascienza, animazione e non solo. Le uscite di maggio su Disney+ affrontano diversi generi e svariate tematiche, per la gioia degli abbonati alla piattaforma. Fra le novità più attese c’è sicuramente Let It Be, film del 1970 sui Beatles restaurato dalla Park Road Post Production di Peter Jackson, già coinvolta nello straordinario lavoro svolto su The Beatles: Get Back. Ma gli appassionati di musica possono contare anche sull’arrivo in catalogo di The Beach Boys, documentario dedicato alla leggendaria band statunitense, capace di lasciare un segno indelebile nella storia della musica pop.

L’11 maggio debutterà invece su Disney+ la nuova stagione della serie fantascientifica di culto Doctor Who, con due episodi seguiti dalla pubblicazione di un nuovo episodio ogni settimana. La stagione riparte dagli eventi della puntata speciale di Natale Church on Ruby Road e segue le avventure del Quindicesimo Dottore, interpretato da Ncuti Gatwa. In occasione dello Star Wars Day del 4 maggio arriverà invece Star Wars: Tales of the Empire, serie antologica animata incentrata sul temibile Impero Galattico. Fra le uscite di maggio su Disney+, segnaliamo inoltre Feud: Capote vs. The Swans, diretta da Gus Van Sant e incentrata sul celebre scrittore e sceneggiatore Truman Capote. Di seguito, l’elenco completo delle uscite che ci aspettano a maggio su Disney+.

L’elenco completo delle uscite di maggio 2024 su Disney+

Disney+ uscite

1 maggio

  • Shardlake (serie originale, stagione 1)

4 maggio

  • Star Wars: Tales of the Empire (serie originale, stagione 1)

5 maggio

  • Monsters & Co. la serie – Lavori in corso! (serie originale, stagione 2)

8 maggio

9 maggio

  • Station 19 (serie non originale, stagione 7)

11 maggio

15 maggio

  • Feud: Capote vs. The Swans (serie originale, stagione 1)

23 maggio

  • The Kardashians (serie originale, stagione 5)

24 maggio

  • The Beach Boys (documentario originale)

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Let It Be: il film sui Beatles dall’8 maggio su Disney+

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Let It Be, film del 1970 sui Beatles di Michael Lindsay-Hogg, debutterà l’8 maggio in esclusiva su Disney+, tornando così disponibile dopo oltre 50 anni. Uscito nel pieno dello scompiglio per lo scioglimento dei Beatles, Let It Be viene ora riportato alla luce grazie al restauro e nel contesto delle rivelazioni fatte in The Beatles: Get Back, docuserie di Peter Jackson.

Il film contiene immagini non incluse in The Beatles: Get Back e porta gli spettatori negli studi e sul tetto della Apple Corps a Londra nel gennaio del 1969. Qui i Beatles scrivono e registrano l’album omonimo, ma è anche il momento dell’ultima esibizione dal vivo del gruppo, improvvisata sul tetto della stessa società. Con il pieno sostegno di Lindsay-Hogg, Apple Corps ha incaricato la Park Road Post Production di Peter Jackson di eseguire un meticoloso restauro del film, a partire dal negativo originale in 16 mm e con la stessa tecnica di rimasterizzazione del suono applicata a Get Back.

Il film ha come protagonisti John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr, con un’apparizione speciale di Billy Preston.

Let It Be dall’8 maggio su Disney+

Let It Be

Michael Lindsay-Hogg ha raccontato: «Let It Be era pronto per l’ottobre/novembre 1969, ma uscì solo nell’aprile 1970. Un mese prima dell’uscita, i Beatles si sciolsero ufficialmente. Così la gente andò a vedere Let It Be con la tristezza nel cuore, pensando: “Non vedrò mai più i Beatles insieme. Non avrò mai più quella gioia”, e questo rese molto più cupa la percezione del film. Ma, in realtà, quante volte capita di vedere artisti di questa levatura lavorare insieme per trasformare in canzoni ciò che sentono nella loro testa?

E poi si arriva al momento sul tetto, e si vede il loro entusiasmo, il senso di amicizia e la pura gioia di suonare di nuovo insieme come gruppo e di sapere, come facciamo ora, che era l’ultima volta, e lo vediamo con la piena comprensione di chi erano e sono ancora e con un po’ di commozione. Sono rimasto sbalordito da quello che Peter è riuscito a fare con Get Back, utilizzando tutte le riprese che avevo fatto 50 anni prima».

Questo invece il commento di Peter Jackson:

«Sono assolutamente entusiasta che il film di Michael, Let It Be, sia stato restaurato e venga finalmente riproposto dopo essere stato non disponibile per decenni. Sono stato così fortunato ad aver avuto accesso agli outtakes di Michael per Get Back e ho sempre pensato che Let It Be fosse necessario per completarne la storia. In tre parti, abbiamo mostrato Michael e i Beatles mentre giravano un nuovo documentario innovativo, e Let It Be è proprio quel documentario, il film che uscì nel 1970.

Ora penso a tutto questo come a una storia epica, finalmente completata dopo cinque decenni. I due progetti si sostengono e si valorizzano a vicenda: Let It Be è il culmine di Get Back, mentre Get Back fornisce un contesto vitale mancante per Let It Be. Michael Lindsay-Hogg è stato immancabilmente disponibile e gentile mentre realizzavo Get Back, ed è giusto che il suo film originale abbia l’ultima parola… con un aspetto e un suono di gran lunga migliori rispetto a quelli del 1970».

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