Mainstream: recensione del film con Maya Hawke e Andrew Garfield

Mainstream: recensione del film con Maya Hawke e Andrew Garfield

A sette anni di distanza dalla sua opera prima Palo Alto, Gia Coppola torna a Venezia per il suo nuovo lavoro Mainstream, presentato nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema. Un’opera coraggiosa e corrosiva, che mette nel mirino le nuove star del web e dei social, ma che nonostante la presenza di due importanti interpreti come Maya Hawke e Andrew Garfield non riesce a cogliere nel segno, dimostrando il talento, ma anche l’acerbità della nipote del leggendario Francis Ford Coppola.

Mainstream: Gia Coppola sulle orme di Quinto potere e The Social Network

I protagonisti di Mainstream sono Frankie e Link, rispettivamente barista losangelina con la passione per la regia e afflitta dalla perdita del padre, e sfaccendato che vive senza regole e scopi nella Città degli Angeli. Link spinge Frankie a filmare le sue stramberie e a condividerle su YouTube, dove sta cercando di emergere. Rapidamente, arriva un vero e proprio boom di visualizzazioni sul canale della ragazza, a cui fanno seguito le prime proposte economiche e un vero e proprio web show di Link. Mentre Frankie e Link si avvicinano sempre di più, la nuova star della rete fatica a mantenere la propria stabilità. La sua utopica lotta contro il sistema diventa in breve tempo parte del più bieco sistema.

Gia Coppola mette in scena un’opera ambiziosa, che dietro la patina di una commedia romantica indie cerca di adattare ai nostri tempi il canovaccio di Un volto nella folla e di seguire la scia della feroce critica ai mass media di Quinto potere, con un’operazione di critica istantanea all’ascesa di un fenomeno di costume che guarda esplicitamente a The Social Network di David Fincher. La regista dimostra un indubbio talento visivo, contaminando la realtà con l’estetica dei social, ma la sua vena critica è fiaccata da un affollamento di temi e contenuti e da una superficialità di fondo nell’approcciarsi alla realtà degli YouTubers.

Mentre il già citato Fincher andava alla radice dell’impero di Facebook, scandagliandone sia le criticità sia le fascinazioni, la Coppola si ferma alla facciata, dando vita a un insieme di personaggi caricaturali di cui fatichiamo a capire il contesto e le motivazioni. Tutto ciò, unito a un Garfield costantemente sopra le righe, che scimmiotta il Peter Finch di Quinto potere, rende vana ogni critica a un settore dell’intrattenimento che richiede una maggiore profondità di sguardo.

Una dramedy indie che gira troppo spesso a vuoto

Mainstream

Lungi da chi scrive parteggiare per YouTubers e/o influencer, ma anche il più corrosivo attacco richiede la comprensione dell’interezza di un fenomeno, che in Mainstream non emerge. Si ha anzi la sgradevole sensazione che proviamo quando una persona di una generazione molto precedente alla nostra cerca di filtrare la contemporaneità con strumenti che non comprende pienamente. Un peccato, soprattutto perché Gia Coppola dimostra notevole abilità, descrivendo con incisività il vuoto contenutistico dei video di molti creator di successo e riuscendo quasi nell’impresa di rendere Andrew Garfield ‒ il bravo ragazzo per eccellenza ‒ un simbolo di cinismo, ipocrisia e ferocia.

Purtroppo, a essere coinvolta da questo disordinato insieme di buoni spunti è anche la promettente Maya Hawke, penalizzata da un personaggio scritto in maniera scarna e sempre e solo in funzione di Link. Vederla ballare in camicia bianca, come sua madre Uma Thurman in Pulp Fiction, solletica certamente la nostra attenzione cinefila, ma è davvero troppo poco per poter apprezzare un personaggio costantemente in bilico fra sentimenti ed esigenze diverse, come la passione per il videomaking, il lutto per il padre, la voglia di emergere, il tormentato rapporto col migliore amico e quello ancora più complesso con Link, nessuna delle quali descritta a dovere.

Pur in un’annata priva delle colossali produzioni americane, la collocazione di Mainstream nella “seconda fascia” veneziana di Orizzonti è stata probabilmente una scelta saggia, che ha il duplice effetto di concedere visibilità a un innegabile talento e di tenere al tempo stesso al riparo da eccessive critiche un’autrice che dimostra ancora alcune fragilità nella gestione dell’impianto narrativo. La Coppola si accontenta infatti di una dramedy indie che gira troppo spesso a vuoto e che, proprio come il personaggio di Garfield, finisce per essere imprigionata da ciò che voleva condannare. Il materiale scotta, ma Mainstream è ignifugo.

Valutazione
5/10

Verdetto

Gia Coppola cerca di indagare sul lato oscuro dell’effimera popolarità social, senza però riuscire a gestire adeguatamente i vari spunti messi in campo e due interpreti d’eccezione.

Marco Paiano

Marco Paiano