Mimì - Il principe delle tenebre Mimì - Il principe delle tenebre

La cripta di Lost in Cinema

Mimì – Il principe delle tenebre: recensione del film di Brando De Sica

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Una Napoli cupa ed esoterica, un protagonista che sembra uscito da un film di Tim Burton (non mani di forbice, ma piedi deformi) e accanto a lui una ragazzina goth convinta di essere discendente di Vlad III di Valacchia, ovvero la fonte di ispirazione per il celeberrimo personaggio del Conte Dracula. Sono questi i pilastri su cui si basa Mimì – Il principe delle tenebre, primo film di finzione del figlio e nipote d’arte Brando De Sica dopo le regie non accreditate di Amici come prima e Sono solo fantasmi, entrambi con protagonista il padre Christian. Un esordio folgorante e sorprendente, in cui Brando De Sica riversa tutta la sua passione per il cinema di genere, dando vita a un originale ibrido fra horror gotico e neo-noir, davanti al quale è difficile restare indifferenti.

Al centro della vicenda c’è il giovane napoletano Mimì (Domenico Cuomo, già noto per la parte di Cardiotrap in Mare fuori), cresciuto in un orfanotrofio e con una grave malformazione ai piedi, che sbarca il lunario come pizzaiolo. La sua vita cambia quando conosce Carmilla (Sara Ciocca), ragazza convinta di essere discendente di Vlad III e con una passione viscerale per l’occulto, alimentata anche dalla leggenda secondo cui questo sinistro personaggio sarebbe morto a Napoli e sepolto in un chiostro in piazza Santa Maria La Nova. I due iniziano un pericoloso e sinistro viaggio nell’esoterico, in una progressiva fuga dalla realtà che li porta anche a incrociare le loro strade con quelle di alcuni malavitosi locali.

Mimì – Il principe delle tenebre: la spiazzante favola horror di Brando De Sica

Mimì - Il principe delle tenebre
Credits: Salvatore Liguori

L’unica speranza per il ritorno agli antichi fasti del cinema di genere italiano passa per opere come questa di Brando De Sica, capaci di osare e di non cedere mai ai compromessi visivi, narrativi e contenutistici causa di molti dei mali delle produzioni nostrane degli ultimi decenni. Mimì – Il principe delle tenebre prende il testimone da Roberto De Feo e Paolo Strippoli, che con i loro lavori su The Nest (Il nido), A Classic Horror Story e Piove hanno centrato i migliori risultati del recente horror nostrano, seguendo la scia di Gabriele Mainetti e del suo lavoro sul fantastico all’italiana in Lo chiamavano Jeeg Robot e Freaks Out. Il genere e il fascino caratteristico e senza tempo di Napoli diventano il punto di partenza per una riflessione sull’emarginazione e il disagio mentale, ancora più dolorosa e lacerante a causa della giovanissima età dei protagonisti.

ll racconto si spande e si espande in più direzioni, toccando il melodramma, il racconto di formazione, il noir e il gangster movie, in un crescendo di emozioni che tocca il proprio apice con il climax conclusivo splatter, raggelante per la forma, per il contenuto e per le sfumature di senso che sottende. Brando De Sica mette in scena tutto questo prendendosi numerosi rischi su alcune svolte narrative, facendo di necessità virtù con il suo esiguo budget (circa 800.000 euro) e omaggiando apertamente alcuni classici del genere, come l’inevitabile Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau e il cult di Lucio Fulci Non si sevizia un paperino, nello specifico la celeberrima sequenza del pestaggio alla Maciara di Florinda Bolkan sulle note di Quei giorni insieme a te di Ornella Vanoni.

Fra contemporaneità e tradizione

Mimì - Il principe delle tenebre
Credits: Salvatore Liguori

Come il già citato Lo chiamavano Jeeg Robot, Mimì – Il principe delle tenebre ondeggia fra la violenza e il grottesco, sfruttando la notevole alchimia fra i suoi talentuosi protagonisti e cercando a più riprese l’estetica al neon di Nicolas Winding Refn, rimanendo però sempre incollato ai personaggi e alla loro imperfetta e a tratti respingente umanità. Il risultato è un’opera a cui si crede e si vuole bene anche nei suoi momenti meno riusciti, capace di centrare alcuni momenti di altissima suggestione (la scena onirica con protagonista proprio Dracula) e un finale destinato a rimanere impresso nella memoria dello spettatore.

Fra canini aguzzati, gang dell’esoterico, pericolosi cantanti neomelodici e sentiti omaggi ai mai dimenticati videonoleggi (veri e propri templi della cultura cinematografica), Mimì – Il principe delle tenebre ci accompagna in un angosciante viaggio fra la paura e il bizzarro, che con il passare dei minuti dà vita a un puzzle fatto di solitudine, disperazione e fantasia, unico possibile rifugio da una realtà insopportabilmente vuota e amara. Una favola horror con cui Brando De Sica si inserisce nel solco del nonno Vittorio (grande amante del fantastico, non solo in Miracolo a Milano) e del padre Christian (sottovalutato cantore dei freak, soprattutto nelle sue regie cinematografiche), imponendosi come una delle voci più originali e cinematograficamente colte del panorama italiano.

Mimì – Il principe delle tenebre è distribuito da Luce Cinecittà.

Credits: Salvatore Liguori

Dove vedere Mimì – Il principe delle tenebre in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
7.5/10

Verdetto

Brando De Sica realizza un’opera sorprendente, superando i limiti produttivi e dando vita a un racconto in delicato equilibrio fra realtà e fantasia, che raggiunge il proprio apice in un finale difficile da dimenticare.

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The Watchers – Loro ti guardano: recensione del film di Ishana Night Shyamalan

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The Watchers - Loro ti guardano

«Ci sono due cose durature che possiamo lasciare in eredità ai nostri figli: le radici e le ali», dice William Hodding Carter II. Una massima che ben si adatta al regista indiano M. Night Shyamalan e a sua figlia Ishana Night Shyamalan, che debutta alla regia con il thriller dalle sfumature horror The Watchers – Loro ti guardano, basato sull’omonimo romanzo di A. M. Shine. Un esordio nel nome del padre, sempre presente nel racconto sia attraverso le radici evidentemente trasmesse, sia con le ali con cui Ishana Night Shyamalan prova ad alzarsi in volo, con notevole ambizioni ma risultati ancora acerbi.

Al centro del racconto c’è Mina (Dakota Fanning), giovane artista americana che vive in Irlanda, facendo quotidianamente i conti con i dolorosi traumi del suo passato. Per una commissione per il negozio di animali per cui lavora, Mina rimane bloccata in un’imponente e inquietante foresta irlandese. Alla ricerca di un riparo, la donna si imbatte in una casa caratterizzata da un’ampia e suggestiva vetrata, in cui trova altri tre sconosciuti. Da questi apprende la raggelante situazione: ogni notte, delle misteriose e pericolose creature arrivano a osservare le persone all’interno della casa, che a loro volta devono assecondarle per garantirsi la sopravvivenza. In questo paradossale scenario, Mina è costretta a cercare una difficile via d’uscita, insieme ai suoi compagni di sventura.

The Watchers – Loro ti guardano: l’opera prima di Ishana Night Shyamalan, nel nome del padre

Siamo indubbiamente dalle parti di Bussano alla porta, per cui non a caso Ishana Night Shyamalan è stata accanto al padre come regista della seconda unità. La situazione di isolamento, i presagi apocalittici e i continui rovesciamenti del punto di vista rimandano infatti al disturbante universo di M. Night Shyamalan, evocato anche da una foresta oscura e sinistra come quella di The Village. Se a questo aggiungiamo la tendenza al plot twist (per la verità abbastanza blandi), si potrebbe commettere l’errore di ridurre The Watchers – Loro ti guardano a una mera estensione del cinema di M. Night Shyamalan, peraltro coinvolto come produttore.

Ma Ishana Night Shyamalan non vuole e non deve vivere solo della luce riflessa del padre, per cui si concentra sulla sua tormentata protagonista, che in un continuo gioco di specchi e di riflessi si ritrova a mettere insieme i pezzi della propria vita, in un percorso di dolore e perdita che arriva da molto lontano. Una scelta non sempre sostenuta dalla prova di Dakota Fanning, a tratti talmente apatica e insapore da bloccare qualsiasi emozione. Il casting è in effetti uno dei punti deboli dell’intera operazione, dal momento che solo l’ottima Olwen Fouéré (attrice teatrale di fama mondiale, vista recentemente anche in The Northman) riesce a trasmettere le atmosfere sinistre e intriganti continuamente cercate dalla regista.

Fra Lost e la critica sociale

Nel turbine di citazioni e di rimandi che contraddistingue The Watchers – Loro ti guardano, le influenze familiari lasciano progressivamente spazio ad altri punti fermi del panorama audiovisivo contemporaneo. Nella caccia al tesoro orchestrata da Ishana Night Shyamalan si scorgono infatti strizzate d’occhio a Noi di Jordan Peele, suggestioni di Quella casa nel bosco e soprattutto evidenti influenze della celeberrima serie televisiva Lost, sia dal punto di vista della trama, sia per quanto riguarda il sonoro che accompagna le apparizioni degli Osservatori.

Su questa tela, la regista utilizza le dinamiche e gli stilemi dell’horror per tratteggiare una riflessione sulla modernità, esplicitata dai continui riferimenti ai reality show e dalla stessa condizione del gruppo dei protagonisti (in cui figurano anche Georgina Campbell e Oliver Finnegan), osservati e allo stesso tempo osservatori della loro realtà. Un’intuizione che permette a Ishana Night Shyamalan di dare vita a suggestive inquadrature di volti riflessi, grazie anche alla particolare architettura della casa. Ciononostante, la montagna delle ambizioni e del talento della regista partorisce purtroppo un topolino: un horror mai veramente spaventoso e un thriller dal ritmo altalenante, che penalizzano anche la riflessione sociale e la caratterizzazione della protagonista.

Gli sporadici guizzi di The Watchers – Loro ti guardano

Non tutto è da buttare, anche perché stiamo parlando dell’esordio dietro alla macchina da presa di una giovane regista, che ha davanti a sé molti anni per smussare gli spigoli della sua poetica e per affinare il suo sguardo. Un’opera di sporadici guizzi, di duplicità e di scenari opprimenti, che funziona più quando suggerisce che quando è costretta a dare forma, coesione e sostanza alle sue tante, troppe tematiche.

The Watchers – Loro ti guardano è attualmente in programmazione nelle sale italiane, distribuito da Warner Bros.

Dove vedere The Watchers – Loro ti guardano in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
5.5/10

Valutazione

Ishana Night Shyamalan debutta alla regia con un’opera evidentemente influenzata dalla filmografia paterna, attraversata da tante suggestioni ma incapace di dare forma al tutto.

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MaXXXine arriverà il 21 agosto nelle sale italiane

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MaXXXine

Lucky Red e Universal Pictures International Italy annunciano la distribuzione e la data d’uscita di MaXXXine, film di Ti West con protagonista Mia Goth, terzo capitolo targato A24 della celebre trilogia horror d culto. Il film arriverà nelle sale cinematografiche il prossimo 21 agosto.

Dopo il primo X – A Sexy Horror Story e il prequel Pearl, lo scrittore, regista e montatore Ti West firma il capitolo finale di una trilogia che ha conquistato gli spettatori di tutto il mondo. Mia Goth torna ad interpretare la sensuale Maxine Minx, che a dieci anni di distanza dai sanguinosi avvenimenti del primo episodio, cerca ancora di inseguire il suo sogno di diventare un’attrice porno nella Hollywood degli anni ’80, ma la presenza di un serial killer in agguato rischia di svelare il suo oscuro passato. L’iconica protagonista è affiancata questa volta anche da un cast all-star: Elizabeth Debicki, Moses Sumney, Michelle Monaghan, Bobby Cannavale, Halsey, Lily Collins, Kevin Bacon e Giancarlo Esposito.

MaXXXine: Mia Goth torna per il terzo capitolo

MaXXXine

Prodotto sempre da A24, che nel cinema di genere ha realizzato, oltre ai due precedenti film della trilogia, anche Hereditary – le radici del male, Midsommar, The Witch e The Lighthouse, ed è reduce dal recente successo di Talk to me, MaXXXine promette di essere la degna conclusione, carica di emozioni forti, per tutti i fan della saga e per nuovi curiosi spettatori, ricreando le atmosfere vintage dell’America anni ’80, garantendo sangue, sesso e rinnovando l’omaggio ai film d’autore di genere (Hitchcock e Dario Argento solo per citarne alcuni).

Questa la sinossi ufficiale del fil,

Hollywood, anni ’80. Maxine Minx, star di film per adulti e aspirante attrice, riesce finalmente a trovare la sua grande occasione. Un misterioso assassino, però, sta dando la caccia alle stelle di Hollywood e questa scia di sangue rischia di rivelare il suo oscuro passato.

In Italia MaXXXine uscirà al cinema il 21 agosto distribuito da Lucky Red e Universal Pictures International Italy.

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The Well: recensione del film horror di Federico Zampaglione

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The Well

Il cinema di Federico Zampaglione è sempre una questione d’amore. Lo è fin dai tempi di Nero bifamiliare, sua grottesca commedia di esordio in cui brilla la sua compagna di allora Claudia Gerini, e ha continuato a esserlo con gli omaggi al glorioso cinema di genere nostrano Shadow e Tulpa – Perdizioni mortali. Dopo l’apparente divagazione di Morrison, il suo film in cui emerge maggiormente il primo amore per la musica, il leader dei Tiromancino e brillante regista torna all’horror con The Well, in uscita nelle sale italiane il 18 luglio. Accanto a lui ancora Claudia Gerini, non più sua compagna, e soprattutto la figlia Linda Zampaglione, già vista recentemente in Time Is Up ed Elf Me.

Al centro della vicenda c’è Lisa Gray (Lauren LaVera, già protagonista di Terrifier 2), restauratrice statunitense che negli anni ’90 si reca nel piccolo comune di Sambuci con il compito di riportare allo splendore perduto un dipinto medievale, gravemente danneggiato da un incendio. Dopo aver incontrato un trio di film-maker di cui perde le quasi subito le tracce, Lisa arriva grazie all’aiuto di Marcus (Jonathan Dylan King) nella sinistra villa dei Foschi Malvisi, dove viene accolta dalla padrona di casa Emma Malvisi (Claudia Gerini) e dalla figlia di quest’ultima, Giulia (Linda Zampaglione). Mentre Lisa inizia il suo lavoro di restauro, iniziano a verificarsi avvenimenti sinistri, che le precipitano in un agghiacciante viaggio fra le pieghe del tempo e fra indicibili orrori.

The Well: il ritorno all’horror di Federico Zampaglione

The Well

The Well si muove in bilico fra la florida tradizione dell’horror gotico (evocato dalle suggestive atmosfere della villa dei Foschi Malvisi) e lo splatter più sadico, senza rinunciare ad appassionate e apprezzabili strizzate d’occhio ai capolavori di Dario Argento e Lucio Fulci. A tornare alla mente in questo senso è soprattutto Suspiria, grazie a Lauren LaVera (somigliante caratterialmente e fisicamente alla Jessica Harper della pietra miliare argentiana) e a un’ottima Claudia Gerini, in perfetto equilibrio fra ambiguo fascino e sfumature esoteriche. Un approccio che mette in mostra l’indubbio amore per il cinema di genere di Federico Zampaglione, già evidente nei suoi precedenti lavori, ma che alla lunga penalizza un racconto infarcito di troppi temi e attraversato da un eccesso di suggestioni.

Come Parasite, The Well occupa gli spazi in verticale, spaziando fra le sommità del Castello Theodoli di Sambuci e le profondità del pozzo evocato dal titolo, cercando un difficile equilibrio fra le vicende di svariati personaggi, sparsi lungo diversi piani temporali. Lungo il percorso si fatica a tenere il tutto, e a farne le spese sono alcuni personaggi secondari e i momenti più estremi con protagonisti i film-maker. Ben più convincenti invece le interazioni fra Lauren LaVera, Claudia Gerini e Linda Zampaglione, in cui il regista lavora brillantemente sugli stilemi del gotico, dando vita ad atmosfere tese e tenebrose, nonostante le evidenti ristrettezze di budget.

Lo stato dell’arte del cinema di genere italiano contemporaneo

The Well diventa così più o meno volontariamente un trattato sullo stato dell’horror italiano contemporaneo, inevitabilmente rivolto al passato anche quando funziona, come in questo caso. Un lavoro che ha il merito di addentrarsi in territori ormai sconosciuti al nostro cinema di genere, senza mai rinunciare a una violenza esplicita e traendo il meglio dalla provincia cara a Pupi Avati e allo stesso Fulci, ma rende anche evidente l’esaurimento della spinta propulsiva e creativa del nostro Cinema Bis.

Ci teniamo comunque stretti il notevole lavoro sul trucco e sugli effetti speciali artigianali, nonché un finale coraggioso ed emblematico, anche se leggermente affrettato. Resta però la sensazione di essere di fronte all’ennesimo buon prodotto isolato di un cinema di genere italiano che non riesce più a farsi sistema, condannato quindi a una continuo e malinconico prolungamento del passato, dunque perfettamente in linea con questo racconto in cui la vita eterna è allo stesso tempo un disperato sogno e una tragica ossessione.

The Well arriverà nelle sale italiane il 18 lugli0, distribuito da Iperuranio Film in collaborazione con CG Entertainment.

Dove vedere The Well in streaming

Al momento non disponibile su nessuna piattaforma.
Overall
6.5/10

Valutazione

Federico Zampaglione firma un horror di buona fattura e dalle notevoli atmosfere, che soffre però di bulimia narrativa e di uno sguardo costantemente rivolto al passato.

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