Miss Marx: recensione del film di Susanna Nicchiarelli

Miss Marx: recensione del film di Susanna Nicchiarelli

Spesso la miglior forma d’arte è proprio quella che non si nota. Quando si guarda un film lo spettatore deve avere l’impressione che ciò a cui sta prestando la sua attenzione sia un’opera spontanea, disinvolta, in cui sia assente ogni marca di artisticità o di artificio, capace di nascondere l’arte nell’arte. Se a mancare è la proverbiale sospensione dell’incredulità, o sospensione del dubbio, sia la matrice che l’effetto sono compromessi.

Questo è uno dei fondamenti dell’arte figurativa, come anche del cinema, essendo un diretto prodotto delle sue logiche fondative, ed è sicuramente un elemento di natura paradossale, considerando che un’opera per essere recepita dal pubblico in modo più ampio e fruibile possibile deve persuadere l’elemento artistico fino a dissimularlo, come una ferita che si dipana e poi si cicatrizza, deve schiudersi e poi rimarginarsi: il compito di ciò sta nelle mani del dispositivo stesso, è l’artificio che deve compiere il paradosso e convivere con la propria contraddizione.

Miss Marx: il film di Susanna Nicchiarelli

Non sempre ciò accade e l’effetto che provoca e produce diventa qualcosa di deprecabile, ridondante o esecrabile dal punto di vista recettivo: spesso anche il disvelamento dell’arte, in totale controtendenza all’ars celare artem, quando consapevole e rigoroso, è provocazione, decostruzione e trasgressione, è ribaltare i cliché. Miss Marx, film scritto e diretto da Susanna Nicchiarelli in Concorso durante la 77a Mostra del Cinema di Venezia, paga sulla pelle la sua visione di mondo: la regista provoca lo sguardo costantemente affrontando un film di genere storico e in costume capovolgendo ogni aspettativa che sottende questo tipo di racconto.

Eleanor Marx, terza figlia di Karl Marx, è una donna colta, attiva politicamente, vicina ai temi del socialismo e del femminismo, paladina dei diritti dei lavoratori, degli ultimi. Nel 1883 incontra Edward Aveling, commediografo e attore. La sua vita viene travolta da un amore appassionato, difficile e tortuoso. Pur desiderando portare avanti l’eredità paterna e rimanere fedele a se stessa e alle sue convinzioni, consuma la sua vita attraverso le contraddizioni di un amore corrosivo. 

Miss Marx è un’opera che convince sotto molti aspetti, in primis per la performance di Romola Garai, intensa, toccante, che trasmette davvero lo spessore e il fuoco degli ideali di Eleanor Marx, pensatrice e donna insofferente, determinata a rompere i ruoli convenzionali che hanno definito la sua vita, consapevole della gabbia sociale in cui era costretta e conscia della propria incapacità di liberarsene. Il personale è politico, sempre, e anche qui lo è: un concetto che è difficile da disincarnare, spesso è arduo da permanere anche per Miss Marx, soprattutto se il paternalismo sociale, che si insinua in ogni aspetto del suo quotidiano, ne vien fuori rinnovato, calibrato, quasi irriconoscibile, com’è abile a fare, riveduto e corretto, come una (dis)educazione formale perfezionabile di giorno in giorno.

Miss Marx è un’opera che convince grazie alla performance di Romola Garai

Quel che non convince è purtroppo la questione sentimentale, che vede il racconto tergiversare verso tonalità melodrammatiche insufficienti per tessere il vigore drammatico delle scene – e poter empatizzare attraverso di esse; manca inoltre un vero e proprio confronto con l’eredità del papà Karl, sostenuta all’interno della narrazione con rimandi spuri e intermittenti, che non stimolano e non dimostrano qual era la natura della loro relazione. Ciò ci mette nella condizione di poter solo immaginare la spontaneità e il calibro del loro rapporto.

Miss Marx dal punto di vista formale è abitato da filmati d’archivio, che riguardano le scene popolari e immagini della povertà e delle fabbriche di quegli anni; i costumi e le scenografie sono sontuose, precise, attente ai dettagli, come anche le acconciature, gli arredi e i colori si distinguono per la loro peculiarità (presi a piene mani dalla pittura a cominciare dallo stile impressionista fino ai Preraffaelliti). Una particolarità degna di nota è anche il rapporto (apparentemente) dissonante della musica all’interno della narrazione: note punk, musica trasgressiva sono il fulcro, il cuore, la scossa narrativa che permette alle immagini di dissociarsi dalla sua temporalità, dividendo la consuetudine drammatica e rendendo il tono della storia pungente, reattivo.

Il personale è politico, sempre

Miss Marx

Questa contraddizione che abita Miss Marx sembra proporre un timido disvelamento dell’arte come artificio, e lo fa in maniera rigorosa, provocatoria, decostruttiva: la regista rinnega ogni prospettiva rappresentativa dell’Ottocento. Il dispositivo filmico è esposto, è percettibile. La protagonista spesso gioca con lo sguardo del pubblico, balla sulle note di una musica punk, si sostiene, si libera, decide il proprio destino. La regista ci tiene a sottolineare come il punto di vista di Eleanor Marx non sia positivo, non è edificante, non è rassicurante, non è pontiere di suggestioni, è irrisolvibile, non per questo è meno emancipativo.

Miss Marx arriverà nelle sale il 17 settembre, distribuito da 01 Distribution.

Valutazione
7/10

Verdetto

Miss Marx risalta per l’intensa performance di Romola Garai, che trasmette lo spessore e il fuoco degli ideali di Eleanor Marx, e per l’aspetto formale impreziosito da costumi e scenografie sontuose come anche la musica, vero fulcro di tutto e scossa narrativa. 

 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.