Motherless Brooklyn – I segreti di una città: recensione del film di Edward Norton

Motherless Brooklyn – I segreti di una città: recensione del film di Edward Norton

Almeno la metà dei racconti gialli pubblicati, vìola la regola che la soluzione, una volta svelata, deve sembrare inevitabile. Questo è Raymond Chandler, uno dei più celebri scrittori di narrativa hardboiled e noir. Un altro celeberrimo scrittore di genere giallo-poliziesco, Jonathan Lethem, probabilmente è dello stesso avviso. Il suo quinto romanzo, Brooklyn senza madre (Motherless Brooklyn), ambientato nei bassifondi della Brooklyn degli anni cinquanta, attinge ai pozzi neri dell’essere umano. Ed è forse questo che ha attirato l’attore Edward Norton, che ha scelto il romanzo di Lethem come occasione stoica per tornare alla regia, scrivere la sceneggiatura – su cui ha lavorato per quasi dieci anni – e insieme interpretare il protagonista, Lionel Essrog, un detective privato affetto dalla sindrome di Tourette.

Motherless Brooklyn

Motherless Brooklyn – I segreti di una città: il nuovo film di Edward Norton

Lionel è un personaggio piuttosto strambo; lavora con un gruppo di persone nello studio di Frank Minna, suo amico e mentore. Quando il suo capo Frank viene ucciso, mentre discute con alcuni individui spaventosi, i suoi compagni Tony, Gilbert e Danny rimangono scioccati. Lionel è convinto che Frank fosse sul punto di far esplodere una cospirazione del municipio, una storia di corruzione che coinvolge la pulizia etnica dei neri da alcune zone della città. Lionel, ossessivo-compulsivo, crede di poter mettere insieme gli indizi di questo mistero e, con poche informazioni in mano, si addentra nei bassifondi di Brooklyn, stordita e abbacinata dalla corruzione, dai jazz club. Armato solo di alcuni indizi e del potente motore della sua mente ossessiva, svela segreti strettamente custoditi che tengono in bilico il destino di tutta la città.

Motherless Brooklyn – I segreti di una città, presentato in anteprima al Telluride Film Festival, è stato scelto come film di apertura della Festa del Cinema di Roma 2019. Edward Norton ha unito un cast che comprende Willem Dafoe, Bruce Willis, Alec Baldwin, Gugu Mbatha-Raw, Leslie Mann, Bobby Cannavale, Fisher Stevens e Cherry Jones.

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I bassifondi di Brooklyn: un quartiere violento, detonante, quasi scorsesiano

Motherless Brooklyn – I segreti di una città è un film noir sofisticato che però non ha in tutto e per tutto i crismi del suo genere di riferimento. Da questo punto di vista è un noir che dissente dai suoi paradigmi: non c’è una femme fatale che incontra l’interesse di un uomo, generalmente del protagonista; il personaggio femminile vicino a Lionel, Laura Rose, aiuta il personaggio nella sua ricerca dell’assassino del suo mentore, ed è una donna politicamente attiva, soprattutto nel voler abbattere le gerarchie sociali della sua città.

Laura vive ad Harlem, sopra un locale jazz, ma trascorre le sue giornate combattendo il razzismo intrinseco del piano del costruttore della città, il cui fine è radere al suolo le comunità minoritarie e costruire strade per le spiagge, spiagge a cui possono accedere solo coloro che possono permettersi i propri veicoli. Lionel Essrog non è un sospettato, ma fa le sue investigazioni personali e deve affrontare il sistema politico corrotto che tenta in tutti i modi di annichilire la sua volontà di giustizia.

I presupposti del film di Norton sono ottimi, una storia avvincente, un cast ben combinato, maturo, un’affascinante scelta degli ambienti, i bassifondi di Brooklyn, un quartiere violento, detonante, quasi scorsesiano nella sua elaborazione visiva. Il jazz, la musica, è centrale nella psicanalisi sociale dei personaggi: il momento più bello del film è quando Lionel, incapace di contenere i tic nervosi e gli spasmi verbali nel mezzo di un’esibizione jazz, comincia a danzare un lento con Laura, un ballo semplice e tenero che sembra placare le sue contrazioni nervose.

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Gli spazi come forme di razzismo

Motherless Brooklyn – I segreti di una città è un’opera prismatica, un film che accumula dettagli su dettagli, incidenti su incidenti, tutto vorticoso in un mondo fumoso e fuligginoso; la visione cinematografica della città è iper-stilizzata: sembra allo stesso tempo antiquata e moderna. Anche se la trama è stata costruita in modo da mantenere l’interesse del pubblico alto per tutta la sua durata del film, l’ampio cast purtroppo non dimostra credibilità e affiatamento, forse anche a causa di alcuni problemi di narrazione e una miriade di personaggi non sviluppati. Le intuizioni sono inappaganti e il climax non accumula mai alcun peso emotivo: Motherless Brooklyn non ha lo scopo di scoprire ogni pezzo del puzzle, ma si crogiola nel fascino di metterli insieme.

L’ultima fatica cinematografica di Edward Norton contiene dentro di sé un elemento politico molto interessante: ci mostra come le infrastrutture, gli spazi, possono essere e diventare forme di razzismo. Chi progetta spazi, in fin dei conti, progetta comportamenti. Ed è proprio ciò che il protagonista vuole denunciare, l’interesse di alcuni politici di minorizzare un certo tipo di persone all’interno di New York.

  • Verdetto

3

Sommario

Motherless Brooklyn – I segreti di una città è un’opera prismatica, un film che accumula dettagli su dettagli: è tutto vorticoso in un mondo fumoso e fuligginoso ma, a causa di alcuni problemi di narrazione e una miriade di personaggi non sviluppati, il climax non ottempera mai alcun peso emotivo.

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Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.