Never Gonna Snow Again: recensione del film di Małgorzata Szumowska

Never Gonna Snow Again: recensione del film di Małgorzata Szumowska

Secondo alcuni studi, l’ultima neve in Europa cadrà nel 2025. Se questa ipotesi dovesse essere confermata, il riscaldamento globale e il cambiamento climatico ci priveranno dunque di uno dei più emozionanti spettacoli della natura, che da secoli fa sognare a occhi aperti i bambini di tutto il mondo. Questa riflessione, posta sui titoli di coda di Never Gonna Snow Again, è probabilmente la chiave di volta per decifrare il prismatico e sfuggente lavoro diretto da Małgorzata Szumowska e dal suo ex marito Michał Englert, presentato in concorso a Venezia 77. Un’opera ambientata in Polonia ma dai tratti universali, che ci trasmette la sensazione, acuita dalla pandemia tuttora in corso, che ci troviamo davvero al bivio fra il vecchio e il nuovo mondo.

Never Gonna Snow Again: fra Desperate Housewives e Under the Skin

Protagonista del racconto è Alec Utgoff (già visto nella terza stagione di Stranger Things), che dà corpo e volto a Zenia, cittadino ucraino che si trasferisce in una tranquilla cittadina polacca. Le poche cose che sappiamo sul conto di Zenia sono particolarmente interessanti. L’uomo è nato 7 anni prima della catastrofe di Chernobyl a Pryp”jat’, diventata una città fantasma dopo il famigerato disastro nucleare del 1986. Il mistero sulla figura del taciturno e sornione Zenia è accentuato dalla sua abilità nel massaggio, con la quale si guadagna da vivere presso le abitazioni della città in cui approda, che, con le sue case tutte uguali e il suo costante oscillare fra il torbido e un’apparente perfezione, sembra una riproduzione polacca della celeberrima Wisteria Lane di Desperate Housewives.

Come la Scarlett Johansson di Under the Skin, Zenia è il sinistro agente alieno che scombussola la realtà con cui entra in contatto. I suoi massaggi, che provocano a chi li riceve una sorta di estasi seguita dalla perdita di conoscenza, diventano in breve tempo oggetto delle attenzioni di tutto il vicinato. Rapidamente, si lacera il velo di ipocrisia che circondava la comunità: vengono a galla i problemi di droga e alcolismo, le infedeltà coniugali, i lati oscuri e le piccoli grandi antipatie che costellano la vita di quartiere. Un microcosmo marcio e corrotto, che simboleggia molti dei vizi e delle contraddizioni della società intera, lanciata verso la sua ultima neve.

Il fascino dell’ignoto e dell’irrisolto

Never Gonna Snow Again

Małgorzata Szumowska e Michał Englert puntano sulla suggestione, incanalando la storia in quelli che si riveleranno successivamente binari morti e accumulando domande che non avranno mai risposta. Una scelta ben precisa, che non è dovuta a una forma di pigrizia in fase di sceneggiatura (firmata sempre dalla Szumowska e da Englert) ma al desiderio di trasmettere la profonda insensatezza di gran parte delle nostre preoccupazioni, soprattutto se viste dall’eterea prospettiva di Zenia. A destare perplessità non sono dunque i molti vuoti del racconto, quanto piuttosto una certa incertezza di toni e atmosfere. Il mistero delle origini di Zenia (qual è la sua natura? Chernobyl gli ha donato qualche tipo di potere?) si intreccia infatti con una dinamica da sitcom, che crea una sensazione di straniamento, e con qualche ridondanza di troppo, che penalizza l’impatto di Never Gonna Snow Again sullo spettatore.

Il fascinoso atto conclusivo vira poi decisamente verso il fantasy, lasciando aperti molti degli interrogativi sollevati. La messianica figura di Zenia sovrasta qualsiasi processo drammaturgico, ma la sua parabola sghemba ci spinge comunque a interrogarci sul futuro della nostra società. In una Venezia 77 che è riuscita a raccontare da diversi punti di vista le molteplici criticità della contemporaneità, questo giovane uomo che viene dal nulla e all’occorrenza vi fa ritorno, capace di sconvolgere la vita di chi incontra, è forse la più fedele rappresentazione di questa epoca. Un’epoca in cui tutto ciò che davamo per scontato è stato letteralmente travolto da un agente patogeno invisibile agli occhi ma tremendamente efficace, facendoci sentire più incerti e fragili. E se davvero ci troviamo all’alba di un nuovo mondo e di una nuova normalità, Never Gonna Snow Again è l’opera ideale per ricordarci la nostra profonda irrilevanza in un universo ancora ignoto.

Never Gonna Snow Again

Valutazione
7/10

Verdetto

Never Gonna Snow Again è un’opera prismatica, ridondante e fondamentalmente irrisolta. Fra le pieghe di questo sghembo racconto si cela però un nucleo emotivo che ci parla e ci fa riflettere su questo periodo di svolta della nostra società.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.