Nevia: recensione del film di Nunzia De Stefano

Nevia: recensione del film di Nunzia De Stefano

Quando anche le geometrie più asfittiche che i confini domestici delineano formando un rettangolo oscuro oltre il quale è difficile immaginarsi, quando dentro logiche carcerarie sconfinare sembra un atto impossibile da non perseguire, l’immagine di una ragazza che sceglie di innestarsi oltre il margine immaginativo del proprio mondo e del proprio contesto è una scelta dirompente. La protagonista del film di Nunzia De Stefano, Nevia, abita sull’orlo del precipizio, spinta oltre la sua stessa vita a sopportare i container di amianto in cui vive con la sorella e la nonna Nanà, a sopportare il suo corpo che diventa preda di sguardi indesiderati, che a sua volta coprirà con abiti sgualciti e deformati.

Nevia: il film di Nunzia De Stefano

Nevia

Con sua madre morta e suo padre in prigione, Nevia fa tutto il possibile per portare a casa qualche soldo. Sua nonna Nanà affitta le stanze alle prostitute e, per ripagare i debiti accumulati dal figlio in prigione, nasconde anche il contrabbando per un boss di quartiere. “Come ci allontaniamo da qui?”. Questa è la domanda che Nevia pone a se stessa e a chi le sta attorno; Nevia desidera per sé stessa e per sua sorella molto più di quella realtà. Nascere femmine qui è una vera disgrazia, come asserisce un personaggio, ed è da questa consapevolezza che Nevia impone il proprio desiderio di indipendenza, vedendo nel circo che si irrompe sua nella quotidianità un elemento di fuga e di speranza. 

Nevia è molto vicino a quel cinema di periferia che da Dogman a Favolacce compone il nostro orizzonte filmico, ma per tematiche sembra abbracciare altre visioni cinematografiche: a partire da Federico Fellini, che immancabilmente lo si può ritrovare nell’elemento circense, fino ad arrivare a Pedro Almodóvar, e nel modo di porre l’accento sulla vita delle donne e della famiglia. Nevia è affascinata dall’esotismo degli animali, dalla simpatia degli artisti e dalla loro esistenza nomade, priva di convenzioni e legami.

La sua realtà sembra condannarla a una vita di silenzi e di marginalizzazione, mentre il mondo del circo è l’evasione giusta nel momento propizio: indossare la maschera circense è una forma di liberazione che la porta sempre da un’altra parte, e le permette di essere un’altra persona, una persona che è ignara della realtà, che può permettersi, anche se per poco, di spogliarsi dei suoi occhi spenti e di un sorriso mai sbocciato. 

C’è verità nel messaggio e sincerità nello sguardo

Le donne di Nevia sono donne comuni ma ritratte senza stereotipi, donne che la regista osserva e descrive attraverso la labilità dei legami familiari e la necessità di una propria emancipazione. Scegliere il punto di vista femminile, così persuasivo e autentico, è il modo per raccontare anche l’insofferenza verso le figure maschili, personaggi da cui è fondamentale tentare di disincarnarsi. La decisione di Nevia, e persino la protervia con cui sceglie di far finalmente brillare un raggio di luce sul suo volto, sono raccontati con estrema obiettività, senza troppi picchi emotivi o sensazionalismi: e non è affatto un difetto. Nevia sceglie di non ingannare lo spettatore caricando la propria narrazione con sussulti, scosse telluriche fin troppo esibizionistiche, sradicando la storia da un continuo e onnipresente grigiore che è ben visibile, sia davanti che oltre la cinepresa.

Ponticelli, con il proprio plumbeo carattere, e la sua famiglia che vive di assenze incolmabili e sconfitte incalcolabili, e una minaccia maschilista e latente che pesa su Nevia, contro la quale prova a ribellarsi ogni giorno, non solo per lei, ma anche per sua sorella, corrispondono a quell’elemento cinereo che abita ogni fotogramma. Nevia procede nella sua vita come se camminasse in una foschia esibita, dichiarata, e la strada per la sua dissoluzione è solo quale metro più in la. C’è verità nel messaggio e sincerità nello sguardo. 

Valutazione
7.5/10

Verdetto

Nunzia De Stefano racconta la storia di una donna comune senza stereotipi, che osserva e descrive attraverso la labilità dei legami familiari e la necessità di una propria emancipazione. Nevia sceglie di non ingannare lo spettatore caricando la propria narrazione con sussulti, scosse telluriche fin troppo esibizionistiche, sradicando la storia da un continuo e onnipresente grigiore che è ben visibile, sia davanti che oltre la cinepresa. 

Lucia Tedesco

Lucia Tedesco

Scrittrice compulsiva. Appassionata di Cinema, Filosofia e Politica.