No vendetta no party: recensione del film di Ivan Brusa

No vendetta no party: recensione del film di Ivan Brusa

«È un thriller. Parla principalmente di vendetta, anzi, di più vendette». Queste parole pronunciate nei primi minuti dalla protagonista Eleonora (un’efficace Michela Maridati) sono probabilmente la definizione migliore di No vendetta no party, nuova produzione di Toro! Cinematografica ed esordio alla regia di Ivan Brusa, disponibile da qualche giorno nel catalogo di Amazon Prime Video. Un’opera venata di ironia, ma in cui si percepisce quello stesso sconforto generazionale che alimentava anche la precedente produzione di Toro! Cinematografica Dante va alla guerra di Roberto Albanesi (qui produttore e protagonista di un cameo). Fra le pieghe di un racconto intriso di rabbia e violenza, si avverte infatti tanta amarezza per la situazione lavorativa e sociale attuale, in cui molte persone dalle elevatissime competenze faticano a trovare un impiego dignitoso.

No vendetta no party: l’opera prima di Ivan Brusa 
No vendetta no party

Come dicevamo in apertura, la protagonista di No vendetta no party è la plurilaureata Eleonora, che nonostante le sue eccellenti credenziali riesce a ottenere soltanto uno squallido impiego part-time come distributrice di sconti, trovandosi così costretta a vivere con il suo rozzo e misogino padre (il fedelissimo della Toro! Cinematografica Paolo Riva). La delusione per la sua condizione le provoca rabbia, che a sua volta sfocia in violenza. Gli obiettivi della vendetta sociale di Eleonora diventano figure come le youtuber o le fashion blogger, che riescono invece a trarre beneficio dall’ecosistema dei social network. Con l’aiuto del freak Carletto (Alessandro Davoli, che ricorda Bob di Twin Peaks) e dello spavaldo Primo (interpretato da Brusa), che le procurano potenziali vittime, Eleonora diventa una spietata serial killer. La violenza si ritorce però contro la ragazza quando viene rapita da altre due malviventi una persona a lei cara.

Brusa gioca coi generi e le atmosfere, costruendo un universo di personaggi che vanno oltre il bizzarro e che, ognuno a suo modo, raccontano le deformazioni della società contemporanea. Al centro di tutto c’è il trio composto da Eleonora e dai suoi due aiutanti, alimentato dal morboso interesse sessuale nei confronti della ragazza. Le scene che coinvolgono i tre, in bilico fra eros e orrore, sono le più riuscite di No vendetta no party, ed è in questi frangenti che diventa più chiara e tangibile la critica di Brusa, che non punta solo sulle nuove professioni legate ai social, ma anche e soprattutto sulle dinamiche del lavoro tradizionale, sottopagato e svilito in ogni maniera dai più squallidi faccendieri.

La sorprendente Michela Maridati incarna perfettamente questo livore, mettendo in scena una folle e scaltra assassina, capace di sfruttare il suo ascendente erotico ma anche di rivelare debolezze, come nel caso del suo tormentato rapporto col padre.

Fra violenza e critica sociale

Parallelamente, il regista proietta la sua verve sovversiva anche contro lo status quo del suo stesso ambiente, cioè il cinema mainstream nostrano. Si perde il conto delle piccate battute sui più celebri esponenti della nostra cinematografia contemporanea, come Gabriele Muccino, Paolo Virzì, Ferzan Ozpetek e Riccardo Scamarcio. Anche grazie al supporto al montaggio di Nicola Crucinio, No vendetta no party si ferma sempre un attimo prima di eccedere nella goliardica parodia e mantiene intatto il suo genuino spirito di protesta. In quest’ottica, non è un caso che l’inserimento di nuovi personaggi nel corso del racconto porti a un clima di tutti contro tutti (o di vendetta contro vendetta), che rappresenta la collera di un’intera generazione, costretta a dividersi le briciole lasciate dai boomer e dalla crisi economica, in una dannosa e insensata guerra intestina.

Nonostante la scarsità di location e qualche personaggio poco incisivo, No vendetta no party riesce a fotografare il sentimento di chi si sente ormai privo di speranze e di sbocchi, finendo per rivolgere la sua rappresaglia nei confronti di chi versa nelle sue stesse condizioni, o in una situazione di poco migliore. Pur con esigui mezzi a propria disposizione, che si fanno sentire soprattutto nel non impeccabile comparto sonoro, Ivan Brusa riesce a evitare la legnosità che contraddistingue molte produzioni a bassissimo budget e a firmare un esordio fresco, vivace e godibile. Se ce ne fosse bisogno, la conferma che al di fuori del circuito mainstream italiano (qui sbertucciato in tutti i modi possibili) ci sono talenti pronti a emergere, che meritano una chance.

No vendetta no party

Valutazione
6.5/10

Verdetto

No vendetta no party si rivela una genuina e convincente opera prima, carica di livore e genuina passione, che compensano ampiamente i più che comprensibili difetti tecnici, dovuti all’esiguo budget a disposizione.

Marco Paiano

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per N3rdcore. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.