Noi: recensione del film di Jordan Peele con Lupita Nyong’o

Noi: recensione del film di Jordan Peele con Lupita Nyong’o

Dopo il successo planetario di Scappa – Get Out, capace di centrare quattro nomination e un premio per la migliore sceneggiatura originale nel corso della notte degli Oscar 2018, Jordan Peele si ripresenta in sala con Noi, che come la sua opera precedente utilizza il cinema di genere come mezzo per una riflessione più ampia e sinistra sugli Stati Uniti (non a caso il titolo originale è Us, acronimo di United States) e sulla doppiezza insita nel genere umano.

Nonostante si affidi nuovamente a un cast composto prevalentemente da attori di colore (la superba Lupita Nyong’oWinston Duke, Shahadi Wright Joseph ed Evan Alex), con Noi Jordan Peele allarga il proprio raggio d’azione, superando la tematica del razzismo per concentrarsi sulle stesse radici della società americana, che ha nel proprio DNA la tendenza alla ghettizzazione e alla disuguaglianza sociale, giungendo poi, lungo un percorso estremamente stratificato ma sorprendentemente organico, a una pungente e amara analisi della nostra contemporaneità, all’interno della quale la costante e immotivata paura nei confronti del prossimo e del diverso spinge le persone a trasformarsi rapidamente da vittima a carnefice, e viceversa.

Noi: Jordan Peele usa il tema del doppio per terrorizzarci e farci riflettere
Noi

Un suggestivo incipit ci ricorda la sconcertante quantità di misteriosi tunnel sotterranei (molti dei quali abbandonati) presenti negli Stati Uniti, per poi trasportarci nella California della seconda metà degli anni ’80. Mentre la nazione è stimolata dal movimento Hands Across America, iniziativa benefica capace di coinvolgere più di 6 milioni di persone, fra cui il Presidente Ronald Reagan, in un’emozionante catena umana lungo gran parte del territorio statunitense, la piccola Adelaide Wilson (Madison Curry) sfugge al controllo dei genitori, addentrandosi nei meandri del Luna Park di Santa Cruz e incontrando una terrificante versione di se stessa.

Anni dopo, ritroviamo Adelaide da adulta (Lupita Nyong’o), diretta nella stessa località di villeggiatura insieme al marito Gabe (Winston Duke) e ai figli Jason (Evan Alex) e Zora (Shahadi Wright Joseph). In mezzo a suggestioni, indizi e riferimenti (la sceneggiatura dello stesso Jordan Peele non lascia nulla al caso), la famiglia di Adelaide incontra quattro misteriosi personaggi, che sembrano dei doppi maligni e spettrali di loro stessi. Ha così inizio una lunga scia di mistero, violenza e morte, che il regista gestisce con encomiabile equilibrio, attraversando senza remore e tentennamenti diversi filoni del cinema di genere e componendo un intricato puzzle che solo nelle ultime battute si rivelerà nella sua interezza.

Noi: Jordan Peele fra Romero e Carpenter

Noi
Ciò che stupisce maggiormente durante la visione di Noi è la capacità di Peele di trarre il meglio dai grandi maestri del passato rimanendo allo stesso tempo saldamente ancorato alla contemporaneità, dando vita a un prodotto fresco, originale e denso di contenuti, che rende le eventuali successive visioni stimolanti e appaganti come la prima.

C’è tanto del cinema di George A. Romero in Noi, a partire da quei doppelgänger che assomigliano a una versione moderna e aggiornata degli zombi, apparentemente lenti e catatonici ma sorprendentemente letali, e soprattutto strumento su cui imperniare una lacerante e raffinata critica a una società che continua a dividersi, lasciando indietro il prossimo in nome del proprio interesse più immediato e trovandosi poi a fare i conti con le proprie pessime scelte. Difficile poi non pensare a John Carpenter, alla sua capacità di rappresentare il male con tensione e dinamismo e alla sua proverbiale maestria nell’utilizzare l’elemento soprannaturale o fantascientifico (in questo caso i doppi e l’inquietante ambientazione del sottosuolo che prende il sopravvento all’atto conclusivo) per evidenziare le fratture e le contraddizioni della società.

Noi trova la giusta miscela di registri e contenuti

Su queste solide basi, Jordan Peele costruisce un racconto in cui ogni elemento trova il giusto spazio, esaltato da attori in stato di grazia (doveroso tenere in considerazione fin da questo momento Lupita Nyong’o per la prossima edizione degli Oscar) e sostenuto dall’efficace umorismo del regista, che sfrutta nel migliore dei modi il suo passato da comico per creare un controcampo emotivo all’angosciante vicenda. In poco meno di due ore, ci troviamo a sbellicarci dalle risate per l’irresistibile mediocrità del personaggio di Winston Duke per poi precipitare in un battito di ciglia in un home invasion di pregevole fattura, che anticipa una gustosa parentesi splatter al ritmo di hip hop e Beach Boys e un’ultima parte che sembra uscita dai più inquietanti incubi letterati di Howard Phillips Lovecraft.

Un lavoro ambizioso e con più livelli di lettura, che il regista sa gestire e riprendere per i capelli anche negli sporadici momenti in cui sembra sul punto di perdere in ritmo e in intensità, giocando con i desideri e le aspettative dello spettatore e traendo il meglio da ogni comparto tecnico. Doveroso in tal senso un plauso al lavoro sull’immagine, che conserva la propria forza sia nelle atmosfere più lugubri sia negli ambienti più illuminati, e il sapiente utilizzo della colonna sonora, che in certi frangenti diventa quasi un personaggio aggiuntivo di Noi, al punto che difficilmente ascolteremo nuovamente brani come I Got 5 on It e Fuck tha Police senza tornare con la mente alla vicenda di Adelaide.

Con Noi, Jordan Peele si conferma uno dei più interessanti autori del cinema contemporaneo

Mentre Noi lavora sul versante dell’intrattenimento, rappresentando abilmente le nostre più viscerali paure con la forza dell’immagine e della suspense, e non con gli sterili e forzati jump scare che vanno per la maggiore nel cinema contemporaneo, Peele dissemina nel racconto misteri e allusioni, che con il passare dei minuti acquistano peso specifico e vanno a comporre un quadro ammaliante e allo stesso tempo angosciante, capace di spronare al dibattito e alla riflessione anche e soprattutto dopo la visione, cosa ormai sempre più rara. Le due versioni della famiglia di Adelaide sono interpretate con mirabile espressività dai protagonisti, che riescono a rendere sia la componente più umana che la controparte mefistofelica e si rivelano fondamentali per creare delle solide fondamenta su cui si poggia l’atto conclusivo di Noi, forte di una serie di rivelazioni e colpi di scena non del tutto imprevedibili, ma efficaci proprio per la loro coerenza.

Noi

Senza rivelare di più su una trama e su un finale che meritano di essere gustati a mente totalmente sgombra, ci sbilanciamo nel valutare Noi uno dei migliori horror degli ultimi anni, per la sua preziosa capacità di fondere intrattenimento, terrore, satira e critica sociale, senza mai eccedere in nessuno di questi versanti. Jordan Peele si conferma uno degli autori più interessanti e talentuosi del cinema contemporaneo, mettendo in scena una spiazzante e disturbante allegoria della società statunitense, forgiata nella violenza e nella discriminazione (illuminante in questo senso la frase del doppio di Adelaide Noi siamo americani) e incapace di accorgersi delle proprie più evidenti falle.

In un’epoca in cui ci si divide sempre di più fra Noi e Loro, il più grande pregio dell’ultima fatica di Peele diventa così quello di ricordarci che spesso il male si annida nell’ultimo posto in cui andremmo a cercarlo, ovvero in noi stessi.

  • Verdetto

4

Sommario

Jordan Peele centra un nuovo successo dopo Scappa – Get Out, utilizzando nuovamente il cinema di genere per una sagace critica alla società americana e per un’inquietante riflessione sul male che si annida all’interno di noi stessi.

Condividi sui social
  • 73
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Marco Paiano

Fondatore di Lost in Cinema e collaboratore per Cinematographe - Film Is Now ed Empire Italia. Amo il cinema in ogni sua forma, anche quelle meno riuscite. La prendo come viene.